lunedì, giugno 22, 2026

“STRINGERSI LA MANO”: UN GESTO OGGI COMUNE, PER CONOSCERSI E SALUTARSI, LA CUI ORIGINE RISALE A MOLTI SECOLI FA.


Oristano 22 giugno 2026

Cari amici,

Il gesto di “STRINGERSI LA MANO”, oggi usato per conoscersi e salutarsi, è nato nella notte dei tempi, in quanto ha origini millenarie, risalenti addirittura al IX secolo a.C. Le analisi archeologiche, infatti, hanno accertato che, in Mesopotamia, questo gesto era inizialmente nato come simbolo di pace e fiducia, evolvendosi, poi, nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi, infatti, stringersi la mano è un gesto ufficiale che compiamo in contesti formali, con cui ci presentiamo la prima volta, per dirci come stiamo, o anche usato per stipulare accordi sia commerciali che sociali.

Stringersi la mano nell’antichità era simbolo rituale di amicizia, rispetto e alleanza. Circa 5.000 anni fa i re assiri e babilonesi si stringevano la mano come simbolo di uguaglianza e rispetto. Le prime raffigurazioni in cui si nota il gesto di darsi la mano risalgono, infatti, ad oltre 5.000 anni fa: l’iconografia dell’antica Mesopotamia ci mostra divinità e sovrani che si stringono la mano come simbolo di amicizia e reciproco rispetto. Per esempio, presso l’Iraq Museum, il museo nazionale dell’Iraq a Baghdad, è conservata quella che si ritiene possa essere “l'immagine della più antica stretta di mano della storia”: si tratta di un bassorilievo assiro che mostra il re Shalmaneser III nell’atto di stringere la mano al sovrano babilonese Marduk-zakir-shumi I per sancire un’alleanza.

Altra testimonianza antica della stretta di mano è la stele situata nel santuario di Nemrut Dağı, in Turchia, che raffigura il re Antioco I (II secolo a.C.) stringere la mano ad Ercole, come segno di alleanza e rispetto tra un sovrano umano e un semi-dio. Successivamente, prima nell’antica Grecia e poi nell’antica Roma, la stretta di mano (in latino dexiosis o dextrarum iunctio, che significa congiunzione della mani) mantiene il significato di stringere alleanze e accordi, e diventa parte di rituali sociali come il matrimonio. Gli sposi, infatti, durante il rito congiungevano le mani, suggellando la loro unione.

Dal Medioevo in avanti la stretta di mano, detta “TOCCAMANO”, diventò un gesto con valenza giuridica: stringersi la mano significava a tutti gli effetti stringere un patto: un accordo commerciale, un’alleanza, ovvero suggellare contratti di diverso tipo; serviva in particolare anche per dimostrare che la mano destra era disarmata. Stringersi la mano, insomma, era come stipulare un contratto verbale: questa valenza rimase nei secoli, e portò la stretta di mano ad assumere un significato più popolare di gesto da compiere quando si era in accordo con il proprio interlocutore.

Successivamente, in Inghilterra e poi in America nel corso XVII secolo, i Quaccheri – movimento cristiano che si distingue per l’assenza di dogmi e sacramenti, basato sul contatto personale e interiore con Dio – adottarono la stretta di mano come forma di saluto egualitario. Proprio perché non riconoscevano dogmi e gerarchie, i Quaccheri scelsero il “toccamano” come segno di uguaglianza sociale e predisposizione allo scambio.

Amici, successivamente, con la Rivoluzione Francese, alla fine del ‘700, la stretta di mano diventò a tutti gli effetti un gesto “popolare”: i rivoluzionari la adottarono – in opposizione all’inchino – che indicava sudditanza, come espressione di uguaglianza e fraternità nel momento in cui ci si incontrava, giungendo, infine a noi, abitanti del Terzo Millennio! Fu un vero esempio di parità, quando ancora essere sudditi era quella triste realtà che la Rivoluzione Francese cercò di spazzare via.

