domenica, gennaio 26, 2020

UGUAGLIANZA E SUDDITANZA. SENZA CONTINUITÀ TERRITORIALE, LA SARDEGNA CONTINUA AD ESSERE COLONIA!


Oristano 26 gennaio 2020

Cari amici,

L’”Uguaglianza” ha un significato preciso: parità di diritti e di doveri. Stante questa equazione irrinunciabile, comprendo l’insofferenza di molti, troppi sardi, che non riescono a capire perché non abbiamo gli stessi diritti di chi, invece, sta sul Continente! Continuità territoriale, a prescindere da tutto, significa che il nostro territorio è parte integrante dell’Italia, anche se separato dal mare! Allora lo Stato, come avviene in tante altre Nazioni che hanno parti staccate, deve annullare la distanza concedendo quella “Continuità”, che significa parificazione agli altri, come apparirebbe ovvio a chiunque. Ma così non è, purtroppo!
Basta leggere i giornali di questi giorni che affermano, con cognizione di causa, che la prossima sarà un’estate difficile, se pensiamo che a partire da aprile non si possono prenotare biglietti né per chi vuole venire in Sardegna né per chi vuole partire verso il Continente.  Insomma, la prossima stagione turistica parte col piede sbagliato, e i ponti del 25 aprile e del 1° maggio sono le prime due finestre che non registreranno il pienone.
La Sardegna, sempre a leggere quello che riportano i giornali, attende un ok da Bruxelles che pare non arrivi, mentre il Governo nazionale, che dei sardi si è sempre disinteressato come se fossero dei sudditi “rompipalle”, anziché alzare la voce con l’UE, pensa, invece, a trovare soluzione per due Regioni che, a quanto pare, sembra contino ben più della Sardegna: Sicilia e Calabria. La mia è un’accusa evidente e non pretestuosa, considerato il fatto che mentre in Sardegna ha la “Continuità” da tempo ancora ferma al palo, Sicilia e Calabria potranno contare già nei prossimi mesi su una rete di collegamenti definita dal Ministero e finanziata dalle casse statali.
Sembra incredibile ma è tutto vero! Lo Stato italiano in realtà ha figli di serie A e figli di serie B, (e noi sardi siamo tra questi), in quanto sono stati previsti stanziamenti milionari per garantire la mobilità dei residenti in Sicilia e Calabria, mentre la Sardegna viene del tutto ignorata. Negli aeroporti di Palermo e Catania i passeggeri siciliani avranno diritto a uno sconto del 30 per cento su ogni biglietto, trattamento ben diverso, che non ha niente a che vedere con la precedente continuità concessa alla Sardegna. Negli scali di Palermo e Catania si punta ora sulle "tariffe sociali", un modello già sperimentato con successo in Spagna e Portogallo. Il concetto è semplice: per ogni volo in partenza o in arrivo verrà riconosciuto un rimborso a determinate categorie di passeggeri (studenti, lavoratori pendolari, disabili). Nessuna limitazione del mercato.
Il sistema che verrà applicato per gli scali di Palermo e Catania, in realtà è molto più semplice di quello che noi sardi conosciamo: è applicabile intanto a tutte le compagnie aeree, che potranno scegliere liberamente orari e frequenze, senza paletti imposti dalla Regione; inoltre lo sconto applicato varrà per tutti i biglietti, anche quelli internazionali, e non solo per i collegamenti verso Fiumicino o Linate. Per questo progetto lo Stato garantirà - i soldi sono già stati previsti nella legge Finanziaria - 25 milioni di euro.
Per quanto riguarda gli scali di Trapani e Comiso, invece, l’intervento statale che finanzierà la continuità territoriale avrà il doppio del finanziamento prima indicato. Il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha nei giorni scorsi firmato il decreto che stabilisce gli oneri di servizio pubblico per questi due scali, seguendo un modello simile a quello sardo, distinguendo tra residenti e non residenti. In sostanza, chi abita nell'Isola avrà tariffe fisse, tra i 35 e i 50 euro più tasse a seconda della destinazione. Per i turisti sono stati imposti dei tetti massimi a seconda delle stagioni.
Ma addirittura una (seppure impropria) “Continuità”, è stata resa operativa anche per la Calabria, che è chiaramente attaccata al continente! Il Ministero ha dato il via libera al decreto che prevede l’intervento dello Stato sugli oneri di servizio pubblico per i collegamenti aerei nello scalo di Crotone. E, anche in questo caso, ampliando le rotte a disposizione dei passeggeri. 
L'aeroporto calabrese sarà collegato con quelli di Fiumicino, Torino e Venezia. Il modello sarà operativo da luglio e prevede, come succede in Sardegna, frequenze e capienze minime da rispettare, oltre ad altri paletti per le compagnie che parteciperanno ai bandi. "La documentazione relativa è stata inviata a Bruxelles per la condivisione degli uffici della Commissione europea", ha specificato il Ministero in una nota.
Cari amici, come accennavo prima, uno Stato che fa figli e figliastri, e la Sardegna resta sempre la cenerentola di turno! A sentire il nostro Governo regionale, il confronto con l'Europa è stato chiesto e ci sarà: stando ai si dice è previsto un incontro per il 28 gennaio, anche se non vi è conferma ufficiale. Verrà proposto il nuovo modello, che non prevederà la tariffa unica. Intanto tutto è fermo in attesa magari delle “Calende greche”, e il turismo rischia altri flop, da cui sarà difficile riprendersi.
Che abbiano ragione quelli che continuano a scrivere sui muri “SARDIGNA UGUALE COLONIA”, oppure "SARDIGNA NO EST ITALIA"?
A domani.
Mario



