venerdì, giugno 05, 2026

DISPONIBILITÀ E COSTANTE GENTILEZZA NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI: UN COMPORTAMENTO CHE SPESSO NASCONDE LA NOSTRA “STANCHEZZA EMOTIVA”.


Oristano 5 giugno 2026

Cari amici,

Nella specie umana i rapporti con i nostri simili costituiscono strutturalmente un consolidato aggregato “sociale”; un comportamento connotato spesso da grande “GENTILEZZA”, che è una componente importante della relazione sociale. Ovviamente, questa modo di agire non dovrebbe mai essere vissuto come “un obbligo”, come un dovere, ovvero come un modo di compiacere sempre gli altri (ovvero il cosiddetto “people pleasing”). Eppure, spesso, tanti di noi usano la gentilezza anche quando questa risulta fuori luogo. Chi usa sempre questo approccio gentile con gli altri in modo non spontaneo, spesso nasconde una profonda stanchezza emotiva.

Questo comportamento forzato, secondo gli studiosi, deriva dall’incapacità del soggetto a porre, nei confronti degli altri, i giusti e sani confini, arrivando così a “reprimere le proprie emozioni”, consumando forzosamente energia per mantenere un equilibrio apparente. In realtà questo è “il paradosso della gentilezza”: mostrare il sorriso apparente (che non è certo segno di felicità), ma utilizzando una maschera per nascondere la propria stanchezza emotiva e lo stress. Le cause principali di questo comportamento sono: la paura di deludere, il bisogno di approvazione e l’incapacità di dire "no".

Quante volte incontrando un amico che ci chiede “come stiamo” rispondiamo automaticamente  che “va tutto bene” solo perché non abbiamo l’energia per spiegare che, purtroppo, non va affatto bene! Succede spesso anche nella nostra attività lavorativa: entriamo in ufficio con il sorriso (in realtà solo apparente) e ne usciamo la sera con lo stesso sorriso forzato, anche se dentro siamo a pezzi. Nessuno se ne accorge, perché in tanti, a forza di dire “tutto tranquillo, ci penso io”, abbiamo imparato a nascondere tutto. Anche le nostre angosce.

Amici, ci siamo passati tutti in queste strettoie della giornata, e, nella costante applicazione della gentilezza perfetta, nascondiamo una forte stanchezza emotiva che non fa rumore ma che ci consuma dentro ogni giorno, lentamente ma inesorabilmente. Ovviamente le conseguenze ci sono eccome: irritabilità, tristezza, mancanza di motivazione, insonnia e senso di inadeguatezza. E, col passare del tempo, questi mali crescono, si ingigantiscono, comportando seri problemi di salute. Il sistema è arrivare a capire quanto tempo risulta necessario per poter a dire “stop”, e cambiare registro.

Seppure cambiare il comportamento non sia facile, è necessario imparare a mettere dei sani confini alla finta gentilezza; bisogna arrivare a comprendere e riconoscere che la gentilezza autentica richiede di includere se stessi tra le persone di cui prendersi cura, non di annullarsi per compiacere gli altri. La vera gentilezza non è debolezza, ma una forma di forza che richiede coraggio, in quanto, quando diventa un semplice automatismo difensivo, logora inesorabilmente la nostra salute mentale.

La psicologia chiama, come accennato prima, questo comportamento “people pleasing”, ma nella vita di tutti i giorni dire sempre sì, sorridere sempre, fare spazio agli altri a costo di trascurare se stessi è un peso immane, un debito emotivo forte e schiacciante. Ogni favore concesso, ogni lite evitata, ogni volta che ingoiamo una risposta che avremmo voluto dare, ci toglie un pezzetto di energia. Quando nel nostro lavoro siamo disponibili ad aiutare tutti, quando continuano a chiederci “dai, fai questo piccolo favore”, anche se siamo super stressati, invece di avere il coraggio di dire di no, in quanto, alla fine, ci facciamo solo del male.

