martedì, ottobre 22, 2019

È L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE L’ARMA SEGRETA DELLE GUERRE DEL TERZO MILLENNIO. ECCO COME GLI STATI UNITI INIZIANO AD UTILIZZARLA.


Oristano 22 ottobre 2019

Cari amici,

Sull’intelligenza artificiale, che ogni giorno fa passi da gigante, si versano ogni giorno fiumi d’inchiostro. Il cervello artificiale, ormai sempre più simile a quello umano, sta man mano sostituendo quello dell’uomo nella gran parte dei lavori: da quelli prettamente manuali a quelli più complessi, che richiedono decisioni anche molto ponderate, e questo crea non poca preoccupazione. Ebbene, oggi questo potente “cervello artificiale” viene preso in considerazione anche per un razionale utilizzo in campo bellico.
Si prepara una guerra più robotizzata che umana: dagli aerei spia telecomandati ai droni, dalle nuove armi semoventi (che operano gestite dai computer anche su armi atomiche) ai soldati-robot, dall'analisi computerizzata degli interventi sul campo fatti dall’Intelligence, alla medicina militare. Insomma, l’intelligenza artificiale avanza come un carrarmato, travolgendo il precedente concetto di guerra tradizionale fatta dai soldati in carne e ossa. Il Ministero della Difesa USA è oggi il più accreditato in questo campo, in quanto continua a riservare a questa nuova forma di intelligenza extra umana una sempre maggiore attenzione, considerato che si è rivelata ben più veloce e precisa di quella dell’uomo.
Purtroppo le tensioni fra i popoli del mondo (in particolare in questo periodo) continuano ad essere abbastanza forti (basti pensare all’aumentata tensione creata dall’invasione della Siria da parte della Turchia per il problema dei Curdi), per cui il Ministero della difesa americano sta accelerando sull’applicazione  della nuova tecnologia robotica per creare un miglioramento sostanziale della nuova branca dell’esercito Usa che si occupa di Intelligenza Artificiale, The Army AI Task Force’, che sotto la guida dell’AFC (Army Future Command), sta preparando le guerre del prossimo futuro.
Lo scopo principale degli USA è quello di continuare ad avere un forte vantaggio militare sugli avversari, cosa che gli americani da tempo mantengono. Ora, considerato che all'intelligenza artificiale è stato attribuito un ruolo chiave nelle guerre future, al Pentagono sono stati assegnati nel bilancio federale per il 2020 fondi abbastanza importanti, pari a circa un miliardo di dollari. Per i militari americani l’investimento nella The Army AI Task Force viene ritenuto decisivo per potere mantenere l’attuale vantaggio militare posseduto, ma che si sta erodendo in favore dei nuovi armamenti di Cina e Russia, oltre alla crescente corsa agli armamenti nucleari da parte di Stati che vorrebbero diventare possibili nuovi protagonisti. 
Anche il Joint Intelligence Center (JAIC) del Pentagono, l’organismo che controlla tutte le attività di Army AI Task Force, ha visto raddoppiato il suo budget (oltre 208 milioni di dollari), che verrà ulteriormente aumentato nel 2021. Ma vediamo in che modo gli Stati Uniti vorrebbero sfruttare ulteriormente l’Intelligenza Artificiale per i fini militari. 
Diversi, come detto, i campi-chiave individuati dal Ministero della Difesa USA. L’attenzione è focalizzata sui nuovi sistemi d’arma (soprattutto missilistici), sulle armi-robot, sull’individuazione degli ‘spazi di battaglia’, sull’analisi dell’Intelligence e sulla medicina militare. Nell’ultimo rapporto sulla ‘guerra del futuro’ appena pubblicato, vengono ridefiniti e abbandonati alcuni dei tradizionali principi che ancora oggi si insegnano nelle accademie, ma tra i militari Usa la discussione è aperta e spesso contradditoria. Perché non sono pochi quelli che vedono nell’Intelligenza Artificiale e nel fare gestire l’apparto militare da algoritmi un grande pericolo: ovvero che venga drasticamente ridotto il peso della decisione ‘umana’. 
Si, amici, è difficile anche per gli esperti rassegnarsi a farsi governare dagli algoritmi! La nostra generazione è ancora mentalmente legata al tradizionale campo di battaglia, dove operano i soldati in carne ed ossa, cosa che nel futuro sarà sempre più rara, in quanto gli uomini-soldato saranno sempre di meno, sostituiti dai soldati robot. Il futuro vedrà questi ultimi protagonisti, insieme a droni, alle navi da guerra senza pilota e alle armi intelligenti, che, insieme, saranno in grado di eseguire e anche di gestire ordini anche molto complessi, senza commettere il minimo errore.
Tuttavia i dubbi sul passaggio delle decisioni agli algoritmi e ai soldati robot esistono eccome! Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale per fini militari continua a coinvolgere e a far pensare esperti e anche meno esperti. A insinuare dubbi atroci è soprattutto una questione di etica, presupponendo che un soldato-robot, struttura senz’anima, potrebbe diventare in un attimo (grazie all’algoritmo) "Un Robot-assassino”, capace di scatenare senza il minimo dubbio una guerra lampo, anche nucleare.
Una curiosità. Alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, a fianco al personale militare, collaborano al progetto d’avanguardia del Pentagono anche dei ricercatori civili, alcuni dei quali hanno espresso severe, pubbliche critiche. Anche nelle strutture di Google diversi ingegneri che lavoravano sui progetti in comune col Pentagono hanno abbandonato l’azienda; sapete perché? Per mancanza di condivisione. Una di loro, Laura Nolan, in una recente intervista con il Guardian ha lanciato un vero e proprio allarme: “Pochissime persone ne parlano, ma se non stiamo attenti dei Robot assassini potrebbero accidentalmente iniziare una guerra lampo, distruggere una centrale nucleare e causare atrocità di massa”. Il pericolo certamente non è da sottovalutare!
Amici, il futuro dell’intelligenza artificiale non è certamente solo rose e fiori, e credo anch’io che presenti rischi dei quali al momento non è facile calcolare la portata. Sono tuttavia convinto che si andrà comunque avanti; purtroppo abbiamo già superato da un pezzo il punto di non ritorno!
Spero solo che la saggezza umana superi il grande desiderio di onnipotenza dell’uomo…
A domani.
Mario

