domenica, marzo 31, 2024

L'AVANZATA DELLA RELIGIONE MUSULMANA NELL'EUROPA CRISTIANA. IN ITALIA IL RAMADAN METTE ALL'ANGOLO IL VENERDÌ SANTO.


Oristano 31 marzo 2024

Cari amici,

Oggi il popolo cristiano celebra in tutto il mondo i RITI DELLA PASQUA, il ricordo della passione e morte di Gesù Cristo, redentore dell'umanità. Tante le religioni nel mondo, ma 3 di queste, quella ebraica, quella cristiana e quella musulmana, pregano lo stesso Dio, seppure in modi alquanto diversi e litigiosi. La lotta fra queste tre religioni è sempre esistita, ma quella cristiana e quella musulmana, come ben sappiamo, in modo molto più forte e particolare. Già prima dell’anno Mille, gli arabi di fede musulmana avevano iniziato ad invadere l’Europa, cercando di conquistare anche religiosamente questo territorio con salde radici cristiane. Si insediarono nei Paesi che si affacciano nel Mediterranea, a partire dalla Spagna. La reazione europea ci fu, e, a partire dal 1099, data della “Prima Crociata”, tante furono le battaglie combattute a Gerusalemme e in Palestina da una moltitudine di cavalieri cristiani, che cercavano di liberare Gerusalemme, città simbolo dei luoghi santi.

Questa lotta in realtà non è mai terminata, e Gerusalemme era ieri e lo è anche oggi, l’epicentro della lotta fra queste 3 religioni, che anche oggi, ne terzo millennio, continua senza sosta. Nel mio libro (sintesi della mia seconda laurea) “DALLE CROCIATE AGLI ODIERNI FONDAMENTALISMI, passa da Gerusalemme la via della pace?”, ho voluto ripercorrere la storia di questo conflitto religioso che, nonostante il passare del tempo, continua oggi come ieri. Seppure Ebrei, Musulmani e Cristiani venerino un unico Dio, il sentimento di fede risulta alquanto diverso, e, in particolare da parte dei fedeli di fede Musulmana, più forte ed esclusivo, tanto che non solo non hanno mai dimostrato di voler amalgamare il loro antico credo con quello degli altri, ma nemmeno il voler convivere pacificamente con le altre due religioni che si rivolgono e pregano lo stesso loro Dio.

Si, cari lettori, la ipotizzata islamizzazione dell'Europa cristiana, iniziata prima dell'anno Mille, continua ancora oggi senza arrestarsi, crescendo ogni giorno che passa, sia nel Nord Europa che nei Paesi che si affacciano  nel Mediterraneo. L'obiettivo dei fedeli di fede musulmana, una volta insediatisi nel nuovo Paese, non è quello di adeguarsi agli usi e costumi in essere, rispettandoli, e, seppure non condividendoli, continuare a vivere pacificamente vivendo e “applicando il loro Credo”; invece, essi pretendono di estendere il loro credo, imponendo agli altri i propri rituali civili e religiosi, col segreto scopo di eliminare le pre-esistenti "radici cristiane" storicamente radicate nei Paesi che li ospitano.

Questa “pretesa di rispetto delle loro pratiche”, ampiamente da loro sollecitata con la giustificazione della necessaria “Integrazione”, ha portato, proprio in data recente, a far chiudere una scuola in occasione della fine del “RAMADAN”, la loro festa religiosa, celebrata praticamente quasi in concomitanza con i riti cristiani della Pasqua. Questa curiosa “chiusura” scolastica è avvenuta a Pioltello, un comune dell'hinterland milanese di 36 mila abitanti.

In questa scuola, il Preside dell’Istituto Comprensivo statale Iqbal Masih ha deciso di chiudere la scuola in occasione del Ramadan, elevando in questo modo la festa islamica a precetto religioso universale. La cosa ha destato grande preoccupazione, e le contestazioni non sono mancate. C’è solo da immaginare cosa sarebbe successo se in un Paese Islamico si fosse chiusa una scuola per il rispetto ad una celebrazione cristiana come la Pasqua! 

La giustificazione data dal Dirigente scolastico è che la decisione è stata presa per “rispettare i sentimenti di inclusione” fra ragazzi di religioni diverse. Personalmente la ritengo una valutazione poco approfondita, pensando a quanto è già successo quando dalle scuole si cercò di eliminare i nostri simboli, come il crocifisso dalle aule, oppure la cancellazione della benedizione cristiana delle scuole o la presenza del Presepe.