Amici lettori, è quando mettiamo sempre gli altri di fronte a noi che la stanchezza emotiva arriva a logorarci. Ci farebbe bene, ogni tanto, concederci di essere arrabbiati, scortesi, distanti, persino un po’ egoisti! Diciamolo chiaramente: mai applicare sempre la gentilezza, perchè è alquanto dannosa! Chi ci prova si svuota lentamente, perchè quando la gentilezza smette di essere una scelta diventa proprio una prigione! Impariamo, quando veniamo cercati e richiesti, a fermarci un attimo prima di dire “sì”! Non una lunga attesa, non certo un’ora: sono sufficienti pochi secondi, nei quali ci chiediamo: “mi va davvero di farlo?” Se la risposta è no, proviamo, in modo gentile e morbido, a declinare cortesemente la richiesta ricevuta.

Cari amici, la verità è che chi è abituato dire sempre si, ad essere sempre gentile con tutti, spesso è quello che nessuno pensa minimamente di dover proteggere! Appare agli altri sempre forte, stabile, adulto, ma dentro è davvero molto fragile! Forse il necessario cambiamento parte proprio da qui: iniziare a proteggersi da soli, dicendo un no alla volta alle richieste, ponendo un confine quando necessario. In questo modo la gentilezza tornerà ad essere una libera scelta, non quel forte obbligo tatuato sulla pelle! Meditate gente, meditate!

A domani.

Mario

 

giovedì, giugno 04, 2026

LA PREFETTURA DI ORISTANO HA FESTEGGIATO GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA CONSEGNANDO ANCHE UNA SERIE DI ONORIFICENZE. TRA I PREMIATI, COME NUOVO “CAVALIERE DEL LAVORO”, GIANGIACOMO IBBA, PATRON DI CRAI E ABBI.


Oristano 4 giugno 2026

Cari amici,

Anche ad Oristano si è celebrato l’80° anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana con una cerimonia, organizzata dalla Prefettura guidata dal Vice Prefetto vicario Dr. Giuseppe Rania, alla quale hanno partecipato le autorità civili, militari e religiose della Provincia, oltre a molti sindaci del territorio; presenti anche i gonfaloni del Comune e della Provincia, oltre a quelli delle associazioni combattentistiche e d’Arma. Numerosa la presenza dei cittadini.

La cerimonia è iniziata alle 9,30 in piazza Mariano IV, dove è stata deposta una corona d’alloro nel Monumento ai Caduti, in omaggio a quanti sacrificarono la propria vita per garantire la pace e la democrazia. La cerimonia è poi proseguita in piazza Duomo, dove si è svolta la parte ufficiale, iniziata con lo schieramento delle rappresentanze delle Forze armate, delle Forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco, della Croce Rossa Italiana, oltre alle rappresentanze delle Associazioni.

Dopo la resa degli onori al Rappresentante del Governo, accompagnato dal Colonello comandate Provinciale dei carabinieri, il Viceprefetto vicario Dr. Giuseppe Rania ha dato lettura del messaggio inviato ai Prefetti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel testo, il Capo dello Stato ha richiamato il significato storico del referendum del 1946, che segnò la rinascita democratica dell’Italia dopo il fascismo e la guerra, sottolineando il ruolo decisivo della partecipazione popolare e, in particolare, delle donne, chiamate per la prima volta al voto. Rinascita, afferma il Presidente nel messaggio, pregna dei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà e pace, con la speranza che continuino a rappresentare il fondamento della vita repubblicana e dell’azione delle istituzioni.

Il Dottor Raina ha poi letto il suo messaggio personale, ribadendo il significato della giornata celebrativa come momento di unità nazionale e di rinnovato impegno verso i valori della Repubblica. Ha poi voluto sottolineare il lavoro svolto quotidianamente dalle istituzioni sul territorio, con particolare attenzione alle problematiche del disagio giovanile, alla prevenzione degli incendi e alle attività di vigilanza e sicurezza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai sindaci della provincia e alle forze di polizia  per il costante servizio a tutela dei cittadini. La cerimonia, accompagnata dalle esibizioni della Banda musicale “Mariano Bartolucci” e del Coro Interforze “San Michele Arcangelo”, è poi proseguita con la consegna delle onorificenze concesse dal Presidente ai cittadini particolarmente distintisi.

