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martedì, luglio 16, 2019

SARANNO GLI ALBERI A SALVARE IL MONDO? NUOVE FORESTE PER RIDURRE LA CO2, IL GRANDE PROGETTO CHE, RENDENDO IL PIANETA PIÙ VERDE, POTRÀ SALVARE IL MONDO.


Oristano 16 luglio 2019
Cari amici,

Lo scorso 8 ottobre l’Agenzia dell’ONU ha lanciato un allarme decisamente preoccupante: tra 11 anni (nel 2030) la temperatura salirà di 1,5°C rispetto all’era pre-industriale e, se non saranno adottati drastici provvedimenti contenitivi, entro il 2050 si arriverà a +2°C con possibili catastrofiche conseguenze sul pianeta. Le soluzioni che potrebbero essere messe in atto sono tante, ma una cosa è certa: si può certamente partire da quella più semplice ed economica, ovvero aumentare il numero di piante presenti sul pianeta, avviando nuovamente una grande riforestazione, dopo gli immensi disboscamenti effettuati per ricavare terreno fertile per le mettere a dimora le nuove colture.
Il nostro Pianeta, secondo quanto afferma un team di ricercatori del Crowther Lab del Politecnico federale di Zurigo (Eht Zurich), potrebbe ospitare altri 900 milioni di ettari di foresta, da ricreare in aree oggi inutilizzate dall'uomo. L’idea è quella di ricreare un vero e proprio nuovo “polmone verde”, in linea di massima grande quanto gli Stati Uniti, che potrebbe salvare la Terra dai pericolosi cambiamenti climatici in atto, riducendo del 25 per cento l'anidride carbonica atmosferica, in modo tale da riportarla ai livelli di un secolo fa.
L’idea sembra coinvolgere un po’ tutti gli Stati da Oriente ad Occidente e anche l'Italia potrebbe fare la sua parte contribuendo con ulteriori 1,5 milioni di ettari di copertura forestale. 
Lo studio effettuato dal team di ricercatori del Crowther Lab è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, che ha indicato anche le aree del pianeta dove è possibile piantare gli alberi che avranno il compito di smaltire la CO2 prodotta dalle sempre più incontrollabili attività umane, calcolando anche la precisa quantità di carbonio che gli stessi potranno assorbire.
Il team dei ricercatori ha evidenziato che la superficie oggi coperta da foreste potrebbe essere aumentata di circa un terzo, e questo senza intaccare gli spazi oggi occupati da città e coltivazioni. Lo studio, coordinato da Thomas Crowther, non fa che confermare lo scenario proposto dalle Nazioni Unite, che da tempo invita i Governi ad aumentare la superficie forestata di almeno un miliardo di ettari. Altra cosa importante, è stato ribadito, è che il progetto di riforestazione andrebbe avviato immediatamente: non c'è più tempo da perdere! 
Entro il 2050, infatti, le previsioni sono di grande paura, con un possibile impatto ambientale terrificante: l’umanità sarebbe sconvolta dalle conseguenze dell’innalzamento della temperatura tra 1,5 e 2 gradi. "Il nostro studio – ha commentato Jean Francois Bastin, coautore della ricerca, - fornisce un punto di riferimento per un piano d'azione globale”. E si deve agire subito perché l'aumento delle temperature sta progressivamente riducendo i terreni fertili che potrebbero ospitare foreste.
I dati, prodotti dal team di ricerca, anche grazie alle mappe di Google Earth, hanno anche indicato i sei Paesi che potrebbero giocare un ruolo di primo piano nella riforestazione del pianeta: la Russia, con 151 milioni di ettari da destinare alle nuove foreste, gli Stati Uniti, con 103 milioni di ettari, il Canada, con 78 milioni di ettari, l’Australia, con 58 milioni di ettari, il Brasile, con 50 milioni di ettari e la Cina, con 40 milioni di ettari.
Sulla terra attualmente sono 5,5 miliardi gli ettari di bosco presenti; con un ulteriore miliardo di ettari destinato a nuove foreste si riuscirebbero a levare dall’atmosfera 200 miliardi di tonnellate di carbonio, ovvero due terzi delle emissioni di carbonio prodotte dalle attività umane. “Poiché, però, serviranno decenni perché le nuove foreste crescano raggiungendo il loro massimo potenziale – ha evidenziato Crowther - appare di vitale importanza proteggere quelle già esistenti, cercare altre soluzioni e continuare a eliminare progressivamente i combustibili fossili dalle nostre economie per evitare il pericoloso cambiamento climatico". 
La deforestazione – come ha sostenuto René Castro, Vice direttore generale alla FAO - non solo contribuisce ad un’allarmante perdita di biodiversità, ma limita la nostra capacità di accumulare il carbonio negli alberi, sottoterra e nel suolo. Grazie a questo nuovo studio abbiamo una prova definitiva dei territori da poter utilizzare per far ricrescere foreste, di dove potrebbero sorgere e di quanto carbonio potrebbero accumulare”.
Cari amici, il problema è davvero molto serio e meriterebbe l’attenzione di tutti, nessuno escluso. Fortunatamente agli inizi del 2019 i leader di 48 Paesi hanno firmato la Bonn Challenge, un patto con l’obiettivo di ripristinare 350 milioni di ettari entro il 2030. Il lavoro di riforestazione è già cominciato, anche se per ora in modo poco coordinato. Il 40 per cento dei Paesi aderenti hanno dato disponibilità a riforestare la metà della superficie realmente impiegabile, mentre il 10 per cento vorrebbe avventurarsi verso una direzione opposta, con un impegno maggiore di quello possibile. L’importante, però, è che si sia capita la pericolosità della situazione.
Tutti possiamo contribuire, come ha sostenuto con forza Crowther. “ognuno di noi, in qualsiasi parte del mondo, può contribuire a far crescere alberi: può fare donazioni alle organizzazioni impegnate nella riforestazione o decidere di investire denaro responsabilmente in business economici che lavorano per contrastare i cambiamenti climatici”. 
Credo che questa sia l’unica strada da percorrere.
A domani.
Mario