Cari amici, oggi, stringersi la mano è quel gesto ufficiale che compiamo in contesti formali, con cui ci presentiamo la prima volta o con cui stipuliamo accordi in contesti diplomatici. Quella che ci sembra un’azione abituale, come avete letto prima, ha in realtà origini davvero molto antiche! La stretta di mano, insomma, ha sempre portato con sé un’espressione di rispetto, di pace e di scambio onesto, che caratterizza, oggi come ieri, il gesto positivo di accordo, di saluto benevolo, di accoglienza e parità.

A domani, amici lettori.

Mario

domenica, giugno 21, 2026

LA SOLITUDINE? NON SEMPRE È DA CONSIDERARSI NEGATIVA, IN QUANTO È CAPACE DI AVERE EFFETTI BENEFICI SORPRENDENTI.


Oristano 21 giugno 2026

Cari amici,

La SOLITUDINE, in linea di massima, è considerata un fattore negativo, in quanto capace di danneggiare la nostra salute, sia fisica che mentale. Eppure questo concetto non è da considerarsi univoco, perché la solitudine è un'arma a doppio taglio. Quando risulta “imposta”, infatti, è sicuramente un fattore negativo, ma - al contrario – quando risulta “scelta” e vissuta in modo temporaneo (solitudine positiva), essa diventa un'occasione preziosa per rigenerarsi, conoscersi a fondo e capace, anche, di aumentare la propria creatività.

Si, amici, decidere autonomamente di trascorrere del tempo da soli, non è sicuramente un’esperienza negativa, o una condizione da evitare, perché la solitudine, se vissuta nel modo giusto, può avere un impatto positivo sulla nostra salute. Per meglio intendere questo tema, questo concetto, può aiutarci la Dr.ssa Maria del Carmen Rostagno, psicologa, che ci chiarisce come la solitudine può diventare un’opportunità per rigenerare la mente, aumentare la consapevolezza di sé e, cosa ben più importante, farci ritrovare il giusto equilibrio interiore. Ecco alcune sue preziose considerazioni.

La solitudine – afferma con convinzione la Dr.ssa Rostagno – “Quando vissuta consapevolmente come un momento di riflessione, può diventare un potente strumento per il miglioramento del benessere mentale. Questa pratica offre molteplici benefici che vanno ben oltre il semplice “stare da soli”. Questo distacco temporaneo dal mondo esterno consente, infatti, di riconnettersi con sé stessi a un livello più profondo, come se si stesse sintonizzando una radio su una frequenza più chiara, quella della propria voce interiore. In questo stato, è possibile ascoltare i propri pensieri, sentimenti e intuizioni che spesso vengono soffocati dal rumore della routine quotidiana. E non è tutto.

Isolarsi, stare in solitudine, ci offre lo spazio per ricaricare le energie emotive e cognitive, riducendo lo stress e l’ansia accumulati nelle interazioni sociali e professionali. Inoltre, la riflessione solitaria può anche stimolare la creatività e l’innovazione, permettendo di esplorare nuove idee e prospettive senza il condizionamento esterno. Infine, è possibile anche sviluppare una maggiore resilienza emotiva, imparando, con la solitaria riflessione, a trovare conforto e forza in sé stessi.

Alla domanda “Come si può differenziare una solitudine rigenerante da una condizione di isolamento che potrebbe essere nociva per la salute mentale”, la Dr.ssa Rostagno così risponde. “Distinguere tra una solitudine rigenerante e un isolamento nocivo è fondamentale per la salute mentale. Ecco le più importanti differenze: LA SOLITUDINE RIGENERANTE è una scelta consapevole e volontaria, ha una durata limitata e bilanciata con interazioni sociali, produce sentimenti di calma, rinnovamento e chiarezza mentale, migliora l’umore e l’energia complessiva, favorisce la creatività e la produttività, permette di mantenere connessioni sociali significative al di fuori dei momenti di solitudine, aumenta l’autoconsapevolezza e l’autoriflessione in modo costruttivo.

Al contrario, invece, L’ISOLAMENTO NOCIVO, non è frutto di una nostra scelta ma è una situazione subita; questo tipo di solitudine tende a prolungarsi nel tempo senza limiti definiti, causa sentimenti di tristezza, ansia o depressione persistenti, diminuisce l’energia e la motivazione generale, ostacola la creatività e la produttività, porta a un progressivo allontanamento dalle relazioni sociali, può provocare pensieri negativi ricorrenti e autolesivi.

