lunedì, marzo 09, 2026

LO STRAORDINARIO POTERE DELLA “COMUNICAZIONE VERBALE”. SAPER PARLARE È UNA GRANDE RISORSA.


Oristano 9 marzo 2026

Cari amici,

Nella relazione umana, fatta in primis di “Comunicazione verbale”, LE PAROLE sono quel potente strumento capace non solo di dialogare, ma anche di costruire solidi rapporti con gli altri membri della Comunità, influenzando direttamente la vita sociale e il conseguente comportamento da tenere. Si, le parole sono un mezzo straordinario: possono affascinare, guarire, motivare e creare connessioni autentiche, ma, al contrario, possono anche creare inimicizie,  ferite e isolamento. Perciò, le parole che formano la comunicazione, debbono essere scelte in modo consapevole, e, utilizzate insieme alla comunicazione non verbale, riescono a creare una comunicazione efficace, sana e in grado di generare empatia.

La comunicazione verbale è, dunque, un potente strumento relazionale e professionale, che richiede una scelta strategica delle parole per trasmettere i giusti messaggi, influenzare chi ascolta e creare il necessario gradimento. Saper parlare in modo assertivo, empatico e persuasivo, unito all'ascolto attivo e a un linguaggio non verbale coerente, è una “vera risorsa”, indispensabile per costruire fiducia, raggiungere obiettivi e gestire le relazioni. Il saper comunicare non è solo una dote naturale, in quanto si completa acquisendo la giusta competenza e preparazione, perfezionando in questo modo il proprio carisma e influenzando positivamente il contesto lavorativo e sociale.

Saper comunicare bene è una qualità essenziale per raggiungere i propri obiettivi, che siano sul lavoro, in famiglia o nella vita di relazione. La persona intelligente che sa comunicare non impone le proprie idee, ma le propone con la giusta finezza, sfumatura e gentilezza. Chi sa comunicare, di solito non è il più brillante sulla carta, né il più loquace, ma quello che sa usare le parole giuste al momento giusto, riuscendo non solo a farsi ascoltare ma anche a convincere e a raggiungere gli obiettivi.

Le persone intelligenti parlano sempre motivate e determinate, non parlano mai solo per riempire il silenzio! Parlano per essere ascoltate, usando quel linguaggio accorto, moderato e attento, per dire nel modo migliore quanto debbono esternare. Ecco qualche esempio. Un buon comunicatore non dirà mai "È una cattiva idea", ma, ad esempio, dirà: "E se considerassimo questa opzione da un'altra angolazione?"» . È questo un modo intelligente che evita lo scontro, aprendo uno spazio di confronto. Ecco, il buon comunicatore suggerisce, invita, non impone nulla. In questo modo l’altro, chi ascolta, si sente apprezzato, non rifiutato.

Amici, frasi come "Sono aperto ad altre idee" o "Puoi dirmi di più?", per un buon comunicatore sono dei veri e propri catalizzatori del dialogo. Sono frasi che allentano le tensioni, sgonfiano gli ego e gettano le basi per una vera cooperazione. Quando diamo valore agli altri, li incoraggiamo a fare lo stesso. È allettante, soprattutto in situazioni di disaccordo, attenersi alle proprie opinioni. I comunicatori accorti sanno che un'opinione, per quanto ben formulata, resta comunque discutibile. Quindi affermare "Sulla base di questi dati, ecco cosa dovremmo considerare", dimostra attenzione e rispetto verso l’altro, ed è più semplice arrivare alla soluzione.

Nel lavoro i veri leader evitano sempre di esprimersi dando ordini. Di fronte all’avvio di un possibile cambiamento, non useranno imposizioni, ma utilizzeranno frasi come: "Non lo sapremo mai se non proviamo a percorrere questa nuova strada" oppure "In questa ipotesi di cambiamento, lavoriamo insieme per trovare la soluzione migliore". La cosa importante in questo caso è proprio il “NOI”. Questa piccola parola crea un legame, una solidarietà, una responsabilità condivisa.

Cari amici, il vero potere della Comunicazione sta nel sapersi esprimere, vero punto di forza. Nel lavoro il vero comunicatore non usa l’imposizione, non cerca mai di forzare il discorso, trasformandosi in uno stratega della manipolazione; egli impara a saper ascoltare, a rispettare il Team e a credere fermamente nel potere del dialogo. In definitiva, i manager più intelligenti gestiscono il Team cercando la loro collaborazione vera e sincera, non imponendo dall’alto, ma cercando di arrivare al risultato “con loro”, come una vera squadra forte e coesa. Ecco la differenza!