Ad alcuni cittadini della nostra Provincia sono state assegnate 9 ONORIFICIENZE: 8 come Cavalieri delle Repubblica e una (1) come Cavaliere del lavoro. Tra le due onorificenze c’è una sottile differenza: quella di Cavaliere della Repubblica è concessa a cittadini (lavoratori, militari e civili) che si sono distinti nel lavoro svolto, mentre la nomina a "Cavalieri del lavoro", invece, rappresenta l'appartenenza ad un “Ordine esclusivo”, riservato ad un massimo di 25 imprenditori ogni anno, che si sono distinti in modo significativo nell’economia nazionale. Quest’anno l’onorificenza di “Cavaliere del lavoro” è stata concessa a GIANGIACOMO IBBA, ed è l’unica per l’intera SARDEGNA! È il riconoscimento dell’impegno di chi, attraverso l’impresa e/o le proprie capacità manageriali, ha contribuito significativamente alla crescita, alla coesione e alla competitività nazionale.

Amici, Il decreto di nomina di
“CAVALIERE DEL LAVORO”, concesso a Giangiacomo Ibba è stato firmato da Mattarella il 27 maggio, su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, di concerto con il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Giangiacomo Ibba, classe 1976, originario di Oristano, è Presidente del gruppo F.lli Ibba, realtà nata nel 1950 come azienda familiare specializzata nella distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari; nel tempo l'azienda è diventata uno dei principali protagonisti della grande distribuzione organizzata in Sardegna e nel Centro Italia.

Giangiacomo è alla guida dell’azienda dal 2003. Laureato in Economia aziendale a Parma, oggi controlla la capogruppo operativa del Gruppo Abbi, colosso della grande distribuzione in Sardegna, con una quota di mercato del 25%, e nel Centro Italia. È anche punto di riferimento del sistema CRAI, dove ricopre l’incarico di Presidente e Amministratore delegato di Crai Secom spa. Controlla, inoltre, anche “Centro Cash”, Cedi Crai Tirreno, oltre a numerosi centri distributivi di Crai e i supermercati Gieffe.

Cari amici, conosco Giangiacomo da molti anni, praticamente da quando era un ragazzo! Credo che meriti, senza se e senza ma, il prestigioso riconoscimenti! Giangiacomo Ibba è davvero, oggi, uno degli uomini sardi di grande capacità imprenditoriale e di valore! Gli auguro ulteriori, felici traguardi!

A domani.

Mario

mercoledì, giugno 03, 2026

PERCHÈ IL NOSTRO CERVELLO DIMENTICA, METTENDOCI SPESSO IN DIFFICOLTÀ? ECCO COME FUNZIONA LA NOSTRA MEMORIA.


Oristano 3 giugno 2026

Cari amici,

Credo che sia successo un po’ a tutti, di fermarci per strada e non ricordare dove avevamo lasciato l’auto, oppure di incontrare qualcuno al supermercato e non riuscire a ricordare il suo nome. In quei momenti ci assale una certa ansia e un po’ di panico, pensando magari di non essere più perfettamente attivi e in grado di ricordare come una volta! In realtà non è esattamente così. Il nostro cervello è un computer straordinario ma particolare, che riesce a gestire quella grande massa di informazioni di cui siamo in possesso ma in modo selettivo, ovvero “SELEZIONANDO PER IMPORTANZA”, in modo da avere una maggiore efficienza e non certo per ragioni di dimenticanza!

Il nostro cervello, amici, non dimentica, ma opera sempre attivamente con grande efficienza, selezionando quella miriade di informazioni di cui è in possesso, ma distinguendo e selezionando, evidenziando prima quelle rilevanti e trascurando quelle meno importanti. È una selezione messa in atto per non sovraccaricarsi, privilegiando ciò che più merita. Si tratta proprio di strategia: la nostra memoria è progettata per scartare i dettagli non necessari e focalizzarsi sul presente. La sua attività selettiva tiene conto della “Gestione dell'Energia”: Il cervello, essendo un'entità finita, accantona le informazioni meno importanti per mantenere l'efficienza!