Amici, da che mondo è mondo, è sempre successo che chi arriva da un altro Paese, si adegua alle norme, usi, costumi e tradizioni del Paese che lo ospita, e non il contrario. Ogni giorno che passa, vediamo la nostra casa trasformarsi in qualcosa che non è più “casa nostra”. La vediamo sgombrata dai crocefissi e dai segni della nostra millenaria appartenenza culturale; riscriviamo il calendario cancellando le nostre tappe storiche, sostituite con quelle portate dalla cultura dello straniero. È un cambiamento epocale, una silenziosa rivoluzione, un cambio di calendario, di vita socio-culturale e religiosa che, fagocitando la precedente, inizia a tagliare tristemente le nostre radici.

Ho anche letto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto in merito alla vicenda della chiusura della scuola di Pioltello per la fine del Ramadan. Pur rispondendo al Dirigente scolastico che gli aveva scritto per giustificare il provvedimento, di apprezzare il lavoro svolto dai docenti “al di là del singolo episodio, in realtà di modesto rilievo”, credo che, seppure in modo velato, Mattarella abbia voluto far capire che certe decisioni vanno attentamente soppesate, prima di essere prese.

Amici, la realtà è che in Europa l’Islam avanza come un panzer. In Francia oggi i musulmani sono cinque milioni e mezzo e tra vent’anni si prevede che saranno il doppio. Già oggi superano nel numero i cattolici francesi che vanno a messa ogni domenica. Ecco un esempio. A Evry, centro a sud di Parigi, è sorta dodici anni fa una nuova chiesa cattedrale, capolavoro riconosciuto di uno degli architetti più famosi al mondo, lo svizzero Mario Botta. La domenica questa chiesa cattedrale è poco frequentata: semivuota. Nella vicina moschea, invece, come ha affermato il suo imam, Khalil Merroun, in una recente intervista, i fedeli sono numerosissimi. “La Chiesa cattolica dovrebbe convincersi che l’Europa non le appartiene; il consiglio che do ai miei colleghi cattolici è di interrogarsi a fondo sul perché i loro fedeli non vivono la loro spiritualità”.

Cari amici, come ha scritto il grande Giovanni Sartori, politologo e sociologo italiano, considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, “Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l’Islam”. Credo che pensare di riuscire a portare dei cambiamenti nella religione  Islamica, avvicinandoli alla nostra fede, sia pura utopia, perché oggi come ieri (già prima dell’anno Mille), l’obiettivo della religione islamica non è cambiato: islamizzare il mondo intero. BUONA PASQUA A TUTTI VOI!

A domani.

Mario

 

 



sabato, marzo 30, 2024

ECCO UN INTERESSANTE LIBRO DA LEGGERE: “LA VITA NON È UNA CORSA. LE QUATTRO PAUSE CHE FANNO GUADAGNARE SALUTE E GIOVINEZZA”, SCRITTO DALLA GIORNALISTA ELIANA LIOTTA.


Oristano     30 marzo 2024

Cari amici,

Domani è PASQUA e in tanti in questo fine settimana sono, finalmente, a riposo, lontani per un attimo dalla folle corsa dei pesanti giorni lavorativi. Si, amici, in quest'era super tecnologica, la vita è una corsa quasi senza fine! È di recente arrivato in edicola l’interessante libro di Eliana Liotta, giornalista, autrice e Docente di Editoria scientifica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, oltre che Direttrice del mensile Benessere, che porta come titolo “LA VITA NON È UNA CORSA. Le quattro pause che fanno guadagnare salute e giovinezza”. È appena uscito stampato dalla casa editrice La nave di Teseo, collana I Fari, ed è stato presentato venerdì 22 marzo presso la Mondadori Duomo, a Milano. La Liotta, già autrice di pubblicazioni su salute e benessere e di saggi come L'età non è uguale per tutti, Prove di felicità, Il cibo che ci salverà, oltre a La svolta ecologica a tavola, per aiutare il pianeta e la salute e La dieta Smartfood, scritto in collaborazione con IEO e tradotto in oltre 20 Paesi.