A domani, amici.

Mario

 

domenica, marzo 08, 2026

DIFFERENZE EDUCATIVE DI GENERE. A DIFFERENZA DEI MASCHI, L’EDUCAZIONE DELLE FEMMINE, IN CERTI CASI, PUÒ CAUSARE “LA SINDROME DELLA BRAVA RAGAZZA”.


Oristano 8 marzo 2026

Cari amici,

Oggi è l'8 marzo, la giornata internazionale dedicate alle donne. Giornata che vuole ricordare a tutti la parità tra uomo e donna, sotto molti aspetti ancora mancante. Parità che dovrebbe essere insegnata fin dalla più tenera età, ma che ancora così non è! Il mio post di oggi parla proprio di "educazione genitoriale", un compito davvero difficilissimo, una realtà che nessuno, credo, possa contestare. Educare nel modo giusto comporta non poche difficoltà, che spesso portano i genitori ad educare i figli in modo diverso per maschi e femmine. Per le femmine i genitori usano un metodo forte per ottenere da loro approvazione, amore e dedizione attraverso la perfezione, la compiacenza e l'evitamento del conflitto. Un metodo apparentemente corretto, ritenuto anche eccellente, anche se capace di causare dei forti condizionamenti educativi; un metodo dove “il valore personale” del minore risulta legato all'ottenimento di risultati eccellenti, impeccabili, impregnati di gentilezza imposta, generando nel minore una forte paura del possibile giudizio negativo sul suo comportamento, generando ansia da prestazione.

Questa ricerca genitoriale di perfezione è richiesta in particolare alle bambine (ai maschi viene data una maggiore libertà, e l’educazione comporta meno vincoli). L’educazione delle bambine è infatti basata su questi particolari condizionamenti: a loro viene costantemente rimarcato il messaggio "fai la brava", "non arrabbiarti" o "sii gentile"; inviti che le portano a interiorizzare che l'affetto dei genitori è condizionato all'obbedienza e al comportamento perfetto. In questo modo in loro cresce la “Paura dell'abbandono e del rifiuto”: La necessità di compiacere gli altri nasce in loro proprio dal timore inconscio che, mostrando la necessità di soddisfare i propri bisogni, come sfogo della rabbia o appagamento dei propri desideri, esse non saranno più amate o accettate.

Questa forte e pressante educazione porta le bambine a cercare di essere sempre “Perfette”, costrette a fare una costante autocritica: in loro cresce la convinzione che gli errori fatti siano inaccettabili, portandole ad una ricerca di standard comportamentali elevatissimi, cosa che genera in loro forte stress e ansia. Lo sforzo per raggiungere la perfezione le porta alla ricerca di una costante validazione esterna: la loro sensazione di “valere”, di essersi comportate nel modo giusto, dipende quasi esclusivamente dai complimenti o dai risultati ottenuti, non da una propria autostima interiore.

Questo modello educativo, in realtà, crea nelle bambine dei seri problemi, come la “Soppressione emotiva e dei bisogni”: Esse imparano a mettere da parte le proprie necessità e a dire “sempre di sì”, per non deludere gli altri, trascurando il proprio benessere. Il risultato? La creazione di “Stereotipi di genere”: La società spesso incoraggia le bambine ad essere docili, silenziose e diligenti, mentre premia l'assertività nei maschi. Indubbiamente è un metodo discutibile, in quanto porta le bambine a sentirsi responsabili per i problemi altrui, e  ad andare alla ricerca di una costante perfezione per evitare le critiche.

Amici, le bambine educate con questo metodo, una volta adulte, anche se diventate donne di successo, ben realizzate nel proprio lavoro, sentono che dentro di loro qualcosa, comunque, non va. Dietro un'immagine impeccabile e di successo, molte donne sperimentano una stanchezza pervasiva, una pressione costante “a fare bene”. È, indubbiamente, il frutto delle conseguenze della "Sindrome della brava bambina", quella antica eredità educativa, che è riuscita a plasmare i futuri comportamenti anche da adulta. Il fatto che fin da bambine molte ragazze sono state educate ad essere piacevoli, studiose e coscienziose, elogiate per la loro serietà, adattabilità e compostezza, quasi private di poter sperimentare i propri desideri e, a volte, anche di disobbedire, ha creato in loro dei sottili condizionamenti che, anche dopo essere diventate persone adulte brillanti, continuano a mantenere il bisogno della necessaria convalida esterna della loro condotta!

