martedì, ottobre 27, 2026

L'INSEGNAMENTO DI SENECA RIVOLTO A PROTEGGERE LA NOSTRA SERENITÀ. LA VERA FORZA DELL’UOMO NON È NELL’EVITARE DI SOFFRIRE, MA QUELLA DI NON LASCIARSI DISTRUGGERE DA CIÒ CHE CI FERISCE.


Oristano 27 ottobre 2026

Cari amici,

Su questo blog ho avuto modo diverse volte di parlare con Voi del pensiero del grande Lucio Anneo Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano, che Egli espresse quasi duemila anni fa. Ebbene, anche oggi voglio tornare a parlare di Lui per riportarvi un suo pensiero sulla mancata serenità dell’uomo. Ecco una sua importante frase: «È invulnerabile non chi non viene colpito, ma chi non si sente ferito». Una frase tratta dal De constantia sapientis, che racchiude una lezione oggi ancora attuale: non sempre possiamo controllare le parole, i comportamenti o le cattiverie degli altri, ma possiamo imparare a proteggere la nostra serenità. Perché conoscere il proprio valore significa anche smettere di lasciare che siano gli altri a definirlo.

Amici, ci sono ferite che non si vedono, ma che possono fare male per molto tempo. Una parola detta con cattiveria, un'offesa immeritata, il giudizio di qualcuno a cui teniamo. A volte permettiamo a queste esperienze di condizionare il nostro umore, di mettere in discussione le nostre certezze e persino di farci dubitare di noi stessi. Allora è necessario riflettere e domandarsi: E se la vera forza non fosse evitare di soffrire, bensì imparare a non lasciarsi distruggere da ciò che ci ferisce? Indubbiamente la vita porta con se anche sofferenza, e l’uomo per Seneca, non è certo invulnerabile e quindi soggetto alla sofferenza; non può nemmeno costruirsi una corazza dietro cui nascondere le proprie emozioni. Tuttavia può fare qualcosa di più profondo: raggiungere una libertà interiore che nessuna offesa può portargli via. Il filosofo distingue, infatti, tra chi non viene mai messo alla prova e chi, pur affrontando le difficoltà, riesce a conservare la propria fermezza.

È facile sentirsi forti quando tutto va bene, quando nessuno ci critica e la vita sembra assecondare ogni nostro desiderio. La vera sfida comincia quando qualcuno mette in discussione ciò che siamo. È proprio allora che scopriamo quanto potere abbiamo consegnato al giudizio degli altri. Chi conosce il proprio valore non ha bisogno di difenderlo davanti ad ogni provocazione. Non perché sia superiore agli altri, ma perché ha smesso di cercare continuamente fuori di sé la conferma di essere abbastanza.

“Non tutto ciò che ci ferisce merita il nostro dolore”, afferma Seneca, Quante volte continuiamo a ripensare a una frase spiacevole anche quando chi l'ha pronunciata se n'è già dimenticato? La ripetiamo nella testa, cerchiamo risposte che non abbiamo dato, immaginiamo conversazioni che probabilmente non avverranno mai. E intanto quella persona continua a occupare uno spazio enorme nei nostri pensieri. Seneca ci invita a interrompere proprio questo meccanismo. Non tutte le opinioni meritano la nostra attenzione, non tutte le critiche raccontano qualcosa di vero su di noi.

Questo non significa ignorare ogni osservazione o convincersi di avere sempre ragione. Significa imparare a distinguere ciò che può aiutarci a crescere da ciò che serve soltanto a farci sentire piccoli. Una distinzione preziosa, soprattutto in un mondo in cui basta aprire un social per ritrovarsi esposti al giudizio di persone che non conoscono nulla della nostra storia. La fermezza del saggio stoico non va confusa con la rassegnazione di chi accetta tutto in silenzio.