Sull’interessantissimo libro “LA VITA NON È UNA CORSA ho letto con vero piacere quanto scritto (reperito su Internet) con vera competenza da Emanuela Giacca, la scrittrice molisana di nascita, che dopo aver conseguito nel 2014 un PhD in Storia della filosofia e storia delle idee fra Roma (Sapienza) e Berlino (Humboldt-Universität), ora vive e opera a Milano, dove opera come editor, contributor e illustratrice nei settori moda, musica e cultura. I suoi interessanti articoli sono apparsi sulle pagine di Style Magazine, Futura – Corriere della Sera, Lampoon, Life in Bulgari e altri magazine. Per Fabrizio Serra Editore ha pubblicato una monografia sul filosofo tedesco Friedrich D.E. Schleiermacher.

Quanto al libro di Eliana Liotta, Emanuela mette ben a fuoco il pensiero dell’autrice, che torna a occuparsi di benessere psicofisico a partire dal tema delle pause e del riposo, per mostrare ai lettori come la tanto ricercata ricetta di benessere e longevità possa risiedere proprio in un "equilibrio di vuoti e pieni". L'arte di prendersi una pausa, scrive la Liotta, è importante: "In quest'epoca trafelata, fermarsi un poco appare un atto rivoluzionario"! Scritto in collaborazione con l'Università Vita-Salute San Raffaele e con l'Ospedale San Raffaele di Milano, il libro disegna un percorso di soste possibili. Un percorso per imparare a rispettare i tempi del nostro corpo e della nostra mente.

Nel libro è costante il rimarcare che nell'epoca del fare, il culto dell'efficienza e il terrore della noia hanno indotto sempre più a praticare uno stile di vita incapace di indugiare in pause e riflessioni. Ma è proprio il ristoro profondo ciò di cui, il più delle volte, avremmo bisogno per stare meglio, da un punto di vista sia fisico che psicologico, evitando in questo modo lo stress. "Le pause" scrive l'autrice "sono la chiave, l'unica, per ritrovare energia e sono anche la strada per sperare di vivere bene e a lungo". I benefici sono notevoli, non solo dal punto di vista della salute, evitando malattie come cancro, infarti, diabete e l'insorgere di demenze, ma anche per ridurre l’ansia e la stanchezza. Riposare e prendersi una pausa fa bene anche alla creatività, alla memoria, oltre ad influenzare persino la capacità di prendere decisioni equilibrate. "Le pause rigeneranti – si legge nel libro – sono interruzioni attive, di qualità, sono le interruzioni della sedentarietà, dell'isolamento e dell'inerzia del pensiero".

È davvero importante combattere lo stress. L'impatto sull’organismo dello stress intenso e continuativo va ad impattare sul sistema nervoso, produce una risposta ormonale detta "combatti e fuggi", quella che in epoca preistorica si attivava per sfuggire alle insidie esterne, con conseguenze negative sulla salute legate alla sovrapproduzione di cortisolo. "Dinnanzi allo stress l'organismo -si legge nel libro -  reagisce sempre così, come se si trovasse un leone davanti e dovesse decidere, in una frazione minima di tempo, se battersi o scappare per sopravvivere".

L’interessantissima recensione di Emanuela Giacca spiega al lettore, in modo approfondito, il percorso che Eliana Liotta consiglia per rallentare l’affannosa corsa che tanti di noi portano avanti nella vita, creando situazioni che portano alla disfatta, ad una vita vissuta non certo in modo soddisfacente. Una cosa è molto importante: fermarsi almeno una volta al giorno, prendersi una pausa di almeno un quarto d'ora; poi, coltivare il "monotasking", ovvero fare una cosa per volta, avere un rapporto meno febbrile con la posta elettronica, coi messaggi, con i social network.

Ecco il prezioso consiglio della Liotta: staccare, idealmente, per almeno un'ora al giorno! Altra cosa importante: non isolarsi, ma entrare a far parte di un gruppo altruistico, come fare volontariato o attività culturali. Ricordarsi sempre che l'uomo è un animale sociale, per cui le relazioni sono la base dei nostri legami e rappresentano il vero fondamento della felicità e del benessere fisico. "Se esiste un tempo che dobbiamo trovare, è quello di avere del tempo da passare positivamente con le altre persone".