lunedì, ottobre 21, 2019

L’ITALIA E IL “TAGLIO” DEI PARLAMENTARI. A FRONTE DI UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA RAPPRESENTANZA POPOLARE, SOLO UN INSIGNIFICANTE RISPARMIO ECONOMICO. UNA TRISTE VITTORIA DEL POPULISMO SULLA DEMOCRAZIA.


Oristano 21 ottobre 2019

Cari amici,

la recente approvazione della legge che ha drasticamente ridotto il numero dei deputati e senatori nel nostro Parlamento nazionale, mi ha spinto oggi a fare questa riflessione con Voi. Le considerazioni da fare quando avvengono riduzioni così importanti da modificare la rappresentanza popolare in Parlamento, sono molteplici e tutte di gran peso, in quanto suscettibili di creare conseguenze che prescindono dal semplice calcolo economico. Nel nostro caso, "entrando nel merito”, si è continuato a battere sul martellante slogan del “risparmio economico”, strombazzato in lungo e in largo come vessillo di battaglia dal movimento 5Stelle, a prescindere dalla sua reale e concreta utilità. Ma, per non passare da fazioso antagonista dei pentastellati, cerco di analizzare le cose andando con ordine, facendo il punto sul nostro Parlamento partendo dalla sua situazione precedente, ovvero prima della nuova situazione venutasi a creare con l'approvazione della nuova legge.
Gli attuali parlamentari, che costituiscono Camera e Senato, sono 945, che, con l’approvazione della riforma diventeranno 600, con un taglio netto di 345 seggi, che, visto in percentuale, risulta del 36,5 per cento. In dettaglio, i deputati da 630 si ridurranno a 400 (con contestuale riduzione anche degli eletti all'estero, che passeranno dagli attuali 12 a un massimo di 8), mentre i senatori da 315 passeranno a 200, sforbiciando anche in questo caso gli eletti all’estero che passeranno da 6 a 4. 
Ora, approvata la legge a grandissima maggioranza, la riforma dovrebbe entrare in vigora non prima del gennaio 2020, in quanto bisognerà attendere i tre mesi previsti dalla Carta Costituzionale, periodo stabilito per consentire, a chi lo ritenesse necessario, di richiedere lo svolgimento di un referendum. Se si dovesse svolgere la consultazione popolare, l'entrata in vigore slitterebbe di diversi mesi e sarebbe comunque subordinata alla vittoria dei sì. Dopodiché serviranno ancora circa due mesi per ridisegnare i collegi elettorali. Ora, se tutto dovesse procedere come stabilito dalla nuova legge, vediamo cosa cambia.
Se prima l’Italia poteva essere considerata uno dei Paesi con un alto numero di parlamentari, con la riforma appena approvata il nostro Belpaese diverrà in Europa quello con il minor numero di deputati in rapporto alla popolazione, con 0,7 "onorevoli" ogni 100.000 abitanti, superando anche la Spagna che deteneva il primato con 0,8. Ciò significa, grosso modo, 7 onorevoli ogni milione di abitanti. Con 400 deputati e poco meno di 60,5 milioni di abitanti, l’Italia avrebbe un rapporto deputati/abitanti pari a 1/151 mila, mentre oggi, con 630 deputati, il rapporto è di 1/96 mila). Questo significa che ora l’Italia, come rapporto per abitante, passa all'ultimo posto, con il più alto coefficiente dell’Unione europea.