Cari amici, La vera lezione che ci dà Seneca è questa: “La libertà comincia quando smettiamo di dare agli altri il potere di definirci”. Spesso, infatti, dimentichiamo di possedere la nostra libertà. Passiamo buona parte della vita a cercare approvazione, a temere il giudizio degli altri, a modificare piccoli pezzi di noi stessi pur di non essere esclusi. Ma una vita trascorsa a evitare ogni critica rischia di diventare una vita vissuta a metà. Ci sarà sempre qualcuno a cui non piaceremo, qualcuno che fraintenderà le nostre intenzioni o non riconoscerà i nostri sforzi. La pace interiore nasce dalla consapevolezza di non dover piacere a tutti per meritare rispetto. Le parole degli altri possono colpirci, ma l’ultima parola deve essere sempre la nostra.

A domani.

Mario

lunedì, ottobre 26, 2026

IL SINIS, TERRA ABITATA DA CIVILTÀ ANTICHE, IN GRAN PARTE ANCORA DA SCOPRIRE. DOPO IL RITROVAMENTO DEI GIGANTI, GAETANO RANIERI, CON IL SUO STRAORDINARIO GEORADAR, ANNUNCIA ALTRI RITROVAMENTI NELLO STAGNO DI CABRAS.


Oristano 26 ottobre 2026

Cari amici,

Chi è GAETANO RANIERI, ormai lo sanno un po’ tutti! Geofisico di fama mondiale, è stato il co-protagonista dello scavo del 2014, quello che ha riacceso l’attenzione sui giganti del Sinis. “Eppure qualcuno è arrivato a dire che racconto sciocchezze, non conoscendo neppure il contenuto delle cose che dico”, commenta con una certa tristezza. Ranieri, però, non ha lasciato perdere e caparbiamente con il suo Georadar ha continuato le sue ricerche, convinto che in quella zona c’è molto altro da scoprire. Negli ultimi anni ha continuato le sue ricerche e nel 2025 ha annunciato la presenza di sei nuraghi nascosti dal fondo melmoso dello stagno di Cabras. E non solo: questa volta, il geofisico è convinto di aver individuato qualcosa di altrettanto stupefacente: «Una nave nuragica pressoché integra, una con il bordo che ancora si legge e forse altre imbarcazioni capovolte o spezzate».

Quelli prima evidenziati sono gli ultimi risultati del lavoro fatto con il sub-bottom profiler, uno strumento che ha disegnato il sottofondo dello stagno e che lui chiama “penetratore di fanghi”. In sostanza, è un sonar che si usa in geofisica per le ricerche petrolifere a cui è stata ridotta la potenza e che è stato montato sotto lo scafo di una barca da pesca con cui si è “scandagliato” lo stagno su e giù per circa 120 chilometri, “scendendo” fino a 12 metri sotto il livello dell’acqua. I risultati stanno venendo a galla piano piano: «Se esistesse una stampante 3D abbastanza potente, potremmo ricostruire con precisione quello che si è trovato nei sedici ettari ed oltre di Monte Prama e anche nello stagno.

"In realtà potrei farlo anche adesso, costruendo piccole porzioni e poi unendole come se fossero i pezzi di puzzle. Fondendo le rilevazioni del sub bottom profiler a quelle del georadar – spiega il geofisico –, con la realtà aumentata potremmo ricostruire un percorso visitabile nella Mont’e Prama del passato e nello stagno di Cabras, quando quattromila anni fa era un lago d’acqua dolce protetto da nuraghi che, ancora oggi, sono interi. Perlomeno uno, di cui sono sicuro». Quando parla del “suo” nuraghe, Ranieri supera anche il concetto giuridico del ragionevole dubbio: «Certamente. Parliamo di una struttura integra, con la cupola e terrazza. Altre invece sono in parte mischiati ad alti detriti, ma sostanzialmente simili a quelli rappresentati nei modelli ritrovati proprio a Mont’e Prama, cioè davanti allo stagno. Al giorno d’oggi non esistono nuraghi integri. Sono tutti danneggiati, forse da eventi climatici estremi».

