mercoledì, gennaio 31, 2024

LA SARDEGNA, LA VITE E IL VINO. LE ANTICHE ORIGINI DELLA COLTIVAZIONE DELLA VITE NELL’ISOLA E DEL SUO MERAVIGLIOSO NETTARE: IL VINO.


Oristano 31 gennaio 2024

Cari amici,

Ho pensato di dedicare il post dell'ultimo giorno di gennaio alle antiche, meravigliose tradizioni della nostra Sardegna! Oggi lo faccio anche per cercare di sfatare una radicata credenza: che la vite nella nostra isola sia stata introdotta dai fenici! Niente di più falso, in Sardegna la vite ed il vino erano presenti fin dal periodo nuragico! Eppure, per un lungo periodo l’introduzione della coltivazione della vite in Sardegna è stata attribuita ai colonizzatori fenici (IX-VIII sec. a.C.), mentre grazie alle più recenti indagini archeologiche, effettuate con l’utilizzo dei più moderni sistemi ed alle minuziose analisi scientifiche, si è potuta datare la coltivazione della vite e la produzione del vino in un periodo ben antecedente: alla fine dell'Età del Bronzo Medio (XV sec. a.C.), escludendo quindi che a portare la vite in Sardegna siano stati i Fenici. Nella foto gli scavi a SA OSA (Cabras) dove sono stati scoperti semi di uva vernaccia del periodo nuragico.

Le indagini archeologiche, effettuate in diverse parti dell’Isola, hanno consentito non solo di accertare che la coltivazione della vite veniva effettuata ben prima dell’arrivo dei Fenici, ma hanno messo in luce anche “come avveniva in passato la vinificazione”, ovvero le modalità di utilizzo del meraviglioso succo ricavato dai grappoli d’uva: in parole povere, la nascita del vino. Questo particolare processo di trasformazione avveniva all’esterno, all’aria aperta, ricavando nei pavimenti rocciosi delle campagne circostanti i vigneti, degli appositi contenitori dove venivano spremuti i grappoli, ricavandone così il mosto.

Questo contenitori scavati nella roccia venivano chiamati “Palmenti”, un termine di origine incerta che, forse, secondo alcuni linguisti, deriva dal latino pavimentum (pavimento, selciato), inteso come vasca per la pigiatura e la fermentazione dell’uva, mentre per altri il termine potrebbe derivare da pavire (battere), quindi l’atto del battere, pigiare i grappoli per ricavarne il succo. Gli antichi “Palmenti” rupestri solitamente erano formati da due vasche comunicanti tra loro tramite un foro; nella vasca superiore l’uva veniva versata, poi pigiata e lasciata riposare; il mostro che ne fuoriusciva cadeva nella vasca sottostante, e qui avveniva la fermentazione.

In Sardegna a studiare in profondità la meravigliosa storia della nascita del vino c'è l’Associazione Paleoworking, che fin dal 2005 si occupa di ricerca scientifica e archeologia sperimentale della nostra terra. Presidente di questa associazione è Cinzia Loi, che, oltre che essere archeologa è un’appassionata dei “Palmenti rupestri” (ha partecipato a numerose campagne di scavo sia nel territorio nazionale che all’estero e il suo principale filone di ricerca riguarda proprio lo studio dei processi di produzione e delle attività produttive, con particolare concentrazione sui processi dell’antica vinificazione).

I “palmenti rupestri”, amici lettori, sono gli speciali, antichi impianti di produzione del vino, rinvenuti un po’ in tutta la Sardegna, ma più numerosi in Provincia di Oristano, ubicati in particolare in territorio di Ardauli. L’analisi e il recupero di tali strutture hanno dato vita nel 2020 al progetto, ideato dalla Paleoworking e alquanto partecipato (chiamato “Lacos de Catzigare: I palmenti rupestri di Ardauli”), che, nell’ambito dell’assemblea annuale del percorso culturale Europeo European Wine Day e ITER VITIS Les chemins de la Vigne en Europe, tenutasi a Tolosa l’ottobre scorso, ha vinto il premio Prix de la recherche en archéologie du vin!