lunedì, luglio 15, 2019

VORRESTI MANTENERE IL CERVELLO ATTIVO? DIPENDE DA TE! ECCO LE PRIME 10 MOSSE DA FARE…


Oristano 14 luglio 2019
Cari amici,
Oggi è il mio compleanno, essendo nato 74 anni fa, il 15 luglio del 1945 in quel di Bauladu. Il tempo passa e, grazie a Dio, per Sua bontà mi sono conservato in discreta salute e con il cervello che ricorda bene il passato e vive altrettanto bene il presente. Spero che questo continui e mi consenta il dialogo con Voi per lungo tempo ancora. Proprio per questo oggi parlo con Voi di cervello e della sua costante evoluzione.
Amici, se è pur vero che il ciclo della vita è costituito da “diverse età”, che, partendo dalla nascita e dall’adolescenza, arrivano poi fino all’età senile, è anche vero che mantenere il nostro cervello al massimo delle funzioni, in particolare nell’ultima parte della vita, è il desiderio che tutti abbiamo, un agognato traguardo da raggiungere, anche se per riuscirci molto dipende da ciascuno di noi.
Mantenersi attivi ed efficienti, fare in modo che il nostro cervello, il nostro “computer naturale” resti integro e funzionante dovrebbe essere la massima aspirazione di tutti, evitando in tutti i modi che esso possa impigrirsi, rallentare le sue funzioni, che tra l’altro, come conseguenza indiretta, causano anche il decadimento della parte fisica del nostro corpo. Ma in che modo possiamo aiutare il nostro cervello a restare giovane? Le possibilità ci sono, è accertato, ma molto dipende da noi che dobbiamo tenerlo sempre in costante allenamento! Ma come direte Voi? Proviamo a vedere insieme alcune regole base. Ipotizzando di mettere in pratica una specie di “Decalogo”, possiamo iniziare con il mettere in atto 10 “consigli pratici”, in sostanza dei pratici consigli operativi. Partiamo dal primo.
Il primo consiglio è quello di “Leggere” il più possibile. La lettura è un grande esercizio cerebrale. Si può leggere di tutto: giornali, riviste o libri, tenendo presente che più è impegnativo il testo, più si allena il cervello. Come per ogni tipo di esercizio (fisico o di memoria), meglio partire gradatamente, andando poi in costante aumento. Il secondo consiglio è quello di “Scrivere” con costanza.
La scrittura costringe il nostro cervello a pensare, a mettere insieme quello che conosciamo! Si possono scrivere storie (ricavate da esperienze proprie o inventate), argomentando di realtà e di fantasia, toccando in particolare gli argomenti che più ci appassionano.
Il terzo consiglio è quello di allenare la mente facendo “Cruciverba, Rebus e Sudoku”, possibilmente ogni giorno. Costringere la nostra mente a sforzarsi sui cruciverba, oppure risolvendo Rebus o incastri di Sudoku, costituisce un vero e proprio allenamento, simile a quello che dovremo riservare al nostro corpo con passeggiate e palestra. Il quarto consiglio è quello di imparare a “Giocare a scacchi”. Gli scacchi sono un gioco tattico che richiede un’incredibile strategia, capace di costringere la mente ad esaminare velocemente diverse variabili; pochi altri esercizi sono in grado di competere con gli scacchi, circa l’allenamento della mente per tenerla in esercizio.