Per capire meglio questa straordinaria selezione fatta dal nostro cervello dobbiamo prima comprendere come funziona la nostra memoria. Essa può essere suddivisa in tre fasi principali: Acquisizione, Consolidamento e Recupero. Acquisizione: Quando impariamo qualcosa di nuovo, il cervello registra un’impronta’ di queste informazioni. Consolidamento: Questo processo avviene durante il sonno (fra le altre situazioni) e permette di stabilizzare il ricordo. Recupero: Si tratta dell’abilità della nostra mente di recuperare queste informazioni quando necessario.

Certo, amici, se è pur vero che quando non ricordiamo chi è la persona che ci saluta, ci troviamo in difficoltà, la prima cosa che pensiamo è che il nostro cervello ha delle dimenticanze, nel senso che non arriviamo a pensare che, invece, trattasi di una selezione che non è assolutamente negativa! Gli scienziati ipotizzano, infatti, che trattasi di una strategia evolutiva, in quanto – come prima accennato - la memoria è progettata per scartare le informazioni ritenute non rilevanti, permettendoci di vivere nel presente e affrontare le nuove esperienze senza essere sovraccarichi di dati inutili o poco importanti.

La selezione fatta dal nostro cervello ha anche finalità protettive nei nostri confronti. Per esempio, dimenticare certi fatti dolorosi può aiutarci a superare le esperienze negative vissute. Se ricordassimo costantemente ogni insuccesso o particolari eventi traumatici, la nostra salute mentale potrebbe risentirne enormemente. Bene, amici lettori, ora che abbiamo capito perché capita che dimentichiamo, ci domandiamo: cosa possiamo fare per cercare di migliorare la nostra memoria quando ci serve? Ecco alcune strategie suggerite dalla ricerca scientifica.

Partendo dal presupposto che il nostro cervello accantona le cose meno importanti per non trovarsi “troppo impegnato e affaticato”, sta a noi aiutarlo a rilassarsi e avere, quindi, più possibilità di ricordarci le cose. Sono diverse le cose che possiamo mettere in atto per sostenerlo. La prima è riposare perfettamente, con un sonno di qualità. Non è un caso che si dica che una buona notte di sonno “aggiusta” tutto. Dormire adeguatamente è fondamentale per il consolidamento della memoria. Gli studi dimostrano che persone che dormono a sufficienza sono in grado di ricordare informazioni meglio rispetto a chi soffre di privazione di sonno.

Un altro valido aiuto al nostro cervello può arrivare dall’alimentazione e dall’attività fisica svolta. Mantenere uno stile di vita sano è cruciale per la funzione cerebrale. Una dieta ricca di antiossidanti, acidi grassi omega-3 e vitamine, è associata a una memoria più acuta. Inoltre, l’attività fisica regolare migliora il flusso sanguigno al cervello, favorendo la salute neuronale. Possiamo anche dare ulteriore aiuto attivando delle “Tecniche di memorizzazione. Vari metodi possono aiutare nel recupero delle informazioni, come la ripetizione spaziale, che consiste nel ripassare le informazioni a intervalli crescenti. Anche le tecniche mnemoniche visive e verbali possono essere estremamente efficaci.

In ultima analisi, amici lettori, non dimentichiamo che, purtroppo, può anche succedere che il nostro cervello possa arrivare ad un “Declino cognitivo”. Distinguere tra dimenticanza normale e declino cognitivo è fondamentale. Mancanze di memoria frequenti e persistenti possono essere un segnale di disturbi più gravi come l’Alzheimer. Se arriviamo a sospettare che le dimenticanze vadano oltre la norma, il consiglio è quello di consultate un medico per un’analisi più approfondita.

Cari amici, anche il “dimenticare” fa parte della natura umana, per cui  ciascuno di noi dovrebbe arrivare ad applicare le diverse strategie che possono aiutare a mantenerci su un percorso mentale più efficiente. La chiave sta nell’adottare abitudini che promuovono la salute del nostro cervello, perché, alla fine, anche il cervello ha bisogno della sua dose di cura e attenzione!

A domani.

Mario

martedì, giugno 02, 2026

LA STORIA INSEGNA! DALLA GURRA DEL PELOPONNESO AL CONFLITTO FRA LE GRANDI POTENZE DEL 3° MILLENNIO. LA “TRAPPOLA DI TUCIDIDE” TRA USA E CINA.