Seppure, cari lettori, questo modello educativo riesca a valorizzare qualità preziose come l'ascolto, l'empatia e l'affidabilità, lascia poco spazio all'autoaffermazione o all'ambizione assertiva. Di conseguenza, anche da adulte, esse continuano a soddisfare le aspettative altrui, ma spesso sacrificando le proprie, a scapito della propria spinta interiore, dell'energia fisica e della personale gioia di sperimentare, di azzardare, di correre dei rischi. Ciò porta la donna adulta così educata a “Minimizzare” i successi conseguiti, ad avere sempre paura di commettere errori, e, a volte, anche di rimandare i progetti desiderati per paura di non essere "abbastanza" per gli altri.

Cari amici, l’educazione che crea la “SINDROME DELLA BRAVA BAMBINA”, o della Brava Ragazza, a lungo termine di problemi ne crea davvero! La donna di successo, educata in questo modo, soffrirà certamente di frustrazione e di una certa spossatezza fisica. La mente così educata seppure corra per realizzarsi, manca di serenità, mentre il corpo si affatica e la gioia interiore di creare secondo i propri desideri diminuisce. Alcune donne sperimentano addirittura una certa perdita di significato, o addirittura un'ansia pervasiva, nonostante la loro vita, sulla carta, appaia luminosa e  "di successo"!

A domani cari lettori.

Mario

  

sabato, marzo 07, 2026

L'ENTE PARCO “ARCIPELAGO DELLA MADDALENA” HA DECISO DI CANCELLARE, A BUDELLI, LA RUSTICA CASA-CAPANNA DI MAURO MORANDI, PER 30ANNI GUARDIANO DELL'ISOLA.


Oristano 7 marzo 2026

Cari amici,

L’”ENTE PARCO “ARCIPELAGO DELLA MADDALENA” con un recente provvedimento ha deciso di cancellare nell'isola di BUDELLI il rustico rifugio abitativo utilizzato da Mauro Morandi, il 'Robinson Crusoe' dell'isola, che in quella casa-capanna, posta di fronte  alla celebre "spiaggia rosa" di BUDELLI, visse solitario per oltre 30 anni. Su questo blog ho già avuto già occasione di ripercorrere la lunga storia che portò Morandi a stabilirsi a Budelli, dove condusse una vita solitaria quasi da romanzo. Chi è curioso può andare a leggere o rileggere quanto scrissi in data 7 gennaio 2025 cliccando sul seguente link:  https://amicomario.blogspot.com/2025/01/nei-giorni-scorsi-ha-lasciato-questa.html. Ecco la sintesi di quanto scrissi.

Scrissi il post in occasione della sua morte, avvenuta agli inizi del 2025 dopo una lunghissima permanenza nell’isola. Mauro Morandi, modenese, nella vita scelse inizialmente la professione di insegnante di educazione fisica. Terminato il suo impegno nella scuola, Morandi, nel 1989 sceglie di iniziare a visitare il mondo, e, con degli amici, intraprende un viaggio vacanza girovagando nel Mediterraneo; arrivato nei pressi delle coste della Sardegna, decide di fermarsi con gli amici nell’isola di Budelli, nell’Arcipelago della Maddalena. Amante del mare, aveva già progettato di andare in Polinesia, ma arrivato all’isola di Budelli rimase incantato: l'isola sembrava stregarlo! Impetuoso come un grande amore, il fascino di quest’isola lo rapì in modo così forte, da farlo decidere in pochi istanti a  farne la sua dimora, ovvero restare lì per sempre! Decisione forte, la sua, che ipotizzava di rimanere lì in pianta stabile, anche assumendosi l'onere di operare come custode dell'isola, considerato il fatto che la persona che svolgeva in precedenza quel compito stava per andar via.

Detto fatto. Con grande gioia si stabilì nell’isola, vivendoci da eremita come un vero «Robinson Crusoe contemporaneo»! La sua, amici, fu una scelta di vita, che, intrapresa nel 1989 durò per oltre trent’anni. Felice come non mai, Mauro, sapeva vivere di poco: gli bastava l’incarico svolto di custode, tra l’altro svolto gratuitamente, senza ricevere compenso alcuno, accontentandosi della modesta pensione ottenuta dopo gli anni d’insegnamento. La sua nuova vita Mauro era felice di viverla in perfetta solitudine, considerato che nei lunghi anni trascorsi a Budelli gli unici contatti erano quelli estivi, con qualche turista che si fermava sull’isola attratto dalla sua bellezza.