Una riduzione di questa portata (meno di un rappresentante per 150mila cittadini), cari amici, merita una seria e attenta riflessione. Secondo diversi studiosi l’Italia è arrivata a questo pericoloso traguardo per il costante avanzare di quel "Virus di populismo anti-establishment" che negli ultimi dieci anni ha infettato prima le piazze, poi le aule parlamentari e infine ha finito per dettare l’agenda del Governo. Cavalcato con forza e determinazione dal Movimento 5 Stelle, che dello svuotamento del Parlamento fece fin da subito la sua principale battaglia identitaria, il frutto di questa avvelenata reazione anti-establishment ha contagiato anche le altre forze oggi al governo (che nelle votazioni precedenti avevano votato contro), quelle forze che prima erano all'opposizione e che potrebbero averlo fatto per mera sete di "ritorno al potere".
La riforma, strombazzata come uno straordinario “risparmio di danaro pubblico”, in realtà è solo una bufala. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani, guidato da Carlo Cottarelli, ha calcolato un risparmio complessivo, tra Camera e Senato, di 81,6 milioni di euro ogni anno (in 10 anni circa 816 milioni, e non un Miliardo come invece si tenta di far credere, a partire dalle roboanti dichiarazioni del capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio. 
Si, amici, una cifra che può essere considerata solo una goccia nel mare magnum del bilancio di un Paese come l’Italia, che nell’ultimo anno ha visto il debito pubblico crescere di circa 34 miliardi di euro!  Per dare in modo più chiaro un ordine di grandezza, anche arrotondando a 100 milioni i risparmi che si avrebbero ogni anno con il taglio dei parlamentari, questa cifra rappresenta lo 0,005 per cento scarso del debito pubblico italiano e un seicentesimo scarso di quanto spende l’Italia ogni anno di soli interessi su nostro debito pubblico!
In realtà, dunque, l'aver voluto realizzare questo “poco ponderato taglio”, cari amici, taglio che avrà delle pesanti conseguenze sulla rappresentanza del popolo in Parlamento, non è certamente per il trascurabile risparmio economico derivante, ma è frutto della cercata vittoria del populismo sulla democrazia, cavalcato da chi ben sappiamo. L'evidente peggioramento del rapporto elettori/eletti comporterà la diminuzione ulteriore dei rappresentanti in Parlamento delle zone periferiche, quelle più trascurate, oggi sempre più spopolate e già incredibilmente disagiate, che saranno sempre più abbandonate a se stesse. Una di queste Regioni, lo dico con forza è certamente la Sardegna, che vedrà assottigliarsi ancora di più l'attuale rappresentanza nel Parlamento nazionale. 
Cari amici, l'Italia sta andando verso un futuro di così grande, pesante incertezza, che potrebbe vederci precipitare in un abisso senza fondo. Quando per poter governare un Paese si mettono insieme, per mera sete di potere, forze totalmente diverse, fino al giorno prima contrastanti, tutto può succedere, nulla escluso. 
Le forze in campo, però, giorno dopo giorno, non appaiono così coese come vorrebbero far credere. La legge finanziaria mostra crepe sempre più evidenti e anche l'ipotesi di un Referendum sulla legge appena approvata non appare poi così lontana, visto che una raccolta di firme risulta già iniziata; all’entusiasmo iniziale di uno strombazzato “grande risparmio”, poi rivelatosi una Fake News, credo che si stia sovrapponendo un ripensamento, e le cose potrebbero ancora cambiare: le possibilità esistono. E in democrazia, cari amici, il conto presto o tardi lo si paga: il popolo tradito, attraverso il voto, può mandare a casa chi ha, per interessi particolari, violato l'interesse generale!
Si, amici, ricordiamoci che la storia è fatta di corsi e ricorsi…
A domani.
Mario

domenica, ottobre 20, 2019

IN FUTURO CI VESTIREMO CON UN ABBIGLIAMENTO “INTELLIGENTE”, COSÌ TECNOLOGICO, CHE RIUSCIRÀ A DIALOGARE ANCHE CON IL NOSTRO SMARTPHONE!


