giovedì, marzo 12, 2026

RIVOLUZIONE NELL'ORDINE MONDIALE. GLI STATI RIORGANIZZANO LE PROPRIE DIFESE. TORNERÀ ANCHE IN ITALIA IL SERVIZIO DI LEVA? LA CROAZIA HA GIÀ REINTRODOTTO LA LEVA OBBLIGATORIA.


Oristano 12 marzo 2026

Cari amici,

L’assetto globale del mondo, rimasto praticamente fermo, sopito, per circa 70 anni, si sta radicalmente modificando. Le diverse, pericolose guerre in atto, dove si combatte su più fronti, hanno già allertato diverse nazioni che già si preparano a difendersi da eventuali attacchi. Si, amici, in risposta ai pericolosi mutamenti dell'ordine mondiale e alle crescenti tensioni esistenti negli Stati d’Europa, ci si prepara al riarmo difensivo. LA CROAZIA è la prima nazione che ha ufficialmente reintrodotto il servizio militare obbligatorio, con decorrenza praticamente immediata! A partire dallo scorso 9 marzo, dopo 17 anni di sospensione (la leva era stata abolita nel 2008), il richiamo alle armi è stato ufficialmente reintrodotto.

La Croazia, che aderisce alla NATO dal 1º aprile 2009 e dal 1º luglio 2013 è il 28º membro dell'Unione europea, ha, dunque, già iniziato a mettere in atto il suo piano protettivo, reintroducendo la “Leva obbligatoria”. La decisione è stata presa dal Governo, con l’obiettivo primario di rafforzare la sicurezza nazionale. Lo scorso 9 marzo le prime 800 reclute hanno iniziato l’addestramento in tre caserme militari predisposte per il nuovo programma. Il servizio riguarda i giovani croati che compiono 19 anni, e prevede due mesi di addestramento militare di base.

Il piano, in precedenza già approvato dal Parlamento nell’ottobre del 2025, stabilisce che i ragazzi svolgano un periodo di formazione militare iniziale di due mesi. Al termine dell’addestramento entreranno nella riserva dell’esercito croato fino ai 55 anni. Ogni anno saranno formate circa 4mila reclute, che riceveranno un compenso mensile di circa 2.200 euro durante il periodo di servizio. La leva riguarda giovani tra i 19 e i 30 anni, anche se l’obbligo è pensato principalmente per chi compie 19 anni nel corso dell’anno. Quanto alle donne, esse non sono soggette all’obbligo, ma potranno comunque partecipare su base volontaria.

La Costituzione croata garantisce anche la possibilità di obiezione di coscienza. Chi decide di non svolgere il servizio militare potrà scegliere tra due diverse alternative: tre mesi di formazione nella Protezione civile, oppure quattro mesi di attività presso Enti locali o regionali, senza compenso. Secondo i dati del Ministero della Difesa, per il momento solo una decina di giovani ha scelto una di queste due opzioni. La decisione di reintrodurre la leva è stata motivata non solo per la necessità di prepararsi a fronteggiare possibili minacce alla sicurezza nazionale, ma anche per contrastare i crescenti attacchi informatici, minacce ibride e calamità naturali, considerate sempre più frequenti.

Amici, negli ultimi anni anche altri Paesi europei come Francia e Germania, tra cui anche l’ITALIA, stanno valutando il ritorno a forme di servizio militare obbligatorio, considerato l'attuale contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche. il Ministro della Difesa Guido Crosetto sta predisponendo un disegno di legge da presentare al Consiglio dei Ministri, per introdurre il “Servizio militare volontario”, necessario per rinforzare le Forze Armate attualmente carenti di organico. Rinforzo necessario non solo per il possibile rischio di un conflitto armato, ma anche per fronteggiare gli attacchi cyber giornalieri che colpiscono il nostro Paese.

Il Ministro Crosetto, infatti, ha posto la CYBERSICUREZZA al centro della strategia nazionale. Di recente è stato pubblicato un “Non-paper” contenente un piano operativo volto a rafforzare la resilienza del Paese nel dominio cibernetico. Per fronteggiare la guerra ibrida, il Ministro prevede nuovi investimenti sia a livello organizzativo sia di personale: i cosiddetti “cyber soldati” dovrebbero contare tra le 5.000 e le 15.000 unità. La realtà attuale, amici, è che nessuno finora era preparato ad operare nella realtà che stiamo vivendo oggi. Per questo motivo, il Ministro ritiene che l’unica via per l’Italia sia coinvolgere il maggior numero possibile di esperti, affiancando alle Forze Armate i professionisti dei diversi settori, pronti a mettere a disposizione le proprie competenze.

