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venerdì, agosto 03, 2018

SARDEGNA: LA LEPRE SARDA RISCHIA DI ESTINGUERSI. PROTEGGIAMO IN TUTTI I MODI POSSIBILI LA NOSTRA STRAORDINARIA BIO DIVERSITÀ.


Oristano 3 Agosto 2018
Cari amici,
La Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus, Wagner 1841) (appartenente alla Classe dei Mammalia, Ordine dei Lagomorfi, Famiglia dei Leporidi), corre il serio pericolo di estinzione. La sottospecie sarda di questo splendido mammifero (il suo nome in sardo varia a seconda delle località: Lepori, lepiri, levre, leppuri), è diffusa in tutta la Sardegna e in alcune isole minori (Asinara, La Maddalena, Isola di Sant'Antioco, Isola di San Pietro). Nel mondo la specie copre un vasto areale, che si estende dal Sudafrica alle regioni centrali e meridionali dell'Asia. Si presume che essa sia stata introdotta in Sardegna dall’uomo neolitico tra il 4° e il 3° millennio.
Originariamente la Sardegna costituiva un areale fantastico per questo splendido animale, che popolava in particolare le ampie zone collinari coperte di macchia mediterranea. Animale schivo e poco amante di esibirsi in pubblico, preferisce le uscite notturne, limitando per prudenza le uscite diurne muovendosi felpato nella sicura protezione della macchia per cibarsi in abbondanza di erbe e fiori delle nostre campagne. Ora, invece, considerati gli incendi, l’apertura di nuovi sentieri nelle campagne, la caccia, e in particolare il bracconaggio e il randagismo, gli esemplari di questo mammifero sono in continua diminuzione, e si paventa addirittura il pericolo di estinzione della specie.
La lepre sarda ha dimensioni molto simili a quelle del coniglio (lunghezza del corpo 39-51 cm, peso kg.1,5-2,5), differenziandosi per le orecchie e le zampe posteriori (più lunghe) e per la colorazione del mantello, tendente al marrone-giallastro più o meno fulvo, con una forte mescolanza di sfumature nere; la coda invece è inferiormente bianca e superiormente nerastra. La sua alimentazione è quella di un erbivoro; si nutre di germogli, radici, tuberi, cortecce, frutti, etc. Predilige comunque vegetali freschi e succosi. Essendo di abitudini solitarie la nostra lepre è molto elusiva; si sposta a balzi e quando fugge è capace di raggiungere velocità elevate. Numerosi sono i predatori di questa specie, tra cui in particolare i grossi rapaci e la volpe.
Si riproduce una volta all’anno, raramente 2 volte. Il periodo degli accoppiamenti va da Ottobre a Novembre e da Febbraio a Marzo. I piccoli nascono soprattutto in Maggio – Giugno, e si rendono indipendenti dopo circa un mese. Rispetto alla lepre europea, la sottospecie sarda ha una minore densità di popolazione e, nelle migliori condizioni (in aree protette), si possono trovare 20-25 esemplari per kilometro quadrato nel periodo autunnale; tuttavia nelle aree aperte alla caccia la densità si abbassa drasticamente. Oggi lo Status di conservazione della specie è da considerarsi “rara”, nonostante il grado di protezione riservatole (la protezione deriva dalla Convenzione di Berna, dalla legge 503/1981, allegato III, e dalla Legge Regionale 23/98). Nonostante tutto questo la specie è considerata ancora cacciabile!
Amici, sarebbe davvero un peccato che questo mammifero, elegante, armonioso e bello a vedersi, per colpa del nostro egoismo andasse perduto estinguendosi! Tutti dovremmo fare qualcosa per sensibilizzare quelli che per egoismo o troppa passione per la caccia pensano che questo sport non sia un qualcosa di distruttivo, ipotizzando magari che miracolosamente le specie seppure rare siano in grado di continuare a riprodursi senza pericolo, ma così non è!
Due miei cari amici, Rita e Massimo, sul loro fantastico sito Fotonaturali.it, ci regalano splendide foto di questo elegante mammifero che rappresenta, preziosamente, la Fauna Sarda; foto che testimoniano in modo inequivocabile che sarebbe davvero un peccato contribuire, anche solo con l’inerzia, a far sì che possano estinguersi specie rare, spesso uniche, in quanto tristemente e gravemente minacciate da mille negligenze ed egoismi.
Chi curiosamente si addentra tra la fitta vegetazione delle nostre zone collinari può ancora imbattersi, per esempio, in due scherzosi e baldanzosi leprotti che sembrano giocare gioiosamente a nascondino, rincorrendosi; oppure, se ci si muove con cautela, osservarli mentre gustano uno stelo d’erba fiorito e succoso. Guai se perdessimo questi splendidi momenti che la natura in Sardegna è in grado di regalarci! 
Ecco allora il mio caldo invito: facciamoci anche noi “degustatori di questi splendidi paesaggi”naturali, come lo sono Massimo e Rita, che immortalano con splendide foto e straordinari filmati la nostra natura meravigliosa, vegetale e animale! È un privilegio impagabile godere delle belle meraviglie del Creato che il Signore ci ha dato!
Cari amici, la Sardegna per fortuna sotto certi aspetti può ancora vantare un patrimonio naturalistico di pregio. Credo che questo sia un bel tesoro da custodire per le generazioni future, in quanto – non dimentichiamolo mai – su questo mondo (e noi sardi sulla nostra Sardegna) siamo tutti solo ospiti e non padroni! Conservando intatta la natura, se fossimo davvero intelligenti, potremmo dare valore ben maggiore a questo grande patrimonio, facendolo fruttare anche turisticamente, ricavandone in questo modo reddito e posti di lavoro.
Spero che anche Voi, amici, la pensiate allo stesso modo.
A domani.
Mario


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