Cari amici, in questa riflessione con Voi ho riportato solamente piccoli frammenti di questo interessante libro di Eliana Liotta, sapientemente recensito da Emanuela Giacca, che ringrazio per la grande competenza con cui lo ha fatto. Voglio chiudere la mia riflessione con Voi, amici lettori, con le sagge parole della Liotta: "Per tutti urge la risposta a una domanda che fa da cerniera tra il lavoro e la vita privata: quali sono i miei momenti non negoziabili? A quali parentesi devo il mio senso di benessere, la felicità delle piccole cose?" Dobbiamo imparare a riconoscere il proprio bisogno, a rispettare le pause vitali”. Un libro, davvero, tutto da leggere!

A domani.

Mario

venerdì, marzo 29, 2024

UNA SCOPERTA RIVOLUZIONARIA: DEI RICERCATORI HANNO INGAGGIATO DEI BATTERI CHE, CIBANDOSI DI PLASTICA, LA TRASFORMANO IN SETA BIODEGRTADABILE!


Oristano 29 marzo 2024

Cari amici,

Che la plastica sia diventata, senza ombra di dubbio, la “Peste del Terzo Millennio” è cosa ormai tristemente nota. Ogni anno il mondo viene invaso da centinaia di milioni di tonnellate di nuova plastica, creando, per terra e per mare, accumuli di plastica che, per la gran parte non vengono riciclati, continuando così ad inquinare pericolosamente. In particolare la plastica PET, quella comunemente usata per fabbricare contenitori per alimenti monouso, viene dispersa nell'ambiente, dove, degradandosi in particelle microplastiche, finisce anche nella catena alimentare sia animale che umana.

Purtroppo la produzione di nuova plastica non accenna a diminuire, e continua a creare danni enormi sia all’ambiente che alla salute umana. Gli studi per eliminare dall’ambiente questo dannosissimo prodotto continuano e, di recente, un team di ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute (RPI), operativo negli USA, mentre studiava uno dei possibili modi per riciclare i rifiuti di plastica, ha fatto una scoperta a dir poco rivoluzionaria: ha inventato un processo di riciclo che può aprire la strada alla creazione di interessanti nuovi materiali perfettamente biodegradabili.

I ricercatori, usando dei particolari batteri verdi, prodigiosamente modificati con una particolare operazione di ingegneria genetica, hanno dato vita a dei “super batteri”, capaci di trasformare la plastica PET in robusti fili di una seta biodegradabile, ispirata alla resilienza e alla flessibilità della seta di ragno! Una scoperta che fortunatamente ha dato vita ad un materiale resistente e sostenibile, che potrebbe imprimere una svolta decisiva alla lotta per la difesa dell’ambiente. Lo studio è stato recentemente pubblicato su “Microbial Cell Factories”.

Amici, un grande respiro di sollievo, dunque, per la scoperta di questi scienziati, che attraverso un particolare processo chiamato “trasformazione microbica”, sono riusciti a convertire la plastica in fili di seta! Ecco come avviene il processo, che, per or, è ancora in fase di sperimentazione. È un processo che, se come appare agli scienziati si rivelerà applicabile su scala globale, potrà presto iniziare a risolvere l’annoso e inquinante problema del riciclo della platica. Al momento la ricerca prosegue con grande soddisfazione degli scienziati, che hanno, con un colpo d’ingegno, trasformato l'editing genetico di questi particolari batteri (la modifica ha riguardato l’inserimento di una sequenza di aminoacidi simili a una proteina trovata nella seta), ottenendo così da loro di farli produrre un materiale molto simile alla seta naturale!

I ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute (RPI), hanno utilizzato per gli esperimenti i batteri “pseudomonas aeruginosa”. Questi batteri sono naturalmente capaci di consumare polietilene, e gli scienziati, attraverso l’editing genetico, li hanno opportunamente modificati  per produrre dei filamenti setosi, come prima detto. Il processo utilizzato è paragonabile alla fermentazione utilizzata nella produzione della birra. In questo caso, anziché nutrire i microbi con lo zucchero, i ricercatori li hanno alimentati con una forma “predigerita” di rifiuti di plastica, trasformandoli così in un nuovo materiale.

La scelta di iniziare a far produrre ai batteri i filamenti di seta è stata determinata dalle proprietà uniche che la seta possiede: è forte, leggera e naturalmente biodegradabile. Questo nuovo materiale derivato potrà avere molteplici usi, come del resto la plastica a cui siamo abituati, ma con un grande vantaggio in più: è in grado di degradarsi naturalmente senza trattamenti speciali. La seta naturale, come ben sappiamo, trova applicazioni in diversi campi, ma il suo processo tradizionale di produzione non è economicamente sostenibile.