Cari amici, che ogni nazione debba sempre essere pronta, preparata a garantire nel modo migliore la difesa nazionale è una necessità inderogabile. La difesa della patria riguarda tutti, e i nostri giovani non debbono dimenticare che la Leva Militare obbligatoria in Italia non è stata mai abolita, ma solo “Sospesa”, con la Legge del 23 agosto 2004, n. 226, variando la modalità di arruolamento. Ora, una volta approvata la nuova norma, la “Nuova Leva” sarà operativa su base volontaria, formata da circa 10.000-15.000 giovani, che costituiranno una riserva ausiliaria, di supporto agli attuali, carenti organici. Insomma, quello ipotizzato è un modello volontario/incentivato, e non un vero e proprio ritorno alla "naia" obbligatoria per tutti. Chissà come andrà a finire!

A domani.

Mario

mercoledì, marzo 11, 2026

LA GRANDE FRAGILITÀ EMOTIVA NEGLI ADOLESCENTI DI OGGI. IL RIMEDIO CONTRO LO STRESS? IL RIPOSO ASSOLUTO NEL WEEKEND.


Oristano 11 marzo 2026

Cari amici,

Gli adolescenti di oggi, a differenza di quelli delle generazioni precedenti, soffrono in gran parte di ansia e depressione; ciò, secondo gli studiosi, deriva da un mix di cambiamenti biologici (sviluppo cerebrale e ormonale) e dalle crescenti pressioni esterne. I principali fattori includono l'iper-digitalizzazione, l'isolamento sociale, le alte aspettative di performance, la carenza, spesso, di supporto familiare adeguato e l'incertezza per il futuro. L’adolescenza, come ben sappiamo, è caratterizzata dai cambiamenti ormonali e del fatto che il cervello è ancora in evoluzione, tutte problematiche che rendono la gestione delle nuove esperienze ben più complessa.

Una recente ricerca, effettuata da un gruppo di psicologi di due università, quella dell’Oregon e quella di New York, pubblicata sul Journal of Affective Disorders, che ha analizzato adolescenti e giovanissimi, dai 16 fino ai 24 anni, ha dimostrato che la salute mentale degli adolescenti, angosciati e stressati da una vita caotica, trova grande giovamento nel sonno prolungato. Dormire nel weekend fino a tardi il sabato e la domenica, ha evidenziato effetti molto positivi sulla salute mentale degli adolescenti e dei giovani adulti.

Gli adolescenti, che vivono un’età ancora in evoluzione, divisa tra scuola e prime esperienze professionali, che comporta un dispendio di molte energie, che spesso causano forte stress, un male che contribuisce a rovinare anche il sonno notturno. La ricerca ha dimostrato che gli adolescenti che durante il weekend trascorrono lunghe ore di riposo assoluto, recuperano stanchezza e stress, abbassando del 41% il rischio di depressione. Gli studiosi sanno bene che il sonno ha un ruolo centrale sul benessere emotivo, soprattutto quello degli adolescenti. La fascia dei giovanissimi è quella più colpita dall’insonnia settimanale con annessa depressione. Lo studio sulla coorte 16-24 anni statunitense risulta importante, in quanto prima si avevano dati certi sul problema solo su studi inerenti i giovani di Cina e Corea. Negli USA, ora, gli studenti sono stati monitorati sia sul sonno settimanale che quello del weekend.

Amici, la vita dei ragazzi, nel periodo dai 16 ai 24 anni, come emerge dalle ricerche fatte sia in Cina che negli Stati Uniti, risulta connotata da un forte impegno sia scolastico che nelle prime esperienze lavorative; un vero superlavoro, che crea un vero e proprio debito di sonno. In quella fascia non ci sono solo compiti e impegni accademici o lavorativi, ma anche vita sociale, sport, altre attività extracurriculari e lavori part-time, a cui sono costretti molti studenti anche per formarsi professionalmente, in mancanza di stage e tirocini.

Tra gli importanti autori dello studio prima citato, la ricercatrice Melynda Casement ha affermato con convinzione l’importanza di monitorare il sonno degli adolescenti, riposo che è più che necessario: esso non deve scendere sotto le otto o dieci ore regolari, e, nei giorni festivi risulta importante concedere una ulteriore allungo, necessario per il recupero settimanale. Gli adolescenti, amici, hanno ritmi serali e diurni diversi dagli adulti, quindi il sonno diventa un bisogno biologico, in primis per la crescita fisica ma anche psicofisica.