Amici lettori, per valutare se la propria solitudine è rigenerante o nociva, risulta importante osservare come ci si sente durante e dopo i periodi di solitudine: se ci si sente rinvigoriti e più connessi con sé stessi, è probabile che sia una solitudine positiva. Al contrario, se si avverte un senso di vuoto, disperazione o disconnessione prolungata, potrebbe trattarsi di un isolamento dannoso. Inoltre, è anche cruciale mantenere un equilibrio tra i momenti di solitudine e le interazioni sociali. Una solitudine sana non dovrebbe interferire con la capacità di mantenere relazioni significative o di partecipare alle attività quotidiane.

Cari amici, come ho precisato in apertura, la solitudine è un’arma a doppio taglio, ed è anche importante ricordare che è necessario trovare il giusto equilibrio tra la solitudine positiva e quella negativa. Un approccio flessibile e consapevole può aiutare a mantenere un sano equilibrio tra le positività e negatività che possono derivarne. Spesso ci si può sentire soli e incompresi anche in mezzo agli altri (solitudine emotiva), evidenziando un divario tra la connessione sociale desiderata e quella reale.

A domani, amici lettori,

Mario

sabato, giugno 20, 2026

LA CRISI DEL COMMERCIO IN SARDEGNA: SOLO NEL 2025, TRA NUOVE ISCRIZIONI E CESSAZIONI IL SALDO È NEGATIVO DI OLTRE MILLE UNITÀ.


Oristano 20 giugno 2026

Cari amici,

Commercialmente parlando, la SARDEGNA continua a registrare dati sempre più negativi. Negli ultimi tredici anni gli esercizi di vicinato – alimentari, negozi di abbigliamento, edicole e ferramenta – sono diminuiti di circa il 13%, lasciando spazio a una crescente diffusione di bar e ristoranti. Un cambiamento che, secondo gli operatori del settore, non garantisce più ai residenti gli stessi servizi essenziali di un tempo. Insomma, il tessuto commerciale sardo continua a sfaldarsi. Solo nel 2025 il settore ha registrato un saldo negativo di più di mille imprese tra nuove iscrizioni e cessazioni, mentre nell’arco degli ultimi dieci anni l’Isola ha perso circa un’impresa del commercio su sei. A pagare il prezzo più alto è il commercio al dettaglio, che nello stesso periodo segna un calo superiore al 20%.

Le motivazioni sono indubbiamente diverse e variegate. Da tempo un drastico cambio di mentalità ha avvantaggiato le colossali strutture commerciali nazionali e internazionali, oltre al costante avanzare  dell’e-commerce, che ha più che raddoppiato il proprio valore in pochi anni, erodendo così ulteriori quote di mercato al commercio fisico di prossimità. Inoltre, dietro la flessione commerciale prima evidenziata ci sono anche fattori strutturali difficili da invertire: l’invecchiamento della popolazione, con un tasso di natalità quasi dimezzato negli ultimi vent’anni.

Di fronte a questi pericolosi numeri, CONFCOMMERCIO SUD SARDEGNA ha ritenuto di portare i dati in audizione davanti al Consiglio regionale, chiedendo un rafforzamento degli interventi a sostegno del settore. Nel mirino dell’Associazione ci sono le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203): poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che secondo Confcommercio non è in grado di incidere in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola.

“Di fronte a numeri di questa portata, le risorse stanziate dalla Regione Sardegna con il richiamato disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203), dedicato ai contributi alle imprese commerciali, sono indubbiamente un segnale positivo, ma risultano del tutto insufficienti”, ha dichiarato Sandro Guiso Direttore Regionale; “parliamo di poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che non è in grado di intervenire in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola”, ha concluso.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso Emanuele Frongia, componente l’Assemblea dell’Associazione e già Vice Presidente di Confcommercio Sud Sardegna: “Non si tratta di assistenzialismo, ma di un investimento sul territorio. Ogni euro destinato al commercio di vicinato torna alla collettività in termini di occupazione, sicurezza e vitalità dei centri urbani. Continueremo a chiedere alla politica regionale un impegno più coerente con la gravità della situazione”.