sabato, gennaio 25, 2020

I GRANDI CONDOMÌNII: TANTI I PROBLEMI DEL VIVERE IN UN “IMMENSO ALVEARE”. LA STORIA DI ILARIA SORICETTI CHE AMMINISTRA IL CONDOMINIO PIÙ GRANDE D’ITALIA.


Oristano 25 gennaio 2020

Cari amici,

La gran parte di noi quando si parla dei problemi di un condominio, pensa a quelli di un palazzo che, seppure grande, può arrivare a contare al massimo qualche decina di appartamenti, fors’anche un numero vicino alle 100 unità, e, ovviamente, immaginando tutti i problemi relativi allo stare insieme. Però, alle volte, la realtà supera, e anche di molto, la fantasia, come nel caso del complesso residenziale dell’Hotel House, posto nelle vicinanze di Porto Recanati, che con i suoi 480 appartamenti posti su 16 piani, è la dimora di ben 2.300 persone, che tra l’altro sono di 32 etnie diverse!
È questo il condominio più grande (e credo anche più complicato) d’Italia, ed è, pensate, amministrato da un Avvocato donna (odio il termine “Avvocata”) di 51 anni che si chiama Ilaria Soricetti. In questo immenso palazzo-alveare, costruito a forma di croce, posto a 2 chilometri da Porto Recanati, in provincia di Macerata e a un chilometro dall’Adriatico, questo caparbio avvocato ha da risolvere quotidianamente i problemi praticamente di un piccolo Comune, in quanto amministrare 2.300 persone di 32 etnie diverse equivale praticamente a svolgere il compito, che di norma è in capo ad un vero e proprio Sindaco di un paese! 
Ilaria Soricetti 51 anni, avvocato da venti, esperta in diritto civile, è una professionista con un curriculum di tutto rispetto, avendo già amministrato con grande capacità a Tolentino, sua città natale, un complesso di 130 appartamenti. Come ha riportato il Corriere della sera, la Soricetti nel nuovo incarico si troverà ad affrontare una miriade di problemi, a partire dagli 8 ascensori che non funzionano e a quelli del riscaldamento centralizzato che fa le bizze. Insomma, una babele di problemi urgenti, visto che la sua nomina è avvenuta proprio quando "stavano per staccare il riscaldamento centralizzato e i condòmini erano tutti davvero infuriati". 
Lei, comunque, non è un soggetto che si scompone facilmente, visto che quando il Tribunale di Macerata l’ha nominata amministratrice giudiziaria del complesso, ha confessato di aver riso di gusto! Ecco come ha cercato di spiegare al Corriere della Sera lo spirito positivo che la anima in queste sfide: " Il sorriso e l’ironia sono lo spirito giusto con cui affronto le sfide, con un confine molto labile tra coraggio e incoscienza. Ma, a parte gli scherzi, sono stata molto contenta. L’idea di incontrare culture tanto diverse mi è sembrata una ricchezza". Ma vediamo con maggiore dettaglio la composizione e i problemi di questo “mostro abitativo”.