Della sua vita da Robinson Crusoe contemporaneo si è parlato e si continua parlare in tutto il mondo; la sua notorietà si estese  soprattutto quando, nel 2021, a 32 anni dall'arrivo a Budelli, a seguito delle pressioni fatte dall'Ente Parco della Maddalena (che comprende le isole dell'Arcipelago), Morandi fu sfrattato dall’isola, costretto a lasciare la modesta casetta (aveva adattato un vecchio rudere militare a ridosso della spiaggia) nella quale viveva a Budelli. Morandi cercò di resistere, ma alla fine andò a vivere a La Maddalena, continuando, però, a lottare per cercare di tornare sull’isola.

Amici, ora l'Ente Parco della Maddalena ha deciso che la spartana abitazione dell’ultra trentennale guardiano e difensore di Budelli sarà completamente rimossa, spazzata via. Non rimarrà più traccia della casa che ospitò per un trentennio Mauro Morandi, ora scomparso. Ora l'Isola di Budelli si prepara a perdere l'ultimo segno della presenza stanziale di Morandi tra le sue rocce granitiche; quel vecchio rudere militare, adattato a rifugio essenziale, sparirà dall'orizzonte a ridosso del litorale. Le autorità dell'area protetta hanno stabilito la demolizione della struttura, bocciando definitivamente l'ipotesi di trasformarla in un punto informativo per i turisti.

La drastica decisione presa dall’Ente Parco ha avuto valutazioni sia positive che negative. Il serio dibattito sul futuro della protezione dell’isola, in particolare sulla possibile sopravvivenza della costruzione, ha diviso fortemente l'opinione pubblica. Molti auspicavano un presidio culturale, ma la normativa ha prevalso su logiche di memoria storica. Il consiglio direttivo ha stanziato i fondi necessari per lo smantellamento del manufatto. L'obiettivo dichiarato dai vertici amministrativi mira a rimuovere l'impronta dell'uomo per restituire sovranità assoluta alla flora locale. Per molti l'amaro in bocca rimane.

Cari amici, le logiche conservative, pur nella loro necessaria funzione, credo che debbano tener conto anche del passato e della sua storia. Per un lungo periodo l’isola ha avuto una precisa e rigorosa difesa fatta dall’uomo, seppure in solitaria presenza. Ora, cancellate anche le ultime tracce della presenza umana, l’isola di Budelli deve affrontare la sfida della conservazione pura. Senza la sorveglianza quotidiana dello storico abitante, la responsabilità della difesa di questo scrigno di biodiversità ricade sulle istituzioni e sulla coscienza dei visitatori. Sarà questa, per l’isola, la “VERA SALVEZZA” futura per la sua conservazione? Permettetemi di dubitarne!

A domani.

Mario

 

venerdì, marzo 06, 2026

ADOLESCENZA E FORMAZIONE. PERCHÈ I GIOVANI CHIEDONO AIUTO E SUPPORTO ALL'A.I. ANZICHE' RIVOLGERSI AI GENITORI E AI DOCENTI?


Oristano 6 marzo 2026

Cari amici,

Viviamo un inizio di Millennio caratterizzato da un forte avanzare della tecnologia, diventata sempre più forte e fagocitante! Grazie all’Intelligenza Artificiale, che sembra aver spodestato l’uomo come fonte del sapere, la tecnologia governa anche il sapere e l'educazione, priva di controllo. Soprattutto in campo giovanile la tendenza sempre più diffusa è quella di rivolgersi ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA), piuttosto che agli adulti, per ottenere aiuto e supporto; è questo un fenomeno in continua crescita, che sta spodestando genitori e insegnanti dal ruolo svolto in precedenza.

Una recente indagine portata avanti da Save the Children ha evidenziato che circa il 41,8% degli adolescenti in difficoltà ha cercato e continua a cercare aiuto, conforto o risposte nell'Intelligenza Artificiale, configurandola spesso come una sorta di "amico e consigliere" virtuale. Questo ricorso all’A.I., che evita il confronto con gli adulti,  risulta una risorsa da loro alquanto gradita, in quanto immediata, sempre disponibile sette giorni su 7, e fornita in forma anonima e, soprattutto, priva di giudizi. Per questo è preferita, in quanto permette ai giovani di affrontare temi sensibili (come solitudine, insicurezza, problemi personali, etc.) senza i traumi derivanti dalla relazione con gli adulti.

Come appare chiaro ed evidente dal nuovo “RAPPORTO INDIFESA 2026, realizzato da Terre des Hommes insieme alla Community di Scomodo, che ha raccolto i dati e le motivazioni profonde presenti dietro questo fenomeno, l’Intelligenza Artificiale è entrata silenziosamente nella quotidianità dei più giovani, ma non solo come strumento tecnologico. Accade infatti, con sempre maggiore frequenza, che venga usata come spazio di ascolto, consiglio e supporto emotivo. Un segnale che solleva interrogativi importanti sul benessere psicologico delle nuove generazioni e sul loro modo di porsi nel mondo.

