venerdì, giugno 12, 2026

IL NOSTRO COMPORTAMENTO E CHI LO OSSERVA. PER IL FILOSOFO GRECO ANTISTENE, SONO I NOSTRI NEMICI I PRIMI A SCOPRIRE I NOSTRI DIFETTI.


Oristano 12 giugno 2026

Cari amici,

Al filosofo greco ANTISTENE DI ATENE, discepolo di Socrate e figura chiave del tardo socratismo, fondatore della scuola di Cinosarge, viene attribuita una citazione piuttosto scomoda: «Osserva i tuoi nemici, perché sono i primi a scoprire le tue mancanze». Tradotto in chiave moderna la citazione si può così tradurre: «Osserva i tuoi nemici, perché sono i primi a scoprire i tuoi difetti». È indubbiamente una dichiarazione forte, un suggerimento che potrebbe essere recepito in un “manuale di sopravvivenza sociale”, ma è certamente una concreta realtà, chiara ed evidente, praticata nella filosofia antica, ma valida ancora oggi: un chiaro suggerimento di attenzione e autoconsapevolezza, nel senso che: «Bisogna badare sempre ai nemici, perché sono loro i primi a notare i nostri errori».

La cruda realtà, infatti, è che, a differenza degli amici o degli adulatori (che Antistene considerava pericolosi quanto i predatori), il nemico non ha alcun interesse a compiacerci o a edulcorare la realtà. Avere la consapevolezza che i nostri nemici ci osservano con attenzione, e prendere atto della loro critica, è un doveroso esercizio di grande umiltà e di autoconsapevolezza. Le critiche, seppur ostili, mettono in luce i nostri difetti e le possibili mancanze, quelle che noi stessi tendiamo a ignorare o giustificare. Perciò, i difetti scoperti dai nostri nemici diventano così “strumenti preziosi” per modificare e revisionare il nostro carattere e migliorare la nostra crescita interiore.

Il filosofo Antistene nacque ad Atene. Figlio di padre ateniese e madre tracia, era un soggetto di origine mista, cosa che lo collocava in una posizione sociale scomoda, lontana dall’essere un ideale cittadino “puro ateniese”. Inizialmente, nella sua giovinezza, fu un filosofo sofista, poi divenne un fervente seguace di Socrate, dal quale assimilò la priorità dell’etica sulla teoria. Dopo la morte di Socrate (nel 399 a.C.), Antistene insegnò ad Atene nel ginnasio di Cinosarge (Kynosarges), uno spazio periferico della città associato a coloro che non erano cittadini a pieno titolo come lui.

Tornando all’osservazione dei puri ateniesi, questi lo soprannominarono “cane semplice” di Atene, per il suo ideale di vivere una vita austera (“vita canina”), priva di pudore verso ciò che era superfluo, ma libera dal giudizio altrui; essi, infatti, lo consideravano un cittadino di seconda classe, cosa che lo segnò per tutta la vita. Da ciò Egli derivò la sua filosofia, che lo portò a trasformare la critica altrui in uno strumento per affinare la propria virtù. In questa linea, Antistene fu un uomo forte, che vendette i propri beni e tenne solo una tunica logora, convinto che, attraverso i suoi strappi, potesse vedere meglio la vanità umana. L’immagine esterna fu quasi cinematografica: quella del saggio che rinuncia alla comodità per non rinunciare a sé stesso.

La sua idea di guardarsi dal nemico perché  è il nemico che scopre i nostri difetti, è supportata da almeno due motivi essenziali: il primo è che è lui, il nemico, quello che ci osserva senza indulgenze e ci critica duramente, il secondo perché lui non ha bisogno di fare bella figura con noi! Perciò, la sua frase «Osserva i tuoi nemici, perché sono i primi a scoprire le tue mancanze», è un forte invito ad un comportamento molto socratico: la necessaria revisione del proprio carattere. Antistene sosteneva che la virtù non fosse mai considerata chiacchiera, ma pratica; la virtù si dimostra nei fatti, non nei discorsi né nelle parole vuote! “Se i tuoi difetti ti sono invisibili, forse lo sguardo ostile può illuminarli”.