Oristano 20 ottobre 2019

Cari amici,

Il nostro abbigliamento in futuro sarà sempre più tecnologico. Non sarà costituito da semplice stoffa, pelle, lattice o quant’altro, ma conterrà all’interno tanta tecnologia. Negli ultimi anni tantissime cose sono cambiate grazie all’innovazione: le ricette di cucina ce le suggeriscono gli smart speaker, esploriamo luoghi lontani senza muoverci da casa con i visori, insomma col nostro smartphone in tasca abbiamo sempre più servizi. A questo punto appare ovvio che anche l’abbigliamento che indossiamo non poteva certamente restare sempre uguale a sé stesso!
Per la designer Behnaz Farahi anche l’abbigliamento deve necessariamente seguire la tecnologia. Farahi non si stanca di spiegare che dall’osservazione della relazione del corpo con lo spazio può nascere una nuova classe di indumenti, capaci di interagire con quanto ci circonda. Ed è così che l’abbigliamento, da quello di alta moda a quello per ogni occasione, ha sposato con disinvoltura la moderna tecnologia. In futuro, pertanto, ne vedremo delle belle! 
Per esempio potremo indossare “Vestiti interattivi” che cambiano colore a seconda di come ci si sente: la mattina uscire di casa magari optando per un giallo e ad un certo punto della giornata, azionando un dispositivo far diventare il vestito o la giacca di colore azzurro; la sera, invece, per un aperitivo importante, trasformare il colore del nostro vestito in un nero elegante. Questi nuovi dispositivi Intel sono il frutto dell’inventiva della Start Up creata da Manuel Deneu (programmatore) e Claire Eliot (stilista) presentata a Roma durante la Maker Faire. 
Questi due creativi, che vivono e lavorano a Parigi, hanno ideato un tessuto neutro particolare che, grazie a dei sensori, è in grado di cambiare colore una volta indossato in base alle esigenze. L’idea, anche se è ancora molto artigianale, è molto promettente ed i due giovani puntano a produzioni non di massa ma di nicchia e pret a porter. Un abito avrà un costo di oltre 300 euro. E questo è solo l’inizio, perché la tecnologia sta penetrando in tutte le fibre del tessuto.
La startup francese Spinali, per esempio, ha realizzato il bikini intelligente Neviano Uv, che permette, grazie a un piccolo sensore impermeabile da applicare su una precisa parte del costume, di rilevare i livelli dei raggi Uva durante l’esposizione al sole. Dopo aver selezionato il proprio tipo di pelle all’interno dell’app dedicata, il sistema avverte sui possibili rischi e sulle precauzioni da prendere per un’abbronzatura in sicurezza.
L’azienda Athos sta sviluppando soluzioni studiate per atleti, applicando il meglio della tecnologia usata in campo medico. L’abbigliamento sportivo realizzato dal brand americano utilizza infatti micro-sensori per l’elettromiografia in grado di registrare e trasmettere i dati sull’attività cardiaca, respiratoria e muscolare a un’applicazione su smartphone, così da monitorare in ogni momento l’esecuzione degli esercizi e correggere eventuali errori.
Il colosso tecnologico Google ha attivato il progetto Jacquard, che, in partnership con Levi’s, ha realizzato la giacca Commuter Tracker. Grazie a sensori integrati nelle fibre di jeans, questa giacca si connette allo smartphone tramite Bluetooth e con un semplice tocco della manica permette di rispondere alle chiamate, di ascoltare musica e messaggi e di ricevere informazioni dal navigatore senza dover prendere in mano il cellulare.
La Samsung, invece, insieme al brand Rogatis sta sviluppando un indumento in grado di sbloccare lo smartphone, scambiare biglietti da visita e interagire con dispositivi elettronici con un semplice contatto tra i sensori a forma di bottone sulla manica e il proprio telefono. 
C’è inoltre, progettata da Ambiotex, la maglietta per monitorare e registrare le informazioni sul battito cardiaco e ad altre attività biologiche degli atleti durante le loro performance, oppure le calze da corsa, sviluppate da Sensoria, che, grazie ai sensori a pressione applicati, rilevano informazioni riguardo al passo, allo stile di corsa, al tempo impiegato e alla distanza. 
Un’azienda di Boston ha addirittura sviluppato una giacca riscaldata, che si adatta a diverse temperature e viene attivata e programmata attraverso lo smartphone a seconda delle necessità. La Mercury Intelligent Heated Jacket contiene delle resistenze in fibra di carbonio con un termostato integrato in grado di monitorare la temperatura del corpo e quella esterna.
Anche il colosso tecnologico cinese Xiaomi ha deciso di investire nello smart clothing, brevettando una sciarpa che integra un sensore per la temperatura in una parte realizzata in fibra elastica e delle piccole resistenze a infrarossi nella parte che si riscalda. Smart Scarf si connette allo smartphone tramite Bluetooth e la temperatura può essere controllata direttamente dal dispositivo.
Cari amici, in futuro moda, design e tech saranno sempre più intrecciate e cambiamenti radicali ci aspettano dietro l’angolo, o meglio dire “dentro l’armadio”. Un recente esempio su questo avveniristico tema è il dispositivo stampato in 3D, e indossabile, Caress of the Gaze, un indumento futuristico che si espande, contrae e cambia forma anche in relazione allo sguardo altrui, quindi non solo a stimoli esterni come temperatura e umidità!
Che dire, amici, Vi tenta questo futuro così particolarmente…indossabile?
A me sinceramente no.
A domani.
Mario

sabato, ottobre 19, 2019

ALCUNE CURIOSITÀ SUL NOSTRO CUORE: INTANTO NON È ROSSO E NON STA A SINISTRA, E POI CI SAREBBERO MOLTE ALTRE COSE DA SAPERE, CHE INVECE IGNORIAMO!