Rispetto alle rivelazioni dello scorso anno, quando Gaetano Ranieri annunciò le sue scoperte, il geofisico aggiunge un altro dettaglio affascinante: «I nuraghi, e l’avevo scritto già nel 2002, sono strutture impermeabili, termicamente isolate. Significa che un tempo esistevano 7mila nuraghi in cui era possibile vivere confortevolmente con qualsiasi temperatura esterna, sia calda sia fredda, in grado di offrire anche un riparo sicuro dalle intemperie Forse addirittura erano le prime costruzioni al mondo a proporlo». Sempre che le stesse intemperie non fossero troppo violente: «L’ho già detto qualche tempo fa, rifacendomi agli studi del climatologo Cliff Harris, dell’Università dell’Illinois, e il meteorologo Randy Mann, dell’Università di Melbourne o quelli più recenti da Cline della Princeton University, da Manninger ed altri studiosi della Cornell University proposti su Nature due anni fa.

Sono convinto che dietro la fine della civiltà nuragica, e alla base dei danneggiamenti comuni a tutti i nuraghi, ci sia un grave evento catastrofico. Difficile dire con certezza quale, se un terremoto (la Sardegna però è una regione poco sismica), un’esplosione vulcanica visto il gran numero di sorgenti termali nella parte ovest dell’isola, un degassamento tipico di paleo stagni e paludi, un’alluvione (forti piogge), una frana. Possiamo solo fare qualche ipotesi». Qua il ragionevole dubbio esiste e resiste. Per il resto della storia, invece, Ranieri dice di poter agire con precisione e di essere in grado di indicare la posizione dei nuraghi sommersi sfruttando le sue rivelazioni e i suoi dati, entrambi custoditi gelosamente e protetti dal diritto d’autore. Dice anche di avere un’idea di come risolvere il quesito principale, cioè quando la civiltà nuragica avrebbe affrontato la catastrofe. C’è un però: «Spesso le mie idee e i miei studi sono state sfruttate da altri e spesso, anzi sempre, ho lasciato perdere». Ora, però, i tempi sembrano cambiati.

Cari amici, conosco il Professor Ranieri e lo accredito come persona serie e preparata, per cui non ho dubbi su quello che ha affermato a proposito di quanto sopra riportato. Sarà il tempo a dimostrare che il professore ha visto giusto ed ha ragione!

A domani.

Mario

domenica, ottobre 25, 2026

L’INTERESSANTE MASSIMA DI CONFUCIO: “IN QUALUNQUE DIREZIONE TU VADA, VACCI CON TUTTO IL CUORE” LE SCELTE DELLA VITA VANNO FATTE CON CORAGGIO E PASSIONE.


Oristano 25 ottobre 2026

Cari amici,

CONFUCIO  (551 a.C. – 479 a.C.) è stato un celebre filosofo e valente maestro cinese. Uomo di grande saggezza, cercava di trasmettere il suo pensiero, di insegnare una morale semplice, pratica, fondata sull'umanità (ren); una morale basata sul rispetto delle tradizioni, sull'armonia sociale e sulla convinzione che l'uomo possa migliorarsi attraverso lo studio e l'esempio virtuoso. Originario dello Stato di Lu (nell'odierna provincia dello Shandong) visse durante il periodo travagliato della dinastia Zhou. Nel suo ruolo di funzionario svolte con grande competenza il suo ruolo di maestro e di competente educatore della popolazione cinese.

Alquanto seguito da colti discepoli, evitò per quanto possibile di scrivere il suo pensiero ed i suoi insegnamenti, che furono però raccolti dai suoi discepoli nei famosi Dialoghi (Lunyu) e nei testi della tradizione classica. Il suo pensiero divenne noto come “Confucianesimo”, e divenne la dottrina ufficiale dello Stato cinese per oltre duemila anni. Il suo saggio pensiero si esplicava in 4 punti essenziali: Applicazione delle virtù, Governare con la morale,  Amare lo studio e il miglioramento, Dare valore alla famiglia e ai suoi riti. Vediamo meglio questi punti.

1- Promotore della virtù (Ren): Confucio sosteneva che la base di una società giusta fosse la benevolenza o umanità (ren), intesa come la capacità di avere empatia, compassione e rispetto reciproco nelle relazioni umane. 2.  Governare con l'esempio morale: Per Confucio un sovrano o un capo non deve guidare con la forza o con le leggi severe, ma mostrando rettitudine e virtù, spingendo gli altri a seguirlo spontaneamente.

