Oristano 3 maggio 2026
Cari amici,
Il desiderio di CAMBIAMENTO, ovvero di trovare soluzioni migliori all'esistente, ha dei freni potenti: il panico di lasciare il certo per l’incerto, che ha sempre condizionato le persone, paventando
pericolose, possibili conseguenze, tra cui, in primis, la solitudine derivante.
È, questa, una condizione psicologica molto diffusa, alquanto bloccante, definita
in termine medico “METATHESIOFOBIA” (paura del cambiamento), che, unita
all'atelofobia (paura di sbagliare o di non essere perfetti), blocca le nostre decisioni.
Quando non siamo soddisfatti, e sentiamo il desiderio di evolvere, questo si
scontra con il terrore di fallire e la paura di restare soli (anuptafobia),
La nostra mente è un computer
complesso, che spesso si scontra con la logica, in quanto tende a preferire
l'infelicità conosciuta rispetto all'incertezza del cambiamento; il nostro
super computer preferisce la prevedibilità, anche se dolorosa, rispetto all'angosciante
ignoto. Un ignoto dove giganteggia la trappola della "Solitudine", ovvero
il panico di restare soli. Una paura motivata, spesso, da una bassa autostima o
dalla credenza di non essere abbastanza forti da farcela da soli. È proprio
quest’ansia che ci porta a tollerare situazioni insoddisfacenti (relazioni o
lavori) pur di non affrontare il vuoto.
Amici, credo proprio che
questa paura colpisca più di quanto appare. Molti di noi, spesso, soprattutto
nel silenzio della notte, quando siamo soli con noi stessi e il sonno tarda ad
arrivare, ci domandiamo, dopo un primo rifiuto a cambiare, «E se avessi deciso
in modo diverso?». Dubbi, quesiti che di norma restano senza risposta e ansiano
le nostre giornate togliendoci la necessaria serenità. Gli studi psicologici
sull’argomento sono numerosi, e oggi voglio riportare la riflessione di Maria
Beatrice Alonzi, scrittrice ed esperta di etica della comunicazione, contenuta
nel suo libro, “Hai ancora paura. Ciò che ti ha salvato ora ti sta fermando”
edito da (Sperling & Kupfer).
Maria Beatrice Alonzi è
un’esperta dell’argomento, avendo conseguito, oltre la laurea in Scienze
Umanistiche, un master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e
Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale. È anche speaker di TEDx,
relatrice per l'Università Sapienza di Roma e autrice di tre bestseller, con
oltre 250.000 copie all'attivo. Nel suo libro prima citato, analizza a fondo
quel meccanismo invisibile che spesso ci tiene bloccati: la paura di
sbagliare, di non essere abbastanza forti, della paura di restare soli, elencando
e spiegando i meccanismi che ci tengono fermi, tra errori che si ripetono e
pensieri che si sedimentano, per arrivare a un punto cruciale: non siamo
colpevoli del nostro passato, ma responsabili del nostro futuro.
In questo libro la Alonzi
parte da un'idea: spesso pensiamo di aver scelto liberamente, ma in realtà è
stata la paura a guidarci. «C'è una domanda che in tanti ci facciamo: “Cosa
farei se non avessi paura?”. Se la risposta è diversa da quello che stiamo per
fare, stiamo scegliendo per paura. La maggior parte delle nostre scelte non è
consapevole, è condizionata dalla paura, lo afferma la scienza. Le nostre sono
risposte condizionate, e le nostre decisioni sono prese prima che la mente
razionale abbia il tempo di intervenire.
Amici, la realtà è che quella
che chiamiamo “libera scelta”, ma è spesso una razionalizzazione a posteriori: «una
storia che costruiamo per dare senso a qualcosa che il nostro sistema aveva già
deciso, perché la maggior parte delle scelte sono prese in reazione». In
sintesi, “le origini delle nostre decisioni prese per paura risalgono alla
nostra infanzia: quando chi doveva
insegnarci a stare con le emozioni difficili non era presente, o era
imprevedibile, o era lui stesso pauroso, da allora la nostra mente impara a stare in allerta
costante, e qualunque stimolo che assomigli anche lontanamente a qualcosa di
pericoloso come un silenzio, una critica, o una risposta fredda attiva la
stessa risposta che si attivava quando il pericolo risulta reale. Il corpo,
oggi, non distingue tra allora e adesso”. Tutto questo troviamo in questo interessante
libro.
Cari amici, scrive la
Alonzi: “Come si può smettere di restare intrappolati nel rimpianto di una
decisione condizionata dalla paura? Risulta fondamentale provare a dimostrare
all’inconscio che ci sono altre strade da percorrere”. La scelta mancata
continua a rimanere nella nostra mente in uno stato di sospensione permanente,
e quello che non viene elaborato ritorna. Proprio per questo il dialogo con il
nostro inconscio deve essere forte, portandolo a ragionare senza troppi
condizionamenti. La decisione giusta è: “Ora che so, cosa scelgo?”. Allora, seppure ci appaia difficile, scegliamo senza condizionamenti, «Non restiamo ancorati al nostro lontano passato,
perché il passato non si riscrive, ma il presente, sì».
A domani, cari lettori.
Mario

















