In realtà, amici, Antistene non era un ingenuo. La sua proposta di osservare con attenzione i nostri nemici non implica credere a tutto ciò che dice l’avversario, ma usarlo come uno specchio: quali critiche si ripetono, anche se provengono da persone diverse? Cosa ti irrita tanto da indicare, forse, una verità su di te? Quale parte di quella critica è un attacco… e quale parte è informazione? Forse per questo, e per la sua formazione retorica iniziale con il filosofo sofista Gorgia, prima di abbracciare l’etica socratica, divenne un pensatore ossessionato dall’essenziale: la virtù come unica ricchezza, il dominio dei desideri e l’indipendenza dal giudizio pubblico.

Cari amici, noi, uomini e donne del Terzo Millennio, vivendo immersi e sommersi dai dai social network, possiamo ancora recepire in positivo la filosofia di Antistene. La critica di oggi, quanto a crudeltà, credo che no abbia niente da invidiare a quella del passato, per cui la citazione di Antistene sembra addirittura scritta per noi! Oggi la critica è, a volte crudele e ingiusta, quanto è più del passato, per cui osservare con attenzione il nostro nemico diventa ancora più necessario!

A domani.

Mario

giovedì, giugno 11, 2026

LA FRUTTA E IL SUO ALTO VALORE ALIMENTARE: CONSUMIAMOLA REGOLARMENTE, IN PARTICOLARE SE FRESCA, MA ANCHE ESSICATA, OLTRE A QUELLA SECCA.


Oristano 11 giugno 2026

Cari amici,

La FRUTTA, come ben sappiamo, fa molto bene al nostro organismo. Possiamo addirittura affermare che la frutta è un pilastro fondamentale di una dieta sana e corretta. Oltre che fresca, la frutta la possiamo consumare anche essiccata, così come usare quella secca. Certo, tra fresca ed essiccata ci sono delle notevoli differenze, mentre la così detta frutta a guscio, costituita dai semi commestibili di diverse piante, è anch'essa molto importante perché ricca di grassi insaturi e percentuali diverse di zuccheri. Tuttavia, tra la frutta fresca e quella essiccata, nonostante le comuni convinzioni, ci sono grandi differenze nel suo utilizzo. Vediamo insieme queste differenze.

Sebbene la frutta fresca e quella essiccata condividano gran parte delle proprietà nutrizionali, il loro apporto calorico e di zuccheri varia notevolmente, a causa proprio della disidratazione; è questo un procedimento che priva il frutto da una grossa percentuale di acqua, tanto che, alla fine, risulta molto più ricca di zuccheri. Alla domanda se sia più sana la frutta fresca, quella secca o quella disidratata, possiamo rispondere in modo corretto riportando il pensiero della Dr.ssa Valeria Galfano, dietologa e nutrizionista, personal trainer e atleta di bodybuilding.

Ecco alcuni frammenti del suo pensiero. "Contrariamente alla frutta fresca, è buona norma consumare la frutta essiccata e la frutta secca a guscio solo in piccole porzioni, per via dell’elevato apporto calorico". "La frutta fresca, grazie all’elevato apporto di fibra, regolarizza il transito intestinale e conferisce un elevato senso di sazietà̀, limitando il consumo eccessivo di cibo. Le fibre in essa contenute contribuiscono a ridurre i livelli plasmatici di colesterolo, regolano positivamente il metabolismo glucidico e abbassano il rischio di ipertensione".

Inoltre, amici, elemento molto importante nella scelta della frutta fresca da consumare riguarda la stagionalità̀, poiché́ questa garantisce un giusto apporto di vitamine e nutrienti necessari in un determinato periodo dell’anno. I prodotti di stagione, infatti, sono portati a completa maturazione naturalmente, perciò̀ sono più̀ ricchi di vitamine, sali minerali e fitonutrienti. Quanto alla frutta essiccata, invece, che possiamo trovare al supermercato in tante qualità e dimensioni (dall'uva sultanina alle prugne fino alle albicocche secche), questa è presente in tutti i mesi dell’anno.

Alla possibile domanda: “Possiamo considerare la frutta essiccata sana e con le stesse proprietà di quella essiccata? Ecco cosa si può rispondere. Di certo (e non è certo un mistero) che sia sana, ma sotto certi aspetti con delle importanti differenze. Ecco una risposta data da uno scienziato alimentare: il Prof. Sander Biesbroek, docente associato all'Università di Wageningen. L’essicazione della frutta – come spiega il professore - è iniziata principalmente per farla durare più a lungo. Eliminando la sua umidità, per i batteri e le muffe ci sono meno possibilità che la frutta si deteriori rapidamente. Di conseguenza, è possibile conservare la frutta essiccata per settimane o addirittura mesi, anziché per pochissimi giorni.