Il quinto consiglio è quello di giocare con i “video games”, magari con i propri ragazzi. Per quanto possa apparire riduttivo per molti, i videogiochi in realtà sviluppano e rendono più intelligente la nostra mente. Le diverse serie di giochi, inventati da grandi professionisti, costituiscono un buon allenamento per il nostro cervello, aiutandolo a migliorare la capacità di risolvere i problemi, anche in modo creativo, e costringendolo a pensare più velocemente. Il sesto consiglio è quello di “Imparare a suonare uno strumento musicale”. Ad esempio, suonare il violino sviluppa non solo abilità motorie del corpo, ma anche del nostro cervello con la memorizzazione di movimenti di precisione e rispetto di sequenze che consentono il funzionamento ottimale dello “strumento” e l'identificazione degli oggetti. Pertanto, anche l’esercizio musicale è fruttuoso per il mantenimento al meglio del nostro cervello.
Altro consiglio importante (questo è il settimo) è quello di mantenere “Costanti ed efficaci relazioni” nel contesto sociale. Entrare a far parte di un gruppo o un club di persone con gli stessi interessi, è un modo gratificante che fa ‘star bene’ insieme e allo stesso tempo tiene attivo il nostro cervello. Può trattarsi di un’associazione benefica, di un gruppo politico, di un gruppo di discussione culturale o sportivo, poco importa. Parlando con le persone che hanno i nostri stessi interessi, stimoliamo positivamente la nostra mente che resta piacevolmente impegnata.
All’ottavo posto c’è un consiglio importante: quello di “Tornare sui banchi di scuola” in età senile per rimettersi in gioco. Seppure questo sembri in apparenza difficile è un qualcosa di straordinario, un’esperienza che io personalmente ho fatto, e posso dirvi di aver trovato la cosa davvero utilissima! Sono tornato all’Università, stando sui banchi con i ragazzi dell’età di mio figlio, e con loro sono rimasto gomito a gomito per ben 9 anni, studiando quotidianamente e conseguendo, col massimo dei voti e la lode, ben 3 lauree! Lo consiglio a tutti: è un’esperienza davvero straordinaria!
Il consiglio numero 9 è quello di “Esercitarsi con un hobby” che ci gratifica. Costruire degli oggetti, che sia una panca, oppure una piccola scultura, un quadro o un utensile di cucina, poco importa. L’attività di creazione di oggetti costringe il cervello a impegnarsi nel capire come portare a termine il processo, soprattutto se parti da zero senza alcuna istruzione. Imparare qualche abilità costruttiva di base serve a mantenere attivo il cervello, perché la creatività lo stimola in modo eccellente.
Il decimo e ultimo consiglio è importante quanto e più degli altri nove: “Seguire una dieta sana e svolgere un costante esercizio fisico”. Dopo i 60 anni la dieta e l’allenamento svolgono un ruolo particolarmente importante per mantenere il cervello sano. Se vogliamo che questo organo sia sempre al massimo della sua funzionalità, è necessario seguire un’alimentazione ricca di proteine e acidi grassi omega 3 che sono il suo nutrimento. Anche l’esercizio fisico aiuta a restare sani, riducendo il rischio di ictus e aumentando i livelli di saturazione dell’ossigeno.
Cari amici, come ben sappiamo l’immortalità non è di questo mondo, ma mettere in atto tutte quelle pratiche capaci di tenere la nostra “macchina” in perfetta forma fino all’ultimo, questo sì che lo possiamo fare! Allora diamoci da fare, abbiamo tutto da guadagnare…
A domani.
Mario