Cari amici, personalmente ritengo questa scoperta “fondamentale”, per iniziare a liberarci dall’inquinamento portato dalla terribile plastica, che continua a contaminare il pianeta. Come ho avuto modo di apprendere (nel Web) dagli articoli di Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista, la possibilità di produrre fili di seta dai rifiuti di plastica potrebbe darci davvero una mano. Inoltre, l’uso dell’editing genetico apre la possibilità di personalizzare il materiale, ispirandosi ai diversi tipi di seta prodotti da vari tipi di ragni. Questa innovazione dimostra che è possibile affrontare concretamente il problema dei rifiuti plastici, producendo materiali utili che non inquinano il pianeta a lungo termine. Chissà, forse abbiamo imboccato la strada giusta!

A domani.

Mario

 

giovedì, marzo 28, 2024

DIZIONARIO DELLA FELICITÀ. CI SIAMO MAI INTERROGATI SUL REALE SIGNIFICATO DELLA FELICITÀ, OVVERO QUANDO POSSIAMO CONSIDERARCI VERAMENTE FELICI?


Oristano 28 marzo 2024

Cari amici,

A cercare nel vocabolario la parola “FELICITÀ”, ecco cosa troviamo scritto: “felicità s. f. [dal latino felicĭtas -atis], stato e sentimento di chi è felice”. Un responso che in realtà non scioglie l’enigma, su cosa sia la felicità! Il vero problema, infatti, è sapere esattamente in cosa consiste LA FELICITÀ! Ognuno di noi la cerca, la immagina, la sogna, essendo in realtà  quel "sogno desiderato" che tutti noi inseguiamo, spesso per una vita intera, pensando che essere felici sia il  coronamento della nostra esistenza. Ogni giorno, ciò che facciamo, le varie decisioni che prendiamo, le indirizziamo in quest’ottica, auspicando che il risultato ci porti quella felicità tanto agognata.

Purtroppo, spesso, questo obiettivo resta una “Chimera”, non essendo facile da raggiungere, per cui in tanti continuiamo ad arrovellarci, chiedendoci: ma, riusciremo mai a raggiungere la felicità, ovvero ad essere, finalmente felici? Secondo gli esperti, la felicità è una condizione complessa, variabile da soggetto a soggetto, fatta di mille sfumature che comprendono la gratitudine, l’instaurarsi di relazioni amichevoli, di sentimenti e di emozioni positive, di giorni, mesi e anni vissuti nell’armonia con gli altri, nel rispetto dato e ricevuto, nel privilegiare l’altruismo all’egoismo, nel vivere ogni giornata con la consapevolezza del buon amministratore, che sempre trova più gioia nel donare che nel ricevere.

Per tanti, purtroppo, la felicità rimane una meta irraggiungibile, cercata per una vita intera e non trovata, perché magari si ha la convinzione che per essere felici bisogna avere potere e ricchezza, cioè, arrivare ad “Avere ciò che non si ha”. Un concetto alquanto sbagliato, perché la felicità  "è desiderare quello che si ha", godere di quello che si possiede! La felicità è fatta di cose semplici, di piccoli gesti, di sorrisi e di abbracci amichevoli, delle mille sfumature dell'amore. In tanti sbagliano a cercare la felicità all’esterno, mentre essa è nascosta dentro di noi: è lì che dobbiamo cercarla. Si, amici, quella felicità tanto cercata, tanto ambita, sta dentro di noi e solo lì possiamo trovarla!

Per arrivare ad essere felici, dobbiamo avere il coraggio di osare, di rischiare, senza paura di uscire dalla nostra comfort zone. Non dobbiamo aver paura di scegliere o di prendere decisioni scomode; proviamo a relazionarci con gli altri in modo positivo, iniziamo a dialogare alla pari, senza prevaricazioni o posizioni dominanti, perchè solo così saremo sempre costruttivi; ciò, infatti, consente di unire le varie posizioni, migliorando sé stessi e gli altri. Anche dedicare del tempo a noi stessi (senza lasciarci travolgere dagli impegni di lavoro) e condividerlo con i nostri amici, può renderci felici e soddisfatti.