Oristano 2 giugno 2026

Cari amici,

Oggi, 2 giugno, l'Italia festeggia gli 80 anni della nascita della Repubblica: auguri a tutti noi, perchè la libertà continui ad essere protagonista, in quanto, fin dai tempi più remoti, l'idea dell'uomo di dominare sugli altri non è mai tramontata. Si, da sempre, i vari i comportamenti dell’uomo verso i suoi simili hanno cercato di essere in prevalenza "dominanti". Ogni tribù cercò di predominare sulle altre, istituzionalizzando la guerra per poter dimostrare la propria, superiore forza dominante. Col passare del tempo, la realtà bellicosa mai si spense, ed è contenuta nel celebre detto latino "SI VIS PACEM, PARA BELLUM" (se vuoi la pace, prepara la guerra), espressione che esprime chiaramente il principio del dominio. Il detto prima ricordato evidenziava la necessità di mostrare forza e capacità superiori, per cercare di dissuadere i potenziali nemici dall'attaccare. Amici lettori, tornando, storicamente parlando, ancora più indietro, ne troviamo ulteriore conferma. Al tempo della “Guerra del Peloponneso” (431-404 a.C.), per esempio, guerra che fu combattuta tra la Lega peloponnesiaca, guidata da Sparta, e la Lega di Delo, capeggiata da Atene, ne abbiamo un fedele resoconto e conferma dallo storico Tucidide, generale ateniese durante il conflitto, che ne scrisse le reali motivazioni.

Si, lo storico e militare ateniese dell'età classica greca Tucidide, sentenziò, nei suoi scritti, che lo scoppio della guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta fu causato dal timore spartano per la crescente egemonia territoriale ateniese. Insomma, le vere cause del conflitto, ben evidenziate da Tucidide, derivarono da questo timore, cause che furono successivamente definite “LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE”. Quest'espressione fu coniata dal politologo statunitense Graham Allison in un articolo per il Financial Times del 2012, successivamente ripresa nel suo libro "Destinati alla guerra". La Trappola di Tucidide, amici, è, in realtà, un concreto concetto geopolitico, che descrive l'alto rischio di guerra quando una potenza emergente (come può essere la Cina oggi) minaccia di soppiantare una potenza attualmente dominante (come gli USA).

Oggi, infatti, come succedeva ieri, sui motivi che scatenarono la Guerra del Peloponneso descritta dallo storico greco, il problema si ripone in modo concreto. Questa dinamica suggerisce che il conflitto è spesso causato dalla paura strutturale della possibile perdita di potenza, non solo dalla volontà delle parti. Ci si domanda: "Oggi, possono l’America e la Cina sfuggire alla “Trappola di Tucidide?". Difficile che possa succedere, perché, come lucidamente scrisse nel suo libro Graham Allison, le tensioni che si manifestano tra due grandi Stati in competizione, quando una nuova potenza emergente tenta di sostituire una potenza già consolidatasi come egemone, risulta molto difficile evitare il conflitto.

Amici, che La Trappola di Tucidide valga oggi come ieri, è dimostrato dal fatto che questa 'espressione è stata addirittura ripresa dal Leader cinese Xi Jinping, in occasione dell'incontro con Donald Trump tenutosi il 14 maggio 2026. La battuta del Presidente cinese in occasione dell’atteso faccia a faccia con il capo della Casa Bianca è un modo abbastanza chiaro per confermare quanto prima affermato sulla attuale rivalità tra Washington e Pechino. "La Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi Paesi?", ha chiesto Xi riferendosi all'espressione resa celebre dal politologo di Harvard Graham Allison per indicare il rischio che il confronto tra una potenza in ascesa e una potenza già dominante degeneri in guerra.

Amici, il futuro sulle relazioni tra gli USA e Pechino rimane di certo "in dubbio". Lo stesso Graham Allison nel suo libro non affermò che il conflitto è sempre “inevitabile”, ma solo a condizione che entrambe le parti riconoscano la natura strutturale della competizione e la governino politicamente. Il Presidente cinese parla di un mondo arrivato ad un "nuovo crocevia", attraversato da trasformazioni "mai viste in un secolo" e da una situazione internazionale "fluida e turbolenta". È una formula che Pechino usa da tempo per descrivere il passaggio da un ordine globale a guida occidentale (USA) a un sistema nel quale la Cina rivendica un ruolo da grande potenza.