Il mega condominio è composto da una struttura di 16 piani; realizzato intorno agli anni '60, fu progettato dall'architetto svizzero Le Corbusier, seguendo la suggestione dell’Unité d’Habitation, che immaginava i soggiorni estivi del ceto medio umbro e marchigiano. In un alveare così grande, però, tutto ingigantisce, a partire proprio dal problema più urgente da affrontare: quello degli ascensori da tempo fermi. "Chiederò consiglio a chi è più esperto di me, lo faccio sempre; e poi, le prime persone che incontrerò saranno i portieri. Il mio approccio è pragmatico: una volta individuato il problema, troverò la soluzione con quello che avrò a disposizione. Il mio motto è: vediamo cosa c’è e cosa si può fare", spiega la Soricetti, sempre con un sorriso.
I problemi nel condominio non sono mai mancati. Nel 2015 l’Hotel House fu commissariato a causa di un buco da un milione di euro nel bilancio condominiale. «Beh, peggio di così non potremo fare», scherza Ilaria. Di sicuro non sarà facile convincere le imprese a fare dei lavori per clienti morosi, e contemporaneamente far capire ai condomini che le spese fatte per manutenzioni, adeguamenti alla legge e amministrazione del condominio, non sono soldi buttati via ma spesi bene.
Ora Lei, che nei momenti liberi si rilassa leggendo in quanto appassionata di saggi di antropologia e sociologia (che certamente ora le torneranno davvero utili), è pazientemente supportata dal marito Sergio Pizzichini, che di professione fa il programmatore, e sembra pronta ad affrontare la nuova sfida animata dallo spirito giusto. L’aiuta certamente la sua capacità relazionale, avendo dimostrato di essere abile nel disinnescare le diatribe che sorgono a volte per motivi futili. “La cosa più preziosa che ho imparato in questi anni – dice -- è una: disinnescare la rabbia degli altri, in quanto Replico solo quando si sono calmati”.
Nelle bollenti riunioni di condominio, data la sua ormai collaudata esperienza, sarà portata a ribadire la logica e la necessità degli interventi richiesti. Per esempio, una delle spese più contestate è quella destinata alla manutenzione degli impianti. «Non si capacitano del perché si debba intervenire se non c’è una emergenza. A loro delle direttive europee non interessa nulla: non ha senso pagare 200 euro a un tecnico per controllare un cancello o un ascensore che funziona... Il culmine l’ho raggiunto quando, in un condominio di 54 proprietari, preferirono cambiare amministratore piuttosto che pagare per adeguare la normativa sulla privacy», sostiene
Cari amici, Ilaria Soricetti è una che affronta sempre le sfide a viso aperto; conosce già le difficoltà che incontrerà ogni giorno, sa che in pratica lei in quel grosso complesso si dovrà muovere proprio come un vero e proprio "Sindaco", una specie di omologa del Sindaco di Porto Recanati, Roberto Mozzicafreddo, eletto nel 2016 con una lista civica di centrodestra, che amministra 12.500 abitanti. 
Personalmente sono certo che quel condomino non avrebbe potuto trovare un amministratore migliore!
A domani.
Mario



venerdì, gennaio 24, 2020

AZIENDE E BUONI PASTO. LA FINANZIARIA 2020 FAVORISCE QUELLI ELETTRONICI, PENALIZZANDO I CARTACEI.