3- Amore per lo studio e il miglioramento: Per Confucio lo studio aiuta a migliorarsi, senza mai arrivare a pensare di autoproclamarsi un essere superiore; Lui ripeteva di essere diventato saggio solo grazie allo studio continuo, alla riflessione e al recupero della saggezza del passato. 4- Valore della famiglia e dei riti: La sacralità della famiglia si realizza con il rispetto per i genitori e gli antenati, e conservando l'ordine dei riti (li) come strumenti per mantenere l'equilibrio e la pace nella comunità.

Confucio invita tutti a seguire con coraggio la propria strada. A volte prendere una decisione significa trovare il coraggio di lasciare qualcosa alle spalle. Un percorso di studi che non sentiamo più nostro, un lavoro che non ci soddisfa, una città in cui non riusciamo a immaginare il nostro futuro. Vorremmo sapere in anticipo quale sia la scelta giusta, ma non sempre la vita ci offre le risposte che cerchiamo. E così, per paura di sbagliare, finiamo spesso per restare fermi.

È proprio in questi momenti che acquistano significato le parole tradizionalmente attribuite a Confucio: «In qualunque direzione tu vada, vacci con tutto il cuore». Un invito a non lasciare che i dubbi decidano al posto nostro e ad affrontare ogni nuovo percorso con convinzione, anche quando non sappiamo dove ci porterà. Perché forse la vera sfida non è scegliere sempre la strada perfetta, ma trovare il coraggio di percorrere fino in fondo quella che sentiamo nostra. In sintesi: Non lasciare che sia la paura a scegliere per te!

Quante volte abbiamo rinunciato a qualcosa ancora prima di provarci? Un'occasione di lavoro, un viaggio, un progetto che ci entusiasmava. Magari perché qualcuno ci aveva detto che era troppo difficile, oppure perché avevamo paura di fallire. Andare con tutto il cuore significa soprattutto non permettere ai dubbi di decidere sempre al posto nostro. Non vuol dire buttarsi a occhi chiusi in ogni situazione, ma riconoscere ciò che desideriamo e concederci almeno la possibilità di tentare.

Cari amici, l’antica saggezza orientale, in particolare quella portata da Confucio, cerca di farci ragionare con il cuore e non con la paura. A volte siamo così preoccupati di prendere la decisione sbagliata che per paura finiamo per non prenderne nessuna. E intanto il tempo passa. Le parole di Confucio ci invitano a fare qualcosa di diverso: scegliere con attenzione, certo, ma poi trovare il coraggio di metterci davvero in gioco.

A domani.

Mario

sabato, ottobre 24, 2026

PER MANTENERE IL CERVELLO GIOVANE, DOVREMMO ELIMINARE ALCUNE “CATTIVE” ABITUDINI, SPESSO CONSOLIDATE.


Oristano 24 ottobre 2026

Cari amici,

Col passare degli anni, oltre cercare di tenere in forma il nostro corpo, dovremmo preoccuparci ancora di più di tenere giovane ed efficiente il nostro cervello. Lo possiamo fare applicando delle Buone abitudini quotidiane, capaci di proteggere la memoria e stimolare la plasticità cerebrale. Spesso, invece, la gran parte di noi inserisce nella giornata-tipo abitudini che – al contrario – non fanno altro che invecchiare anticipatamente il nostro cervello. Proviamo a fare un breve ragionamento.

Si, amici, esistono dei comportamenti quotidiani, spesso consolidati, che, nel tempo, possono influire sulla salute del cervello. Sono comportamenti apparentemente non proprio significativi, ma capaci, invece, di far invecchiare prima del tempo il nostro cervello. Quelli ritenuti  i più importanti sono CINQUE: (5): FARE POCO MOVIMENTO, TRASCURARE IL SONNO (DORMIRE POCO), EVITARE I CONTROLLI MEDICI (ANALISI, ETC,), ALIMENTARSI IN MODO SCORRETTO, Più FUMO E ALCOOL, TRASCURARE LE RELAZIONI, NON PARTECIPANDO ALLA VITA SOCIALE.