"L'essiccazione della frutta richiede una certa temperatura di essiccazione – continua a spiegare il professor Biesbroek - nel senso che la frutta non viene semplicemente messa in un capannone. È necessaria una certa temperatura per essiccarla rapidamente e nel modo giusto. Le alte temperature necessarie per essiccare la frutta sono direttamente il maggiore svantaggio di questa lavorazione. La vitamina C, in particolare, è molto sensibile a queste temperature; ciò significa che nella frutta essiccata questa vitamina si perde quasi completamente, ma altri minerali e fibre, invece, vengono conservati".

Amici lettori, come accennato prima, la frutta essiccata qualche svantaggio lo presenta. Mangiare l'uva sultanina o altra frutta essiccata significa assumere rapidamente una grande quantità di zuccheri, per cui è necessario limitarsi! La frutta contiene già di per sé una discreta quantità di zuccheri, ma anche molta acqua. E quando la si essicca, quasi tutta la parte liquida evapora, ma lo zucchero rimane! Insomma, la frutta essiccata è certamente sana, ma è da consumare con moderazione.

Cari amici, non demonizziamo la frutta essiccata, perché è un alimento prezioso, alquanto utile al nostro organismo, ma va comunque consumata in modeste quantità. I minerali e le fibre presenti nella frutta essiccata la rendono comunque uno spuntino sano e benefico, che ci consente di utilizzarla in certi periodi dell’anno quando quella fresca non è presente. Il consiglio che posso dare a Voi lettori è quello di limitarsi a consumarne una manciata al giorno, integrando con la frutta fresca presente sul mercato in quel periodo.

A domani, fedeli amici lettori!

Mario

mercoledì, giugno 10, 2026

IL CORAGGIOSO INVITO DI CREPET AI GIOVANI: SIATE CACCIATORI DEI VOSTRI ORIZZONTI. NESSUNO LO PUÒ FARE PER VOI. CERCATE PROPRIO LA LUNA!



Oristano 10 giugno 2026
Cari amici, 

Chi è Paolo Crepet lo sappiamo in tanti, in particolare per la passione che ha nei confronti del mondo giovanile. Nato a Torino ne 1951, psichiatra di fama e sociologo, oltre che saggista e opinionista, è famoso per le sue analisi critiche sulla società contemporanea, con particolare riferimento all'educazione giovanile. È autore di numerosi bestseller e forte sostenitore di un approccio pedagogico che responsabilizzi le giovani generazioni. 
In un suo recente discorso sulla vita, sul coraggio e sulla libertà personale dei giovani, che vivono questo millennio in preda a mille ansie, dubbi e con comportamenti fortemente dipendenti dagli adulti, si è così espresso: “Non fate l’errore di arrivare alla mia età aspettandovi tutto dagli altri. Prendete il vostro coraggio, la vostra bellezza e cercate di essere cacciatori dei vostri orizzonti. Nessuno lo può fare per voi. Perché questa si chiama vita. Cercate proprio la luna! E anche se non ci riuscite, in ogni caso sarete seduti tra le stelle. È un modo molto bello per dire vale la pena provarci a vivere davvero’".

Questa sua forte citazione non è da prendere come una ironica maniera di ricordare la loro indipendenza, ma, al contrario, chiede a chi la legge di guardare con sincerità dentro la propria vita e alle scelte da portare avanti. Crepet, in pratica, invita i giovani a non restare fermi, a non aspettare sempre l’arrivo di una spinta esterna, ma a cercare dentro di sé il coraggio di agire, di muoversi con determinazione verso quegli obiettivi che si sognano, che si desiderano veramente e che possono essere conquistati.

Il forte invito rivolto ai giovani “Siate cacciatori dei vostri orizzonti”, altro non è che una incitazione ad agire, a rimboccarsi le maniche e cercare di realizzare le proprie aspirazioni. È una metafora che parla di ricerca, desiderio, movimento. Paolo Crepet suggerisce, cerca di far capire alla gioventù di oggi, che la vita non dovrebbe essere attesa passivamente, ma tampinata, inseguita con fame, curiosità e coraggio! Sono tanti i giovani che trascorrono anni aspettando passivamente che qualcosa cambi!