Cari amici lettori, il sonno è una fase importantissima della giornata di tutti noi, ma negli adolescenti è addirittura determinante, per cui le ore prima indicate debbono essere assolutamente rispettate. Non dimentichiamoci che la depressione tra i 16 e i 24 anni è pericolosissima, tanto da essere stata definita dall’Istituto e dal team di ricerca prima citato addirittura un “male invalidante”! Consentire, anzi sollecitare negli adolescenti il recupero di sonno nei fine settimana è altamente positivo, in quanto contribuisce a diminuire molti fattori di rischio. Allora, spingiamo i nostri giovani ad applicarlo!

A domani.

Mario

 

martedì, marzo 10, 2026

DOPO UN LUNGO OBLIO, STIAMO RISCOPRENDO IL CAVOLO RAPA. RICCO DI PROPRIETÀ BENEFICHE, RAFFORZA ANCHE IL SISTEMA IMMUNITARIO.


Oristano 10 marzo 2026

Cari amici,

Il CAVOLO RAPA – noto anche come kohlrabi (il nome deriva dal tedesco: kohl che significa cavolo, e rabi che significa rapa), è un ortaggio che, dopo essere stato utilizzato per un lungo periodo, fu successivamente abbandonato cadendo nell’oblio. Eppure questo vegetale è sorprendentemente ricco di nutrienti utili per il nostro organismo, tanto che nel passato era coltivato in Europa in modo diffuso fin dal XVI secolo. Durante i lunghi periodi di carestia, il cavolo rapa fu un alimento importantissimo, di vera sopravvivenza per molte popolazioni, grazie alla sua facilità di coltivazione e al suo alto valore nutrizionale.

Poi, come spesso succede, negli anni successivi fu abbandonato, praticamente dimenticato. Ora però, dopo l’oblio, il cavolo rapa è tornato prepotentemente sulle tavole di chi cerca un’alimentazione più sana, leggera e naturale, come simbolo di una cucina salutare e sostenibile. Amici, il cavolo rapa è un vegetale appartenente alla famiglia delle crucifere, la stessa di broccoli, cavolfiori e altri cavoli, dai quali si distingue, però, per il suo bulbo tondeggiante che cresce fuori dal terreno. Ma vediamo perché questo particolare cavolo fa così bene alla salute, ovvero quali benefici è in grado di fornire al nostro organismo.

Del cavolo rapa esistono due varietà: il cavolo rapa verde chiaro e quello viola. È un vegetale che contiene un buon quantitativo di antociani, sostanze note per le qualità antiossidanti, ed entrambi le varietà contengono carotenoidi e isotiocianati, altri noti antiossidanti. È anche ricco di glucosinolati, sostanze a cui vengono attribuite qualità antitumorali. Pensate che ne contiene quattro volte di più rispetto al più noto cavolfiore! Ecco, amici, le proprietà e i benefici per il nostro organismo possedute dal cavolo rapa.

È ricco di vitamina C. Per beneficiare di questa qualità occorre però mangiarlo crudo, perché la vitamina C con il calore si disperde. 100 g di cavolo rapa forniscono fino a 62 mg di vitamina C. Favorisce la digestione. Il cavolo rapa è molto ricco di fibre, che sono fondamentali per una digestione efficace. Le fibre alimentari aiutano a mantenere in salute il sistema gastrointestinale, garantiscono movimenti intestinali adeguati e regolari e aiutano a combattere stitichezza e gonfiore addominale. È un ottimo alleato per chi desidera dimagrire. A fronte di un minimo apporto calorico, il cavolo rapa ha un notevole potere saziante. È un ottimo spezza fame e, la semplicità di preparazione e di consumo, ne fa uno snack perfetto da tenere sempre in frigo per sgranocchiare qualcosa di sano e poco calorico quando si sente la necessità di uno spuntino.

Il cavolo rapa è anche un’ottima fonte di potassio. Il potassio è una delle sostanze più importanti per un buon funzionamento dell’organismo. È fondamentale per la salute dei muscoli compreso il principale, quello cardiaco, e per il bilancio energetico. Il potassio agisce da vasodilatatore e aiuta a mantenere nella norma i valori di pressione arteriosa, proteggendo l’organismo dai picchi di ipertensione; favorisce, inoltre, una buona circolazione sanguigna e, di conseguenza, una migliore protezione degli organi. Contiene un discreto quantitativo di fosforo, folati, tiamina, calcio e ferro.