1- FARE POCO MOVIMENTO. Stare ore alla scrivania, guidare e poi rilassarsi sul divano possono lasciare poco spazio all’attività fisica; Abituarsi a muoversi regolarmente, invece, aiuta la salute cardiovascolare e contribuisce a ridurre il rischio di declino cognitivo. Non serve cominciare con allenamenti intensi: camminare a passo sostenuto, fare le scale o ballare sono modi per iniziare. Se passi molte ore seduto, alzati periodicamente e cerca occasioni di movimento che puoi mantenere nel tempo. La costanza conta più di una settimana particolarmente sportiva seguita da mesi di inattività.

2- TRASCURARE IL SONNO (DORMIRE POCO), incide molto sull’attenzione e sulla memoria. Se le notti brevi diventano la norma, vale la pena intervenire, per evitare pericolosi vuoti di memoria. Per molti adulti l’obiettivo è dormire circa sette-nove ore, rispettando orari abbastanza regolari. Limitare la caffeina nelle ore serali e creare un ambiente tranquillo può aiutare.

3- TRASCURARE DI FARE CONTROLLI MEDICI E ANALISI, risulta alquanto pericoloso, perché molte disfunzioni non hanno sintomi apparenti, come ad esempio la pressione alta. Anche diabete e colesterolo elevato richiedono attenzione. Misurare i valori secondo le indicazioni del medico è una regola importante da seguire, mai da trascurare!

4- ALIMENTARSI IN MODO SCORRETTO, Più FUMO E ALCOOL. Con l’avanzare dell’età, a tavola privilegiare verdura, frutta, legumi, cereali integrali e fonti di grassi insaturi, limitando gli alimenti molto salati o ricchi di zuccheri. Nessun singolo cibo protegge dalla demenza, e gli integratori non sostituiscono una dieta equilibrata. Inoltre fumale e consumare alcol sono abitudini dannose, associate a un maggior rischio di problemi di salute, compresi quelli cognitivi.

5- TRASCURARE LE RELAZIONI, NON PARTECIPANDO ALLA VITA SOCIALE. Isolarsi dagli altri, non partecipare alla vita sociale è un grave errore. Sì, amici, socializzare da adulti migliora e protegge attivamente il cervello. Interagire con gli altri non è solo un passatempo, ma un vero e proprio allenamento neurobiologico che stimola la neuroplasticità, potenzia la riserva cognitiva e riduce significativamente il rischio di declino cognitivo e demenza in età avanzata.

Cari amici, credo che ciascuno di noi aspiri ad invecchiare a lungo e bene, mantenendo in particolare il cervello attivi e recettivo. Allora non abbiamo timore di applicare quelle semplici regole che ci possono davvero dare una grossa mano per una senilità senza grandi problemi.

A domani.

Mario

venerdì, ottobre 23, 2026

ATTENZIONE, TRA POCHI GIORNI TORNA L'ORA SOLARE. NONOSTANTE LE PROMESSE, NON SARÀ L'ULTIMO CAMBIO, PERCHÉ L’U.E. NON HA ANCORA PRESO UNA DECISIONE.


Oristano 23 ottobre 2026

Cari amici,

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2026 torna l’ora solare: le lancette andranno spostate indietro di un’ora. Ecco cosa cambia e come affrontare il passaggio. Alle 3,00 le lancette degli orologi dovranno essere spostate indietro di un'ora, tornando così alle 2,00. Questo ennesimo cambio d'ora significa quindi che quella notte dormiremo un'ora in più, almeno sulla carta, anche se le variazioni di questo tipo richiedono qualche giorno di adattamento, perché cambia il ritmo delle nostre giornate e l'orario in cui ci esponiamo alla luce. L'ora solare resterà in vigore fino al fine settimana del 27-28 marzo 2027, quando tornerà l'ora legale.