Il suo, in realtà, è un ammonimento: non restare fermi ad aspettare l’occasione giusta, oppure che arrivi qualcuno a salvarli; l’attesa può essere vana, se si aspetta la conferma dagli altri o il momento perfetto per iniziare. Il rischio, infatti, secondo Crepet, è arrivare a un certo punto della vita con il rimpianto di non aver mai davvero provato a inseguire ciò che si desiderava. Essere “cacciatori dei propri orizzonti” significa proprio questo: smettere di aspettare che qualcosa accada e iniziare a muoversi verso ciò che fa sentire vivi.

Amici, uno dei passaggi più belli del discorso di Crepet è quello dove dice: “Cercate proprio la luna. E anche se non ci riuscite, in ogni caso sarete seduti tra le stelle”! In queste parole c’è un’idea molto lontana dalla cultura della perfezione a cui siamo abituati oggi. Viviamo in un’epoca in cui sembra necessario riuscire sempre, mostrarsi forti, avere risultati immediati. Crepet invece restituisce valore al tentativo, persino al fallimento. Provare qualcosa di grande e non raggiungerlo non significa aver perso tempo. Significa essersi mossi, aver vissuto, aver avuto il coraggio di uscire dalla paura e dall’immobilità. Il vero fallimento, forse, è quello di non avere mai tentato.

L’ultima frase del discorso di Crepet racchiude il senso più profondo del suo pensiero: “Vale la pena provarci a vivere davvero.” Non sopravvivere. Non limitarsi ad andare avanti per abitudine. Ma vivere davvero, anche rischiando di sbagliare, di cadere, di sentirsi fuori posto. È un invito ad avere desideri autentici, a non ridimensionarsi per paura del giudizio e a non accontentarsi di una vita costruita solo sulle aspettative degli altri. Poi conclude dicendo: “non tutti riusciranno ad arrivare ‘alla luna’, ma chi almeno avrà avuto il coraggio di cercarla, forse scoprirà qualcosa di molto più importante lungo il cammino”.

Cari amici, il forte messaggio del grande Crepet oggi risulta essere un grande stimolo ai giovani, intrappolati in una società dove essi si sentono bloccati, tra aspettative sociali, paura del futuro e bisogno continuo di approvazione. Il suo è un discorso autentico, che invita i giovani ad avere quel coraggio che manca: “il coraggio di vivere senza aspettare continuamente il permesso di qualcuno”!

A domani, fedeli amici lettori!

Mario

martedì, giugno 09, 2026

LE RELAZIONI VIRTUALI NON COMPENSANO LE RELAZIONI FISICHE. I SOCIAL NON CI AIUTANO AD ALLONTANARE LA SOLITUDINE.


Oristano 9 giugno 2026

Cari amici,

In questo innovativo Terzo Millennio,  il dirompente avanzare della tecnologia sta profondamente modificando le relazioni sociali, che, lentamente ma inesorabilmente, stanno passando dai contatti reali, prima svolti nei "luoghi fisici" (come in piazze, nei bar, nei ristoranti e nelle panchine al parco), a quelli virtuali, che vengono effettuati in "luoghi virtuali", in gran parte nei Social. In questo immenso, tecnologico calderone virtuale sono presenti e vengono svolte anche le relazioni affettive, spesso rivelatesi farlocche, senz’anima. Ebbene, senza negare le capacità e l’efficiente supporto che le interazioni digitali e l'Intelligenza Artificiale (IA) possono offrire all'uomo un valido supporto tecnologico, arrivare a pensare che le relazioni intrattenute con i Social, regolati dall’A,I possano sostituire le relazioni reali, appare come  pura utopia!

L’affermazione che l’uomo non è nato per restare solo, è alquanto vecchia, ma è sempre veritiera, nel senso che nell’uomo c’è il bisogno innato di contatto fisico e vicinanza, contatto necessario ed essenziale per ridurre i livelli di cortisolo (stress) e aumentare l'ossitocina (legame sociale). Proprio per questo le “Relazioni Virtuali” non potranno mai sostituire quelle Fisiche. È proprio in questa “Mancanza di presenza", incapace a soddisfare il bisogno innato dell’uomo dello "stare insieme fisicamente", contatto essenziale per non sentirsi soli, la necessità di scartare le relazioni virtuali. Restare in contatto on line, interagendo prevalentemente con estranei o persone mai incontrate dal vivo, riesce solo ad aumentare la percezione di isolamento.