Il progetto “Lacos de Catzigare: I palmenti rupestri di Ardauli” ha consentito di individuare e censire, nel territorio oggetto d’indagine, ben 64 palmenti rupestri. L’impianto di Funtana Leiosa, immortalato nella foto da Luana Sanna, è risultato il primo classificato. L’associazione, oltre a proseguire nell’azione di censimento e studio archeologico dei palmenti, sta proponendo una serie di attività finalizzate alla loro conservazione e fruizione. Sono già state testate alcune azioni concrete basate sul paesaggio in cui i palmenti sono inseriti, una serie di itinerari eno-archeologici che hanno permesso ai visitatori di compiere un viaggio affascinante nella vitivinicoltura antica.

Ma vediamo come avveniva la produzione del vino nei palmenti rupestri. Gli studi hanno messo in luce che le uve, ammassate nella prima vasca (sa pratzada), venivano sistemate man mano dentro sacchi di lino tessuti a maglie larghe (sas cuneddas) e poi schiacciate con i piedi da un pigiatore esperto. Terminata questa operazione i sacchi subivano un’ulteriore azione di pressione mediante la cosiddetta perda ’e imbinare, un masso di pietra di forma grossomodo circolare dalla base appiattita. Alcune prazadas mostrano ancora una fossetta in cui, durante la vendemmia (sa innenna), veniva posto un acino (su pibione) per ogni cesto d’uva tagliata (sa cannada). In questo modo il proprietario della vigna (su bintzateri) riusciva a prevedere il quantitativo di mosto che ne sarebbe derivato, così da predisporre per tempo il numero di otri (sas butzas) utili per il trasporto a dorso d’asino e quello delle botti (sas cubas) necessarie alla fermentazione.

Le più antiche testimonianze di vinificazione in palmento attestate in Sardegna, provengono dal villaggio di Genna Maria di Villanovaforru. Qui è stato rinvenuto un particolare ambiente, il vano gamma, all’interno del quale è stata individuata un’area di pigiatura lastricata e delimitata da lastre disposte a coltello, in pendenza verso una vasca infossata nel pavimento. Al centro di essa si erge un bacile in arenaria. All’interno del vano è stata ritrovata anche una brocchetta decorata (askos), utilizzata per la mescita del vino.

Cari amici, sono estremamente grato all’Associazione Paleoworking, ed in particolare alla sua Presidente Cinzia Loi, per l’interessantissimo lavoro di conoscenza che viene portato avanti per dare, ai sardi in particolare, una migliore cvonoscenza delle tradizioni della nostra isola, la cui antica identità culturale resta ancora oggi scarsa e che andrebbe, invece, seriamente ampliata, ovvero portata, come merita, in piena luce!

A domani.

Mario

martedì, gennaio 30, 2024

LE MISTERIOSE FORZE PRESENTI NELL'UNIVERSO CI MANDANO MOLTI SEGNALI, CHE NOI DOVREMMO ANALIZZARE E COMPRENDERE...


Oristano 30 gennaio 2024

Cari amici,

In primo luogo la terra dove viviamo è una minuscola parte di una immensità chiamata “UNIVERSO”, governata da una miriade di forze, alcune delle quali ancora sconosciute. Quello che noi viviamo, dunque, è una piccolissima parte di una “immensità” ancora tutta da scoprire, anche se ogni giorno piccoli frammenti di questa enorme grandezza ci diventano comprensibili. A noi, “piccoli gnomi abitanti la terra”, ci arrivano, da questo immenso Universo, costanti segnali, seppure in modo misterioso, difficile da comprendere. Segnali, che noi, però, dovremmo impegnarci ad interpretare, anche se spesso questo non è facile.

La nostra mente, infatti, per quanto razionale, spesso non riesce a riconoscerli per tutta una serie di ragioni, non ultima quella dettata dall’ansia lavorativa e sociale, che ci porta a pensare poco a noi stessi. Eppure sarebbe alquanto importante imparare ad ascoltare e interpretare questi segnali, per poter comprendere il linguaggio dell’Universo e la sua connessione con noi. Solo raggiungendo questa sintonia la nostra mente potrà aprirsi ad una maggiore comprensione universale. Amici, il defatigante impegno quotidiano, carico di stress, ci impedisce purtroppo di riconoscere i segnali che costantemente l'universo ci manda. Sempre indaffarati e pieni di impegni, ci risulta più facile ignorarli, considerandoli solo come banali coincidenze. La decisione di ascoltarli in modo serio, questi messaggi, dipende solo da noi. Solo quelli che sono con sacrificio sono riusciti a fermarsi e a disporsi ad ascoltarli ne hanno potuto trarre beneficio.