domenica, luglio 14, 2019

CONCORSO FOTOGRAFICO E PITTORICO “EMOZIONI DI SARTIGLIA 2019”. PREMIATI I VINCITORI NELLA SERATA DEL 12 LUGLIO.


Oristano 14 luglio 2019

Cari amici,
Venerdì 12 luglio all’Hospitalis Sancti Antoni, organizzata dalla Fondazione Sa Sartiglia (che ormai potremmo già chiamare Fondazione Oristano), si è tenuta la cerimonia di premiazione dei vincitori del Concorso fotografico e pittorico “Emozioni di Sartiglia 2019”; tutte le opere che hanno partecipato al concorso e alla successiva premiazione rimarranno esposte fino al 29 settembre nella Pinacoteca comunale Carlo Contini, tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Ampia la partecipazione al concorso: ben 42 fotografi e 36 pittori, non solo sardi ma provenienti anche dal Piemonte, dalla Toscana, dalla Lombardia e pure dall’Inghilterra.
A vincere l’ambita competizione, sia pittorica che fotografica, due esponenti sardi: Eleonora Porta e Michele Pau, dichiarati ufficialmente i vincitori della terza edizione del concorso Emozioni di Sartiglia. Ad assegnare i premi una competente giuria, composta da Pier Giorgio Dessì (presidente), Valter Mulas e Nadia Usai della Fondazione Oristano per la sezione fotografica e Ivo Serafino Fenu (presidente), Rossella Sanna e Francesco Obino della Fondazione Oristano per la sezione pittorica.
Michele Pau di Oristano, vincitore della sezione pittorica, si è aggiudicato un premio di 2.000 euro con il suo quadro dal titolo “Murales in via Duomo”. Questa la motivazione adottata dalla Giuria che ha scelto Pau come vincitore: “Per aver saputo cogliere, con un linguaggio visivo moderno, coerente e non banale, la dimensione sacrale e misteriosa della Sartiglia, quasi una visione, un’apparizione al di là del tempo e dello spazio urbano riconoscibile e, perciò, ancor più straniante”. 
Il dipinto primo classificato
La giuria ha inteso assegnare anche una menzione speciale (con un premio di 700 euro) all’opera di Gaspare Giovanni Guccini di Nuoro dal titolo “Quattropertredocici”. Eleonora Porta di Oristano, invece, è risultata la vincitrice della sezione fotografica, con la foto dal titolo “Il trombettiere e il cavaliere”. Questa la motivazione della giuria: “Il gesto di gradimento espresso dal trombettiere viene percepito come favorevole valutazione dal cavaliere che interrompe il ritorno verso la premiazione per accettarlo, conferendo all’immagine una eccellente carica emozionale”. 