Oristano 24 gennaio 2020

Cari amici,

Che i buoni pasto siano stati la soluzione ideale per le aziende per poter favorire i loro dipendenti senza aggravio di ulteriori imposte è cosa ben nota, anche se tante piccole aziende sono convinte che l’agevolazione riguarda solo le strutture di dimensioni medio alte. La normativa invece prevede che ne possono beneficiare anche le Aziende che abbiano almeno 10 dipendenti. un'azienda con 10 dipendenti, per esempio, può ottenere un rimborso tasse fino a 4.132,80 € l'anno utilizzando i buoni pasto. 
Per chi non sa cosa sono i buoni pasto, c’è da sapere che sono dei coupon offerti dalle aziende ai propri dipendenti, che possono essere spesi in ristoranti o negozi di generi alimentari. I buoni pasto deducibili, in realtà sono un ottimo strumento per integrare il reddito dei dipendenti, senza subire ulteriori salassi fiscali. La logica che li ha messi in atto è che un dipendente felice è un dipendente più produttivo, cosa bel nota se pensiamo che lo stesso Napoleone, il grande condottiero che sappiamo, affermava con sicurezza che “Un esercito marcia sul suo stomaco”. 
Le aziende, offrendo il pranzo ai propri dipendenti, riescono a migliorarne le prestazioni, perché sappiamo tutti quanto può essere difficile concentrarsi a stomaco vuoto! Il risultato? L’azienda avrà una forza lavoro maggiormente concentrata, che contribuirà a farla crescere maggiormente. Inoltre, poiché i buoni pasto vengono emessi solo nei giorni in cui il dipendente si trova sul posto di lavoro, sono un ottimo modo per scoraggiare l'assenteismo. 
Ebbene, questo ottimo strumento aziendale di fidelizzazione dei dipendenti, è entrato anch’esso nella Finanziaria 2020, tanto che dal 1° gennaio diverse sono state le modifiche apportate a questo strumento. La Legge di Bilancio 2020, approvata al Senato il 16 dicembre 2019, ha stabilito di considerare in modo separato i Buoni pasto elettronici da quelli cartacei. Le novità introdotte favoriscono i primi, quelli elettronici, stabilendo dei nuovi limiti di esenzione fiscale.
Per i Buoni pasto elettronici sale da 7 a 8 euro la quota non sottoposta a imposizione fiscale, mentre per i buoni pasto cartacei scende da 5,29 a 4 euro la quota di esenzione. Tutto questo deriva dalla necessità di applicare, ove possibile, la “Tracciabilità”, sistema che, dell’anno in corso, avrà i suoi effetti anche sul fronte del welfare aziendale. I nuovi criteri di valutazione sono entrati in vigore, come detto, dal 1° gennaio 2020.
Anche dal punto di vista della praticità di utilizzo, i buoni pasto (che sono titoli di pagamento nominativi e devono essere utilizzati solo da titolare), presentano differenze sostanziali; quelli cartacei, che al momento dell’utilizzo devono essere datati e sottoscritti nello spazio riservato all’indicazione della firma del lavoratore e alla data di utilizzo, fanno perdere tempo nei negozi all’atto della presentazione per la spendita, mentre quelli elettronici, che non richiedono alcuna firma da parte del titolare perché le informazioni necessarie sono tutte digitalizzate nella carta grazie ad un numero ed un codice identificativo, si utilizzano come una carta di credito.
Se i cambiamenti della Finanziaria hanno riguardato i Buoni Pasto, nulla invece è cambiato riguardo alla disciplina che regola la somministrazione di vitto da parte del datore di lavoro (sia direttamente che attraverso mense), per la quale è prevista l’integrale esclusione dal reddito di lavoro dipendente, nonché quella prevista per le indennità sostitutive corrisposte ai lavoratori dei settori specificamente indicati nella norma, in particolare quello edile, i quali non avrebbero la possibilità di utilizzare il buono pasto.
Cari amici, anche nel campo del welfare aziendale, dunque, il Governo in carica ha deciso di andare nella direzione di una maggiore tracciabilità del sistema. Permangono le regole di utilizzo, stabilite dal Decreto Ministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico numero 122 del 7 giugno 2017, che definiscono i buoni pasto come non “cedibili, non cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro” e “utilizzabili solo dal titolare”.
Portare il valore dei buoni pasto cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo (risulta diffuso ancora per il 50 per cento, secondo le stime inserite nella prima relazione tecnica del DDL Bilancio), con l’obiettivo di spingere i datori di lavoro e i lavoratori ad affidarsi a una modalità, quella digitale, che si presta con più difficoltà a una strumentalizzazione negativa.
Amici, chissà se il lento passaggio dal cartaceo (a partire dai pagamenti in contanti) al digitale, porterà buoni frutti, ovvero dare una mano all’eliminazione o almeno alla riduzione di quell’enorme “Buco nero”, qual è il sommerso, quantificato secondo l’ISTAT (riferito al 2017) in circa 211 miliardi di euro, il 12,1 per cento del PIL. Che proprio non è poco!
A domani.
Mario
                                                                Pagamenti...in futuro


giovedì, gennaio 23, 2020

IL CAVOLO, UN ORTAGGIO DALLE MILLE VIRTÙ. STRAORDINARIAMENTE BENEFICO PER LA NOSTRA SALUTE!