Sempre secondo l’edizione 2026 dell’Osservatorio Indifesa, un giovane su due dichiara di essersi rivolto almeno una volta a un sistema di Intelligenza Artificiale per chiedere aiuto o suggerimenti legati a problemi sentimentali, di salute o di natura psicologica. Gli adolescenti utilizzano chatbot (come ChatGPT) per esplorare emozioni, confidarsi e ricevere supporto emotivo, non limitandosi a richieste didattiche o scolastiche. I giovani, dunque, si dissociano dalle generazioni precedenti cambiando interlocutore: scelgono la macchina anziché l’uomo.

Amici, ciò dimostra la presenza di un crescente malessere giovanile, di una grande solitudine interiore, che mette in luce la percezione di un forte "distacco" o incapacità di comprensione, da parte loro, del mondo adulto. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale come “consulente” personale non indica necessariamente una fiducia cieca nella tecnologia, ma il ricorso può essere letto come un segnale di bisogno di ascolto anonimo, in un contesto, quello genitoriale e scolastico, percepito come poco sicuro o fortemente giudicante.

Il problema è più serio di quanto appaia. Il crescente ricorso dei giovani in formazione all’Intelligenza Artificiale, sostitutiva del consulto con gli adulti, dovrebbe allertare non poco genitori e insegnanti, facendoli riflettere. Essi dovrebbero essere più disponibili all'ascolto, riducendo i giudizi, per evitare che i ragazzi cerchino conforto in una macchina. L'I.A., come ben sostengono gli esperti, non è uno strumento valido e capace di sostituire l'empatia umana; l'uso eccessivo può, infatti, portare ad un maggiore isolamento dei giovani, creando in loro una forte “dipendenza da un "amico digitale"”, col rischio di ricevere consigli errati o pericolosi.

Cari amici, il pericolo è davvero concreto! In sintesi, l'Intelligenza Artificiale si sta inserendo in quel pericoloso “vuoto relazionale” esistente tra giovani e adulti, agendo come uno specchio rassicurante e immediato, considerate le fragilità delle nuove generazioni. Generazioni dipendenti dalla nuova tecnologia, alquanto informata ma mancante di empatia e sentimenti, che rende i giovani sempre più soli, e che può dare loro consigli non consoni e pericolosi, in un’età ancora in formazione. Comprendere questo pericolo da parte degli adulti è una necessità impellente, per poter intervenire sui giovani in maniera rassicurante, garantendo loro aiuto e protezione, e dando all’A.I. il giusto valore, non quello, pericoloso ed eccessivo, dato dai giovani.

A domani.

Mario

giovedì, marzo 05, 2026

“HOMESCHOOLING”: ECCO COME FUNZIONA L'ISTRUZIONE PARENTALE IN ITALIA, E IN CHE PERCENTUALE I GENITORI ISTRUISCONO I FIGLI A CASA.


Oristano 5 marzo 2026

Cari amici,

L’istruzione dei propri figli a casa, ovvero, per usare un termine inglese oramai tanto diffuso “L’HOMESCHOOLING”, è un argomento di cui, fino a poco tempo fa, poco si parlava. A portare in auge questo metodo di istruzione diretta dei ragazzi da parte dei genitori è stato il contestato caso della “famiglia che abitava nel bosco”, un problema che – tra l’altro - risulta ancora sulle pagine dei giornali e sui social. Ebbene, come metodo di istruzione, c’è da dire che nel nostro Paese è consentito, ovviamente a determinale condizioni. Sull’interessante argomento, relativo a questa famiglia, ho già scritto su questo blog in data 15 dicembre 2025, e, chi vuole, può andare a leggere quanto scrissi cliccando sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2025/12/listruzione-obbligatoria-e.html.

L’Ordinamento scolastico del nostro Paese stabilisce che la scuola è obbligatoria fino ai 16 anni. Quanto al metodo di istruzione, in Italia risulta legale anche istruire i propri figli da casa, senza doverli mandare obbligatoriamente a scuola. Nella legislazione italiana, infatti, fermo restando che di norma i ragazzi debbono frequentare la scuola, in particolare quella pubblica, esiste «un'alternativa alla frequenza delle aule scolastiche». Su richiesta della famiglia, che ha scelto di provvedere direttamente all'educazione dei propri figli, può essere concessa la possibilità di istruzione diretta, vincolata però al rispetto di alcuni criteri specifici, a partire dalla dichiarazione annuale da consegnare al dirigente scolastico, fino all'esame di idoneità fatto allo studente che si è formato a casa.