La gran parte dei nostri strumenti elettronici farà automaticamente il cambio: Smartphone, computer e molti dispositivi connessi effettuano automaticamente il cambio, mentre per gli orologi tradizionali bisognerà intervenire manualmente. Il problema certamente più serio è legato, però, al nostro “orologio biologico”, che di conseguenza segue un ritmo quotidiano regolato anche dall'alternanza tra luce e buio. Quando spostiamo le lancette, l'orario ufficiale cambia mentre il nostro organismo deve gradualmente adattarsi alla nuova distribuzione della luce durante la giornata.

Con l'ora solare, inoltre, il buio arriva prima nel pomeriggio e le ore di luce del mattino risultano più vicine alle attività quotidiane. Come prima impressione, le giornate sembrano accorciarsi, e questo è uno degli aspetti più evidenti. Il tramonto arriva un'ora prima rispetto all'ora legale e questo può modificare le abitudini quotidiane, soprattutto per chi lavora o studia fino al tardo pomeriggio. La differenza si nota maggiormente nelle settimane successive, quando le giornate continuano naturalmente ad accorciarsi con l'avvicinarsi dell'inverno.

È da tempo che viene ribadito che questo alternarsi tra orario solare e orario legale crea non poche difficoltà, rappresentate non solo dalla necessità del cambio delle abitudini. Per alcune persone questo può tradursi in sonnolenza, stanchezza o difficoltà ad adattarsi ai nuovi orari nei primi giorni. Da anni diversi Paesi cercano di trovare una soluzione comune per arrivare a stabilire un accordo globale: o mantenere sempre l’orario legale oppure quello solare.

Per ora, però, in Europa nessun accordo è stato raggiunto. L'iter per eliminare il doppio cambio d'ora è bloccato presso il Consiglio dell'Unione Europea per mancanza di un accordo unanime o di una maggioranza qualificata tra i Paesi membri. La discussione sull’opportunità del mantenimento del cambio dell’ora, in realtà, va vanti da anni e trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente ma il processo si è poi arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema ancora in sospeso.

Per quanto riguarda il nostro Paese, un po’ tutti i partiti sono d’accordo sull’opportunità del superamento del doppio cambio annuale dell’ora. In Parlamento, come evidenziato dall’approvazione all’unanimità dell’indagine conoscitiva della Camera in Commissione attività produttive «per la prima volta il Parlamento ha affrontato in maniera organica, attraverso dati, studi e audizioni, un tema che interessa direttamente la vita quotidiana di milioni di italiani». La preferita, comunque, appare l’ora legale.

Cari amici, credo proprio che finirà con l’adozione permanente dell’ora legale. Anche dall’altra parte dell’Atlantico, in particolare negli USA, si è favorevoli all’estensione dell’ora legale. «Il buio è deprimente - ha dichiarato venerdì scorso il Presidente degli Stati Uniti - e con la luce c’è meno criminalità: cambiare tutti insieme sarebbe la cosa migliore, dato che anche dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump è favorevole all’estensione dell’ora legale. In realtà non è solo il problema di cambiare l'ora a tutti gli orologi che crea il caos, (basti pensare ai trasporti ed ai diversi orari...) e alle persone che arrivano in ritardo agli appuntamenti». Staremo a vedere cosa succederà!

A domani.

Mario

 

giovedì, ottobre 22, 2026

LA LONGEVITÀ HA RADICI ANTICHE: ANCHE DUEMILACINQUECENTO ANNI FA, GRECI E ROMANI RAGIONAVANO SU COME OTTENERLA.


Oristano 22 ottobre 2026

Cari amici,

La LONGEVITÀ non è un traguardo dei nostri recenti secoli, in quanto già oltre duemilacinquecento anni fa, Greci e Romani, operavano con intelligenza per arrivare in salute fino in tarda età. Greci e romani consideravano la longevità il risultato di uno stile di vita equilibrato, basato su misura, alimentazione controllata e movimento quotidiano, anziché su una semplice ricerca della cura medica. Studi recenti, condotti da Konstantine Panegyres, docente di storia classica all'Università dell'Australia Occidentale, ha provato a ricostruire su The Conversation come Greci e Romani ragionavano sulla longevità. 

