Oristano 26 giugno 2026
Cari amici,
Nonostante le ripetitive rassicurazioni
del Governo, che strombazza il sensibile aumento dei posti di lavoro, nel
nostro Paese la povertà continua a farla da padrone. Il Rapporto annuale
Istat 2026, recentemente diffuso, ci dice che l’Italia è sempre più povera. Per quanto si
parli, tra le pagine, di occupazione in ripresa, di Pil in crescita, la
situazione economica delle famiglie meno abbienti non cambia, rispetto all’anno
precedente. I dati che emergono dal rapporto con una grande chiarezza non hanno nulla
di rassicurante: nel 2024, vivevano in povertà assoluta 5,7 milioni di persone,
per un totale di 2,2 milioni di famiglie, pari all’8,4% del totale, ma nel 2025 poco o nulla è
cambiato!

Il quadro socio economico,
per l’ISTAT, è rimasto «sostanzialmente stabile» rispetto all’anno precedente, ed
è proprio questo che sta a dimostrare che le rassicuranti notizie fornite da
chi ci governa non hanno modificato la situazione, a dimostrazione che le
politiche in atto non riescono a scalfire il fenomeno. Il rapporto, amici, fotografa
un Paese in cui la povertà assoluta resta strutturale, il disagio energetico
cresce e le disuguaglianze territoriali si approfondiscono. Le misure di
contrasto attuali e i bonus sono praticamente inefficaci.

Di fronte a questa
difficile situazione, riuscire a tenere insieme i pezzi è sempre più difficile: a dare una grossa mano solo il volontariato e le organizzazioni del Terzo settore. Ma, tra invecchiamento della popolazione, diseguaglianze in crescita e famiglie
sempre più affaticate, la tenuta del sistema sociale continua ad essere ad alto rischio. Analizzando l’Italia
per Aree geografiche, il divario Nord-Sud rimane "la fotografia più impietosa" del Paese reale. Il Mezzogiorno registra l’incidenza più alta della povertà
assoluta (10,5% ), con una crescita significativa nelle Isole: dall’11,9 al
13,4% in un solo anno. Al Nord e al Centro le quote restano molto più
contenute: 7,9% al Nord, 6,5% al Centro. Ma nessun territorio è immune.

Il problema globale,
visto in realtà anagrafica, evidenzia: tra le famiglie più esposte, spiccano
quelle composte da soli stranieri (35,2%
di incidenza), quelle con cinque o più componenti (21,2% ) e quelle con
tre o più figli minori (22,3% ). Ma le cifre che più dovrebbero far riflettere
maggiormente la politica e la società civile sono queste: risultano in povertà
assoluta il 13,8% dei ragazzi con meno
di 18 anni, per un totale di 1,28 milioni di minorenni. Un’intera generazione
che parte già svantaggiata!

La povertà assoluta è la
punta dell’iceberg. Al di sopra, galleggia un’area molto più vasta di
vulnerabilità: nel 2025, quasi 11 milioni di persone (il 18,6% della
popolazione) si trovano a rischio di povertà, misurata sulla base del reddito
familiare. Una quota «stabile rispetto al 2024», scrive l’Istat — ma la
stabilità, ancora una volta, non è una consolazione. Il disagio diffuso emerge
da tutta una serie di indicatori soggettivi che il Rapporto riporta con
precisione. Il 35,9% degli individui
considera le spese per l’abitazione un onere economico pesante. Il 22,4% dichiara di arrivare alla fine del mese con
difficoltà o con grande difficoltà. Il 47,7% non è riuscito a risparmiare nulla
nell’ultimo anno. Il 35,7% non può permettersi nemmeno una settimana di vacanza
all’anno. Il 25,6% fatica ad affrontare, con risorse proprie, una spesa
imprevista. E non è tutto.

Accanto alla povertà di
reddito, cresce una forma di disagio trasversale che il Rapporto Istat
chiama con la sua denominazione anglosassone: “HEAT OR EAT”. L'espressione,
che letteralmente significa "riscaldare o mangiare") descrive il
drammatico dilemma economico affrontato dalle famiglie a basso reddito,
costrette a scegliere se pagare le bollette per il riscaldamento o acquistare
il cibo necessario per nutrirsi. La povertà energetica, intesa come incapacità
di accedere a servizi energetici essenziali come riscaldare la casa, cucinare o
illuminare gli ambienti — ha raggiunto nel 2024 il 9,1% delle famiglie
italiane, in crescita dal 7,7% del 2022.

L’aumento ha investito
tutto il territorio nazionale, con le Isole che segnano il picco (14,6% ) e il
Nord-ovest che mostra l’incremento più marcato, passando dal 5,6 all’8,0% in soli due anni. Le famiglie straniere sono
particolarmente esposte: l’incidenza tra quelle con persona di riferimento
straniera raggiunge il 22,3% , oltre due volte e mezzo rispetto all’8,0% delle famiglie italiane. Colpite in misura
superiore anche le famiglie numerose e quelle monogenitoriali (12,0%).

Al tempo stesso,
l’insicurezza alimentare tocca nel 2025 il 9,3%
della popolazione italiana, interessando circa 5,4 milioni di persone
che non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. Il dato è
in lieve miglioramento rispetto al 9,9%
del 2024, ma rimane elevato per le fasce più vulnerabili: le persone che
vivono sole sotto i 35 anni arrivano al 16,5% , le madri sole al 12,3% , gli
stranieri al 19,1% — più del doppio
rispetto agli italiani (8,5% ). Nel Mezzogiorno il valore complessivo raggiunge
il 13,2% .

Amici, in questo
scenario, il Terzo settore e il volontariato organizzato continuano a svolgere
un ruolo essenziale: nel 2023, 3,2 milioni di volontari hanno svolto almeno
un’ora di attività di volontariato nelle quattro settimane precedenti
all’intervista. L’impegno è mediamente di circa quattro ore e mezza
settimanali. Il settore prevalente è quello delle attività ricreative e
culturali (23,9% ), seguito dall’assistenza sociale e dalla protezione civile
(22,0% ) — in crescita di 7,7 punti percentuali rispetto al 2013 — e dal
volontariato di ispirazione religiosa (17,2% ).
Cari amici, alla luce dei
dati prima evidenziati, non è più rinviabile un Piano nazionale di contrasto
alla povertà, che individui risorse e strumenti e forme di monitoraggio
permanente; il Governo e il Parlamento pongano la questione in cima alla loro
agenda. Serve un luogo politico in cui forze politiche e sociali affrontino il problema, e, insieme, avviino
riforme all’altezza della sfida.
A domani.
Mario