Nel suo messaggio a Trump, Xi presenta la Cina come una potenza responsabile, interessata a evitare lo scontro frontale e a collaborare sui dossier globali, e chiede implicitamente agli Stati Uniti di non trattare la sua ascesa come una minaccia da contenere. "Superare" la trappola di Tucidide significa quindi, per Pechino, costruire una relazione tra pari, con meno competizione ideologica, meno pressione militare nel Pacifico, oltre ad un maggiore riconoscimento degli interessi cinesi su dossier sensibili come Taiwan, commercio, tecnologia e sicurezza regionale.

Cari amici, a volte l’apparenza inganna! I sorrisi tra Trump e Xi ci sono e sembrano anche significativi, ma ci sarà ancora margine per evitare che il destino delle relazioni tra Usa e Cina sfoci in un conflitto anche militare? Un esito positivo potrà avvenire solo se entrambe le due potenze accetteranno di definire precise regole di convivenza, riconoscendosi come grandi potenze. Come consuetudine nella retorica cinese, la formula resta ambigua. Per Washington può suonare come un invito alla prudenza, ma anche come una richiesta di accettare la proiezione globale della Cina, mentre per Pechino è il modo per sostenere che il vero pericolo non sarebbe l'ascesa cinese in sé, ma la reazione americana. Cari lettori, è alquanto difficile predire il futuro!

A domani.

Mario

lunedì, giugno 01, 2026

IL PASSO INDIETRO DELLA CULTURA DI MASSA: CON L’AVANZARE DELLA TECNOLOGIA STIAMO PERDENDO LA CAPACITÀ DI LETTURA, COME AVVERTE LO STORICO AMERICANO ADAM GARFINKLE.


Oristano 1° giugno 2026

Cari amici,

Ho voluto iniziare i post di giugno parlando con Voi, cari lettori, del futuro della cultura. L'avanzare travolgente della tecnologia, sta minando anche le nostre capacità di lettura, tanto che i LIBRI stanno diventando oggetti obsoleti. Di recente, sul trimestrale americano conservatore “NATIONAL AFFAIRS” è apparso un interessante articolo scritto dallo storico e politologo statunitense Adam Garfinkle. Il pezzo, intitolato “The erosion of the deep Literacy” (l’erosione della capacità di leggere in profondità), afferma che esiste un nesso diretto tra il calo nella pratica della lettura e l’attuale decadenza della politica. Secondo Garfinkle, da tempo alquanto vicino alla politica, avendo, in passato, scritto discorsi per George W. Bush e Condoleezza Rice, il crescente aumento del populismo negli USA (e non solo) è una conseguenza diretta della sempre più scarsa propensione a leggere libri impegnativi, attività sostituita  sia dalla TV che dal crescente uso di computer e smartphone.

Lo storico e politologo Adam Garfinkle, a dimostrazione di quanto affermato nel libro, ha citato diverse fonti politiche, dal suo vecchio mentore Henry Kissinger («questo nuovo modo di pensare distrugge il contesto, disgrega ogni cosa, il che rende di fatto impossibile qualsiasi riflessione strategica sull’ordine del mondo») alla neuro-linguista Maryanne Wolf, che nel libro “Lettore, vieni a casa” (edito in Italia da Vita e pensiero) analizza la perdita della «pazienza cognitiva», confermando che la precedente diffusione della lettura immersiva, fondata sulla capacità di astrazione, era l’elemento-chiave, grazie al quale nei secoli scorsi si è sviluppato il pensiero liberal-democratico.