Amici, che le interazioni sui social con amici virtuali sono associate ad un aumento della sensazione di solitudine, è emerso  da una ricerca condotta dall'Università Statale dell'Oregon e pubblicata su Public Health Reports, rivista ufficiale del Servizio Sanitario Pubblico degli Stati Uniti che ha finanziato lo studio. La ricerca, partita dal rapporto del 2023 sull'epidemia di solitudine negli Stati Uniti, redatto dall'allora chirurgo generale Vivek Murthy, ha cercato di allargare l’indagine, intervistando oltre 1.500 adulti di età compresa tra i 30 e i 70 anni.

L’indagine, effettuata su 10 piattaforme (Facebook, X, Reddit, YouTube, LinkedIn, Instagram, TikTok, Snapchat, Pinterest e WhatsApp), ha consentito di fare un passo avanti nella comprensione del ruolo dei social media sull'emarginazione sociale. "Gli studi precedenti – ha sottolineato l'autore dello studio Brian Primack, professore presso il College of Health dell'OSU - si erano concentrati sugli adolescenti, mentre questo esamina gli adulti di mezza età e in età avanzata che costituiscono circa il 75% della popolazione statunitense.

L’indagine ha evidenziato che le persone intervistate, risultate fortemente esposte ai social media, risultavano alquanto colpite dagli effetti negativi della solitudine sulla propria salute, problematiche che si aggravano progressivamente con l'avanzare dell'età adulta, nonostante il continuo utilizzo dei Social. Come tutti ben sappiamo “LA SOLITUDINE” è un male di alta pericolosità, in quanto, le persone che si sentono sole, spesso, hanno una probabilità più che doppia di sviluppare la depressione; esse corrono un rischio maggiore del 29% di malattie cardiache, del 32% di ictus, del 60% di andare incontro ad una morte prematura.

La solitudine degli anziani, inoltre, aumenta considerevolmente anche il rischio di sviluppare forme di demenza, percentuale che sale del 50%. Dati alla mano, è emerso che circa il 35% dei contatti sui social media del gruppo di studio erano persone che non si erano mai incontrate di persona. "Le interazioni sui social media con degli sconosciuti - ha affermato Jessica Gorman, dell'Università statale dell'Oregon e coautrice dello studio, possono portare ad una forte idealizzazione delle amicizie perché non c'è un'esperienza personale che possa contrastarla".

Cari amici, la ricerca prima evidenziata, condotta dall'Università Statale dell'Oregon, ha messo in luce, in modo chiaro, che la perdita delle relazioni reali, sostituite da quelle virtuali, sono dannose, non solo in età giovanile ma anche in età senile. La ricerca ha ben evidenziato il paradosso dell'iperconnessione: più tempo passiamo online, più ci sentiamo isolati!

A domani, fedeli lettori!

Mario

lunedì, giugno 08, 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ALGORITMI: QUANDO IL LORO COSTANTE UTILIZZO, ANZICHÉ MIGLIORARLE, APPIATTISCE LE NOSTRE SCELTE.


Oristano 9 giugno 2026

Cari amici,

In questo ipertecnologico Terzo Millennio, la nostra vita è fagocitata dall’Intelligenza Artificiale (AI) che, volenti o nolenti, contribuisce sempre più a regolare le nostre giornate. Sempre più numerose, infatti sono le persone che fanno un uso costante dell’Intelligenza Artificiale e dei relativi algoritmi nella vita quotidiana, nell’intento, ovviamente, di trovare un miglioramento delle loro scelte, sia in campo lavorativo che relazionale e di relax. Questa previsione, però, non appare così scontata come lo si desidera,, in quanto il risultato finale appare più negativo che positivo. Vediamo il perché.

Il costante utilizzo dell’A.I. e dei suoi collegati "ALGORITMI", a lungo andare crea un fenomeno ai più inaspettato: l’appiattimento delle nostre possibili scelte da effettuare. Questo fenomeno di appiattimento delle scelte e di omologazione culturale avviene in quanto gli algoritmi effettuano l’analisi orientando le decisioni sui dati ricavati dal passato ed esistenti in archivio; quindi, indirizzando le future decisioni umane verso percorsi prevedibili e standardizzati, in quanto l’Intelligenza Artificiale nulla crea, ma tutto copia dal passato esistente!  