Come specificato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, in Italia l'istruzione parentale, conosciuta anche come “scuola familiare” o “homeschooling”, rappresenta un'alternativa riconosciuta al percorso scolastico tradizionale in aula. In particolare, questa opzione è regolata dall'articolo 2 del Decreto Legislativo 62/2017, che riconosce alla famiglia la possibilità di scegliere di provvedere direttamente all'educazione e all'istruzione dei propri figli. Tuttavia, l'attuazione dell'istruzione parentale, come già prima specificato, è vincolata alle rigide procedure previste e a dei requisiti ben specificati. Vediamoli un po’ in dettaglio. Innanzitutto, la famiglia che decide di avvalersi dell'istruzione parentale è tenuta a comunicare tale decisione ogni anno al dirigente scolastico della scuola statale più vicina alla propria residenza. Questa comunicazione deve essere inoltrata entro i termini stabiliti, ma l'aspetto cruciale è che la famiglia “deve dimostrare di possedere le capacità tecniche ed economiche necessarie”, per provvedere in modo autonomo all'insegnamento. Il dirigente scolastico, poi, avrà il dovere di verificare la correttezza di quanto dichiarato dai genitori e sarà obbligato a vigilare sull'adempimento dell'obbligo di istruzione del minore.

Il secondo pilastro dell'homeschooling è invece l'esame di idoneità, al quale ogni alunno deve sottoporsi annualmente per poter accedere alla classe successiva. Questo esame viene sostenuto – direttamente in una scuola statale o paritaria – come candidato esterno - e serve proprio a verificare che l’alunno abbia effettivamente acquisito le competenze relative al suo grado di studio. Nel caso in cui l’alunno non superi l’esame di idoneità, o se la famiglia non dovesse presentare tutta la documentazione necessaria, il dirigente scolastico dovrà attivare le procedure per l’iscrizione immediata dell’alunno presso una scuola. In altre parole, se i requisiti stabiliti dalla legge non dovessero essere rispettati, lo studente sarà obbligato a frequentare fisicamente la scuola, dovendo quindi rinunciare all'istruzione parentale da casa.

Amici, secondo i dati più recenti disponibili, dati ufficiali rilasciati dal Ministero dell'Istruzione, nel corso degli ultimi anni l'istruzione parentale è aumentata anche in Italia, soprattutto a seguito della pandemia da Covid-19. Nello specifico, se nell'anno scolastico 2018/2019 gli studenti educati a casa dai genitori erano circa 5.126, già nel 2020/2021 questo numero aveva raggiunto i 15.361.

Al momento, il record sembra essere stato raggiunto per l'anno scolastico 2024/2025, quando il Ministero registrò circa 16.000 studenti e studentesse istruiti da casa, a fronte di un totale di 7.073.587 di studenti tornati tra i banchi di scuola. Insomma, pur in crescita, si tratta, comunque, di una quota estremamente ridotta, pari allo 0,23% degli alunni totali. Per quest'anno la quota si ferma a 10.600, ma i dirigenti scolastici hanno tempo fino alla fine dell'anno per comunicare il numero definitivo di studenti in Homeschooling.

Cari amici, rispetto alla situazione italiana, guardando invece all'estero, tra i Paesi più avanzati sotto il profilo dell'Homeschooling ci sono gli Stati Uniti: secondo i dati ufficiali rilasciati dal National Center for Education Statistics (NCES), nell'anno scolastico 2022/2023 circa il 3,4% degli studenti – dalla scuola materna fino all'ultimo anno di liceo – ricorreva all'homeschooling. Che dirvi, amici lettori, personalmente credo che la percentuale deve restare alquanto bassa, in quanto la scuola non è solo "istruzione", ovvero apprendimento di conoscenza, ma anche "apprendimento d'insieme", per un sano inserimento dei giovani nella “VITA SOCIALE”!

A domani.

Mario

mercoledì, marzo 04, 2026

CARTE DI CREDITO E BANCOMAT: LA CURIOSA STORIA DELLA LORO NASCITA E DEL RELATIVO PIN DI SICUREZZA A 4 CIFRE.