Il nostro cuore: non è proprio rosso e non è posizionato a sinistra...
Oristano 19 ottobre 2019

Cari amici,

Che la nostra vita sia fatta di “tanti luoghi comuni”, si basi su tanti modi di dire legati a tanti stereotipi, è un dato di fatto. È il nostro cervello che, per risparmiare energia e fatica, dovendo fare ogni volta delle analisi, adotta la logica del dejà vu, quell'equazione che noi chiamiamo stereotipo. In questa logica, facendo un esempio, se ci capita di incontrare uno zingaro la prima cosa che pensiamo è che sia come minimo un ladro. Anche per quanto riguarda mille altre cose la logica è sempre la stessa, tanto che si adatta alla riflessione di oggi, che è focalizzata sul nostro cuore.
Relativamente a questo organo importantissimo del nostro corpo, un luogo comune è che esso sia considerato un po' da tutti di colore rosso e che sia posizionato a sinistra. Convinzione errata anche questa, in quanto il nostro cuore, in realtà, non è di colore rosso e non è posto a sinistra.
Si, sempre più spesso diventiamo "consuetudinari", nel senso che un luogo comune diventa presto consuetudine, e non c’è logica o conoscenza nuova che riesca a farci cambiare opinione! E in questo modo le abitudini restano. Provate a osservare per esempio la partecipazione ad una cerimonia importante, quando viene suonato l'inno nazionale: i presenti sull’attenti appoggiano la mano destra sul petto, posizionandola a sinistra. In realtà quella "mano” appoggiata con orgoglio sul petto a sinistra, è posizionata nel punto sbagliato! Lo dicono con ragionevole certezza i medici, che affermano che quasi il 70 per cento degli italiani continua a credere che il muscolo più importante del nostro corpo sia saldamente posizionato alla sinistra del nostro petto, quando invece non lo è, essendo praticamente al centro. L’altra convinzione, sempre “errata”, è che il cuore sia di colore rosso.
Una recente indagine pubblicata dal sito Dottori.it in occasione della Giornata Mondiale del Cuore che si è tenuta alla fine di settembre, ha messo in luce che seppure sia ben noto che il cuore è il muscolo più prezioso di tutto il nostro organismo, che è il motore fondamentale di tutte le nostre funzioni vitali, due italiani su tre sono erroneamente convinti che il cuore sta a sinistra e che è di colore rosso! Eppure basterebbe poco per conoscere la sua reale posizione, scoprendo che il nostro prezioso organo si trova esattamente in mezzo allo sterno, protetto lateralmente dai due polmoni.
In realtà il colore reale del nostro cuore non è rosso, bensì è di un marrone coloniale, a cui si aggiunge anche qualche nota di giallo, dovuta ai residui di grasso. Inoltre, la cosa più preoccupante è che moltissimi italiani mancano della conoscenza più elementare del complesso funzionamento del cuore, come ad esempio la velocità dei suoi battiti o il suo peso. Più di un intervistato su cinque (22 per cento) crede di poter registrare fino a un milione di battiti al giorno e il 27 per cento pensa invece di sentirne tra i 10 e i 50mila. Solo il 51 per cento afferma correttamente che il numero di battiti giornalieri del cuore varia intorno ai 100 mila.
Cari amici, conoscere a fondo il nostro organo principale dovrebbe essere una cosa da non trascurare. Per esempio quanti sanno che nei bambini il cuore batte molto più velocemente che in età adulta? Fortunatamente circa l’80 per cento. Quanto al peso di questo prezioso muscolo, anche qui le credenze sono spesso alquanto errate. Più di una persona su dieci (12 per cento) afferma che il suo peso è intorno ad un chilo, mentre il 6 per cento è convinto che questo pesi appena 50 grammi. Per il 38 per cento degli intervistati, invece, questo muscolo pesa circa 500 grammi; solo il restante 44 per cento conosce il suo peso con buona esattezza, ovvero che il cuore pesa mediamente 250 grammi.
Quanto alla differenza di genere, in pochi sanno, 1 su 3 (30 per cento), che il peso del cuore umano è diverso se si è maschi o femmine; nei maschi è più pesante rispetto a quello delle femmine di circa 30-50 grammi. Sulla prevenzione poi, l’ignoranza è sempre abbastanza alta, e questo comporta una ridotta frequenza nei controlli. Analisi statistiche hanno evidenziato che solo la metà degli intervistati (55 per cento) si sottopone a controlli periodici. 
Fortunatamente c’è maggiore consapevolezza sui rischi derivanti dal fumo, considerato un alto rischio per quasi il 90 per cento degli intervistati, ritenuto ben più nocivo, rispetto ad altri come il caffè, il vino o la cioccolata. Questa scarsa consapevolezza non tiene in alta considerazione la prevenzione, sostengono i medici, auspicando che tutti dovremmo metterci “una mano sul cuore”, però dalla parte giusta! 
Il dott. Maurizio Bussotti, Specialista in Cardiologia e Medicina dello Sport, ha di recente affermato: "Così come siamo soliti dedicare grande attenzione alla nostra auto con controlli periodici e preventivi, lo stesso dovremmo fare con quello che è il motore del nostro corpo; sottoporsi a quelli che possiamo considerare come dei veri e propri tagliandi di controllo del cuore, vuol dire prevenire e combattere le malattie cardiovascolari, che sono la prima causa di morte nel nostro Paese”.
Cari amici, credo che il cuore, straordinario “motore del nostro corpo”, meriti ben più attenzione di quella che normalmente gli riserviamo. Per questo i medici non si stancano di raccomandare la prevenzione, l’unica vera arma che abbiamo per poter affrontare nel modo migliore i seri problemi del nostro beneamato cuore.
Come sempre, “Prevenire è meglio che curare”!
A domani.
Mario