Amici, il cavolo rapa è anche alquanto piacevole da mangiare: ha una consistenza croccante e un sapore delicatamente dolce, tanto che può essere consumato sia crudo che cotto. La parte più utilizzata è il bulbo, ma anche le foglie sono commestibili e molto nutrienti. Una delle caratteristiche più interessanti del cavolo rapa è, come detto prima, il suo basso contenuto calorico: circa 27 kcal per 100 grammi. Questo lo rende ideale per chi vuole mantenere o perdere peso.

Cari amici, una volta conosciute le sue proprietà, credo che tutti noi risultiamo propensi a consumarlo! Vediamo come. Nel confermare che può essere consumato sia crudo che cotto, un modo rapido è quella di consumarlo crudo, tagliato a fettine sottili e condito con olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e pepe oppure tagliato alla julienne e aggiunto a insalate miste di stagione condite anche eventualmente con frutta secca. Aggiunto a carote o zucchine, e dopo aver condito il tutto con una gustosa emulsione di olio, sale e limone, può dar vita a una insalata golosa in pochissimi minuti. Se, invece, si vuole consumare cotto, possiamo cucinarlo al vapore, saltato in padella, oppure utilizzato in zuppe e vellutate! In tutti i modi, amici lettori, ci farà sempre un gran bene!

A domami.

Mario

 

lunedì, marzo 09, 2026

LO STRAORDINARIO POTERE DELLA “COMUNICAZIONE VERBALE”. SAPER PARLARE È UNA GRANDE RISORSA.


Oristano 9 marzo 2026

Cari amici,

Nella relazione umana, fatta in primis di “Comunicazione verbale”, LE PAROLE sono quel potente strumento capace non solo di dialogare, ma anche di costruire solidi rapporti con gli altri membri della Comunità, influenzando direttamente la vita sociale e il conseguente comportamento da tenere. Si, le parole sono un mezzo straordinario: possono affascinare, guarire, motivare e creare connessioni autentiche, ma, al contrario, possono anche creare inimicizie,  ferite e isolamento. Perciò, le parole che formano la comunicazione, debbono essere scelte in modo consapevole, e, utilizzate insieme alla comunicazione non verbale, riescono a creare una comunicazione efficace, sana e in grado di generare empatia.

La comunicazione verbale è, dunque, un potente strumento relazionale e professionale, che richiede una scelta strategica delle parole per trasmettere i giusti messaggi, influenzare chi ascolta e creare il necessario gradimento. Saper parlare in modo assertivo, empatico e persuasivo, unito all'ascolto attivo e a un linguaggio non verbale coerente, è una “vera risorsa”, indispensabile per costruire fiducia, raggiungere obiettivi e gestire le relazioni. Il saper comunicare non è solo una dote naturale, in quanto si completa acquisendo la giusta competenza e preparazione, perfezionando in questo modo il proprio carisma e influenzando positivamente il contesto lavorativo e sociale.

Saper comunicare bene è una qualità essenziale per raggiungere i propri obiettivi, che siano sul lavoro, in famiglia o nella vita di relazione. La persona intelligente che sa comunicare non impone le proprie idee, ma le propone con la giusta finezza, sfumatura e gentilezza. Chi sa comunicare, di solito non è il più brillante sulla carta, né il più loquace, ma quello che sa usare le parole giuste al momento giusto, riuscendo non solo a farsi ascoltare ma anche a convincere e a raggiungere gli obiettivi.

Le persone intelligenti parlano sempre motivate e determinate, non parlano mai solo per riempire il silenzio! Parlano per essere ascoltate, usando quel linguaggio accorto, moderato e attento, per dire nel modo migliore quanto debbono esternare. Ecco qualche esempio. Un buon comunicatore non dirà mai "È una cattiva idea", ma, ad esempio, dirà: "E se considerassimo questa opzione da un'altra angolazione?"» . È questo un modo intelligente che evita lo scontro, aprendo uno spazio di confronto. Ecco, il buon comunicatore suggerisce, invita, non impone nulla. In questo modo l’altro, chi ascolta, si sente apprezzato, non rifiutato.