Eppure, amici, tutti dovremmo fermarci un attimo e ascoltare questi segnali: NON IGNORIASMOLI! A volte la vita ci pone di fronte a sfide difficili, sfide che a noi, abitanti la terra, piccolo frammento dell’universo, ci fanno pensare che l’universo magari ci sta mettendo alla prova! Ecco, in questi momenti di difficoltà potremo ascoltare i segnali inviatici, in quanto capaci di aiutarci a risolvere il problema che abbiamo davanti, dandoci un’ulteriore capacità di crescita. Fermiamoci un attimo, dunque, e ascoltiamo i segnali che l’universo ci manda.

Amici, l’universo ci invia questi segnali per vari motivi. Uno dei principali è quello di farci cogliere opportunità e migliorare così la nostra vita. Ed è proprio stando attenti ai segnali che ci vengono inviati, che possiamo cogliere le occasioni che si presentano e compiere così le giuste scelte, che ci porteranno successo e felicità. Allo stesso modo l’universo, ci invia segnali anche d'avviso, dicendoci se qualcosa sta per danneggiarci. Questi segnali servono a metterci in stato di allerta e a consentirci di agire di conseguenza per proteggere noi stessi.

Ma in che modo l’universo comunica con noi? Lo fa attraverso canali misteriosi: lo fa facendoci provare particolari sensazioni, inviando segnali al nostro corpo, oppure attraverso coincidenze. Sta a noi, capire e interpretare questi segnali, per poter decifrare il linguaggio dell’Universo e la sua connessione con noi. Solo così potremo cogliere le opportunità e seguire il nostro cammino nel modo migliore possibile. Ecco, amici, alcuni segnali che l’universo ci invia per indicarci la giusta via da seguire.

Il tuo ISTINTO, per esempio, può aiutarti se lo segui con attenzione. È difficile ignorare una sensazione molto intensa che si manifesta nella vita di tutti i giorni. Quando senti che sta per accadere qualcosa di positivo, fidati del tuo istinto e cerca di muoverti in quella direzione. L'universo può comunicare attraverso dei numeri o sequenze che si ripetono. Se ti capita di vedere continuamente gli stessi numeri (su insegne, orologi o porte), questi pattern numerici possono essere definiti come "numeri angelici" - sequenze numeriche di 3 o 4 numeri, solitamente, che contengono delle ripetizioni.

L'universo può comunicare messaggi potenti attraverso i sogni. Che tu creda o meno all'interpretazione dei sogni, secondo alcune ricerche un gran numero di persone crede che i sogni contengano delle "verità nascoste" in grado di influenzare il proprio vivere quotidiano. Sognare ripetutamente una persona senza averla mai incontrata prima potrebbe indicare che il tuo subconscio sta cercando di creare l'immagine di qualcuno che amerai in futuro. È questo un segno da parte dell'universo che sta creando le condizioni per farti incontrare la tua anima/fiamma gemella.

Se ti trovi di fronte a dei grossi ostacoli da superare, potrebbe essere un segnale che gli astri stanno mettendo alla prova la tua determinazione. Non sentirti scoraggiato, considera queste sfide come opportunità per rafforzare la tua resilienza e sviluppare una maggiore abilità nella risoluzione dei tuoi problemi. Se stai affrontando dei cambiamenti significativi nella tua vita, che siano legati al lavoro, alle relazioni o alla salute, considerali come un’opportunità per adattarti al nuovo ed evolvere. A volte, ciò che sembra un cambiamento indesiderato può aprire porte a nuove possibilità.

Se in determinati momenti ti senti a disagio nella tua situazione attuale, potrebbe essere un segnale che l’universo ti sta spingendo a cercare qualcosa di più significativo. Usa questo disagio come carburante per esplorare nuove possibilità, definire obiettivi e intraprendere percorsi nuovi, in linea con i tuoi valori e passioni. Ricordati sempre che l’universo ti invia messaggi che sono opportunità per la tua crescita personale e spirituale.