Ciò, cari lettori, sta a significare che i tanto decantati Algoritmi, ripescando e riproducendo il patrimonio umano esistente, altro non fanno che limitare la nostra futura disponibilità a sperimentare nuovi percorsi, diversi e innovativi! Per meglio chiarire, ad esempio gli algoritmi di social media e piattaforme streaming (Netflix, Spotify, TikTok) tendono a proporre contenuti simili a quelli già consumati per mantenerci incollati allo schermo. Questo crea una "bolla" che ci espone solo a opinioni e gusti preesistenti, riducendo la possibilità di scoprire cose nuove o discordanti.

La (triste) realtà è che, ci piaccia o no, gli algoritmi contribuiscono a ridurre la nostra immaginazione! L'abitudine a ricevere suggerimenti pronti ("ti potrebbe piacere anche...") atrofizza la nostra capacità immaginativa, scoraggiando l'esplorazione autonoma e il nostro tentativo di fare scelte diverse. Insomma, amici, gli algoritmi sfruttano la nostra “Pigrizia decisionale”: Il cervello umano, infatti, tende naturalmente a risparmiare energia, per cui essi capitalizzano questa predisposizione, semplificando le scelte e inducendoci a delegare le nostre decisioni complesse alla macchina!

Amici lettori, per la prima volta al mondo, uno studio ha certificato qualcosa che già era nell'aria. Condotto da tre ricercatori, è ora chiaro come i suggerimenti basati sull'AI stiano riducendo la varietà e la diversità delle nostre future decisioni, come ad esempio quelle dei luoghi che frequentiamo. E più la utilizziamo ubbidendo ai suggerimenti ricevuti, peggio è. Alcuni esempi servono a chiarire meglio il problema. Mettiamo che un fine settimana che si avvicina decidiamo di andare a mangiare in un posto diverso, ancora tutto da scoprire.

Decidiamo, quindi, di aprire Google Maps o TripAdvisor per scovare quel ristorante diverso, quella caffetteria nascosta, quel locale fuori dal giro, considerandoci dei novelli esploratori urbani. Ovviamente dobbiamo affidarci ad un algoritmo, per poter ampliare i nostri orizzonti, finendo, però, per andare esattamente dove vanno tutti gli altri. E più ci fidiamo ciecamente, dell’algoritmo fornitoci dall’Intelligenza Artificiale, più cadremo nel solito tran-tran seguito dagli altri.

Si, amici, per la prima volta al mondo, tre ricercatori italiani hanno costruito una semi-simulazione in grado di svelare questo paradosso: Luca Pappalardo e Marco Minici del CNR e Giovanni Mauro della Scuola Normale Superiore di Pisa hanno modellato esplicitamente il feedback loop tra sistemi di raccomandazione e comportamenti umani, cercando di individuare le reciproche responsabilità. Pubblicato sulla rivista Machine Learning, il loro studio non misura quanto sono bravi gli algoritmi a indovinare i nostri gusti, ma come i sistemi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale stanno plasmando le società con la nostra piena complicità.

Cari amici lettori, inoltrarsi senza limiti nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e nei derivati Algoritmi, significa, per la specie umana, arrivare ad appiattire le capacità intuitive ed emotive, da sempre presenti e pulsanti nell’intelligenza umana. L'uso eccessivo dell'IA rischia perciò di trasformarci in semplici esecutori non pensanti,  utilizzando quanto ricevuto senza la necessaria verifica delle fonti, e delegando completamente la scelta finale agli Algoritmi dell’Intelligenza Artificiale! Per l’uomo sarebbe, a mio avviso, la fine, diventando un semplice personaggio eterodiretto!

A domani.

Mario

domenica, giugno 07, 2026

LA SARDEGNA E LE SUE BONTÀ GASTRONOMICHE. ALGHERO E “LA FOCACCIA DEL MILESE”. LA BELLA STORIA DI UNA RICETTA PARTITA DA MILIS.


Oristano 9 giugno 2026

Cari amici,

La Sardegna è indubbiamente una delle regioni turisticamente più desiderate e apprezzate, non solo per il suo mare ma per la sua storia, per le sue tradizioni e per le sue numerose realtà e capacità attrattive, non ultima quella gastronomica. Dei centri marini più noti ALGHERO è da lungo tempo uno dei più noti, una meta davvero preferita, a partire proprio dal suo mare e dalla sua storia. Nel Medioevo Alghero era parte del Regno Spagnolo. Il legame tra Alghero e la Catalogna nacque a metà del 1500, quando la città passò sotto il controllo del Regno d’Aragona.  Dalla Catalogna arrivarono numerosi coloni, che importarono il catalano, ancora oggi parlato ad Alghero. Ebbe così inizio nella nostra isola una nuovo ciclo storico, suggellato per la città di Alghero, dalla dichiarazione del 1501 di "città regia" e dalla visita nel 1541 dell’imperatore Carlo V. Da allora e sino a oggi i legami con la Catalogna non si sono mai allentati e sono ben visibili anche nell’architettura della città.

