Oristano 21 marzo 2026
Cari amici,
Capire, arrivare a
comprendere nella sua interezza “COS’È LA COSCIENZA” è un dilemma che
l’uomo non è ancora riuscito a risolvere. Si, la Coscienza resta ancora oggi il più grande mistero dell’uomo, che le neuroscienze non sono ancora riuscite a
risolvere. Il "problema della nostra coscienza" è qualcosa di così difficile
da definire che continua rimanere nel limbo. I pareri dei grandi scienziati
sono alquanto diversi: c’è chi descrive la coscienza considerandola come
l’esperienza soggettiva di sé stessi e del mondo, ovvero un flusso ininterrotto di
percezioni, emozioni e pensieri, vissute dalle persone consapevoli di ciò che accade
dentro di loro e di ciò che accade nel mondo, mentre tanti altri soggetti si ipotizzano che la coscienza nasca da ben altro.
Il termine coscienza, amici, è alquanto antico: deriva dal latino conscientia, che a sua volta proviene da conscire, composto
da cum (con) e scire (sapere) ed è un fenomeno così familiare da sembrare
scontato, ma al tempo stesso così complesso da risultare uno dei più grandi
enigmi delle neuroscienze e della filosofia della mente. Diversi scienziati e
filosofi hanno provato a darne una definizione, ma il dibattito è ancora aperto
e animato, ed è arrivato a coinvolgere le aree di ricerca più disparate, dalla
medicina alla fisica. L'integrazione tra queste discipline e l'innovazione
tecnologica sono all'opera per capire come l’attività di miliardi di
neuroni può produrre la straordinaria ricchezza del vissuto interiore.
Gli studi proseguono
alacremente, in quanto comprendere i meccanismi che formano la coscienza
potrebbe portare benefici rilevanti non solo a livello teorico, ma anche in
ambito clinico (per esempio, monitorare stati di coma o disturbi della coscienza) e
tecnologico (nello sviluppo di interfacce uomo-macchina sempre più intuitive).
Oggi uno dei metodi di studio sulla coscienza è quello di scomporre la
coscienza in alcune componenti chiave: la prima componente è la consapevolezza
dell’ambiente e di sé stessi, ovvero la capacità di percepire e interpretare gli
stimoli esterni (come suoni, luci o odori) e di monitorare il proprio stato
interno (pensieri, sensazioni corporee, emozioni).
La seconda componente è
l’identità personale: il senso di sé come entità distinta, con una propria
storia, un insieme di ricordi e un bagaglio di emozioni che differenziano
l’individuo dal resto del mondo. Quest’ultimo elemento – ossia la percezione di
un “io” che vive l’esperienza – risulta particolarmente arduo da spiegare. Il
cervello non si limita a elaborare informazioni, ma genera un senso di “prima
persona” che rende l’esperienza cosciente intrinsecamente soggettiva, e la
inserisce in una continuità temporale che crea il senso di unità di ciò che
viviamo. Per indagare l'intrinseca soggettività dell'esperienza cosciente, la
filosofia ha forgiato il termine "qualia", per cercare di dare un
nome all'insieme di sensazioni, sentimenti e percezioni che caratterizzano il
"cosa si prova" in una specifica esperienza, piuttosto che studiarla
solo sotto il profilo dei circuiti neurali.
Amici, nel tentativo di
avvicinarsi a una spiegazione scientifica della coscienza, gli scienziati hanno
formulato diverse teorie. Sono Tre (3) quelle più discusse: la Teoria
dell’Informazione Integrata, la teoria dell’Orchestrazione Quantistica e la
Teoria dello Spazio di Lavoro Globale. Quest’ultima, formulata da Bernard
Baars e sviluppata da altri scienziati come Stanislas Dehaene, che vede
la coscienza come un “palcoscenico” in cui diverse componenti del cervello
condividono informazioni. I contenuti che raggiungono lo “spazio di lavoro
globale” diventano coscienti perché vengono diffusi e distribuiti tra più
sistemi specializzati (attenzione, memoria, linguaggio, ecc.). L'accesso allo
spazio di lavoro globale avverrebbe attraverso una competizione: i contenuti più
"forti" o "urgenti", vinceranno la sfida neuronale e si
propagheranno fino a raggiungere le "autostrade del cervello", che li
farebbero emergere come coscienti.
Cari amici, per ora il
grande mistero della COSCIENZA resta ancora nel limbo, come prima indicato. Indagare
la coscienza sperimentalmente continua a presentare ostacoli unici. In primo luogo, si
tratta di un fenomeno intrinsecamente soggettivo, difficilmente riducibile a
semplici misure comportamentali o a letture di attività cerebrale. Inoltre, i
processi neurali alla base di questa esperienza unitaria coinvolgono
probabilmente un gran numero di aree e circuiti, che si influenzano a vicenda. Amici lettori, per me, che credo fermamente in Dio, la "Coscienza" rimarrà sempre un mistero, perché solo Dio,
che la coscienza ci ha donato per vivere pacificamente su questo mondo, sa esattamente cos’è e a cosa serve!
A domani.
Mario





































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