La rilettura dei racconti dell’epoca riporta che un certo Gorgias di Leontini, il più celebre oratore della Grecia antica, nacque nel 485 avanti Cristo e morì intorno al 380, a oltre cent'anni. Quando gli chiedevano il segreto di quella longevità, rispondeva con la sua ironia: "Non ho mai fatto nulla per il piacere" e, in un'altra occasione, "Non ho mai fatto nulla per gli altri". Probabilmente erano battute. Secondo alcuni, invece, la risposta vera era molto più semplice: aveva vissuto con moderazione.

Al di là dell'attendibilità di questi racconti, i medici antichi erano soliti osservare le abitudini quotidiane delle persone che vivevano a lungo, ovvero superavano una certa età, cercando schemi ripetibili. Il medico greco Galeno (129–216 d.C.), per esempio, conosceva di persona due anziani romani che considerava esempi da studiare. Il primo era un grammatico di nome Telefo, arrivato quasi a cent'anni. Panegyres ne riporta la dieta nelle parole di Galeno: "Miglio bollito in acqua con miele grezzo di qualità, e questo gli bastava per il primo pasto. Pranzava alla settima ora o poco prima, prendendo prima le verdure e poi assaggiando pesce o pollame. La sera mangiava solo pane, inumidito nel vino allungato". Quanto all'igiene, Telefo "era solito fare il bagno due volte al mese d'inverno e quattro volte in estate" e nei giorni senza bagno si faceva massaggiare con olio d'oliva.

Un altro secondo, curioso esempio viene da un medico di nome Antioco, vissuto fino agli ottant'anni con i sensi intatti. Anche lui, scrive Panegyres, seguiva una dieta semplice e invariabile: pane tostato con miele al mattino, pesce a pranzo — preferibilmente di roccia o di alto mare — e la sera "o miglio con oxymel (un misto di aceto e miele) o pollame con una salsa semplice". Ogni mattina faceva, poi, una lunga passeggiata. Per l'esercizio fisico degli anziani, Panegyres riporta la prescrizione di Galeno: "C'è una cosa che si dovrebbe fare per gli anziani al mattino come esercizio: dopo il massaggio con l'olio, farli camminare e svolgere esercizi passivi senza affaticarsi, tenendo conto della capacità della persona anziana".

Amici, sempre secondo Panegyres, la conclusione di Galeno sulla longevità è questa: "Prendendosi cura di sé stessi come indicato prima, in particolare nella vecchiaia, in questo modo si può arrivare ad invecchiare con i sensi intatti e le membra tutte in buon stato". Panegyres nelle sue ricerche richiama anche il saggio Sugli ottuagenari di Luciano, che scriveva: "Su ogni suolo e in ogni clima, le persone che osservano l'esercizio adeguato e la dieta più adatta alla salute sono vissute a lungo". Luciano consigliava di imitare lo stile di vita di chi era vissuto a lungo. E Seneca, riportato da Panegyres, aggiungeva una condizione che a suo modo chiudeva il cerchio: "Parte della salute è voler essere sani".

Amici lettori, le persone riportate nello studio, ovvero Telefo, Antioco e gli altri longevi dell'antichità avevano insomma alcune cose in comune: mangiavano poche volte al giorno, la loro dieta era a base di carni semplici, cereali integrali, pane e miele, e si mantenevano attivi ogni giorno. Un profilo che la ricerca contemporanea associa ancora oggi a una buona salute in età avanzata. I medici antichi non disponevano di strumenti scientifici moderni, ma usavano un metodo empirico: guardavano a chi era invecchiato bene e annotavano cosa mangiava, come si muoveva, quando si riposava.

Cari amici, come ricorda Panegyres su The Conversation, l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ancora oggi che molte persone si ammalano a causa di stili di vita scorretti, spesso determinati da cattive abitudini consolidate nel tempo. I Romani avevano già una risposta: le buone abitudini quotidiane vanno coltivate. E per capire come, guardavano a chi ci era già riuscito!

A domani.

Mario

 

mercoledì, ottobre 21, 2026

“NESSUNO”, LA STRAORDINARIA POESIA DI SALVATORE QUASIMODO SUL SENSO DI SOLITUDINE E SMARRIMENTO DELL'UOMO.