Fatta questa premessa, amici lettori, oggi voglio parlarvi di un bel “segreto culinario”, custodito in una ricetta che richiama turisti di ogni nazione per la sua particolare bontà. Trattasi di una particolarissima focaccia, unica nel suo genere: la famosissima e squisita “FOCACCIA DEL MILESE ®”, creata in esclusiva dalla Signora Maria Fiori, contitolare del “BAR DEL MILESE”. Focaccia del Milese ® e Focaccia Sarda Ripiena ® sono oggi marchi registrati. Ma partiamo dalle origini: perché è nato un “Bar del Milese” proprio ad Alghero? Ecco la sua storia.

Il Bar del Milese nasce ad Alghero ancor prima della Seconda guerra mondiale con Francesco Porcu e la Signora Lillina, originari di Milis, un paesino in provincia di Oristano, dal quale deriva, appunto, l’origine del nome. La loro specialità all’epoca era basata prevalentemente sulla vendita di agrumi e vernaccia, prodotti tipici dell’oristanese. Nel 1971 il bar viene acquistato dai coniugi Fiori Antonio Gavino e Provenzi Maria Pasqua, originari rispettivamente di Banari e Ittiri, in provincia di Sassari. La coppia era appena rientrata dall’Australia, terra nella quale aveva vissuto per lunghi anni. I nuovi proprietari mantennero l’antico nome, continuando ad offrire i qualificati servizi e prodotti agli affezionati compaesani e ai tanti pescatori che di buon mattino si avvicendavano prima di partire per il mare.

La nuova gestione, però, introdusse una curiosa novità: la particolare preparazione di una focaccia, che raggiunse in tempi brevi un gradimento e una fama straordinaria, tanto da ricevere importanti riconoscimenti di livello europeo: la “FOCACCIA DEL MILESE”. Oggi il “Bar Focacceria Milese”, situato in una delle vie principali che attraversa Alghero, è sicuramente un punto di fermata obbligatorio per chi fa una passeggiata al Porto, oltre che dei numerosi turisti che, gustando questa straordinaria focaccia, allietano il palato con il suo particolarissimo gusto e fragranza.

Amici lettori, credo che a questo punto vi state chiedendo: “Quali sono gli ingredienti contenuti nella focaccia del Milese? La celebre focaccia del Milese, specialità di Alghero, è un panino rettangolare farcito con ingredienti semplici e gustosi; ecco in dettaglio la sua singolare composizione. Pane: Focaccia rettangolare, spessa e morbida. Pomodoro: Fette di pomodoro fresco. Tonno: Sott'olio di qualità. Uova sode: Tagliuzzate a pezzetti. Acciughe: Pezzetti sparsi per dare un tocco sapido. Rucola: Uno strato di rucola fresca. Cipolla: Tagliata molto sottile, storicamente di Bonnanaro. Pancetta: A fette o pezzetti. Salsa Segreta: Il tocco finale della Signora Maria che rende unica la focaccia, la cui ricetta è tenuta riservata.

Ricercatissima dai turisti, la “Focaccia del Milese”, ha avuto l’onore di essere immortalata in un libro, scritto e curato da Pasquale Porcu, noto giornalista appassionato di enogastronomia, edito da Carlo Delfino Editore. Questo libro racconta la storia del Bar Milese, delle sue origini e della sua evoluzione, ma racconta anche delle persone, dei volti che hanno costruito passo dopo passo questa bella realtà. È un tuffo nel passato, fatto di racconti e immagini in bianco e nero che racchiudono vite intere di passione e impegno, sorrisi e tanta forza d’animo.

Cari amici, credo che dopo la lettura di questo post tanti di Voi abbiano fatto un pensierino per cercare di trovare il tempo, magari nella prossima, imminente estate, di andare ad Alghero e gustare la famosa Focaccia del Milese! Io, ci ho già pensato e ho deciso che ci andrò! Un amico mi ha detto che tutta la preparazione viene svolta sul bancone, a vista, davanti al cliente che attende trepidante…Già CON L’ACQUOLINA IN BOCCA!

A domani.

Mario