Come asserisce Costanza Fontani, psicologa e coach emotivo-comportamentale, “Relazionarci con gli altri in modo positivo, condividere la nostra quotidianità con le persone che hanno il nostro stesso orientamento, ci consente di unire i nostri valori con i loro, creando positività a sé stessi ed agli altri. Ecco perché dobbiamo includere il prossimo, abbracciarlo, consapevoli del fatto che non possiamo essere felici se coloro che sono intorno a noi vivono in difficoltà. La vera felicità parte da noi stessi, ma si costruisce insieme”.

Tutti gli studi, in particolare quelli più recenti, hanno stabilito che il più grande nemico della felicità è la “SOLITUDINE”. La specie umana non è nata per vivere in solitudine ma per relazionarsi, positivamente e costantemente con gli altri. Marc Schulz, docente di Psicologia al Bryn Mawr College,  condirettore con Robert Waldinger dell’Harvard Study of Adult Development, autore della più lunga ricerca condotta al mondo sulla felicità e il benessere, effettuata nella prima metà del secolo scorso negli USA, ha analizzato e confrontato due vissuti alquanto diversi: lo ha fatto con uno studio su persone abitanti nei quartieri poveri, figli soprattutto di immigrati, e con un altro effettuato su ragazzi relativamente privilegiati, studenti universitari.

Ecco alcune delle sue importanti considerazioni. «Le relazioni sono come il cibo: a ciascuno piace qualcosa di diverso, ma tutti ne abbiamo bisogno. Tutti, anche i più introversi, abbiamo bisogno di relazioni buone per prosperare. Siamo creature sociali, è così che ci siamo evoluti e siamo sopravvissuti, proteggendoci a vicenda: siamo progettati per essere sociali. Il che non significa che tutti dobbiamo partecipare alle feste». «Purtroppo, la solitudine è molto popolare in Occidente: ne soffre dal 20 al 50 per cento degli adulti. I numeri sono simili in Cina e in Giappone. Molti sono soli e sappiamo che questo è un rischio per la salute, al pari del fumo e dell'obesità».

Cari amici, credo che tutti noi dovremmo cercare ogni giorno di vivere “la nostra felicità”, con determinazione, senza timore, affrontando anche i rischi e i pericoli connessi. Ci riusciremo solo se non molleremo, se saremo capaci di provarci ogni giorno, e in questo modo, arrivati all’età senile, potremmo constatare di aver vissuto in modo altruistico insieme agli altri. Allora, facendo un consuntivo, ci rivedremo mentre abbiamo aiutato i più deboli, quando, socialmente impegnati, ci siamo dimostrati sempre disponibili, senza mai rinchiuderci in noi stessi. Solo allora gusteremo quella felicità semplice, con la consapevolezza di aver operato facendo del bene, realizzando così i nostri progetti di vita. Essere riusciti a realizzare il nostro progetto di vita, rappresenta il massimo compimento della nostra esistenza, significa essere riusciti a trovare quella felicità tanto cercata, restando in serenità e pace con noi stessi e con gli altri!

A domani.

Mario

 

 

mercoledì, marzo 27, 2024

L'INTEGRAZIONE A SCUOLA DEGLI STUDENTI STRANIERI. È MEGLIO FARLA CON L'INCLUSIONE O CON L'ESCLUSIONE? CONTESTATA DELL'UDS, IL SINDACATO STUDENTESCO, LA PROPOSTA DEL MINISTRO VALDITARA.


Oristano 27 marzo 2024

Cari amici,

Sembra facile parlare d’integrazione! INTEGRAZIONE è quel processo che “incorpora”, ovvero fa in modo di includere un gruppo nuovo in un contesto già esistente. Inclusione e integrazione, infatti, sono due facce della stessa medaglia, in quanto il nuovo che ne deriva, “l’insieme”, dà, come risultato, la valorizzazione delle diversità e delle differenze esistenti tra i componenti il gruppo, promuovendo in questo modo la parità e le pari opportunità. Se per avere ulteriore chiarezza vogliamo andare a consultare un vocabolario, per il verbo “INTEGRARE” troviamo: “Rendere completo, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo”.