venerdì, ottobre 18, 2019

L’ITALIA, PAESE DELLE LOTTERIE, NE HA INVENTATO UNA ANCHE PER GLI SCONTRINI. SARÀ LA STRADA GIUSTA PER COMBATTERE L’EVASIONE?


Oristano 18 ottobre 2019

Cari amici,

L’idea di combattere l’evasione con uno strumento innovativo come quello di applicare una “lotteria” agli scontrini rilasciati ai clienti dagli esercenti non è proprio di questi giorni, ma risale a un paio d’anni fa. L’uso di questo strumento era stato ipotizzato durante la preparazione della Legge di Bilancio 2017 che ne prevedeva l’avvio a partire dal luglio del 2019; la partenza però fu successivamente rimandata al 1° gennaio del 2020, dal Decreto collegato alla Legge di Bilancio 2019. Ma vediamo insieme il perché ed il percome di questa particolare misura fiscale.
Alla lotteria degli scontrini si è arrivati nell’intento di trovare un “espediente anti-evasione”, strettamente collegato all’introduzione del nuovo “scontrino elettronico o digitale”, predisposto con l’obiettivo di sostituire quello cartaceo, e che, nell'idea del legislatore funzionerebbe come lo scontrino che viene emesso dalla farmacia, ovvero associando al codice unico per partecipare alla lotteria, la tessera sanitaria con relativo codice fiscale del cliente. 
La nuova, curiosa trovata del fisco, che ha deciso di abbinare agli scontrini elettronici una lotteria nazionale con l’assegnazione di diversi premi, a detta degli esperti, dovrebbe funzionare e riuscire così a “combattere” l’attuale forte evasione; lo farebbe sfruttando in particolare la grande propensione degli italiani nei confronti della “cabala”, che funzionerebbe egregiamente, costringendo gli esercenti a rilasciare loro il dovuto scontrino fiscale.
Insomma, attraverso il forte desiderio degli italiani di diventare milionari (la vincita annuale può addirittura arrivare ad un milione di euro) potrebbe diminuire considerevolmente la propensione degli esercenti a non rilasciare lo scontrino fiscale. Sembra proprio questo l'intento dello Stato: sfruttare l'interesse di ognuno a richiedere lo scontrino con il miraggio dei premi, e in questo modo intaccare l’evasione apportando più risorse nelle casse pubbliche. Uno strumento a quanto pare già collaudato, in quanto già sperimentato in altri Paesi come Portogallo, Slovacchia e Malta con ottimi risultati.
Ma come funziona il singolare marchingegno? In pratica per ogni scontrino fiscale acquisito si avrà diritto a un certo numero di ticket virtuali, a seconda dell’ammontare della spesa. Nella bozza elaborata un po’ di mesi fa si parlava di un biglietto ogni 10 centesimi, a fronte di una spesa minima di un euro. Quindi con 20 euro di spesa, per esempio, si avrebbe diritto a 200 biglietti. La cosa comunque è ancora in discussione e dovrebbe trovare una precisa definizione in sede di decreto attuativo. 
Come risulta ormai noto dall’esame della Nota di aggiornamento al DEF per il prossimo anno, le misure messe in atto, comprese nel “pacchetto anti-evasione”, puntano a recuperare mancati introiti per le casse pubbliche per circa 7,2 miliardi di euro. Nel pacchetto c’è anche un ulteriore, particolare incentivo: quello di stimolare l’utilizzo dei pagamenti elettronici con la carta di credito o bancomat. Chi pagherà utilizzando la carta di credito anziché in contanti, infatti, avrà più possibilità di vincere, in quanto avrà diritto ad un maggior numero di biglietti (si parla del doppio, rispetto al contante) aumentando in tal modo le possibilità.
La partecipazione al gioco, trattandosi di una vera e propria lotteria, sarà riservata ai cittadini maggiorenni, mentre gli scontrini abilitati alle estrazioni saranno solo quelli dei consumatori finali, con esclusione quindi di quelli per gli acquisti di merci da parte dei commercianti. Le estrazioni avverranno una volta al mese, con in palio tre premi: uno da 50mila euro, un altro da 30mila e uno da 10mila. A fine anno verrà invece sorteggiato il vincitore di un premio da 1 milione di euro, estratto tra tutti i biglietti dell’anno. Dal 2021 le estrazioni dovrebbero passare dalla cadenza mensile a quella settimanale.
Cari amici, in teoria la strada imboccata dal fisco sembra quella giusta. Altrove, come in Portogallo, pare che il marchingegno abbia funzionato bene; nel Paese Iberico il meccanismo è attivo dal 2014 e gli scontrini emessi sarebbero raddoppiati fin dai primi anni di introduzione del nuovo sistema. A far funzionare il sistema, in realtà, sarebbe il “contrasto d’interessi” in gioco, che spinge l’acquirente a pretendere il rilascio dello scontrino fiscale, facendolo così partecipare al gioco, anche se gli esperti affermano che difficilmente avrà il potere di intaccare la grossa evasione. 
Le polemiche, tuttavia, non mancano. C’è chi contesta il sistema della lotteria, in quanto si sarebbe potuto ottenere un risultato forse maggiore, consentendo di scaricare con la denuncia dei redditi gli scontrini d’acquisto, sistema che appare di maggiore equità rispetto alla lotteria. Il gioco però appare già fatto, e dal prossimo anno la lotteria dovrebbe partire. Per soddisfare la curiosità dell’utenza è anche prevista l'attivazione di un sito appositamente dedicato, in cui ognuno potrà verificare i biglietti assegnati e controllare quelli estratti.
Sarà vera gloria, per il fisco italiano? Ai posteri l’ardua sentenza…
A domani.
Mario



