Oristano 5 luglio 2026
Cari amici,
Con il travolgente
avanzare dell’informatica, supportata dall’Intelligenza Artificiale, il futuro
degli anziani è sempre più in pericolo. Nati e vissuti in un’era in cui la gran
parte del lavoro era “manuale”, solo pochi hanno superato il Gap tecnologico, riuscendo ad adattarsi al
digitale, seppure con grande fatica. Oggi accedere ad un servizio pubblico,
come prenotare una visita medica, pagare una bolletta, consultare un atto
amministrativo, richiede quasi sempre l’utilizzo di uno strumento digitale: uno
Spid, una Cie, un’app, un portale. Per milioni di cittadini anziani, tutto
questo è diventato semplicemente irraggiungibile, ovvero una chimera.
È, purtroppo, lasciatemelo dire, una
tristissima realtà! «L’anziano che non
ha sa usare lo Spid o non sa utilizzare la Cie, o banalmente non ha un PC né
uno smartphone né un IPAD, in pratica è tagliato fuori da ogni servizio», come
ha avuto modo di denunciare l’ex magistrato Antonio Centore, ex
procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore. «È come
morto» - ha aggiunto -. Parole dure, volutamente molto dure le sue, per
scuotere le coscienze di chi progetta sistemi informatici pensando
esclusivamente agli utenti più giovani e tecnologicamente attrezzati.
C’è una frase, che
considero tagliente come un bisturi, espressa dal Procuratore Antonio Centone e
pubblicata sul suo profilo social, che merita di essere riletta più di una
volta: «Una società che obbliga un novantenne a usare uno smartphone per
accedere ai propri diritti non è moderna: è una società che ha deciso di
liberarsi dei propri padri». Amici, costringere una persona anziana,
come un over 70, a usare strumenti informatici complessi rischia di provocare
isolamento ed esclusione, anziché inclusione. Le interfacce digitali moderne
non sono progettate per chi non ha familiarità con la logica dei computer,
creando barriere insormontabili e grande frustrazione.
È giusto precisare che Centore
non è contro la tecnologia. È contro l’uso ideologico della tecnologia come
metro per misurare la dignità dei cittadini. «Nel 2026 tutto è diventato
un’app, un codice, un portale. Ma chi ha costruito questo Paese sporcandosi le
mani, oggi si ritrova analfabeta in casa propria», osserva l’ex
procuratore. Il punto è preciso: se per espletare una pratica burocratica serve
l’aiuto di un figlio o di un nipote — ammesso che ci sia — allora il sistema
non ha semplificato nulla. Ha solo spostato il problema sulle spalle delle
famiglie o, peggio, lo ha lasciato irrisolto per chi non ne ha. Questa non è
innovazione. È esclusione»!
Amici, in una Società che
si rispetti l’evoluzione, seppure necessaria, non deve mai diventare egoismo! «Quando
lasciamo indietro chi ci ha preceduto, non stiamo evolvendo: stiamo solo
diventando più comodi e più egoisti». Con questa considerazione Centore chiude
il suo ragionamento. E lascia una domanda aperta, morale prima ancora che
politica: una società civile può considerarsi avanzata se i suoi strumenti di
accesso ai diritti escludono sistematicamente chi ha contribuito a costruirla?
Il tema, cari lettori, più
che tecnico, è diventato fortemente “culturale”. Chi porta avanti
l’innovazione, ovvero lavora per creare servizi pubblici moderni e innovativi, nel
progettarli deve pensare non solo a chi, nativo digitale, è in grado di
usufruirne in modo veloce e totale, ma anche a chi, “NON È NATIVO DIGITALE”, a chi ha più
di 70 anni, ed ha vissuto la gran parte della sua vita senza aver mai toccato
un touchscreen, a chi vive solo e non può contare sull’aiuto di figli e nipoti,
ovvero a chi non ha una rete familiare su cui appoggiarsi.
Cari amici, in Italia
oggi vivono circa 14 milioni di cittadini con più di 65 anni. Molti di loro,
secondo le stime più recenti, non hanno mai usato Internet. Essi sono
invisibili ai portali, sono esclusi dai sistemi digitali. Sono, per usare le
parole dell’ex procuratore, «come morti» agli occhi di uno Stato che ha smesso
di cercarli. Forse è tempo che qualcuno torni a bussare alla loro porta! Credo
che anche l’informatica, usata in maniera intelligente nei confronti di chi
l’Italia di oggi l’ha costruita, possa, con i giusti accorgimenti, soddisfare
le loro esigenze, oggi totalmente ignorate.
A domani.
Mario











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