Cari amici,
Oggi la maggior parte dei
neuroscienziati concorda sul fatto che abbiamo un numero molto più alto dei classici 5 sensi: c’è chi sostiene 14, chi addirittura 33. C’è, infatti, chi sostiene di
essere in grado di prevedere il futuro (ed è per questo che viene comunemente
definito indovino), quindi veggente o chiaroveggente. A seconda del metodo o contesto, questo
soggetto può essere chiamato anche profeta, mago, oracolo, cartomante, o, in ambito
di studi strategici, futurologo o futurista.
Chi è in possesso di
queste particolari capacità, è definito
“SENSITIVO”, ovvero in possesso di una capacità che, secondo la credenza
popolare, viene definita “extrasensoriale” (percezione extrasensoriale - PES), cosa che consente al soggetto di captare informazioni al di fuori dei cinque sensi
tradizionali. Chi è dotato di questa “capacità sensitiva” sostiene di poter
percepire eventi futuri, passati o nascosti, spesso interpretando segni,
energie o ricevendo rivelazioni. Molti di noi hanno avuto occasione di
incontrare persone sensitive, e, dopo il primo impatto di meraviglia, si arriva
alla conclusione di essere di fronte a delle persone davvero particolari!
Amici lettori, nelle mie
giornaliere scorribande su Facebook, sono incappato in un bell’articolo, tratto
da La stampa e a firma di Nicola Pinna. Il pezzo parla di un personaggio
davvero interessante: ISABELLA FLORE.
Isabella, che ha 86 anni, è definita più che Sensitiva “MAGA”; lei abita in un
borgo praticamente disabitato: il villaggio di S. CHIARA, sorto vicino
alla grande diga del Tirso; fu costruito al tempo della costruzione della diga,
dalla Società Elettrica Sarda per le 30 famiglie degli operai che lavoravano
all costruzione degli impianti elettrici. Il villaggio, dopo la chiusura
dell’impianto (nel 1997) fu abbandonato, diventando un paese fantasma. Ebbene, è
in questo borgo deserto che abita Isabella, definita la maga del borgo, in
quanto capace di prevedere fatti importanti, come omicidi e terremoti.
Isabella, come dettagliatamente ha raccontato il giornalista Nicola Pinna, è un'anziana di ormai 86 anni, che ha già detto ai visitatori che la sua vita
finirà ai 93 anni. Isabella su questo non ha dubbi: «Morirò a 93 anni, ne sono
certa, questo è tutto previsto da tempo. Sono pronta a scommettere, ma la
fregatura è che se vinco non potrò riscuotere il premio», dice, con grande
ironia, parlando della sua sorte. Come lo abbia capito, o chi le abbia
confidato la data della morte, non è dato sapere. Ma i misteri sono l’essenza
della vita di una sensitiva! Lei è così creduta e apprezzata, tanto che qualche
maresciallo continua a interpellarla per cercare di dare un nome a certi
assassini difficili da scovare e per catturare i latitanti.
Isabella vive serena in
questo villaggio fantasma; a Santa Chiara sul Tirso l’unica luce accesa è
quella della sua cucina. Le altre case, quelle che ancora sono in piedi, sono
tutte vuote: le porte e le finestre lasciate chiuse dagli ultimi abitanti, sono
state abbattute dai vandali. Della vita di questo piccolo borgo affacciato sul
lago Omodeo, al centro della Sardegna, sono rimaste davvero pochissime tracce:
un vecchio materasso, due o tre pentole arrugginite, una forchetta sommersa dai
calcinacci e una panchina corrosa dagli anni e nascosta dai cespugli.
Dentro il vecchio cinema
resistono soltanto quattro sedie in legno, l’unico angolo sottratto
all’incuria, ma non all’assalto dei teppisti, è la chiesetta. Isabella l’ha
fatta ristrutturare e la tiene pulita, ma il parroco del paese vicino viene a
celebrare qui soltanto due volte all’anno. «Io sono una donna molto religiosa,
ma questo non basta per farmi traslocare – dice Isabella – Gesù Cristo lo
incontro ogni giorno, ci parlo durante la notte, è sempre presente nella mia
casa. Certo, se il prete venisse più spesso a celebrare sarebbe per me una
grande gioia, ma non posso avere la messa quotidiana solo per me. Da qui,
comunque, non vado via per nessuna ragione: questo è il mio paradiso, è l’unico
luogo al mondo che mi può rendere felice. Non ho vicini di casa, è vero, ma non
mi sento sola».
