Oristano 4 maggio 2026
Cari amici,
In Italia il formaggio “GRANA”
è indubbiamente uno dei formaggi più noti e utilizzati. Il Parmigiano Reggiano
e il Grana Padano, formaggi a pasta dura, granulosa e a lunga stagionatura, sono
i due giganti DOP, noti in tutto il mondo. Ebbene, il capostipite di questo
eccellente formaggio fu inventato nel Medioevo ed ebbe origini Monastiche: la
tradizione, infatti, ne attribuisce la nascita ai monaci cistercensi
dell'Abbazia di Chiaravalle Milanese (intorno al 1135). Questi frati bonificarono
le terre paludose del lodigiano, trasformandole in grandi pascoli, dove
esercitarono l’allevamento di bovini.
Nella Comunità le grandi
quantità di latte disponibile, spesso in eccedenza, avevano necessità di essere
conservate e furono trasformate in formaggio. Proprio da questa conservazione
nacque il “GRANONE LODIGIANO”, che è considerato il capostipite storico
di tutti i formaggi grana italiani. Un formaggio nato dall'ingegno dei monaci
cistercensi, che si diffuse ben oltre il territorio di produzione, diventando
una delle eccellenze casearie più antiche della Lombardia.
Questo eccellente
formaggio a lunga stagionatura uscì presto dalle mura del Monastero, superando i
confini delle campagne originarie espandendosi anche in Emilia-Romagna. Nel
Seicento Bartolomeo Stefani scrisse in “L’arte del ben cucinare” di
«formaggi così squisiti che il lodigiano non si può nominar che non si lodi».
Un affresco seicentesco dell’esponente del Manierismo cremonese, Antonio Campi,
nella chiesa di San Sigismondo a Cremona lo prova in maniera tangibile,
ritraendo una tavola imbandita, dove una fetta di Granone Lodigiano dalla
crosta scura spicca accanto a delle pere succose.
Quel rapido successo attirò
anche l’attenzione di Napoleone Bonaparte, che nel corso della prima campagna
d’Italia, nel 1796 inviò un suo scienziato, Gaspard Monge, a indagare i segreti
del formaggio proprio in virtù della sua longevità per risolvere i problemi di
conservazione dei rifornimenti per il suo esercito. Partito da Parigi e
arrivato a Parma, Monge scrisse una lettera all’imperatore dicendo, «A Parma
scopro che questo formaggio si produce invece a Lodi». In quelle campagne lo
scienziato francese scoprì i segreti della produzione e annotò ogni passaggio
di quell’antica ricetta, creando un importante vademecum.
La maggiore espansione
del formaggio avviene però nell’Ottocento. Ogni grande cascina della zona
custodiva il proprio “cason”, il luogo dove si trasformava il latte delle
proprie vacche e dove si produceva il Granone. Nell’epoca dei Grand Tour,
l’ubiqua guida di viaggio Baedeker, la Michelin dell’epoca, conferma che il
“formaggio rinomato” nasceva non a Parma ma in territorio lodigiano; perfino
Giacomo Leopardi, in versi scherzosi del 1812 che raccontavano le ricchezze
della tavola imbandita italiana, esalta il “lodigiano cacio” degno compagno di
“pugliesi maccheroni”. Nelle sue memorie, scritte in lingua francese, tra il
1789 e il 1798, e pubblicate postume attorno al 1825 in una versione censurata,
persino il celebre seduttore veneziano Giacomo Casanova attesta la qualità e la
provenienza del Granone Lodigiano.
Col passare del tempo, grazie
al crescente gradimento che questo tipo di formaggio riceveva, la sua
produzione aumentò, e grazie all’abilità dei commercianti di Parma, il nome di
questo formaggio da Lodigiano divenne “PARMIGIANO”, prendendo il posto di quell’originale
formaggio nato a Lodi, e conquistando velocemente i mercati d’Italia e il resto
d’Europa. La spietata concorrenza del Parmigiano iniziò a far calare la
produzione del “Lodigiano”, fino a farla scomparire. la produzione andò via via
riducendosi, fino quasi a scomparire. Col passare del tempo i grandi CASON
chiudevano uno dopo l’altro e la notorietà del formaggio nero rimase un segreto
custodito da pochissimi casari.
Amici, nella prima metà
del secolo scorso (1947) La famiglia POZZALI, composta da tre giovani fratelli da
poco laureati, decidono di trasformarsi in imprenditori del settore caseario.
All’interno dell’azienda agricola paterna strutturano il loro primo caseificio
per trasformare il latte di loro produzione e di alcune cascine dei dintorni.
Il successo è immediato. Nel 1958 il secondogenito, l’architetto Giovanni
Pozzali, inaugura il nuovo caseificio a pochi chilometri da Lodi, a Casaletto
Ceredano in provincia di Cremona.
L’azienda crebbe velocemente
e iniziò a diversificare la produzione fino ad arrivare al lancio della
specialità casearia che riportò in auge il “GRANONE LODIGIANO. Oggi è la nuova
generazione (è la terza) dei Pozzali a guidare la produzione, che nel frattempo
ha cambiato nome all’azienda chiamandola “Bella Lodi”. Grazie a loro quell’antico
formaggio oggi è un Prodotto Alimentare Tradizionale che segue un rigido
disciplinare e risponde a standard attuali: latte da vacche unicamente nutrite
con foraggi di origine vegetale, naturalmente senza lattosio, a ciclo
produttivo certificato con energie rinnovabili, e un packaging 100%
compostabile. Sono loro gli unici produttori del GRANONE LODIGIANO PAT,
rispettando rigorosamente il disciplinare di produzione.
Cari amici, quella del GRANONE
LODIGIANO è proprio una gran bella storia! Dopo l’oblio
momentaneo, oggi il Granone Lodigiano è tornato dove merita: tra le grandi
eccellenze casearie italiane.
A domani.
Mario


















