La scuola, cari lettori, dovrebbe essere il vero crogiuolo dell’integrazione, quel grande calderone dove l’insieme unifica e amalgama la forza e la capacità dei singoli, creando in questo modo figure più complete, arricchite dall’apporto dei singoli nel gruppo. Ho fatto questa premessa per riflettere oggi con Voi sulla recente presa di posizione del ministro Giuseppe Valditara, che ha lanciato l’idea di introdurre, riferendosi ai ragazzi stranieri presenti nelle classi delle nostre scuole, delle classi separate, per lo studio dell’italiano e della matematica, in modo che gli studenti stranieri non "rallentino" i processi didattici delle classi, prevedendo l'integrazione con dei corsi extracurricolari obbligatori.

La proposta del ministro è stata pesantemente contestata dall'Unione degli Studenti, perché ritenuta “estremamente razzista”, capace di allontanare e separare gli studenti stranieri dagli altri, sulla base di un test somministrato a seconda della provenienza; proposta ritenuta inaccettabile, in quanto la scuola non può e non potrà mai essere “ un luogo di segregazione”, soprattutto utilizzando metodi che, con la scusa di  migliorare l’istruzione, utilizzano invece separazione e divisione, anziché integrazione ed inclusione. L'esecutivo nazionale dell'Unione Degli Studenti, per bocca  di Alice Beccari dell'esecutivo nazionale, ha così commentato la proposta del ministro: “Nella scuola che vogliamo gli studenti che hanno più difficoltà con la lingua italiana, che siano straniere o meno, devono riuscire ad essere integrati all'interno della classe e l'attività didattica deve essere programmata in modo che la classe tutta lavori insieme per un miglioramento collettivo delle competenze linguistiche; nessuno degli studenti deve essere discriminato per la propria provenienza e anzi va immaginata una didattica che, individuando i punti di forza di ciascuno, riesca a mettere al centro un modello didattico partecipato da tutti in maniera attiva”.

Il ministro Giuseppe Valditara ha replicato in modo piccato all’UDS: "Spiace vedere le mie parole così gravemente e strumentalmente fraintese dall'Unione degli Studenti, perché il mio progetto, al contrario di quanto viene sostenuto, va esattamente nella direzione di una piena integrazione che salvaguardi tempi e qualità di apprendimento di tutti gli studenti, senza nessuna ghettizzazione. Per questo ritengo che le osservazioni dell'UDS, peraltro espresse con toni gratuitamente offensivi, siano molto lontane dalla realtà dei fatti".

Cari amici lettori, se è pur vero che tra le due opinioni opposte ci può essere una “via di mezzo” (che con il giusto dialogo e il contradditorio tra le parti deve, comunque, essere trovata), permettetemi di schierarmi dalla parte degli studenti che contestano il ministro. Non ci può e non ci potrà mai essere integrazione nella separazione, mai! La scuola è la palestra dell’apprendimento e della socialità condivisa, per cui tutti i partecipanti, dai più capaci a quelli meno dotati, debbono “INSIEME”, percorrere il percorso formativo, dove ognuno darà e prenderà dall’altro il necessario per completarsi”. Questa, secondo il mio convincimento, è la scuola che aiuterà tutti gli studenti a realizzarsi nella vita!

A domani cari lettori.

Mario

martedì, marzo 26, 2024

IL CLIMA STA CAMBIANDO E LA TEMPERATURA SULLA TERRA CONTINUA AD AUMENTARE. SAREMO MAGARI COSTRETTI A RISCOPRIRE LE CASE SOTTERRANEE…


Oristano 26 marzo 2024

Cari amici,

Che la temperatura sul nostro pianeta stia continuando ad aumentare è ormai una certezza. Per quanto riguarda la nostra isola, poi, a sentire le ultime notizie meteorologiche, i mesi di luglio e agosto saranno troppo caldi e le vacanze migliori non saranno quelle di Luglio-Agosto, ma quelle di aprile, maggio e giugno, oppure quelle di settembre ottobre. In passato ci sono comunque state delle ERE molto calde, tanto che gli abitanti del pianeta ricorsero all'utilizzo (sia come abitazione che di difesa, sia dagli eventi atmosferici che dai reali pericoli esterni, di grotte alquanto interrate, veri incavi naturali che portavano nel sottosuolo, e che, opportunamente adattati costituivano un sicuro rifugio. Queste erano praticamente delle primordiali case sotterranee, a cui nei secoli successivi seguirono abitazioni vere e proprie scavate nel sottosuolo. 