Oristano 23 gennaio 2020

Cari amici,

Il cavolo appartiene alla famiglia delle crucifere (Brassicaceae). È questa una famiglia importante e molto variegata, che comprende tutti i tipi di cavoli (dal cavolfiore al cappuccio, dalla verza al broccolo) e anche alcune altre piante come rucola e ravanelli. Sono moltissime le varietà di cavolo, per cui la famiglia botanica è abbastanza numerosa. Il periodo invernale è quello più adatto per consumare piatti a base di cavolo, e le bancarelle dei mercati ne sono ricolme: cavolfiore, verza, cavolini di Bruxelles, cavolo cappuccio, cavolo nero, cavolo riccio, broccoli, broccoletti, rape, etc.
Le virtù di questo ortaggio sono note da secoli, se pensiamo che già 400 anni prima di Cristo, Ippocrate descriveva i cavoli come “ortaggi dalle mille virtù”, mentre i romani li consideravano “rimedi universali”. I crauti in salamoia, per esempio, venivano dati ai marinai per prevenire lo scorbuto durante i lunghi viaggi. Per gli antichi, inoltre, i cavoli erano ottimi alimenti mineralizzanti, antidiabetici, disinfettanti e antireumatici.
Col passare dei secoli le proprietà di questo vegetale sono state studiate e analizzate scientificamente, e i benefici che gli antichi avevano scoperto in modo intuitivo sono stati pienamente confermati. Oltre a essere un’ottima fonte di minerali come zolfo, iodio, calcio, potassio, magnesio, fosforo e di vitamine come la vitamina C, l’acido folico, la vitamina K, i cavoli contengono una notevole quantità di sostanze antiossidanti come polifenoli, carotenoidi, indoli e glucosinolati, che svolgono una importantissima prevenzione di molti tipi di tumore. 
I glucosinolati vengono metabolizzati nel nostro organismo in isotiocianati, tra i quali troviamo il sulforafano. Ed è proprio sul sulforafano che la ricerca scientifica si è concentrata negli ultimi anni. Questo fitonutriente, che contiene nella sua struttura un atomo di zolfo e che è responsabile del caratteristico odore prodotto durante la cottura, ha elevate proprietà antitumorali, in particolare dell’intestino, del fegato e dei polmoni.
I cavoli sono dunque alimenti preziosi, con principi attivi anticancro, antibatterici, antinfiammatori, antiossidanti, anti scorbuto; sono depurativi, remineralizzanti e favoriscono la rigenerazione dei tessuti. Il cavolfiore è particolarmente indicato in caso di diabete perché le sue proprietà contribuiscono a controllare i livelli di zuccheri nel sangue. Secondo alcuni studi americani il cavolfiore aiuta a prevenire il cancro al colon e l'ulcera e cura l'anemia. Broccoli e cavolfiori, secondo recenti ricerche scientifiche, sarebbero efficaci nella prevenzione del cancro alla prostata. 
Uno studio, condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland, e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, ha evidenziato che chi segue un'alimentazione ricca di cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, broccoli e cavoli presenta il 49 per cento di possibilità in meno di ammalarsi. Questo sarebbe dovuto alla presenza di antiossidanti (flavoni) e indoli, in grado di contrastare l'azione degenerativa dei radicali liberi. Il cavolo è dunque una straordinaria verdura benefica, che proprio nell’attuale periodo invernale, è reperibile nelle sue molte varietà, e che, grazie al perfetto equilibrio dei suoi componenti, esercita una benefica azione sulla salute se consumato 2-3 volte a settimana. 
L’ideale sarebbe mangiare i cavoli crudi, oppure cotti al vapore o in poca acqua per non più di 20 minuti, in moda da non disperdere il loro prezioso contenuto. Per non scoraggiare poi il loro consumo, spesso frenato dall’odore sgradevole che riempie la cucina all’atto della cottura, esistono vecchi trucchi, come ad esempio  aggiungere un po’ di aceto in una tazzina da caffè e posizionarla sul coperchio della pentola in corrispondenza dell’uscita del vapore; anche mettere all’interno della pentola una fetta di pane con la mollica imbevuta di aceto o limone, ottiene l’effetto di nascondere l’odore poco gradito, così come mettere una foglia di alloro nell’acqua usata per cuocere i cavoli a vapore.
Con i cavoli si possono preparare ottime minestre e vellutate, gustosi risotti, condimenti per la pasta, sfiziosi sott’aceto o sott’olio. Per far avvicinare i più piccoli a queste importanti verdure, si possono preparare soffici frittelle, dorati contorni gratinati o verdure “filanti”. Se ci pensiamo bene basta un po’ di fantasia e di tempo in più in cucina per non privare i nostri bambini della loro importantissima azione preventiva contro il cancro. 
Il cavolo è considerato uno dei migliori rimedi anche per curare il nostro corpo all’esterno; per le ulcere, per esempio, le sue foglie, applicate esternamente come impacco, fanno guarire velocemente le escoriazioni della pelle, asma e bronchite vanno via con impacchi sul petto o schiena oppure con un decotto di 60 grammi di cavolo bollito per 15 minuti in mezzo litro d’acqua; un paio di bicchieri al giorno di succo di cavolo eliminano la stanchezza generale, il succo di cavolo, associato al miele, riduce l’afonia e la tosse. Chi soffre di digestione difficile può mangiare i crauti crudi (cavoli fermentati) prima dei pasti. Contro ansia e nervosissimo si può provare a bere il succo di cavolo, nella dose di due bicchieri al giorno.
E non è tutto: il cavolo pensa anche alla bellezza delle donne! Secondo l’esperienza di un medico francese «Le foglie rivitalizzano i tessuti e assorbono le impurità. Le applicazioni anche di mezz’ora rigenerano il derma». Insomma, avere dei cavoli in casa, a disposizione, fa bene alla salute e anche alla bellezza, CHE CAVOLO!!!
A domani, amici.
Mario