giovedì, ottobre 17, 2019

LE STRAORDINARIE PROPRIETÀ BENEFICHE DEL POMPELMO. NON SOLO È DISSETANTE E BENEFICO, MA CI TOGLIE ANCHE I CHILI DI TROPPO!


Oristano 17 ottobre 2019

Cari amici,

C’è un frutto che possiamo considerare un grande alleato del nostro corpo: è il pompelmo. A parte il suo bell’aspetto (è un agrume di un bel colore giallo paglierino con polpa gialla o rossa), è in grado di donarci tutta una serie di benefici che migliorano di molto il nostro vivere quotidiano. Ma vediamo insieme le caratteristiche di questa magica pianta.
Il pompelmo (Citrus paradisi Macfad., 1830), come indica il termine scientifico, è una pianta appartenente al genere Citrus, e alla famiglia delle citris. È un albero sempreverde di buona altezza (solitamente dai 5 ai 6 metri, ma può raggiungere i 13-15 metri), con le foglie di colore verde scuro (lunghe oltre i 15 cm) e sottili. I suoi fiori sono bianchi, composti da quattro petali di 5 cm. Il frutto è giallo, di aspetto globoso di diametro di 10–15 cm ed è composto da spicchi, come in genere gli agrumi. I suoi frutti sono fra i più grandi nel genere citrus, tanto da poter raggiungere i due kg di peso. 
La sua origine è incerta; alcuni suppongono che a differenza degli altri agrumi non provenga dall'Asia sudorientale ma dall'America Centrale. Si ipotizza che sia stato scoperto nel 1750, probabilmente a Barbados o alle Bahamas. Altre fonti, invece, ipotizzano che il pompelmo, al contrario, sia giunto in Europa dall'Estremo Oriente, attraverso l'Asia per la Via della seta, assieme al suo progenitore, l'arancio dolce; il che collocherebbe la sua origine nella patria di tutti gli altri agrumi. La realtà comunque è che, una volta giunto in Europa, il pompelmo è stato usato a lungo solo come pianta ornamentale. Il suo frutto è diventato popolare solamente nel XIX secolo.
Al giorno d’oggi il pompelmo si coltiva in tutto il mondo. I maggiori produttori sono gli USA, con piantagioni in Florida e Texas. Nell'Italia Meridionale, invece, è coltivato in Sicilia, negli agrumeti della Piana di Catania, e della Conca d'Oro. 
Sul mercato esistono molte varietà di pompelmo, ma una in particolare sta assumendo una importanza maggiore delle altre: si tratta del pompelmo rosa, la cui colorazione deriva da una mutazione spontanea del pompelmo giallo, osservata in Texas nel 1929, successivamente stabilizzata tramite irraggiamento con neutroni lenti. Il nuovo frutto ha sollevato molto interesse tra i compratori, tanto da favorire ulteriori ibridazioni soprattutto con l'arancio moro. 
Considerato il gradimento sempre in crescendo, il frutto sta diventando sempre più popolare; il più richiesto è quello rosa, sempre più colorato e più dolce. Al momento il pompelmo rosa è solo una varietà del pompelmo giallo, ma potrebbe succedere che in breve diventi una specie autonoma di Citrus. È già successo con le clementine: quando una varietà raggiunge qualità peculiari facilmente ripetibili, mantenendo invariate le nuove caratteristiche, l'ibrido assume lo status di specie. Non dobbiamo dimenticare che, storicamente, è quanto successe in passato all'arancio e al limone.