Cari amici, l’uomo, questo piccolo gnomo che abita la terra, deve affrontare ogni giorno sfide importanti, che vanno affrontate con resilienza e una mentalità positiva; ascoltando con attenzione i segnali che l’universo ci manda, possiamo utilizzare questi segnali come il giusto suggerimento verso la realizzazione di una vita più piena e significativa.  Ascoltiamoli i segnali inviatici dall’universo, perché saputi ascoltare, possono aiutarci non poco!

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 29, 2024

LO STRESS: UNO DEI PIÙ PERICOLOSI MALI DELLA VITA MODERNA. ECCO ALCUNI CONSIGLI PER COMBATTERLO E TORNARE IN FORMA, RIACQUISTANDO LA SERENITÀ.


Oristano 29 gennaio 2024

Cari amici,

Lo stress è indubbiamente uno dei mali peggiori che colpiscono l’uomo in questo secolo di alta tecnologia. Detto in termini scientifici, lo STRESS è la risposta psicologica e fisiologica che l'organismo mette in atto nel momento in cui si trova a dover affrontare compiti, difficoltà o eventi ritenuti come eccessivi o pericolosi. La sensazione che si prova in una situazione di stress è quella di essere di fronte ad una situazione di impotenza, che crea una forte pressione mentale ed emotiva.

Lo stress, dunque, risulta alquanto deleterio per l’organismo, in quanto, quando è eccessivo, può facilmente creare numerosi disturbi, anche molto seri. Il termine stress fu impiegato per la prima volta nel 1936 da Hans Selye, un medico austriaco naturalizzato canadese, che divenne noto in particolare per le ricerche effettuate sullo stress e sulla "sindrome generale di adattamento", da lui identificata e descritta. Selye definì lo stress come una “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Selye identificò nello stress tre fasi fondamentali: una prima reazione di allarme, a cui segue una resistenza o adattamento ed una terza di esaurimento. Tre fasi che si succedono nell'organismo durante ogni reazione da stress, e che Selye definì “General Adaptation Syndrome” (G.A.S.). È importante sapere che lo stress prolungato può avere seri effetti sulla salute mentale: sintomi come la mancanza o sbalzi di buon umore, senso di sopraffazione e perdita di controllo, possono portare la persona che soffre di stress prolungato a soffrire anche di depressione, disturbi d'ansia e della personalità.

Si, amici, la realtà è che lo stresso prolungato può farci ammalare seriamente, e, con l’avanzare dell’età, il rischio aumenta notevolmente. Gli stimoli stressanti ripetuti, in realtà incidono sulle traiettorie dell’invecchiamento, per cui combattere lo stress risulta importante per tenere l’organismo in forma, capace quindi di rallentare l’avanzare dell’età. La velocità d’invecchiamento, dicono gli studiosi, deriva per il 25 per cento dai geni che possediamo, ma per il resto dipende da noi e dall’ambiente dove viviamo! Ecco, deriva dalla serenità nel nostro lavoro, dalla nostra dieta equilibrata e poco calorica, dal movimento costante, fatto preferibilmente all’aria aperta, dalle nostre relazioni sociali appaganti, che globalmente creano il nostro benessere psicologico.

Per questo, amici, saper gestire e ridurre lo stress, imparando a rilassarci e a «recuperare» dopo periodi difficili, può essere davvero uno degli ingredienti più importanti per “stare bene” e restare giovani a lungo, a dispetto dell’avanzare dell’età. Nei momenti difficili di forte stress, un modo interessante per rilassarsi è dato dall’utilizzo delle tecniche di respirazione o dalla meditazione, praticata anche per un tempo breve.  Anche l’esercizio fisico quotidiano, è dimostrato, risulta positivo per affrontare lo stress! Consigliati, l'esercizio aerobico, il camminare e/o il correre.