La cultura, amici, iniziò a diffondersi con la stampa a caratteri mobili, perfezionata da Johannes Gutenberg intorno al 1450-1455 a Magonza, in Germania. L'evento chiave fu la pubblicazione della famosa "Bibbia a 42 linee" (Bibbia di Gutenberg) il 23 febbraio 1455, primo libro significativo stampato con questa tecnica rivoluzionaria. La stampa a caratteri mobili fu l’inizio di una grande rivoluzione culturale, che non si limitò a modificare le modalità di circolazione dell’informazione, ma operò alla grande per la sua piena diffusione,  trasformando gli assetti normativi della conoscenza.

Proprio dalla grande diffusione culturale iniziò il tramonto dei vecchi imperi, a cui seguì quella grande fase di sconvolgimenti caotici, che portarono ad una più moderna visione del mondo e la nascita di modelli politici propri della modernità. In Francia nell'estate del 1789, con straordinaria rapidità, scoppiò la “Rivoluzione Francese”, un periodo di sconvolgimento sociale, politico e culturale estremo, che cercò di instaurare i principi e le regole di una società nuova, fondata sull'autonomia degli individui e sull'ottimistica convinzione che la legge, finalmente fosse uguale per tutti. Era l’inizio delle società democratiche.

Amici, cosa succederà, ora, con la perdita della capacità di lettura, sostituita da una arida tecnologia? L’abbandono del libro crea certamente le premesse per la perdita delle nostre capacità cognitive, quelle che permettono il sano mantenimento della democrazia di massa. Cosa fare, dunque, per evitare che la dittatura dell’intelligenza artificiale, derivata della tecnocrazia, traghetti i popoli dalla democrazia ad un governo tecnocratico?

Lo studioso ADAM GARFINKLE nel suo libro si chiede: “Ma ora che la situazione sta cambiando, è possibile che una società post-lettura-immersiva, emotivamente più instabile, possa regredire fino ad accettare, o addirittura preferire, forme di governance meno evolute?». Ebbene, negli USA ha iniziato a prendere piede “La lettura collettiva a distanza”. A Seattle, per esempio, è nato il “Virtual Silent Reading Party”, un raduno globale di persone che – previo pagamento di un biglietto tra i 5 e i 20 dollari all’organizzatore, il giornale The Stranger – si incontrano su Zoom per leggere in silenzio. Ognuno a casa propria, inquadrato dalla webcam mentre sfoglia il suo libro, spesso con un gatto in grembo o un bicchiere di vino in mano.

Come commenta sulla rivista New York Times Book Review Gal Beckerman, adepto di questa gigantesca sala di lettura virtuale: «Leggere è un atto talmente solitario… non mi aspettavo che mi sarebbe mancato così tanto farlo insieme ad altri». Sarà la chiusura delle biblioteche, ma sono in molti a cercare un contatto, sia pure a distanza, con altri lettori. Sono affollate le presentazioni virtuali e proliferano i gruppi di lettura via schermo. Beckerman ne cita uno che, organizzato dallo “Hannah Arendt Center” presso il Bard College, è attivo in realtà già da sei anni e si concentra sui testi della pensatrice tedesca, raccogliendo figure eterogenee, come accademici, pensionati e studenti.

Cari amici, accettare di diventare schiavi della tecnologia credo sia  il più grave errore che l’uomo del Terzo Millennio possa fare. L’abbandono della lettura è la rinuncia alla conoscenza, alla cultura ed al costante confronto e riferimento tra l’oggi ed il passato, nell'intento di evitare gli errori in futuro! Evitiamo, dunque, di cancellare strumenti senza i quali potremmo allontanarci dalla democrazia di massa, diventando semplici pedine governate dall’intelligenza artificiale!

A domani.

Mario

domenica, maggio 31, 2026

TRIONFO DEI CANNONAU DI SARDEGNA NELLA 14^ EDIZIONE DEL GRENACHES DU MONDE. CONQUISTATE 37 MEDAGLIE: 22 ORI E 12 ARGENTI.


Oristano 31 maggio 2026

Cari amici,

Questo è l'ultimo post del mese di maggio, e lo voglio dedicare alla nostra meravigliosa SARDEGNA, che soffre non poco nonostante il suo grande potenziale economico in gran parte poco utilizzato! Uno dei settori purtroppo trascurati è l'agricoltura, in particolare la viticoltura, che annovera qualità di grande valore. Il vitigno "CANNONAU", per esempio, nel mondo più noto come "GRENACHE", produce vini di altissima qualità, che di recente hanno ottenuto eccellenti riconoscimenti a livello internazionale. 