mercoledì, gennaio 22, 2020

NELLA SOLENNITÀ DI SAN SEBASTIANO MARTIRE, LA PARROCCHIA ORISTANESE HA ORGANIZZATO UNA CONFERENZA SULLA SUA STORIA.


Oristano 22 gennaio 2020

Cari amici,

La solennità di San Sebastiano Martire, santo al quale è dedicata la Parrocchia di Piazza Roma, quest’anno è stata festeggiata in maniera davvero eccellente. Dall’11 al 19 gennaio, tra Novene e Vespri solenni, i fedeli hanno potuto arricchire anche la conoscenza della loro Chiesa, presente in città fin dal 1.500. Quest’anno, infatti, in aggiunta agli ordinari festeggiamenti, Domenica 19 gennaio alle 18,30, dopo i Vespri Solenni, si è tenuta un’interessante conferenza dal titolo “Nuove acquisizioni documentarie riguardanti la Parrocchia di San Sebastiano e le maestranze artigiane attive tra 600 e 700 nei borghi di Oristano”.

Frutto degli studi e delle recenti ricerche effettuate dal Dottor Raffaele Cau Bua e dall’Architetto Francesco Deriu, la conferenza ha potuto far conoscere ai numerosi partecipanti diversi nuovi tasselli della lunga e interessante storia di questa chiesa, presente con certezza, come risulta dai nuovi documenti acquisiti, fin dal 1.540. Davvero interessante la relazione tenuta dal Dr. Raffaele Cau Bua, che, con dovizia di particolari, ha riepilogato le ultime scoperte fatte su questa Chiesa, posta nei ‘Borghi di Oristano’, quelli a ridosso delle mura. Ecco il riepilogo delle ricerche fatte dal nostro studioso.
A due anni di distanza dalla precedente conferenza riguardante la storia della chiesa di San Sebastiano dei Borghi di Oristano – ha detto il dottor Cau Bua - la ricerca è sempre in itinere e col tempo affiorano sempre nuovi documenti d’archivio che vanno ad aprire nuovi scenari storici. Le ricerche più recenti hanno individuato in particolare tre documenti (tre testamenti cinquecenteschi), il primo datato 1540, che risulta essere, al momento, la fonte più antica indicante l’esistenza della chiesa di San Sebastiano. 
Un altro testamento del 1573 dimostra invece che a quella data la chiesa era già definita "parrocchia". A seguire, poi, il pubblico ha potuto prendere visione delle tabelle, riferite all’ordine cronologico degli arcipreti di Oristano (dal 1589 al principio dell'800), a loro spettava anche la prebenda della chiesa di San Sebastiano dei Borghi, poi quella dei Vicari Parrocchiali che ressero la parrocchia dal 1770 ai giorni nostri. Il Borgo allora era attivo e ben vissuto e le attività quotidiane erano scandite soprattutto dalla presenza di numerose maestranze artigiane. In particolare eccellevano ed erano conosciuti a livello extra diocesano quelle dei sarti, figoli, falegnami e muratori. 