Amici, uno dei segreti per combattere lo stress e tenere il nostro corpo e la nostra mente in ordine, è praticare la MINDFULNESS, che tra i suoi vantaggi ha anche quello di farci vivere più a lungo. La Mindfulness è una pratica psicologica che mira a sviluppare una maggiore consapevolezza del momento che viviamo e a promuovere un atteggiamento di accettazione verso i pensieri, le emozioni e le sensazioni fisiche. La disciplina è basata sulla meditazione, e consiste nel concentrarsi sulla percezione del momento presente, senza alcun giudizio o alcuna critica.

La pratica della Mindfulness può quindi aiutare a ridurre lo stress, ad aumentare la nostra resilienza e a migliorare la qualità della vita nel suo complesso. Può essere praticata in diversi modi, tra cui la meditazione guidata, la respirazione consapevole o l’attenzione nel corso delle attività quotidiane. Questa disciplina può essere particolarmente utile per le persone che soffrono di ansia, depressione o di altri disturbi comportamentali o mentali. Considerati i livelli di stress della vita odierna, si tratta di una pratica idonea al mantenimento del benessere di chiunque!

Cari amici, come in passato una vecchia pubblicità reclamizzava il “CINAR” contro il logorio della vita moderna, oggi credo che si possa utilizzare la pratica della MINDFULNESS, per combattere il logorio al quale la vita moderna ci sottopone!

A domani.

Mario

domenica, gennaio 28, 2024

LA SCIENZA HA DI RECENTE DIMOSTRATO CHE QUANTO SCRISSE ERODOTO SUGLI SCIITI ERA VERO: I LORO GUERRIERI USAVANO LA PELLE UMANA DEI LORO NEMICI!


Oristano 28 gennaio 2024

Cari amici,

L'illustre studioso greco Erodoto, detto di Alicarnasso, vissuto nel v° secolo a.C., fu uno uno storico di rilevo della sua epoca. Un personaggio greco dell'antichità alquanto importante, se pensiamo che Cicerone lo considerò il «padre della storia». Ebbene, tra i tanti suoi scritti, risalenti a circa 2.400 anni fa, parlò di un popolo, quello degli SCIITI, i cui feroci guerrieri, una volta uccisi i nemici, ne utilizzavano poi la pelle. Si, per fabbricare le faretre, per esempio, quegli astucci usati per riporre le frecce. Per molti secoli si pensò che fosse un mito, una diceria, il fatto che utilizzassero la pelle dei loro nemici, in quanto fino ad ora non c’erano prove che potevano dimostrarlo.

Gli Sciti, amici, erano un popolo nomade che viveva nella steppa eurasiatica tra il 700 e il 300 a.C. È questo un territorio che oggi fa parte della Russia meridionale e dell’Ucraina, posto tra i fiumi Danubio e Don. Un popolo di grande fama, in quanto i suoi uomini erano descritti come abilissimi cavalieri e guerrieri indiscussi, ma anche molto feroci in battaglia. Purtroppo le fonti storiche sugli Sciti sono molto scarse e frammentarie, e la maggior parte di ciò che sappiamo proviene proprio dagli scritti di Erodoto, lo storico greco prima menzionato.

Erodoto ebbe modo di visitare alcune delle regioni abitate da questa popolazione, e questo gli consentì di raccogliere numerose testimonianze sulla loro vita che poi pubblicò. Le sue narrazioni non sono esenti da leggende e miti, e quindi da noi non sempre ritenute del tutto attendibili. Su questo popolo Erodoto ci ha lasciato una descrizione molto vivida delle usanze belliche utilizzate, pratiche che includevano riti raccapriccianti, come bere il sangue dei nemici, usare i loro scalpi come asciugamani e fare le faretre con la loro pelle. Affermazioni ritenute per molto tempo esagerate, o addirittura inventate.

Ecco cosa scriveva Erodoto, parlando della loro ferocia: “(Essi) Scorticando la mano destra del nemico, senza togliere le unghie, ne fanno, dopo averla marinata, una copertura per il loro ataba; e non c’è da stupirsi di questo, poiché la pelle umana, forte e lucente, risulta più chiara quando marinata e lucente più di qualunque altra pelle”. Ebbene, ora i ricercatori sono riusciti a dimostrare che quanto scritto da Erodoto non era fantasia ma verità! I risultati dello studio sono stati resi noti e pubblicati sulla rivista Plos One.