Oristano 4 marzo 2026

Cari amici,

L’idea di trovare un sistema per non dipendere totalmente dal denaro contante nacque negli USA nel 1950. A ideare il giusto marchingegno fu un certo Frank McNamara. Un giorno l’uomo, trovandosi in difficoltà dopo aver dimenticato di portarsi appresso il contante per pagare una cena importante, iniziò a pensare ad un metodo di pagamento universale che potesse consentire di pagare acquisti e servizi senza l’uso del contante. L'obiettivo era quello di eliminare il disagio di trasportare sempre con se il denaro necessario, ipotizzando un particolare sistema per poter pagare ristoranti e servizi in modo semplice e veloce.

Dall’idea di Frank McNamara nacque la prima “CARTA DI CREDITO”: nel 1950 nacque il "Diners Club", accettato inizialmente in 27 ristoranti di New York, basato su un cartoncino che garantiva il pagamento. Nel 1958 la Bank of America lanciò la BankAmericard (poi Visa) a Fresno, in California, che fu la prima, vera carta "generalista", realizzata in plastica. La diffusione di massa avvenne negli anni '60 con l'introduzione della banda magnetica e la nascita di circuiti internazionali come MasterCard. Ma vediamo il concreto funzionamento di queste “Carte” sostitutive del contante.

Per poter erogare denaro le Carte hanno necessità di una macchina (il Bancomat), che funzioni senza intervento di impiegati, e, per poter prelevare, di digitare un apposito codice che ne legittima il titolare. L’inventore di questo codice fu, nel 1967, lo scozzese John Shepherd-Barron, che progettò il primo bancomat della storia, che fu installato per la Barclays Bank. Indubbiamente l’idea del codice era rivoluzionaria: permettere alle persone di prelevare contanti senza l’intervento di un impiegato e a qualsiasi ora del giorno o della notte era una novità assoluta! Insomma, una vera e propria rivoluzione!

Seppure in apparenza tutto appaia facile, c’era un problema fondamentale da risolvere: come identificare con certezza l’utente in modo sicuro e pratico? Indubbiamente fornendo, per l’utilizzo, un codice numerico. Ma, composto come e a quante cifre? 6 o 4 CIFRE? Inizialmente, Shepherd-Barron era convinto che un codice di 6 cifre fosse il giusto compromesso tra sicurezza e protezione contro le frodi. Era un codice ispirato al proprio numero di identificazione militare, composto proprio da sei caratteri.

Prima di standardizzare il sistema, però, Barron fece una prova molto semplice: chiese a sua moglie Caroline di memorizzare diversi codici numerici. Il risultato fu sorprendente. Caroline riusciva a ricordare i codici a 6 cifre solo per breve tempo. Dopo pochi minuti, però, ricordava con certezza solo le prime 4 cifre, mentre le altre diventavano confuse. Quella osservazione sul comportamento della moglie portò John Shepherd-Barron a una conclusione fondamentale: per essere adottato su larga scala, un sistema tecnologico deve essere intuitivo, facile da usare e ricordare, e quindi non frustrante.

La scelta di un codice di 4 cifre fu giustificata dal fatto che un codice troppo lungo avrebbe causato: errori frequenti, blocchi delle carte, frustrazione negli utenti e rifiuto della tecnologia. Per questa ragione Shepherd-Barron prese una decisione cruciale: adottare il codice a sole 4 cifre, che così divenne lo standard. Si, uno standard che ha resistito a lungo nel tempo, davvero in modo sorprendente, tanto che è ancora in uso oggi! Basti pensare che a tutt’oggi miliardi di persone nel mondo utilizzano ogni giorno un PIN di 4 cifre.

Cari amici, è pur vero che alcune banche (come in Svizzera) ora usano PIN a 6 cifre, dato che i sistemi moderni aggiungono ulteriori livelli extra di sicurezza (chip, limiti, antifrode, etc.), ma la struttura base è rimasta fedele a quella scelta iniziale. Certo, è curioso, addirittura affascinante, pensare che una delle decisioni tecniche più importanti della storia finanziaria moderna, che protegge il denaro di miliardi di persone nel mondo, sia nata da una conversazione informale tra Shepherd-Barron, a colazione con sua moglie, in una casa scozzese qualunque, per verificare la capacità di memorizzazione di una donna!

A domani, amici lettori.

Mario

martedì, marzo 03, 2026

L'IMPORTANZA DEL “SONNO” E DELLE ORE DEL RIPOSO. TU IN QUALI ORE DORMI? SEI GUFO O ALLODOLA? LE DIFFERENZE E LE CONSEGUENZE.