Isabella non è impensierita
dalla solitudine. «Anche mio padre lavorava nella centrale e io qui sono
cresciuta. Era bello una volta, eravamo tutti amici, le nostre famiglie andavano sempre
d’accordo. Ci si aiutava a vicenda. A Santa Chiara avevamo tutto: adesso sembra
un luogo fantasma, ma in passato questo era un paese vivo, vivace, allegro.
Stavamo bene, non siamo fuggiti neanche quando abbiamo subito i bombardamenti,
alla fine della Seconda guerra mondiale. La diga per fortuna ha resistito,
altrimenti mezza Sardegna sarebbe stata inondata. Da molti anni, quando giro il
villaggio, non entro più nelle altre case, sono distrutte, ed è una
disperazione vederle così».
Quella di Isabella è la
prima casa entrando a Santa Chiara: «Chiunque venga in pace è benvenuto», è scritto in
un cartello affisso accanto al cancello. Le pareti sono tappezzate di vecchie
fotografie e rosari. Nel grande giardino ci sono piante di ulivo e albicocche.
Un tempo c’era anche un orto, ma ora è tutto regno di dieci gatti e un piccolo
cane. «Quando ero in forma mi prendevo anche cura della terra, il terreno lo
aravo io. Ho fatto di tutto nella mia vita: ho cresciuto tre figli con le mie
forze, ho lottato per i diritti della mia bambina disabile e da sola ho pianto
per la sua morte, mi sono ristrutturata questa casa, sono andata a scuola da
grande, ho aiutato molta gente e pregato tanto. Ma non sono mai stata felice:
prima sono finita nelle mani di un uomo che diceva di amarmi e che invece mi
malmenava e mi violentava. Sono fuggita dalla sue grinfie e l’ho abbandonato,
ma cinquant’anni fa le difficoltà per una donna separata erano tantissime.
Anche dal punto di vista dei pregiudizi. Insomma, ho affrontato sempre nuove
difficoltà e ora che sono vecchia sto continuando a soffrire».
Ai dolori fisici e a
quelli dell’anima, la "regina-veggente del lago Omodeo" ha trovato sempre la
stessa spiegazione: «Sono prove che Gesù Cristo mi sta dando, diciamo che me
l’ha fatto capire tante volte. In cambio mi ha dato il privilegio di vedere e
prevedere ciò che sta per accadere. È lui che mi sveglia la notte e mi mostra
situazioni che ancora non sono avvenute. Non sono una folle, ve lo assicuro.
Provate a chiederlo ai parenti di un uomo venuto qui da un paese vicino: gli
avevo detto che qualcuno voleva ucciderlo e puntualmente è avvenuto. Oppure,
chiedetelo al maresciallo che si è presentato più volte per farsi aiutare a
stanare i delinquenti. Venticinque anni fa, in primavera, avevo visto una nave
in fiamme: qualche giorno dopo c’è stato il dramma della Moby Prince nel porto
di Livorno. E nei giorni scorsi, questo non l’ho confidato ancora a nessuno,
avevo anche visto il terremoto. Ma certo non potevo sapere dove sarebbe
successo».
Cari amici, un sincero
grazie al collega giornalista Nicola Pinna, che mi piacerebbe anche conoscere,
considerato che io, personalmente, so bene cosa significa essere SENSITIVI. La
mia nonna materna, infatti, era sensitiva e nei tempi andati, quando il
banditismo ed i furti di bestiame erano all’ordine del giorno, lei era molto consultata, in quanto era in grado
di indirizzare le ricerche sia verso i ladri che per il ritrovamento del
bestiame rubato! Avere questo dono è privilegio di pochi, e le poche persone
che hanno questo potere, sono davvero uniche!
A domani.
Mario






















