I ricercatori, utilizzando nuove tecnologie di analisi del DNA, hanno esaminato le proteine del collagene in campioni prelevati da 45 oggetti in pelle recuperati negli ultimi anni da tombe scitiche datate tra il V e il IV secolo a.C. In questo modo, hanno potuto determinare che la gran parte dei campioni di pelle utilizzati nelle faretre erano di animali (cavallo, mucca, capra o pecora), ma non tutti; in due campioni, un esame più attento ha mostrato che si trattava di pelle umana, supportando così il macabro racconto di Erodoto.

La recente scoperta dell’uso di pelle umana per confezionare le faretre degli Sciiti risulta alquanto importante per lo studio della cultura e della storia di questa popolazione; in primo luogo, conferma la veridicità di una delle fonti principali che abbiamo su questo popolo, cioè quella di Erodoto, e sebbene le sue narrazioni siano ancora da prendere con cautela, possiamo ora dare più credito alle sue testimonianze sulle usanze degli Sciti; in secondo luogo, ci offre uno spunto per capire meglio la mentalità e i valori degli Sciti, che erano profondamente legati alla guerra e alla violenza.

Un popolo, dunque, fiero e indipendente quello degli Sciti, che non era avvezzo a sottomettersi a nessuno, pronto a difendere sempre il suo territorio con determinazione; vita nomade e dura, quella di questo popolo, che richiedeva abilità e resistenza; la guerra era per loro un modo per esprimere la loro identità e il loro onore, ma anche per sfruttare le risorse e le opportunità date dai loro nemici. Essi, dunque, non solo uccidevano i loro avversari, ma li sfruttavano anche come materiale per le loro armi. Questo era un rituale che, tra l’altro, serviva a dimostrare il loro coraggio, il loro disprezzo o il loro dominio sui loro nemici.

Cari amici, questo popolo, indubbiamente forte e feroce era, però, anche colto, in quanto la loro cultura era influenzata da quella dei popoli vicini, come quella greca, persiana e cinese, con cui essi entravano in contatto attraverso il commercio e la diplomazia. Insomma, un popolo fiero e colto, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’Eurasia. Un popolo guerriero, certo, ma che annoverava anche artisti e inventori; un popolo che possiamo considerare protagonista della storia antica, e che perciò merita di essere studiato e ricordato.

A domani.

Mario

sabato, gennaio 27, 2024

IL GOVERNO RISPOLVERA IL “PIANO MATTEI”. PREVEDE NUOVI RAPPORTI CON L'AFRICA, CHE COMPRENDONO SIA ACCORDI ECONOMICI CHE IL CONTROLLO DELL’EMIGRAZIONE.


Oristano 27 gennaio 2023

Cari amici,

Si sente sempre più spesso parlare di “PIANO MATTEI”, nome che ricorda un'operazione del tempo passato che però, non andò mai in porto. In realtà, il piano di cui si parla oggi, quanto al suo contenuto, “rispolvera” l’antico “Piano”, proposto negli anni Cinquanta del secolo scorso dal grande Enrico Mattei, il fondatore dell’ENI. Fu indubbiamente, per l'epoca, un Piano economico lungimirante, elaborato da Mattei allora Ministro dell'Industria e del Commercio. Il piano, in quegli anni della ricostruzione, aveva l'obiettivo di ridurre la dipendenza del nostro Paese dalle importazioni di petrolio e di gas in mano alle multinazionali (le famose SETTE SORELLE), che prevedeva l’approvvigionamento diretto nei Paesi africani, rompendo così il monopolio esistente.

Mattei lottò con grande forza contro le 7 sorelle, creando l’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, ma fu purtroppo sopraffatto in tempi brevi, finendo la sua vita in un misterioso incidente aereo. Il Piano proposto da Mattei fu uno dei principali progetti economici del Governo italiano negli anni '50 e '60, che avrebbe apportato positivi risvolti economici sull'economia italiana che usciva dalle macerie di una guerra. Ebbene, ora questo piano, che si arenò con la morte di Mattei, vorrebbe riprendere corpo, rispolverato da Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, e potrebbe contribuire - se andasse a buon fine - a risolvere due importanti problemi: quello dell’approvvigionamento di fonti energetiche (gas e  petrolio) e e quello delle migrazioni.