Amici, la Sardegna, comunque, rispetto al resto d’Italia, risulta sempre più penalizzata. A livello nazionale, infatti, come evidenziano i dati Movimprese di InfoCamere e Unioncamere, al 31 dicembre 2025 in Italia erano attive 56.599 imprese in più di quelle operative il 1 gennaio dello stesso anno. Certo, questo è un incremento modesto ma comunque di segno positivo! Ciò sta a dimostrare che per la nostra isola debbono essere messi in moto interventi qualificanti, per poter ripristinare un’adeguata presenza delle strutture commerciali.

Cari amici, nonostante un saldo nazionale positivo dell'anagrafe delle imprese (+0,96%), il settore commerciale, in particolare in Sardegna, ha registrato una progressiva flessione, confermando il ridimensionamento delle attività tradizionali a favore dei servizi e del turismo. Nel territorio sardo, il commercio ha risentito fortemente del cambiamento delle abitudini d'acquisto: le imprese del settore sono in calo (con il dettaglio che segna le perdite maggiori); fanno da modesto contraltare, solo la crescita del settore alloggio e ristorazione (+18,5% nel decennio). Ci si chiede: Potranno arrivare interventi tali da ripristinare un certo equilibrio? Difficile dare una seria risposta!

A domani.

Mario

venerdì, giugno 19, 2026

L’UOMO E LA SCELTA DEL “LIBERO PENSIERO”. TANTO TEMUTO DAL POTERE, IL ‘PENSARE LIBERAMENTE’ SIGNIFICA SENTIRSI INDIPENDENTI DALL’AUTORITÀ. LA FILOSOFIA DI BERTRAND RUSSEL.


Oristano 19 giugno 2026

Cari amici,

L’UOMO fortunatamente è nato libero! Libero di agire e di pensare, nel senso di avere la capacità di elaborare le proprie convinzioni, basandosi sull'evidenza e sulla ragione, e rifiutando dogmi e imposizioni esterne. Il “LIBERO PENSIERO”, intrinsecamente è rivoluzionario perché consente di liberare l'individuo dal conformismo e dalla sottomissione intellettuale, rendendolo indipendente da qualsiasi forma di autorità sia dogmatica che politica. Il poter “pensare liberamente”, che consente all’individuo di contestare e mettere in pericolo l'autorità, è uno dei temi centrali degli scritti del grande filosofo Bertrand Russell, Premio Nobel per la Letteratura nel 1950; un chiaro "riconoscimento dei suoi molteplici e significativi scritti, nei quali ha difeso gli ideali umanitari e la libertà di pensiero".

Bertrand Russell, fu uno dei più influenti filosofi del XX secolo; Egli ha sempre posto al centro della sua riflessione il valore del pensiero critico e razionale come fondamento della libertà umana. La citazione: “Gli uomini temono il pensiero più di qualsiasi cosa al mondo, più della rovina, più della morte stessa. Il pensiero è rivoluzionario e terribile. Il pensiero non guarda ai privilegi, alle istituzioni stabilite e alle abitudini confortevoli. Il pensiero è senza legge, indipendente dall’autorità, noncurante dell’approvata saggezza dell’età. Il pensiero può guardare nel fondo dell’abisso e non avere timore. Ma se il pensiero diventa proprietà di molti e non privilegio di pochi, dobbiamo finirla con la paura.”

Per Russel Il pensiero è rivoluzionario, perché rompe le barriere dell’ordine costituito. Non riconosce gerarchie prestabilite, non si piega a dogmi, non teme di mettere in discussione tutto ciò che viene dato per scontato. In questo senso, pensare autenticamente significa anche essere disposti a rinunciare alle illusioni rassicuranti e ad affrontare la realtà nella sua complessità, anche laddove essa è inquietante o dolorosa. Il pensiero, se è davvero libero, è sovversivo, scardina le fondamenta su cui poggiano i privilegi sociali, smaschera le convenzioni, denuncia le falsità del potere.

Amici, per Russel la paura del pensiero è, in fondo, la paura della libertà. Perché pensare significa scegliere, discernere, agire. Significa non affidarsi più all’autorità di altri, ma essere autori della propria visione del mondo. E questa autonomia è spaventosa per chi ha costruito la propria identità sull’obbedienza e sulla dipendenza. Il libero pensiero è, per Russel, profondamente democratico, nel senso che non è un privilegio di pochi, e questa libertà diventa una forza che può trasformare davvero la società.