Di queste ultime due categorie si sono rinvenuti, in maniera approfondita, anche i nomi degli artigiani più noti tra il '600 e il '700, tra cui spiccarono i falegnami Juan Cubeddu e Juan Baptista Sanna e gli scalpellini Francisco Orrù, Nigola Pisu, Melchor Uda e Joanni Trogu, tutti nativi dei Borghi di Oristano, che nel corso della loro vita furono impegnati nella costruzione di numerose chiese. Il mestre Francisco Orrù in particolare tra il 1624 e il 1642 fu operativo nella chiesa di San Sebastiano. 
Mentre il dottor Cau Bua ha riepilogato soprattutto la parte gestionale della Chiesa/Parrocchia, ovvero si è focalizzato sulle persone che l’hanno seguita e diretta, l’Architetto Francesco Deriu, si è soffermato sull' evoluzione architettonica della stessa chiesa, con citazione delle principali fonti storiche. Su tutte svetta un progetto dell’ingegnere militare Rocco Capellino che nel 1554 circa, disegnando le mura e fortificazioni di Oristano, indicò nella carta la collocazione della chiesa di San Sebastiano. Sintetico ma preciso l’architetto Deriu ha riepilogato le varie fasi costruttive della chiesa, le ristrutturazioni e i rimaneggiamenti che nel corso dei secoli hanno dato alla chiesa le attuali forme. 
Non si sa molto sull’aspetto che doveva avere la chiesa più antica, mentre si può supporre che tra la fine del '500 e la prima metà del '600 fosse stata costruita con forme rinascimentali simili a quelle utilizzate nelle chiese gesuitiche del tempo. Nella chiesa, con ampio presbiterio e unica navata, si aprirono col tempo varie cappelle laterali. Le prime due, dedicate anticamente alla Vergine dei Dolori e a quella della Defenza, costruite dal muratore Salvador Delogu nel 1793. La chiesa subì poi importanti restauri nel 1889-1910 a opera dell’architetto Francesco Serra Falqui e nel 1952-56 su progetto dell’ingegnere Cesare Carletti.
Il pubblico ha ascoltato in silenzio e con grande interesse le due relazioni, che tra l’altro hanno messo in evidenza un fattore molto importante: la bravura e le competenze tecniche delle maestranze oristanesi, che nei fatti hanno dimostrato capacità spesso superiori a quelle delle maestranze che arrivavano dalla penisola. Al termine delle relazioni, il musicista Enrico Correggia ha eseguito un brano musicale (uno scapolare) riferito a quell’importante periodo storico.
Amici, domenica 20, giorno della grande festa in onore del Santo, la solenne concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’Arcivescovo emerito di Sassari Mons. Paolo Atzei (che oggi fa parte del Clero Diocesano), coadiuvato dal Parroco Mons. Giuseppe Sanna, da Mons. Mario Cuscusa e da altri Presbiteri. Presente l’Amministrazione comunale, con il Sindaco Lutzu, il V. Sindaco Sanna e 2 Assessori, oltre alla Polizia locale con il suo coro polifonico. Presenti anche le Confraternite, i Cavalieri del S. Sepolcro di Gerusalemme, Associazioni parrocchiali e un gran bel numero di fedeli.
Al termine del Sacro Rito, un piccolo rinfresco sul sagrato a concluso i festeggiamenti in onore del Santo.
A domani.
Mario