Oristano 3 marzo 2026

Cari amici,

Il SONNO è una necessità ineludibile, perché il corpo ne ha bisogno per ricaricare le energie, riparare i tessuti, consolidare la memoria e regolare il metabolismo e il sistema immunitario. È un processo vitale di rigenerazione fisica e mentale che, attraverso le fasi REM e non-REM, elimina le tossine cerebrali e regola ormoni cruciali come quelli della crescita. Il momento migliore per far riposare il nostro corpo, garantendo un sonno di qualità e rispettando il ritmo circadiano, è generalmente tra le 22,00 e le 06,00, con l'orario ideale per coricarsi fissato tra le 22,00 e le 23,00. Gli adulti necessitano in media di 7-9 ore di sonno per una corretta rigenerazione fisica e mentale.

Eppure la gran parte delle persone dedica al riposo gli orari più diversi, spesso mandando all’aria le necessità del nostro corpo. Su questo fronte le persone si dividono in due categorie ben definite: I MATTINIERI E I NOTTAMBULI. La prima è composta da persone che amano svegliarsi presto la mattina e che nello prime ore della giornata si sentono più produttive; la seconda categoria comprende, invece, quelli che preferiscono ritardare la sveglia e sono maggiormente attivi dal pomeriggio in poi. I mattinieri sono definiti ALLODOLE, mentre i nottambuli GUFI. È utile sapere, però, che queste differenze di abitudini, incidono sullo stile di vita, creando problemi anche seri.

Amici chiariamo meglio chi sono i nottambuli, quelli che vengono definiti GUFI e quelli mattinieri, che, invece, vengono definiti ALLODOLE. Le persone che vengono definite allodole rispecchiano queste caratteristiche: amano andare a letto e svegliarsi presto; si sentono al meglio all'inizio della giornata; hanno meno energia nel tardo pomeriggio e la sera; fanno fatica a restare svegli oltre una certa ora. Generalmente si può affermare che i mattinieri facciano meno fatica ad adattarsi agli orari standard diurni imposti dalla società e questo può rendere più facile l'inserimento nei luoghi di lavoro tradizionali. Anche le allodole, però, debbono affrontare qualche problema. Ad esempio perseguire e mantenere relazioni e altre connessioni sociali potrebbe essere più complesso, se si ha difficoltà a rimanere sveglio dopo le 21.

Vediamo meglio, ora, quelli che vengono definiti GUFI. Quelli che si riconoscono nella categoria dei GUFI tendono a: andare a letto tardi la sera e posticipare la sveglia la mattina; si sentono al meglio più tardi, nel corso della giornata in quanto tendono ad avere più energia di notte. Essere nottambuli presenta notevoli aspetti negativi, rispetto all'essere allodole. Poiché la maggior parte della società è strutturata attorno a un programma diurno, i nottambuli potrebbero infatti avere difficoltà a svolgere un lavoro tradizionale. Secondo uno studio le persone gufo, inoltre, sono più inclini allo stress.

Amici, uno studio del 2019 ha ipotizzato che i nottambuli potrebbero dover affrontare anche altri svantaggi, tra cui un aumento del rischio delle loro condizioni di salute: stanchezza mentale e diversi a problemi cardiaci e metabolici. La preferenza per le ore serali però non è sempre un male. Molti artisti, scrittori e professionisti creativi scoprono di ottenere il loro miglior lavoro mentre il mondo dorme tranquillamente intorno a loro. Amici, a prescindere dall'essere gufi o allodole, la cosa fondamentale è riuscire a dormire ogni giorno le ore sufficienti per mantenere un buon livello di salute.

Gli studi sul sonno non si fermano certo, anzi continuano. Una ricerca svolta nel 2020 ha confermato una tesi che già circolava da tempo: a causare le preferenze del riposo è la GENETICA, che fa sì che c’è chi preferisce l'alba e chi il tramonto. Gli autori dello studio hanno anche riscontrato che le donne sono più propense ad alzarsi presto la mattina, in percentuali molto maggiori rispetto agli uomini. La ricerca ha anche messo in luce che le persone ambiziose e altamente motivate di norma hanno maggiori probabilità di essere attive all'inizio della giornata.

Cari amici lettori, se volete verificare se fate parte dei GUFI o delle ALLODOLE, vi basta fare questo esperimento: accantonate la sveglia per qualche giorno e assecondate i vostri desideri di sonno o veglia a prescindere dagli impegni. Con il passare dei giorni vi dovreste accorgere di svegliarvi e andare a dormire sempre alla stessa ora in modo naturale. Ebbene, se raramente vi sentite assonnati prima di mezzanotte molto probabilmente fate parte del gruppo dei gufi, mentre se di solito vi ritrovate a sbadigliare poco dopo il tramonto di sicuro rientrate in quello delle allodole!

A domani.

Mario