Oristano 30 giugno 2026
Cari amici,
Dedico l'ultimo post di Giugno agli anziani, quelli che come me hanno conosciuto un "modo di vivere" ben diverso da quello attuale! Un mondo dove la socialità era quotidiana, dove in povertà ci si aiutava l'un l'altro, mentre oggi l'arida vita sociale è costituita solo da una "FOLLA SOLITARIA", come ben l'ha descritta il grande Riesman, incapace di amare. In questo Terzo
Millennio, caratterizzato oramai da una crescente tecnologia, la vita media dell’uomo
si è allungata e gli anziani, ormai, considerato anche il forte rallentamento
delle nascite, sono diventati una popolazione sempre più numerosa e messa da parte. L’aumento
della durata della vita è certamente un ottimo traguardo, ma oggi c’è un
problema che angustia gli anziani, un problema alquanto serio: LA SOLITUDINE.
Si, nella Terza Età la solitudine costituisce, oramai, un'emergenza
riconosciuta. Gli anziani, infatti, oltre all'assistenza materiale, hanno
costante necessità di socializzazione attiva, di supporto psicologico, e di reti
di prossimità, tutti strumenti atti a prevenire il decadimento cognitivo.
In Italia questo problema
è alquanto sentito, e, a livello nazionale, sul pericoloso fenomeno
dell’isolamento degli anziani, è intervenuto il portavoce nazionale della rete ADA
- ASSOCIAZIONI PER I DIRITTI DEGLI ANZIANI: Antonio Derinaldis. Ecco
come si è espresso: «Per raggiungere l’obiettivo è necessario costruire una
forte strategia nazionale, che preveda l’attivazione “trasformativa” delle
strategie regionali, comunali, metropolitane e municipali. Non più agire con interventi
frammentati, ma costruendo un ecosistema di innovazione sociale coordinato, che
riconosca la solitudine come un fenomeno pluridimensionale: psicologico,
sociologico, pedagogico ed inter-disciplinare»
Nel 2025 la Commissione
sulla connessione sociale dell’Organizzazione mondiale della sanità-Oms, ha
pubblicato un Paper sul tema, così come, sempre sul tema, anche la ricerca effettuata
dall’Oregon State University recentemente resa nota, ha affermato che i social
media ci fanno sentire sempre più soli; sulla stessa lunghezza d’onda anche il “Marco
Estrategico Estatal de Las Soledades”, appena varato in Spagna, e interventi
pedagogici sull’educazione alle solitudini, come quello di Micaela Castiglione,
oltre a numeroso altri interventi che ci fanno davvero riflettere sullo stato
della “Senilità”, un pezzo ampio di società che non fa rumore, che soffre. Il
fulcro del problema altro non è che l’assenza – per gli anziani - di
connessione sociale, di solitudine e di isolamento, con punte di disconnessione
sistemica.
I diversi report, amici,
evidenziano in modo univoco che “lo stato di isolamento e di disconnessione
sociale” favorisce l’insorgenza della depressione, oltre ad un aumento delle malattie
cardiache, rischio di ictus e di demenza, arrivando anche a portare il soggetto
ad una morte prematura. L’Italia, amici, è uno dei Paesi più longevi al mondo:
oggi gli over 65 sono 14,5 milioni (24,7% della popolazione), mentre gli over
80 superano i 4,6 milioni. Le proiezioni indicano che entro il 2050 gli over 65
saranno 17,7 milioni, pari o superiore al 35% della popolazione.
Amici, la solitudine
degli anziani è oramai un fenomeno dirompente. Di anno in anno cresce il numero delle persone che vivono
sole: le famiglie unipersonali rappresentano ormai il 36,2% del totale, e tra
gli over 75 quasi il 40% vive da solo. La solitudine degli anziani è
un’emergenza serie e pervasiva di disagio sociale, che ha registrato circa
3mila richieste di aiuto nei primi mesi dell’anno, Le conseguenze? Tra le
persone anziane over 65 si stimano tassi di 10 decessi ogni 100mila abitanti.
La triste realtà è che LA
SOLITUDINE È “UNA QUESTIONE PUBBLICA SOCIALE E POLITICA”, non più un disagio
privato! È necessaria mettere in atto una “strategia nazionale per la
connessione sociale e il contrasto alle solitudini”. Un “PRIORITY ACTION
PLAN” con un arco temporale direi 2027-2037. Una linea d’azione che segni
una svolta dirompente e di rottura, prima che politica. Non una strategia
tecnica, ma una nuova grammatica trasformativa di impatto. In sintesi, una
visione di Paese che rimetta al centro ciò che ci rende umani, “la relazione
sociale”.
Cari amici, il problema è
serio e andrebbe affrontato quanto prima. Per contrastare l’epidemia della
solitudine e della disconnessione sociale è necessario, come accennato prima, un
coordinamento nazionale, che metta insieme Istituzioni pubbliche e reti
associative avanzate del Terzo settore,
sindacati riformisti e di prossimità, Università orientate verso la
quarta missione, istituzioni educative
open, volontariato generativo e di confine. Insomma, la soluzione potrebbe
essere quella di creare un “Dicastero alla connessione sociale”, capace di
contrastare le solitudini, creando strutture adeguate non solo per gli anziani ma anche per i giovani, e incaricato
di coordinare tutte le politiche riguardanti questo terribile problema.
A domani, amici lettori.
Mario

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