Nell’elaborare la sua filosofia Bertrand Russell non si limita a constatare il potere del pensiero e la paura che esso suscita. Egli afferma, in modo forte, etico e imperativo, che “dobbiamo finirla con la paura”. La sua è una chiamata alla responsabilità collettiva, all’urgenza di creare una cultura in cui pensare non sia un atto pericoloso, ma un diritto e un dovere. In questo senso, il libero pensiero diventa anche una forza morale: ci emancipa, ci rende migliori, ci costringe a vedere il mondo non solo per ciò che è, ma per ciò che col contributo di tutti potrebbe diventare.

Amici, come possiamo considerare il pensiero del grande pensatore, figlio del secolo scorso, nella caotica vita sociale politica del Terzo Millennio? Nel contesto storico e politico in cui viviamo, le parole di Russell conservano una straordinaria attualità. L’accesso all’informazione, la diffusione dei saperi, la possibilità di esprimere opinioni diverse sono, almeno formalmente, più ampie che in passato. Ma ciò non significa che il pensiero sia realmente libero. In un mondo dominato da narrazioni imposte, da semplificazioni mediatiche, da algoritmi che selezionano le nostre idee, il pensiero critico è ancora una conquista quotidiana, una pratica che richiede coraggio e rigore.

Cari lettori, oggi la vera sfida che ciascuno di noi può lanciare è fare in modo che il pensiero non resti confinato all’ambito accademico o intellettuale, ma diventi una forza viva nella società. Se siamo in tanti a ragionare con il pensiero libero, riusciremo a far sì che la scuola, i media, la politica promuovano il dubbio, la curiosità e la riflessione, invece dell’adesione a chi ci governa. Finché il pensiero resterà un privilegio di pochi, la democrazia sarà incompiuta. Finché si continuerà ad aver paura di pensare liberamente – per conformismo, per timore delle conseguenze, per desiderio di tranquillità – continueremo a rinunciare ad essere uomini liberi, ovvero ad essere pienamente umani. PAROLE SANTE!

A domani.

Mario

giovedì, giugno 18, 2026

PIATTI TRADIZIONALI SARDI: “SU COCCOI DI VERDURE”. LA TIPICA FOCACCIA RUSTICA DELLA CIVILTÀ CONTADINA È TORNATA IN AUGE!


Oristano 18 giugno 2026

Cari amici,

Chi ha la mia età, avendo vissuto nel secolo scorso gli ultimi scampoli della Civiltà Contadina, sa bene quante meravigliose ricette erano allora possibili, utilizzando i semplici ingredienti forniti dalle campagne, allora coltivate con grande lavoro individuale e con pochi strumenti. Ecco, oggi voglio riportare a Voi, amici lettori, una bella e sana ricetta, una focaccia semplice e saporita, che utilizzava i semplici ingredienti allora disponibili: “SU COCCOI DI VERDURE” (noto in sardo come su coccoi de bidrura o coccoi de crocoriga).

Questa curiosa focaccia rustica, composta da ingredienti poveri, era davvero deliziosa, capace di soddisfare l’appetito anche dei palati più raffinati. La ricetta, utilizzata in particolare in Ogliastra e nel Campidano, era semplice e facile da preparare. Realizzata senza l’uso del lievito, era costituita da un impasto di farina che si amalgamava sfruttando unicamente l'acqua di vegetazione degli ortaggi che la componevano, e che, a seconda delle stagioni, potevano essere quelli estivi o anche quelli invernali.

Come accennavo prima, la ricetta era variabile a seconda della stagione e della zona, anche se gli ingredienti di base erano costituiti (e lo sono anche oggi), da fresche verdure. Ecco la ricetta per 4 persone: Verdure: Zucchine 400 gr., carote 200 gr., una cipolla (o scalogno) e pomodori a pezzetti 200 gr., Legante: Farina 00 o farina di riso 250 gr. (per una variante gluten-free), Condimento: Olio extravergine d'oliva 80 gr., sale e, se gradito, pepe. Tutti ingredienti erano il frutto del lavoro del proprio orto, ortaggi che erano in gran parte quasi sempre presenti nelle case di ogni famiglia.