Amici, frasi come "Sono aperto ad altre idee" o "Puoi dirmi di più?", per un buon comunicatore sono dei veri e propri catalizzatori del dialogo. Sono frasi che allentano le tensioni, sgonfiano gli ego e gettano le basi per una vera cooperazione. Quando diamo valore agli altri, li incoraggiamo a fare lo stesso. È allettante, soprattutto in situazioni di disaccordo, attenersi alle proprie opinioni. I comunicatori accorti sanno che un'opinione, per quanto ben formulata, resta comunque discutibile. Quindi affermare "Sulla base di questi dati, ecco cosa dovremmo considerare", dimostra attenzione e rispetto verso l’altro, ed è più semplice arrivare alla soluzione.

Nel lavoro i veri leader evitano sempre di esprimersi dando ordini. Di fronte all’avvio di un possibile cambiamento, non useranno imposizioni, ma utilizzeranno frasi come: "Non lo sapremo mai se non proviamo a percorrere questa nuova strada" oppure "In questa ipotesi di cambiamento, lavoriamo insieme per trovare la soluzione migliore". La cosa importante in questo caso è proprio il “NOI”. Questa piccola parola crea un legame, una solidarietà, una responsabilità condivisa.

Cari amici, il vero potere della Comunicazione sta nel sapersi esprimere, vero punto di forza. Nel lavoro il vero comunicatore non usa l’imposizione, non cerca mai di forzare il discorso, trasformandosi in uno stratega della manipolazione; egli impara a saper ascoltare, a rispettare il Team e a credere fermamente nel potere del dialogo. In definitiva, i manager più intelligenti gestiscono il Team cercando la loro collaborazione vera e sincera, non imponendo dall’alto, ma cercando di arrivare al risultato “con loro”, come una vera squadra forte e coesa. Ecco la differenza!

A domani, amici.

Mario

 

domenica, marzo 08, 2026

DIFFERENZE EDUCATIVE DI GENERE. A DIFFERENZA DEI MASCHI, L’EDUCAZIONE DELLE FEMMINE, IN CERTI CASI, PUÒ CAUSARE “LA SINDROME DELLA BRAVA RAGAZZA”.


Oristano 8 marzo 2026

Cari amici,

Oggi è l'8 marzo, la giornata internazionale dedicate alle donne. Giornata che vuole ricordare a tutti la parità tra uomo e donna, sotto molti aspetti ancora mancante. Parità che dovrebbe essere insegnata fin dalla più tenera età, ma che ancora così non è! Il mio post di oggi parla proprio di "educazione genitoriale", un compito davvero difficilissimo, una realtà che nessuno, credo, possa contestare. Educare nel modo giusto comporta non poche difficoltà, che spesso portano i genitori ad educare i figli in modo diverso per maschi e femmine. Per le femmine i genitori usano un metodo forte per ottenere da loro approvazione, amore e dedizione attraverso la perfezione, la compiacenza e l'evitamento del conflitto. Un metodo apparentemente corretto, ritenuto anche eccellente, anche se capace di causare dei forti condizionamenti educativi; un metodo dove “il valore personale” del minore risulta legato all'ottenimento di risultati eccellenti, impeccabili, impregnati di gentilezza imposta, generando nel minore una forte paura del possibile giudizio negativo sul suo comportamento, generando ansia da prestazione.

Questa ricerca genitoriale di perfezione è richiesta in particolare alle bambine (ai maschi viene data una maggiore libertà, e l’educazione comporta meno vincoli). L’educazione delle bambine è infatti basata su questi particolari condizionamenti: a loro viene costantemente rimarcato il messaggio "fai la brava", "non arrabbiarti" o "sii gentile"; inviti che le portano a interiorizzare che l'affetto dei genitori è condizionato all'obbedienza e al comportamento perfetto. In questo modo in loro cresce la “Paura dell'abbandono e del rifiuto”: La necessità di compiacere gli altri nasce in loro proprio dal timore inconscio che, mostrando la necessità di soddisfare i propri bisogni, come sfogo della rabbia o appagamento dei propri desideri, esse non saranno più amate o accettate.

Questa forte e pressante educazione porta le bambine a cercare di essere sempre “Perfette”, costrette a fare una costante autocritica: in loro cresce la convinzione che gli errori fatti siano inaccettabili, portandole ad una ricerca di standard comportamentali elevatissimi, cosa che genera in loro forte stress e ansia. Lo sforzo per raggiungere la perfezione le porta alla ricerca di una costante validazione esterna: la loro sensazione di “valere”, di essersi comportate nel modo giusto, dipende quasi esclusivamente dai complimenti o dai risultati ottenuti, non da una propria autostima interiore.