L’attuale “Piano Mattei”, fu lanciato dalla Premier Giorgia Meloni durante una sua visita in Algeria, comunicando la disponibilità del Governo italiano a raggiungere accordi sia di natura economica che di contrasto ai “flussi migratori irregolari”. Una collaborazione ampia, quella offerta dall’Italia, che andava dalla collaborazione economica a quella energetica, da quella climatica a quella alimentare, fino a quella della sicurezza nazionale, compreso il contrasto al crescente fenomeno della immigrazione irregolare.

Ecco, il testo dell’accordo come definisce ed elenca i vari ambiti di applicazione. 1-cooperazione allo sviluppo; 2-promozione delle esportazioni e degli investimenti; 3-istruzione e formazione professionale; 4-ricerca e innovazione; 5-salute; 6-agricoltura e sicurezza alimentare; 7-approvvigionamento e sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, incluse quelle idriche ed energetiche, tutela dell’ambiente e adattamento ai cambiamenti climatici; 8-ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture anche digitali; 9-valorizzazione e sviluppo del partenariato energetico, anche nell’ambito delle fonti rinnovabili; 10-sostegno all’imprenditoria, in particolare a quella giovanile e femminile; 11-promozione dell’occupazione; 12-prevenzione e contrasto dell’immigrazione irregolare.

Il Governo, dopo aver presentato il Piano al Senato che lo ha approvato, ha portato il Piano alla Camera che, approvandolo con delle modifiche, ha stabilito che ora il Decreto del Governo viene convertito in Legge. A seguito delle modifiche introdotte in Parlamento, è stato disposto che il provvedimento, noto appunto come ’Piano Mattei” per lo sviluppo in Stati del Continente africano, sarà adottato con un Decreto del Presidente del Consiglio, previo parere delle Commissioni parlamentari chiamate ad esprimersi entro 30 giorni, decorsi i quali il piano sarà comunque approvato.

Il piano avrà durata quadriennale e potrà essere aggiornato anche prima della scadenza. Per quanto riguarda la prevista Cabina di regia presieduta dal Presidente del Consiglio, sempre a Palazzo Madama è stato deciso di aggiungere alla sua composizione la partecipazione di rappresentanti di imprese industriali, della CRUI e del Terzo Settore. Il 30 giugno di ogni anno il Governo dovrà trasmettere al Parlamento la relazione approvata dalla Cabina di regia sullo stato di attuazione del Piano Mattei, con indicazione anche delle misure per migliorare la sua attuazione.

Cari amici, credo che, riflettendo e tornando mentalmente indietro nel tempo, quanto previsto nella prima metà del secolo scorso da Enrico Mattei, fosse un'ottima iniziativa, ovvero una interessante via da seguire per una attiva e necessaria collaborazione tra Europa e Africa.  L’attuale situazione, che vede l’Europa costantemente invasa da centinaia di migliaia di persone che lasciano un Continente affamato, seppure potenzialmente ricco di risorse in quanto manca la capacità di sfruttarle, può trovare uno sbocco positivo solo se i due Continenti potranno iniziare a dialogare positivamente assistendosi a vicenda "da pari a pari". L’Africa ha bisogno dell’Europa, per tecnologia e assistenza e l’Europa ha bisogno dell’Africa per l’abbondanza di materie prime! Solo insieme si potrà costruire un futuro migliore per tutti!

A domani.

Mario

venerdì, gennaio 26, 2024

IL SONNO E LA SUA IMPORTANZA. DORMIRE POCO E MALE, CI CREA SERI PERICOLI DA EVITARE, SE VOGLIAMO VIVERE PIÙ SANI E A LUNGO.


Oristano 26 gennaio 2024

Cari amici,

Il sonno, per l’uomo e gli animali è di basilare importanza. A sfogliare un dizionario alla voce “SONNO” troviamo: “Stato e periodo di riposo fisico-psichico dell’uomo e degli animali, caratterizzato dalla sospensione totale o parziale della coscienza e della volontà e accompagnato da sensibili modificazioni funzionali (diminuzione del metabolismo energetico, riduzione del tono muscolare, della frequenza del polso e del respiro, della pressione arteriosa, ecc.), di fondamentale importanza nel ristoro dell’organismo”.