Un’evoluzione abitativa, quella portata avanti dall'uomo sei secoli, che cercava di soddisfare quel principio antico mai sopito: trovare riparo e sicurezza, non solo dalle intemperie ma anche dalle temperature sfavorevoli. In passato le costruzioni che sfruttavano rocce, incavi naturali, grotte e anfratti naturali sono state tantissime. Ancora oggi possiamo ammirare Chiese e Catacombe, come anche antichi villaggi scavati interamente nella roccia, e addirittura intere città, come PETRA, ad esempio, una città letteralmente scavata, cesellata e incastonata nella roccia arenaria della Giordania, e che oggi costituisce uno dei tesori più incredibili della storia dell'uomo.

Anche l’Italia ha avuto le sue meraviglie sotterranee, ovvero città scavate nella roccia: basti pensare a MATERA E I SUOI "SASSI", un vero gioiello, diventato patrimonio dell’umanità. Ebbene, con il costante cambiamento climatico in atto, che ha comportato e continuerà a comportare un sensibile aumento delle temperature sulla nostra terra, per difenderci dal caldo che riscalderà eccessivamente le nostre case, gli architetti più innovativi pensano che saremo costretti a “tornare un po’ al passato”, ovviamente rivisitato in chiave moderna: ovvero andare alla riscoperta delle case sotterranee.

Si, amici, le case sotterranee nel periodo estivo sarebbero davvero convenienti, perché terrebbero gli ambienti freschi senza consumare tanti kilowatt di elettricità. Convenienza riscontrabile anche d'inverno, perché l'isolamento nel sottosuolo funzionerebbe sempre a nostro favore; la temperatura sotterranea è infatti costante e di fatto non ci sarebbe bisogno di accendere il riscaldamento. L'unico inconveniente potrebbe essere l'umidità, ma questo è un problema facile da risolvere, sia con un semplice deumidificatore che con una buona areazione.

E i vantaggi, amici, non sono solo relativi ai consumi. Una casa sotterranea resta molto più solida, non essendo esposta al forte vento o a possibili uragani o trombe d'aria, in quanto resterebbero perfettamente protette, solide e sicure. Insomma, l’idea di realizzare, come abitazione per vivere, una casa sotterranea sta contagiando sempre più persone anche in Italia. A ben guardare anche i costi non sarebbero eccessivi; lo scavo ha costi contenuti se fatto in zone in cui il movimento terra è agevole e i vantaggi, come accennato prima, sono tanti. L'isolamento termico e quello acustico, in primis, ma anche solidità e durata dell'immobile.

Diversi architetti sono già all’opera, e il loro estro sta realizzando case sotterranee particolarissime, dalle forme e dal design decisamente unici e diversissimi da quelli a cui siamo abituati. Sono per ora progetti di architettura "sperimentale", ma non solo. Diciamo la verità, anche se sembra una follia, ci sono persone a cui piace vivere sottoterra! Diventerebbe uno stile di vita alternativo a quello delle abitazioni tradizionali e, con un po’ di fantasia, è possibile creare un ambiente sano, caldo e vivibile. Ecco, amici, per la Vostra curiosità, alcune case sotterranee che non vi lasceranno indifferenti!

In queste due foto eccone alcune. A sinistra, una casa dalla forma ellittica, che è stata costruita sotto una collina. Questa abitazione si trova nella località svizzera di Vals e spicca per il suo design interiore. La villa è praticamente una struttura tutta di pietra. A destra vedete un curioso esempio di Hotel eco-friendly in Italia: è il Bella vista Hotel. Come vedete, anche da noi ci sono sempre di più abitazioni almeno in parte sotto il suolo, (anche degli hotel) che magari in futuro aumenteranno alla grande.

Ecco altri due casi: in una foto una casa organica in Svizzera: torna anche qui il concetto eco-friendly. Il complesso è costituito da nove ville, tre delle quali con tre stanze, una con quattro, una con cinque; un'altra con sette e altre tre con sei camere; nella seconda foto “Aloni house”, nelle isole Cicladi: un buon modo per integrare la casa nel paesaggio circostante,  usando, per la sua costruzione materiali locali, come la pietra e il legno.

Cari amici, credo che il post di oggi non sia solo un mio sfogo fantasioso, ma credo davvero che in futuro ci sarà un ritorno al passato, con tante case costruite sotto il suolo! Insomma, un ritorno alle origini dell’uomo, seppure con la più moderna rivisitazione!

A domani.

Mario