La fotografia vincitrice del 1° premio
















Nella sezione fotografica i premi assegnati sono stati ben tre: da 300, 200 e 100 euro, rispettivamente ai primi 3 classificati. Il 2° classificato è Mangroni Marcello di Santa Giusta, con la foto dal titolo “Riflessi di luce”, mentre il terzo è Marras Carlo di Cagliari, con la foto dal titolo “Tutti vogliono la stella!”.
A consegnare i premi, nel corso della cerimonia di inaugurazione della mostra, il Presidente della Fondazione Angelo Bresciani, alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Oristano Massimiliano Sanna, del direttore della Pinacoteca Ivo Serafino Fenu e del direttore della Fondazione Francesco Obino, che hanno anche inaugurato la mostra delle opere partecipanti al concorso.
In occasione dell’inaugurazione della mostra espositiva Emozioni di Sartiglia, prima evidenziata, è stato presentato al pubblico anche il bozzetto preparatorio dell’opera di Antonio Corriga dedicata alla Festa di Santa Croce; l’opera è stata recentemente acquisita dalla Pinacoteca Comunale Carlo Contini, grazie alla generosa donazione fatta dalla famiglia Corriga al Comune di Oristano. I due interessanti bozzetti fanno parte degli studi preparatori per la grande tela "Il mercato di Santa Croce" (1990), ora conservato presso la Sala Giunta del Comune di Oristano nel Palazzo Campus Colonna.
Il bozzetto del prof. Antonio Corriga
Cari amici, Oristano prosegue senza apparenti intoppi sulla strada della cultura. Ora, dopo la faticosa realizzazione dell’unicità di gestione culturale, accentrata in toto nella “Fondazione Oristano”, tutto dovrebbe girare al meglio senza la parcellizzazione precedente. Su questo argomento, per chi volesse saperne di più, ho già fatto la mia riflessione in data 3 luglio, e può andare a leggere quanto scritto cliccando sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2019/07/oristano-e-la-gestione-unica-dei-beni.html.
Ben venga la cultura ad Oristano, cari amici. A domani.
Mario


sabato, luglio 13, 2019

UN'INTERESSANTE E INNOVATIVA INVENZIONE: LA MACCHINA CHE TOGLIE LA PLASTICA DALLE SPIAGGE.


Oristano 13 luglio 2019
Cari amici,
La notizia che inizia a circolare è davvero interessante, almeno sotto due aspetti: il primo per la sua ingegnosità e, il secondo, per il fatto che ad inventarla siano stati dei ragazzi, dei giovani inventori! Di cosa stiamo parlando, direte Voi? Di una macchina particolare, capace di eliminare la plastica dalle spiagge!
Niente di trascendentale all’apparenza, in quanto, semplificando, si tratta di una specie di maxi aspirapolvere da spiaggia, ma con un utilizzo davvero particolare. Se è pur vero che le nostre spiagge sono fra le più belle del mondo (l’Italia in realtà è circondata quasi completamente dal mare), è anche vero che la plastica, definita la peste del terzo millennio, è sempre più presente, inquinando in modo terribile le nostre spiagge e i nostri mari.
Da tempo, ormai, godere in modo pulito della bellezza delle nostre coste, in gran parte coperte di spiagge sabbiose, è sempre più difficile, in quanto mantenerle pulite, soprattutto da rifiuti e detriti di plastica, è sempre più arduo. In particolare il problema più difficile consiste nel ripulire le spiagge da quei milioni di minuscole microplastiche, impossibili da raccogliere e separare dalla sabbia. A cercare di risolvere questo problema ci ha pensato un gruppo di studenti di ingegneria meccanica, che è riuscito a sviluppare un nuovo, particolare aspirapolvere in grado di raccogliere le microplastiche senza rimuovere la sabbia dalla spiaggia, che dopo essere stata filtrata, viene lasciata pulita al suo posto.