Oristano 21 ottobre 2026

Cari amici,

Tra i tanti, interessanti scritti di Salvatore Quasimodo c’è una celebre poesia intitolata "NESSUNO". Sono versi che esplorano l'uomo, mettendo in luce, la grande fragilità umana. È una poesia che affronta quella condizione umana sempre più diffusa: il profondo senso di solitudine e di smarrimento che l’uomo prova quando le certezze crollano e il mondo circostante sembra immobile nella sua sofferenza. È quel momento difficile in cui si arriva all’accettazione del proprio limite e della propria fragilità, che l’autore siciliano considera una tappa fondamentale nel percorso dell’esistenza umana.

La vita, com ben sappiamo non è tutta rose e fiori, ma ricca di imprevisti a volte alquanto stressanti e stravolgenti. Imprevisti che succedono nei momenti di cambiamento, di esilio o di crisi personali, con la sensazione di non avere più nulla su cui contare, e niente da offrire agli altri; è un camminare su strade prive di luce, muovendosi a tentoni in spazi sconosciuti. È come sentirsi inermi, privi di qualsiasi forza, quasi in attesa che arrivi l’intima liberazione finale.

Con la sua poesia “NESSUNO”, Salvatore Quasimodo accompagna il lettore nei meandri della propria fragilità per mostrare una verità profonda: riconoscere la propria debolezza! Certo, non è una resa, ma il primo passo per denudare l’anima di fronte all’assoluto. Attraverso l’immagine di un fanciullo impaurito ma desideroso di riscatto, il poeta siciliano mette a nudo la condizione di chi vive lo sradicamento e la nostalgia, cercando nell’essenzialità del dialogo con il divino una risposta al dolore dell’esistenza. Ecco la poesia da leggere e meditare.

“NESSUNO” - poesia di Salvatore Quasimodo

Io sono forse un fanciullo

che ha paura dei morti,

ma che la morte chiama

perché lo sciolga da tutte le creature:

i bambini, l’albero, gli insetti:

da ogni cosa che ha cuore di tristezza.

Perché non ha più doni

e le strade son buie,

e più non c’è nessuno

che sappia farlo piangere

vicino a te, Signore.

La poesia “NESSUNO” è contenuta nella raccolta di poesie Acque e terre, di Salvatore Quasimodo, pubblicata per la prima volta nel 1930 presso le edizioni Solaria. Spesso Salvatore Quasimodo viene ricordato soltanto per la folgorante brevità di “Ed è subito sera” o per l’impegno civile della produzione postbellica. Eppure, in Nessuno, emerge l’ossatura della sua prima poetica: una sensibilità lacerata, segnata dalla nostalgia per la terra natia e dalla ricerca di un senso dentro la solitudine. La poesia si costruisce su un monologo intimo e spoglio, che mette a nudo l’identità del poeta ridotta all’essenziale.

Da un lato si trova l’immagine del “fanciullo”, figura che incarna l’innocenza, la fragilità e lo smarrimento dell’uomo di fronte al mistero della fine e al peso della vita quotidiana. Per il poeta, la giovinezza e l’infanzia non sono soltanto ricordi cronologici, ma uno stato dell’anima esposto alle intemperie dell’esistenza. Osservando il creato che lo circonda, il protagonista non si sente estraneo, ma intimamente legato a ogni sua manifestazione. Tuttavia, questo legame è segnato dalla condivisione del dolore: i bambini, l’albero, persino i piccoli insetti sono accomunati da uno stesso destino, poiché “ogni cosa ha cuore di tristezza”.

Cari amici, l’immagine del “fanciullo” che ammette la propria paura e il proprio limite rompe una delle illusioni più logoranti della vita adulta: la necessità di mostrarsi sempre risolti, autosufficienti e invulnerabili. Di fronte al peso delle aspettative esterne e all’obbligo sociale della prestazione, la poesia di Salvatore Quasimodo rivendica il diritto di sentirsi smarriti. È un inno alla fragilità dell’uomo!

A domani.

Mario