La preparazione di questa focaccia rustica era semplice e veloce. Vediamo insieme come possiamo prepararla anche noi oggi. Ecco i passaggi. Preparazione delle verdure: dopo aver messo sul tavolo un capace contenitore, si lavano e asciugano perfettamente le verdure da utilizzare, passando poi al loro taglio. Dopo aver pelato le carote, le grattugiamo grossolanamente, passando poi  a grattugiare anche le zucchine; al termine si taglia finemente la cipolla, riducendola a piccoli cubetti. sminuzzando infine i pomodori. Al termine della preparazione, si cerca di eliminare dal recipiente contenitore l’acqua in eccesso prodotta dalle verdure.

Fatto questo, si aggiungono alle verdure presenti nella ciotola, una presa di sale e una di pepe macinato, massaggiando il composto con le mani. Al termine si lascia riposare l’impasto ancora per qualche minuto per far fuoriuscire il rimanente liquido di vegetazione. Dopo aver aggiunto un filo d’olio, ora si inizia ad impastare con le mani, versando, poco alla volta, la farina. Non c'è bisogno di aggiungere acqua, in quanto i liquidi delle verdure saranno sufficienti a creare un composto morbido e omogeneo. La preparazione, amici, è così arrivata praticamente al termine: ora c’è da preparare la cottura del composto che si trasformerà in focaccia.

Si prepara ora il forno, iniziando a preriscaldarlo e, dopo aver scelto una teglia bassa e larga, la si fodera con carta forno, cospargendola con un velo d’olio; ora si inizia a stendere il composto sulla teglia, cercando di ottenere uno spessore di circa mezzo centimetro, appiattendola per bene aiutandosi con una spatola. Ora c'è solo da infornare la teglia e cuocere a 200 gradi per circa 30 minuti. Quando si vede la focaccia dorata e fragrante, la si sforna e si lascia raffreddare. Ora si può disporre Su Coccoi in un piatto di portata, lo si taglia a fette, e si porta in tavola. Il risultato finale è una focaccia morbida al centro e deliziosamente croccante sui bordi, perfetta da servire in apertura del pasto o in occasione di buffet e aperitivi.

Amici, da qualche tempo, forse positivamente segnalata da persone di una certa età, questa ricetta sta riprendendo piede, risultando utile anche nella turbolenta vita di oggi! Risulta, infatti, ottima da gustare, per esempio insieme ad antipasti, con dell’affettato, del pecorino o a un buon formaggio caprino locale; su Coccoi di verdure sarà squisito anche spalmato con hummus, mousse salate e cremose salsine fatte in casa, oppure farcito con prosciutto, maionese e altro a piacere. Insomma, potrà essere anche la base di uno sfizioso spuntino da portare fuori porta, in occasione di picnic e gite, al mare o in campagna.

Cari amici, la ricetta prima riportata ha utilizzato un mix di carote, zucchine, cipolle e pomodori ma, chi lo desidera, può arricchire l'impasto con porri, scalogni o peperoni, oppure, durante la stagione fredda, con una variante autunnale a base di zucca e funghi. Un’ultima notizia: Su Coccoi di verdure si conserva in frigo, in un contenitore a chiusura ermetica, per 2 giorni massimo. Al momento di servirlo, il suggerimento è di ripassarlo per qualche istante in forno per farlo tornare caldo e fragrante. Ora auguro "Buon appetito" a chi prova la ricetta!

A domani.

Mario

 

 


mercoledì, giugno 17, 2026

IL SERIO PERICOLO DELL'ESAGERATO USO DEI SOCIAL. ECCO COME CERCARE DI DISINTOSSICARSI CON IL "DOPAMINE RESET" (O DOPAMINE DETOX).


Oristano 17 giugno 2026

Cari amici,

In un mondo oramai dominato dai computer, in primis dall’Intelligenza Artificiale, un contesto dove imperversano i social, presenti sulle piattaforme come TikTok, Instagram, Twitter, Facebook, Influencer e creator, l’esagerato uso di questi strumenti sta raggiungendo livelli così intensi e pericolosi da farci rischiare il burnout. Proprio per questo, per evitare seri danni, sta prendendo piede l’idea di arrivare a “staccare tutto”, anche se "farlo" non appare molto facile né semplice da comprendere. Eppure in tanti hanno capito che è necessario arrivare a farlo, tant’è che ha già avuto un notevole successo il “DOPAMINE RESET”, termine inglese, quest'ultimo, che esprime il bisogno crescente di ridurre stress, distrazioni e sovraccarico informativo.