Si, amici, degli ingegnosi studenti di recente hanno progettato un particolare aspiratore in grado di raccogliere per bene le microplastiche presenti, sempre più in gran numero, sulle nostre spiagge, eliminando un prodotto particolarmente dannoso che inquina sempre più anche i nostri mari. Gli inventori di questo particolare aspirapolvere sono 12 studenti canadesi che studiano all’Università di Sherbrooke in Quebec. L’enorme aspirapolvere, dal nome Hoola One, è il frutto di un progetto collettivo a cui ha partecipato l’intera classe.
Ecco il team degli studenti inventori
Una volta realizzata la macchina aspiratrice di microplastiche, gli studenti l’hanno testata in una delle spiagge più sporche del mondo, che si trova alle isole Hawaii. “Abbiamo fatto delle ricerche e ci siamo resi conto che non c’era nessuna macchina nel mondo per questo tipo di lavoro”, ha detto il co-fondatore di Hoola One Sam Duval, intervistato dalla Hawaii Public Radio. “Così ci siamo proposti di darci da fare e siamo riusciti ad inventare la macchina giusta per questo lavoro particolare”. Ma come funziona in realtà questo particolare aspirapolvere da spiaggia? Vediamo.
La macchina è dotata di un tubo flessibile che aspira la plastica insieme alla sabbia e scarica tutto in un enorme serbatoio d’acqua. Poiché le pietruzze e la sabbia sono più pesanti della plastica, restano nel fondo del serbatoio, mentre la plastica, anche in frammenti minuscoli, rimane galleggiante nella parte superiore del serbatoio. In questo modo la sabbia può essere rimessa al suo posto e la plastica, con le sue pericolose micro-particelle, può essere eliminata. 
Il test effettuato sulle sabbie della spiaggia Kamilo nelle isole Hawaii, nota per essere una delle spiagge più sporche del mondo, si è rivelato molto positivo e, sebbene sia stato necessario risolvere alcuni problemi di natura tecnica, il prototipo utilizzato si è rivelato consono e funzionale, riuscendo a ripulire abbastanza bene la sporchissima spiaggia.
La spiaggia di Kamilo
Grande soddisfazione e gioia per il team di studenti autori dell’innovativo progetto che, come ha comunicato la Hawaii Public Radio, hanno dichiarato di voler lasciare il prototipo dell’aspiratore Hoola One sull’isola, come donazione al Dipartimento di Stato. L’invenzione, oltre che la curiosità e l’interesse di Enti pubblici e privati, ha destato vivo apprezzamento nelle Associazioni ecologiste, che pensano che l’aspiratore da spiaggia possa apportare non pochi benefici all’ambiente. Ora si cercano finanziamenti e sponsorizzazioni per produrre in gran numero gli aspiratori Hoola One e renderli operativi in tante spiagge delle varie parti del mondo.
Si, amici, se queste particolari macchine avranno il successo che meritano, potrebbero essere adottate un po’ dappertutto, e l’enorme quantità di plastiche e microplastiche che stanno continuando ad avvelenare i nostri mari, potrebbero invece essere recuperate prima del loro ingresso in acqua. Chissà che queste nuove macchine non siano un primo punto di partenza per iniziare a rimediare ai tanti danni, agli errori e alle negligenze, che stanno facendo di questo nostro mondo praticamente una pattumiera.