Ebbene, amici, il forte gradimento di questo frutto ha le sue buone ragioni: il pompelmo è un frutto succoso, apprezzato come buon dissetante e particolarmente gradito a colazione e durante le diete; il pompelmo del resto vanta numerose proprietà benefiche per tutto l'organismo. Per esempio, a questo frutto sono riconosciute eccellenti proprietà digestive, oltre che essere considerato un alleato formidabile in caso di cistite e infezioni delle vie urinarie. 
Il pompelmo, c’è da sapere, che ha un contenuto eccezionale di vitamine e minerali. Dal punto di vista nutrizionale, poi, è ricchissimo di acqua. Questo ne fa un eccellente reidratante, utile anche per drenare liquidi e tossine in eccesso. L'azione drenante del frutto è amplificata dal contenuto di potassio. Presenti nel frutto anche, in ottime quantità, magnesio, vitamina A e vitamina C, oltre agli importantissimi antiossidanti. Un flavonoide contenuto nel frutto, la naringenina, è in grado di esercitare una spiccata e riconosciuta azione antitumorale. Anche il licopene, che troviamo nella varietà rosa, si rivela un antiossidante importante, soprattutto per prevenire alcuni tipi di tumore, come quello alla prostata.
Un frutto miracoloso, cari amici, se pensiamo che risultano utili anche la buccia e i semi del pompelmo! La buccia contiene limonene e citrale, entrambi composti con funzioni antidepressive, mentre i semi sono usati in fitoterapia per trattare con successo le infezioni a carico delle vie urinarie. Che dire poi del suo benefico aiuto nelle diete dimagranti e nei trattamenti anticellulite? Il pompelmo, infatti, non solo aiuta a drenare i liquidi in eccesso e a sgonfiarsi pancia, gambe e braccia, ma è anche un toccasana contro la fame nervosa. Contenendo molte fibre, infatti, esercita un'azione saziante e riduce notevolmente l'appetito. È anche perfetto, come spuntino, anche in caso di sindrome premestruale.
E non è tutto. Un altro grande fattore di benessere questo frutto lo esercita sul Cuore, abbassando il colesterolo LDL e rendendo il nostro sistema cardiovascolare più sano, efficiente e attivo. Inoltre, l'elevato contenuto di potassio contribuisce ad abbassare i valori pressori, aiutando così chi soffre di ipertensione arteriosa. Il consiglio che si può dare su questo frutto è quello di consumarne 2-3 al giorno, in polpa o spremuti.
Insomma, amici, il pompelmo è proprio un concentrato di virtù, in grado di risolvere un’infinità di problematiche, anche oltre quelle prima evidenziate. Risulta ottimo per curare per le infezioni all’apparato digerente, è un efficace analgesico, grazie alla buona quantità di triptofano aiuta a conciliare il sonno, in virtù della presenza di flavonoidi aiuta a combattere il diabete, la pectina contenuta nel frutto difende la mucosa del colon contro i tumori, e poi, essendo un agrume, combatte molto bene anche l’influenza, oltre a mille altri piccoli mali. Stupefacente davvero!
Un’ultima curiosità. Il nootkatone, sostanza anch’essa contenuta nel pompelmo, è in grado addirittura di allontanare zanzare, zecche, pidocchi e cimici. Un modo di combattere le zanzare più naturale e meno pericoloso! Che dire amici, è un frutto che se non ci fosse…
A domani.
Mario