Gli studiosi dell’argomento mettono in allerta i forti utilizzatori di questi strumenti, insegnando loro a capire quando mettersi in allarme. La sovra-stimolazione digitale porta spesso a una condizione di "nebbia mentale" e apatia verso le attività che richiedono sforzo prolungato. Ecco alcune esempi. È Doomscrolling compulsivo, se passi ore a scorrere i feed dei social media senza un reale interesse, perdendo la cognizione del tempo; è Incapacità di concentrazione, se non riesci a focalizzarti su un compito lavorativo o di studio per più di 15-20 minuti senza sentire l'impulso di controllare il telefono.

E non è tutto. Se sei arrivato a sentire Ansia da disconnessione, dopo aver provato disagio, irritabilità o la FOMO (Fear Of Missing Out) se non hai lo smartphone a portata di mano; Se hai bisogno costante di gratificazione istantanea, ovvero preferisci attività passive e veloci (video brevi, snack zuccherati, videogiochi), rispetto ad attività che richiedono pazienza (lettura, progetti a lungo termine). Infine se hai Disturbi del sonno, in quanto usi lo schermo fino a un attimo prima di chiudere gli occhi, compromettendo la qualità del riposo, sei arrivato al capolinea: hai necessità di arrivare al "DOPAMINE RESET"!

Amici Il termine "DOPAMINE RESET" (o dopamine detox) indica un periodo di astinenza temporanea da stimoli ad alto impatto (come social media, videogiochi o cibi spazzatura) progettato per ricalibrare il sistema di ricompensa del cervello. Non si tratta di eliminare la dopamina – che è un neurotrasmettitore fondamentale per la motivazione e il benessere – ma di abbassare la soglia di stimolazione per tornare ad apprezzare le piccole cose quotidiane. Insomma, l’idea di una pausa prevede la riduzione drastica di stimoli digitali e gratificazioni immediate per “riequilibrare” il cervello.

Anche se il concetto di “RESET” non è scientificamente corretto, ridurre l’esposizione a stimoli digitali può avere effetti positivi. Molte persone riportano una maggiore capacità di concentrazione, meno ansia da notifiche e una migliore gestione del tempo libero. Il reset, insomma, consente un approccio più realistico al benessere mentale, più che un reset della dopamina, gli esperti parlano di educazione all’uso degli stimoli digitali; ciò significa che “imparare a gestire social, notifiche e multitasking” può essere più efficace di qualsiasi “detox estremo”. Uno dei benefici più immediati del Dopamine Reset è il drastico miglioramento della capacità di attenzione. Eliminando le continue interruzioni delle notifiche, il cervello può rientrare in modalità Deep Work (lavoro profondo). Questo accade perché si riduce il "residuo di attenzione", quel fenomeno per cui, dopo aver controllato una mail o un messaggio, una parte delle nostre risorse cognitive rimane ancorata alla distrazione precedente.

La salute mentale e i SOCIAL MEDIA amici lettori, sono strettamente interconnessi. L'uso compulsivo dello smartphone mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta costante, elevando i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. Disconnettersi permette di passare dal sistema simpatico (attacco o fuga) al sistema parasimpatico (riposo e digestione), favorendo un senso di calma interiore e riducendo i sintomi di ansia generalizzata.

Cari amici, proprio per questo fare un RESET,  come indicato prima, consente la riscoperta dei piccoli piaceri (Re-sensibilizzazione). Attività come fare una passeggiata, leggere un libro o cucinare, ci erano diventate incredibilmente noiose, mentre non lo erano! Ecco, attraverso il DOPAMINE RESET, avviene una Up-Regulation dei recettori dopaminergici: il cervello diventa nuovamente sensibile agli stimoli più lievi, permettendoci di provare piacere e soddisfazione anche nelle cose semplici e quotidiane! Provare per credere!

A domani cari lettori.

Mario