Questo modello educativo, in realtà, crea nelle bambine dei seri problemi, come la “Soppressione emotiva e dei bisogni”: Esse imparano a mettere da parte le proprie necessità e a dire “sempre di sì”, per non deludere gli altri, trascurando il proprio benessere. Il risultato? La creazione di “Stereotipi di genere”: La società spesso incoraggia le bambine ad essere docili, silenziose e diligenti, mentre premia l'assertività nei maschi. Indubbiamente è un metodo discutibile, in quanto porta le bambine a sentirsi responsabili per i problemi altrui, e  ad andare alla ricerca di una costante perfezione per evitare le critiche.

Amici, le bambine educate con questo metodo, una volta adulte, anche se diventate donne di successo, ben realizzate nel proprio lavoro, sentono che dentro di loro qualcosa, comunque, non va. Dietro un'immagine impeccabile e di successo, molte donne sperimentano una stanchezza pervasiva, una pressione costante “a fare bene”. È, indubbiamente, il frutto delle conseguenze della "Sindrome della brava bambina", quella antica eredità educativa, che è riuscita a plasmare i futuri comportamenti anche da adulta. Il fatto che fin da bambine molte ragazze sono state educate ad essere piacevoli, studiose e coscienziose, elogiate per la loro serietà, adattabilità e compostezza, quasi private di poter sperimentare i propri desideri e, a volte, anche di disobbedire, ha creato in loro dei sottili condizionamenti che, anche dopo essere diventate persone adulte brillanti, continuano a mantenere il bisogno della necessaria convalida esterna della loro condotta!

Seppure, cari lettori, questo modello educativo riesca a valorizzare qualità preziose come l'ascolto, l'empatia e l'affidabilità, lascia poco spazio all'autoaffermazione o all'ambizione assertiva. Di conseguenza, anche da adulte, esse continuano a soddisfare le aspettative altrui, ma spesso sacrificando le proprie, a scapito della propria spinta interiore, dell'energia fisica e della personale gioia di sperimentare, di azzardare, di correre dei rischi. Ciò porta la donna adulta così educata a “Minimizzare” i successi conseguiti, ad avere sempre paura di commettere errori, e, a volte, anche di rimandare i progetti desiderati per paura di non essere "abbastanza" per gli altri.

Cari amici, l’educazione che crea la “SINDROME DELLA BRAVA BAMBINA”, o della Brava Ragazza, a lungo termine di problemi ne crea davvero! La donna di successo, educata in questo modo, soffrirà certamente di frustrazione e di una certa spossatezza fisica. La mente così educata seppure corra per realizzarsi, manca di serenità, mentre il corpo si affatica e la gioia interiore di creare secondo i propri desideri diminuisce. Alcune donne sperimentano addirittura una certa perdita di significato, o addirittura un'ansia pervasiva, nonostante la loro vita, sulla carta, appaia luminosa e  "di successo"!

A domani cari lettori.

Mario

  

sabato, marzo 07, 2026

L'ENTE PARCO “ARCIPELAGO DELLA MADDALENA” HA DECISO DI CANCELLARE, A BUDELLI, LA RUSTICA CASA-CAPANNA DI MAURO MORANDI, PER 30ANNI GUARDIANO DELL'ISOLA.


Oristano 7 marzo 2026

Cari amici,

L’”ENTE PARCO “ARCIPELAGO DELLA MADDALENA” con un recente provvedimento ha deciso di cancellare nell'isola di BUDELLI il rustico rifugio abitativo utilizzato da Mauro Morandi, il 'Robinson Crusoe' dell'isola, che in quella casa-capanna, posta di fronte  alla celebre "spiaggia rosa" di BUDELLI, visse solitario per oltre 30 anni. Su questo blog ho già avuto già occasione di ripercorrere la lunga storia che portò Morandi a stabilirsi a Budelli, dove condusse una vita solitaria quasi da romanzo. Chi è curioso può andare a leggere o rileggere quanto scrissi in data 7 gennaio 2025 cliccando sul seguente link:  https://amicomario.blogspot.com/2025/01/nei-giorni-scorsi-ha-lasciato-questa.html. Ecco la sintesi di quanto scrissi.