Tra i grandi concorsi enologici internazionali riservati ai migliori vini, il
GRENACHES DU MONDE è uno dei più prestigiosi.  Il concorso, che si svolge in modo itinerante, è dedicato esclusivamente ai vini prodotti con uve della famiglia del Grenache (conosciuto in Italia, e in particolare in Sardegna, come CANNONAU). Il Grenache è il settimo vitigno più coltivato al mondo e il concorso – che nel 2026 ha celebrato la sua 14ª edizione ad Argelès-sur-Mer, nel cuore del Roussillon (Francia meridionale), mira a valorizzare la straordinaria biodiversità ed eccellenza di questo vino straordinario.

L'edizione di Argelès-sur-Mer si è tenuta dal 10 al 13 maggio 2026, tornando nella regione storica in cui fu fondato nel 2013. La rassegna ha visto un enorme trionfo della viticoltura sarda. I vini Cannonau di Sardegna hanno infatti ottenuto ben 37 riconoscimenti: 22 medaglie d'oro, 12 medaglie d'argento e 3 altri riconoscimenti di prestigio. La giuria, infatti, ha assegnato tre Double Gold, ovvero un punteggio superiore ai 96 centesimi, assegnando, come accennato, 22 ori e 12 argenti: in tutto 37 premi per l'Isola, sui 47 assegnati ai vini nazionali. Questi eccellenti risultati dimostrano l'altissima qualità raggiunta dai produttori isolani (tra cui cantine storiche come Argiolas e Santadi), capaci di primeggiare anche nella categoria dei vini rosati contro la grande tradizione provenzale.

Il massimo riconoscimento se lo sono aggiudicato la Cantina Argiolas di Serdiana (con Arjola 2025, cannonau di Sardegna Rosato Doc e anche Senes 2022, cannonau di Sardegna Riserva Doc) e Cantina di Santadi con Festa Noria, vino liquoroso non millesimato. Nella patria dei rosé è salito dunque sul gradino più alto del podio anche un rosato made in Sardegna. «Ciò dimostra che anche il rosato cannonau può essere premiato tra le eccellenze e reggere quindi benissimo il confronto con i grandi rosé provenienti da zone ben più blasonate per la produzione di questa tipologia, aprendo nuove opportunità commerciali», ha commentato Mariano Murru, Presidente Assoenologi Sardegna.

Amici lettori, i vini premiati provengono da diversi areali dell'Isola e sono stati apprezzati nelle diverse tipologie di vinificazione, dai classici rossi strutturati, ai vini freschi e fruttati, ancora, passiti, liquorosi e bollicine. «Tipologie che aprono nuovi scenari e guardano a un nuovo pubblico di consumatori, soprattutto giovane», ha aggiunto il Presidente Assoenologi Mariano Murru. La lista dei vini premiati è consultabili sul sito www.grenachesdumonde.com.

Il Grenache, ovvero detto alla sarda il CANNONAU, con una superficie di 163.000 ettari di vigneti, è il settimo vitigno più coltivato al mondo. È la varietà emblematica dei Paesi mediterranei, soprattutto Spagna e Francia, che insieme rappresentano quasi il 90% della superficie vitata mondiale. Spagna, Francia e Italia sono i tre principali Paesi produttori, ma il Grenache è molto diffuso in tutto il mondo: Nord e Sud Africa, Australia, Nord e Sud America, Croazia, Grecia, Libano, ecc.

Cari amici, credo fermamente che anche nel settore enologico la Sardegna possa portare sul mercato un grande prodotto di qualità. Personalmente credo nei giovani, e sono certo che se essi iniziassero a  smettere di emigrare, e ritornassero all’amore per la terra, la scommessa sarebbe vinta; perché la nostra isola può dare loro, davvero, grandi soddisfazioni! È tempo che i giovani smettano di lasciare l’isola attirati da chimere che poi lasciano loro l’amaro in bocca! La Regione, in questo campo, gioca un ruolo essenziale, assolutamente primario!

A domani.

Mario