Oristano 12 giugno 2026
Cari amici,
Al filosofo greco ANTISTENE
DI ATENE, discepolo di Socrate e figura chiave del tardo socratismo, fondatore
della scuola di Cinosarge, viene attribuita una citazione piuttosto scomoda: «Osserva
i tuoi nemici, perché sono i primi a scoprire le tue mancanze». Tradotto
in chiave moderna la citazione si può così tradurre: «Osserva i tuoi nemici,
perché sono i primi a scoprire i tuoi difetti». È indubbiamente una
dichiarazione forte, un suggerimento che potrebbe essere recepito in un “manuale
di sopravvivenza sociale”, ma è certamente una concreta realtà, chiara ed evidente, praticata nella filosofia
antica, ma valida ancora oggi: un chiaro suggerimento di attenzione e
autoconsapevolezza, nel senso che: «Bisogna badare sempre ai nemici, perché sono loro i primi
a notare i nostri errori».
La cruda realtà,
infatti, è che, a differenza degli amici o degli adulatori (che Antistene
considerava pericolosi quanto i predatori), il nemico non ha alcun interesse a
compiacerci o a edulcorare la realtà. Avere la consapevolezza che i nostri
nemici ci osservano con attenzione, e prendere atto della loro critica, è un doveroso
esercizio di grande umiltà e di autoconsapevolezza. Le critiche, seppur ostili,
mettono in luce i nostri difetti e le possibili mancanze, quelle che noi stessi
tendiamo a ignorare o giustificare. Perciò, i difetti scoperti dai nostri nemici
diventano così “strumenti preziosi” per modificare e revisionare il nostro
carattere e migliorare la nostra crescita interiore.
Il filosofo Antistene nacque ad
Atene. Figlio di padre ateniese e madre tracia, era un soggetto di origine
mista, cosa che lo collocava in una posizione sociale scomoda, lontana dall’essere
un ideale cittadino “puro ateniese”. Inizialmente, nella sua giovinezza, fu un filosofo
sofista, poi divenne un fervente seguace di Socrate, dal quale assimilò la
priorità dell’etica sulla teoria. Dopo la morte di Socrate (nel 399 a.C.), Antistene insegnò ad Atene nel ginnasio di Cinosarge (Kynosarges),
uno spazio periferico della città associato a coloro che non erano cittadini a pieno titolo come lui.
Tornando all’osservazione dei puri ateniesi, questi lo soprannominarono “cane semplice” di Atene, per il suo ideale di vivere una
vita austera (“vita canina”), priva di pudore verso ciò che era superfluo, ma
libera dal giudizio altrui; essi, infatti, lo consideravano un cittadino di
seconda classe, cosa che lo segnò per tutta la vita. Da ciò Egli derivò la sua
filosofia, che lo portò a trasformare la critica altrui in uno strumento per
affinare la propria virtù. In questa linea, Antistene fu un uomo forte, che vendette i propri
beni e tenne solo una tunica logora, convinto che, attraverso i suoi strappi, potesse vedere meglio la vanità umana. L’immagine esterna fu quasi cinematografica:
quella del saggio che rinuncia alla comodità per non rinunciare a sé stesso.
La sua idea di guardarsi dal
nemico perché è il nemico che scopre i
nostri difetti, è supportata da almeno due motivi essenziali: il primo è che è
lui, il nemico, quello che ci osserva senza indulgenze e ci critica duramente, il secondo perché
lui non ha bisogno di fare bella figura con noi! Perciò, la sua frase «Osserva
i tuoi nemici, perché sono i primi a scoprire le tue mancanze», è un forte
invito ad un comportamento molto socratico: la necessaria revisione del
proprio carattere. Antistene sosteneva che la virtù non fosse mai considerata chiacchiera, ma
pratica; la virtù si dimostra nei fatti, non nei discorsi né nelle parole
vuote! “Se i tuoi difetti ti sono invisibili, forse lo sguardo ostile può
illuminarli”.
In realtà, amici,
Antistene non era un ingenuo. La sua proposta di osservare con attenzione i nostri
nemici non implica credere a tutto ciò che dice l’avversario, ma usarlo come
uno specchio: quali critiche si ripetono, anche se provengono da persone
diverse? Cosa ti irrita tanto da indicare, forse, una verità su di te? Quale
parte di quella critica è un attacco… e quale parte è informazione? Forse per
questo, e per la sua formazione retorica iniziale con il filosofo sofista
Gorgia, prima di abbracciare l’etica socratica, divenne un pensatore
ossessionato dall’essenziale: la virtù come unica ricchezza, il dominio dei
desideri e l’indipendenza dal giudizio pubblico.
Cari amici, noi, uomini e
donne del Terzo Millennio, vivendo immersi e sommersi dai dai social network, possiamo
ancora recepire in positivo la filosofia di Antistene. La critica di oggi,
quanto a crudeltà, credo che no abbia niente da invidiare a quella del passato, per
cui la citazione di Antistene sembra addirittura scritta per noi! Oggi la
critica è, a volte crudele e ingiusta, quanto è più del passato, per cui
osservare con attenzione il nostro nemico diventa ancora più necessario!
A domani.
Mario

















