Scrissi il post in occasione della sua morte, avvenuta agli inizi del 2025 dopo una lunghissima permanenza nell’isola. Mauro Morandi, modenese, nella vita scelse inizialmente la professione di insegnante di educazione fisica. Terminato il suo impegno nella scuola, Morandi, nel 1989 sceglie di iniziare a visitare il mondo, e, con degli amici, intraprende un viaggio vacanza girovagando nel Mediterraneo; arrivato nei pressi delle coste della Sardegna, decide di fermarsi con gli amici nell’isola di Budelli, nell’Arcipelago della Maddalena. Amante del mare, aveva già progettato di andare in Polinesia, ma arrivato all’isola di Budelli rimase incantato: l'isola sembrava stregarlo! Impetuoso come un grande amore, il fascino di quest’isola lo rapì in modo così forte, da farlo decidere in pochi istanti a  farne la sua dimora, ovvero restare lì per sempre! Decisione forte, la sua, che ipotizzava di rimanere lì in pianta stabile, anche assumendosi l'onere di operare come custode dell'isola, considerato il fatto che la persona che svolgeva in precedenza quel compito stava per andar via.

Detto fatto. Con grande gioia si stabilì nell’isola, vivendoci da eremita come un vero «Robinson Crusoe contemporaneo»! La sua, amici, fu una scelta di vita, che, intrapresa nel 1989 durò per oltre trent’anni. Felice come non mai, Mauro, sapeva vivere di poco: gli bastava l’incarico svolto di custode, tra l’altro svolto gratuitamente, senza ricevere compenso alcuno, accontentandosi della modesta pensione ottenuta dopo gli anni d’insegnamento. La sua nuova vita Mauro era felice di viverla in perfetta solitudine, considerato che nei lunghi anni trascorsi a Budelli gli unici contatti erano quelli estivi, con qualche turista che si fermava sull’isola attratto dalla sua bellezza.

Della sua vita da Robinson Crusoe contemporaneo si è parlato e si continua parlare in tutto il mondo; la sua notorietà si estese  soprattutto quando, nel 2021, a 32 anni dall'arrivo a Budelli, a seguito delle pressioni fatte dall'Ente Parco della Maddalena (che comprende le isole dell'Arcipelago), Morandi fu sfrattato dall’isola, costretto a lasciare la modesta casetta (aveva adattato un vecchio rudere militare a ridosso della spiaggia) nella quale viveva a Budelli. Morandi cercò di resistere, ma alla fine andò a vivere a La Maddalena, continuando, però, a lottare per cercare di tornare sull’isola.

Amici, ora l'Ente Parco della Maddalena ha deciso che la spartana abitazione dell’ultra trentennale guardiano e difensore di Budelli sarà completamente rimossa, spazzata via. Non rimarrà più traccia della casa che ospitò per un trentennio Mauro Morandi, ora scomparso. Ora l'Isola di Budelli si prepara a perdere l'ultimo segno della presenza stanziale di Morandi tra le sue rocce granitiche; quel vecchio rudere militare, adattato a rifugio essenziale, sparirà dall'orizzonte a ridosso del litorale. Le autorità dell'area protetta hanno stabilito la demolizione della struttura, bocciando definitivamente l'ipotesi di trasformarla in un punto informativo per i turisti.

La drastica decisione presa dall’Ente Parco ha avuto valutazioni sia positive che negative. Il serio dibattito sul futuro della protezione dell’isola, in particolare sulla possibile sopravvivenza della costruzione, ha diviso fortemente l'opinione pubblica. Molti auspicavano un presidio culturale, ma la normativa ha prevalso su logiche di memoria storica. Il consiglio direttivo ha stanziato i fondi necessari per lo smantellamento del manufatto. L'obiettivo dichiarato dai vertici amministrativi mira a rimuovere l'impronta dell'uomo per restituire sovranità assoluta alla flora locale. Per molti l'amaro in bocca rimane.

Cari amici, le logiche conservative, pur nella loro necessaria funzione, credo che debbano tener conto anche del passato e della sua storia. Per un lungo periodo l’isola ha avuto una precisa e rigorosa difesa fatta dall’uomo, seppure in solitaria presenza. Ora, cancellate anche le ultime tracce della presenza umana, l’isola di Budelli deve affrontare la sfida della conservazione pura. Senza la sorveglianza quotidiana dello storico abitante, la responsabilità della difesa di questo scrigno di biodiversità ricade sulle istituzioni e sulla coscienza dei visitatori. Sarà questa, per l’isola, la “VERA SALVEZZA” futura per la sua conservazione? Permettetemi di dubitarne!

A domani.

Mario

 

venerdì, marzo 06, 2026

ADOLESCENZA E FORMAZIONE. PERCHÈ I GIOVANI CHIEDONO AIUTO E SUPPORTO ALL'A.I. ANZICHE' RIVOLGERSI AI GENITORI E AI DOCENTI?