A domani.

Mario





venerdì, luglio 12, 2019

CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN SARDEGNA NEL PERIODO MEDIOEVALE DEL GIUDICATO D’ARBOREA.


Oristano 12 Luglio 2019
Cari amici,

La Sardegna è terra antica, terra di navigatori ed esploratori del Mediterraneo, ma anche terra per secoli dominata, considerata la sua importanza strategica, in quanto posta al centro del Mediterraneo. Lunghe dominazioni che, per le immancabili lotte fra opposte fazioni, ha obbligato a creare sul territorio strutture fortificate, protettive, a partire dai nuraghi per finire ai castelli.
Il 25 giugno scorso su questo blog ho parlato del Castello di Barumele ubicato nella Marmilla a poca distanza da Ales e della sua particolare storia che ha riguardato una sua castellana: Donna Violante Carroz. Chi è curioso può andare a leggere quanto scrissi, cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2019/06/ad-ales-le-rovine-di-un-antico-castello.html.
Nell’effettuare la mia ricerca storica sono incappato negli studi di un grande personaggio sardo, lo studioso Giovanni Serreli, che conosce perfettamente l’argomento, avendo studiato per filo e per segno i castelli medioevali in Sardegna. 
Serreli, Laurea  in  Lettere  Moderne ad orientamento  storico, conseguita  presso  l’Università  degli  Studi  di  Cagliari nel 1997 con il massimo dei voti e la lode, con ulteriore Diploma come Archivista conseguito presso  la  Scuola  di  “Archivistica, Paleografia e Diplomatica” dell’Archivio di Stato di Cagliari, ha frequentato successivamente anche diversi corsi di formazione specifica, svolgendo poi l’attività di Ricercatore di Storia Medievale e Moderna presso l’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea del  CNR  di  Cagliari.
I suoi studi lo hanno portato a ricercare e classificare i numerosi castelli e fortificazioni che il Regno degli Arborea, nel corso della sua lunga storia (durata circa cinquecento anni (X sec.-1420), aveva utilizzato (costruiti o acquisti e poi migliorati) come avamposti di difesa e anche di abitazione. Ricerca che, confortata dalle fonti storiche, é attestata anche dai resti archeologici ancora esistenti e/o dalla toponomastica; le strutture fortificate sono state calcolate in circa venti, a cui andrebbero aggiunte tutte quelle ricadenti nei territori che il Regno di Arborea conquistò fra il XIII e il XIV secolo.
Bosa, castello di Serravalle
Queste strutture fortificate vanno distinte per cronologia, per tipologia e funzione; infatti, di alcune fortificazioni attestate nel XII secolo, non si hanno più notizie nei secoli successivi (p.e. Arcuentu o Casa del Regno a Cabras), mentre sappiamo con certezza che altri importanti castelli furono edificati nei secoli successivi in relazione alle vicende belliche e alle espansioni territoriali dello stato Arborense.
Castello di Sanluri
Inoltre, fra le strutture fortificate del regno d’Arborea, possiamo annoverare le fortificazioni cittadine (p.e. di Oristano) e i castelli propriamente detti, a loro volta distinguibili fra residenziali e di controllo del territorio. Questi ultimi avevano la funzione di rappresentare il potere del re o Judice Arborense anche in periferia, di controllare il territorio e le vie di comunicazione e, spesso, di vigilare i confini de su logu (lo stato).
Castello della fava
Il confine meridionale del Regno d'Arborea fu un’area strategica di fondamentale importanza in tutta la storia Arborense, prima in contrapposizione al Regno di Calari, poi ai domini pisani e infine ai catalano aragonesi del Regno di ‘Sardegna e Corsica’. Era vigilato dai castelli di Marmilla (Las Plassas) e Arcuentu (Guspini): il primo controllava anche le ricche risorse granarie della Marmilla e la via di comunicazione tra Campidano e Sarcidano, il secondo le risorse minerarie del guspinese; venne sostituito dal 1275 dal castello di Monreale (Sardara), uno dei pochi castelli residenziali in Sardegna, dove alloggiarono anche re, regine e principi. Più all’interno c’era il castello di Barumele (Ales).
Castello di Burgos
Il confine orientale con le riottose Barbagie, era vigilato dai misteriosi castelli di Margunulis e Girapala e dagli antichi castelli di Laconi, dove forse ebbero origine le dinastie dei Lacon, e di Medusa (Samugheo). Sul confine nord vigilavano i castelli di Brogariu o Monte Santo (Sorradile), Orisetto (Neoneli) e Serla (Norbello); era verosimilmente esistente un luogo fortificato a Ghilarza, laddove nel XIV secolo venne dai catalani edificato un mastio in funzione anti Arborense.
Las Plassas, castello di Marmilla
Scrive ancora il Serreli nelle sue numerose trattazioni, che non bisogna dimenticare le fortificazioni cittadine: era fortificata la prima capitale del Regno, Tharros, abbandonata nel 1070 in favore della più sicura Oristano, che già nel Duecento venne circondata da fossato, mura e torri.
Nella seconda metà del Trecento il territorio del Regno d'Arborea comprendeva anche i castelli di Serravalle (Bosa), Montiferru, Goceano (Burgos), Fava (Posada) e, per brevi periodi, quelli di Aquafredda (Siliqua) e Gioiosaguadia (Villamassargia).
Castello di Quirra
Col passare del tempo, come scrive Serreli nelle sue trattazioni, tutto però ha un termine: il possente e articolato sistema difensivo caparbiamente messo in atto, lentamente ma inesorabilmente andò in rovina, in parte smantellato dai nuovi conquistatori e in parte abbandonato, lasciato in balia dell’usura del tempo. La fine (ingloriosa), del Regno d’Arborea oggi appare ai posteri dai numerosi anche se miseri resti dei castelli e delle fortezze, un tempo forte baluardo difensivo e di potere.
Sono i corsi e i ricorsi della storia! A domani, amici.
Mario
Sanluri, ricostruzione de "Sa Batalla"