Si, amici, il sonno è indispensabile per la vita, e il dormire poco o male può avere effetti negativi non solo sul regolare svolgimento della nostra giornata lavorativa e relazionale, ma anche sulla nostra salute. A confermarlo è un nuovo studio condotto dalla Pennsylvania State University, pubblicato sul Journal of the American Heart Association. Secondo lo studio, gli adulti (in particolare quelli che soffrono di ipertensione o di diabete), che riposano meno di 6 ore a notte hanno più probabilità di morire di ictus o di infarto.

La realtà è che il sonno ha un ruolo chiave nella vita delle persone, e di conseguenza dormire un numero adeguato di ore a notte è una sana abitudine che nessuno dovrebbe sottovalutare. Secondo una famosa ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dormire poco e male provoca (a lungo termine) gli stessi danni cardiovascolari del fumo, della sedentarietà e della cattiva alimentazione. Considerato che il sonno non ristora solo la nostra stanchezza fisica, è giusto sapere che il nostro cervello svolge un’importantissima funzione – mentre dormiamo – quella di liberare la nostra mente dalle “scorie”, dalle problematiche ormai risolte, ovvero ha il compito di togliere la “spazzatura” che si è accumulata nell’arco della giornata ormai vissuta.

Mentre dormiamo, i fluidi che “puliscono” il cervello operano al massimo dell’efficienza, eliminando tutta una serie di proteine che (a lungo andare) possono provocare l’Alzheimer. Ma quante ore sono necessarie al nostro organismo per poter ripristinare l’efficienza sia fisica che del nostro cervello? Secondo la National Sleep Foundation, gli adulti nella fascia di età dai 18 ai 64 anni dovrebbero riposare dalle 7 alle 9 ore per notte (9-11 ore i bambini tra i 6 e i 13 anni, 8-10 ore gli adolescenti dai 14 e i 17 anni); nella fascia di età over 65, la durata raccomandata è di 7-8 ore, durata che può diminuire a 5-6 ore.

Viene giocoforza chiedersi: ma dormire poco e male che influenze negative comporta al nostro organismo, ovvero quali sono i pericoli dell’insonnia? Proviamo a sentire il dottor Vincenzo Tullo, neurologo e Responsabile dell’Ambulatorio sulle cefalee e sui disturbi del sonno di Humanitas. Il dottor Tullo, oltre a confermare l’operazione di pulizia svolta dal sonno nella nostra mente, afferma che “La deprivazione di sonno, ha conseguenze tangibili sul benessere psico-fisico dell’organismo. Si va da sintomi come l’astenia, alla difficoltà a mantenere la concentrazione, dai deficit di memoria all’aumento degli stati depressivi e dell’irritabilità. A queste problematiche, in taluni individui, possono aggiungersene altre più severe: come l’ipertensione o i problemi cardiovascolari, ma anche il diabete, perché la carenza di sonno influenza il metabolismo e i livelli di insulina”.

Ci accorgiamo di quanto sia importante dormire bene (e di quanto ciò sia difficile) soltanto quando non riusciamo più a farlo. Il principale fattore di rischio dell’insonnia è lo stress: la nostra mente, soverchiata da pensieri angosciosi, non riesce a rilassarsi e questo influenza fortemente la qualità del sonno. I disturbi del sonno, amici, sono alquanto diffusi. In Italia sono circa 9 milioni le persone che soffrono di disturbi del sonno, spesso diventati cronici. Un problema certamente non di poco conto, che può causare nella giornata lavorativa stanchezza, sonnolenza, deficit di concentrazione e di memoria, nonché ansia e disturbi dell'umore.

Cari amici, spesso sottovalutiamo il rischio che comporta il dormire poco o male, ma stiamo attenti, perché la mancanza della giusta quantità e qualità del sonno, comportano gravi conseguenze sia personali che sociali, che contribuiscono ad una riduzione della qualità della vita di chi ne soffre, oltre alle problematiche sul lavoro, con minore produttività, e ai maggiori costi assistenziali. Cerchiamo, dunque, di fare di tutto per poter dormire sempre nel modo giusto!

A domani.

Mario