Oristano 6 marzo 2026

Cari amici,

Viviamo un inizio di Millennio caratterizzato da un forte avanzare della tecnologia, diventata sempre più forte e fagocitante! Grazie all’Intelligenza Artificiale, che sembra aver spodestato l’uomo come fonte del sapere, la tecnologia governa anche il sapere e l'educazione, priva di controllo. Soprattutto in campo giovanile la tendenza sempre più diffusa è quella di rivolgersi ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA), piuttosto che agli adulti, per ottenere aiuto e supporto; è questo un fenomeno in continua crescita, che sta spodestando genitori e insegnanti dal ruolo svolto in precedenza.

Una recente indagine portata avanti da Save the Children ha evidenziato che circa il 41,8% degli adolescenti in difficoltà ha cercato e continua a cercare aiuto, conforto o risposte nell'Intelligenza Artificiale, configurandola spesso come una sorta di "amico e consigliere" virtuale. Questo ricorso all’A.I., che evita il confronto con gli adulti,  risulta una risorsa da loro alquanto gradita, in quanto immediata, sempre disponibile sette giorni su 7, e fornita in forma anonima e, soprattutto, priva di giudizi. Per questo è preferita, in quanto permette ai giovani di affrontare temi sensibili (come solitudine, insicurezza, problemi personali, etc.) senza i traumi derivanti dalla relazione con gli adulti.

Come appare chiaro ed evidente dal nuovo “RAPPORTO INDIFESA 2026, realizzato da Terre des Hommes insieme alla Community di Scomodo, che ha raccolto i dati e le motivazioni profonde presenti dietro questo fenomeno, l’Intelligenza Artificiale è entrata silenziosamente nella quotidianità dei più giovani, ma non solo come strumento tecnologico. Accade infatti, con sempre maggiore frequenza, che venga usata come spazio di ascolto, consiglio e supporto emotivo. Un segnale che solleva interrogativi importanti sul benessere psicologico delle nuove generazioni e sul loro modo di porsi nel mondo.

Sempre secondo l’edizione 2026 dell’Osservatorio Indifesa, un giovane su due dichiara di essersi rivolto almeno una volta a un sistema di Intelligenza Artificiale per chiedere aiuto o suggerimenti legati a problemi sentimentali, di salute o di natura psicologica. Gli adolescenti utilizzano chatbot (come ChatGPT) per esplorare emozioni, confidarsi e ricevere supporto emotivo, non limitandosi a richieste didattiche o scolastiche. I giovani, dunque, si dissociano dalle generazioni precedenti cambiando interlocutore: scelgono la macchina anziché l’uomo.

Amici, ciò dimostra la presenza di un crescente malessere giovanile, di una grande solitudine interiore, che mette in luce la percezione di un forte "distacco" o incapacità di comprensione, da parte loro, del mondo adulto. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale come “consulente” personale non indica necessariamente una fiducia cieca nella tecnologia, ma il ricorso può essere letto come un segnale di bisogno di ascolto anonimo, in un contesto, quello genitoriale e scolastico, percepito come poco sicuro o fortemente giudicante.

Il problema è più serio di quanto appaia. Il crescente ricorso dei giovani in formazione all’Intelligenza Artificiale, sostitutiva del consulto con gli adulti, dovrebbe allertare non poco genitori e insegnanti, facendoli riflettere. Essi dovrebbero essere più disponibili all'ascolto, riducendo i giudizi, per evitare che i ragazzi cerchino conforto in una macchina. L'I.A., come ben sostengono gli esperti, non è uno strumento valido e capace di sostituire l'empatia umana; l'uso eccessivo può, infatti, portare ad un maggiore isolamento dei giovani, creando in loro una forte “dipendenza da un "amico digitale"”, col rischio di ricevere consigli errati o pericolosi.

Cari amici, il pericolo è davvero concreto! In sintesi, l'Intelligenza Artificiale si sta inserendo in quel pericoloso “vuoto relazionale” esistente tra giovani e adulti, agendo come uno specchio rassicurante e immediato, considerate le fragilità delle nuove generazioni. Generazioni dipendenti dalla nuova tecnologia, alquanto informata ma mancante di empatia e sentimenti, che rende i giovani sempre più soli, e che può dare loro consigli non consoni e pericolosi, in un’età ancora in formazione. Comprendere questo pericolo da parte degli adulti è una necessità impellente, per poter intervenire sui giovani in maniera rassicurante, garantendo loro aiuto e protezione, e dando all’A.I. il giusto valore, non quello, pericoloso ed eccessivo, dato dai giovani.

A domani.

Mario