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domenica, maggio 19, 2019

C’È UNA PIANTA CHE ALLUNGA LA VITA: È LA ANGELICA KEISKEI, DETTA ANCHE “PIANTA DEL SAMURAI”.


Oristano 19 maggio 2019
Cari amici,
Che l’uomo da millenni cerchi di raggiungere l’immortalità è cosa nota, perché la ricerca di una vita senza fine, magari restando giovani e prestanti, è il sogno di tutti. L'immortalità è certamente impossibile, però almeno un surrogato dell’elisir di lunga vita a quanto pare, tuttavia, esiste davvero: sarebbe contenuto in una pianta molto comune in Giappone che si chiama “Angelica keiskei (ashitaba in giapponese)”, ovvero foglia del domani. Si, amici, questa pianta pare possieda la molecola anti-invecchiamento, racchiusa proprio nelle sue foglie. L'Angelica è una pianta coltivata nel paese del Sol levante da oltre duemila anni.
Appartenente alla famiglia delle carote, quando viene masticata ha un vago sapore di sedano, e a quanto pare è molto popolare presso la popolazione giapponese. Può essere consumare cotta, ma anche essiccata, in quanto le sue foglie diventano un buon tè. L’angelica keiskei è molto usata nella medicina tradizionale asiatica e la sua fama nel tempo ha raggiunto anche gli Stati Uniti, dove la sua reputazione di superfood è da tempo molto nota. 
Ora, a prescindere dai benefici apportati e conosciuti da secoli, un recente studio, portato avanti dall'Università austriaca di Gaz e già pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha scoperto che nelle foglie di questa pianta, è presente una particolare molecola in grado di rallentare l'invecchiamento.
Lo studio condotto dal ricercatore Frank Madeo, ha rilevato che questa particolare molecola, testata su lieviti, vermi, moscerini e anche cellule umane, è in grado di allungarne la vita. Sono le speciali molecole antiossidanti contenute nelle foglie di questa pianta, dei particolari flavonoidi, che sono risultati in grado di ridurre il declino cellulare associato all’età. I ricercatori hanno preso in esame un gruppo specifico di flavonoidi estratti dall’Angelica keiskei, estrapolandone uno in particolare, il 4,4'-dimetossicossone, risultato capace di agire sul processo ossidativo delle cellule.
L’equipe diretta dal professor Madeo ha scoperto che la molecola in questione attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi, studio che gli valse il Nobel per la medicina nel 2016. Questo meccanismo, chiamato autofagia, rimuove e degrada i componenti cellulari danneggiati, come proteine e organelli, generando materia prima per costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all'origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all'invecchiamento, a causa dell'accumulo di molecole tossiche nella cellula.
Nei test di laboratorio la sostanza ha allungato la vita di lievito, vermi e moscerini della frutta di circa il 20% e ha ridotto il declino cellulare associato all'età nelle cellule umane in coltura. La molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l'effetto di proteggere i tessuti. In un secondo momento, l’osservazione approfondita dello studio ha interessato ulteriormente le cellule umane in coltura, facendo evidenziare risultati altrettanto positivi.
Il risultato, secondo gli autori, conferma il grande ruolo dell'autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un primo passo nell'identificazione di terapie anti-invecchiamento. Per meglio chiarire, l’autofagia è quel meccanismo biologico deputato alla pulizia delle cellule. Lo studio condotto dai ricercatori austriaci, ha evidenziato che il flavonoide estratto dall’Angelica keiskei è capace di attivare un particolare meccanismo in grado di eliminare dall’organismo, come detto prima, i vari scarti derivanti dalle proteine, dalla degradazione delle cellule e tutta una serie di sostanze inutili.
Nell’organismo umano questo processo di ricambio cellulare, è ben attivo in un organismo giovane, mentre diventa meno preciso ed efficiente con il passare degli anni. Rallentamento che, con uno scarso lavoro di pulizia, potrebbe innescare, secondo i ricercatori, l’insorgenza di malattie degenerative come il cancro. Ecco allora che, nonostante vi sia la necessità di ulteriori ricerche e approfondimenti, questa pianta appare, dagli studi effettuati, in grado di ricreare nell’uomo il necessario e utile meccanismo di ringiovanimento cellulare.
Cari amici, per ora per rallentare l'invecchiamento e allungare la vita dobbiamo accontentarci di usare uno stile di vita regolare e salutare, accompagnato sempre dalla necessaria attività fisica. Alimentarsi parcamente, poi, è provato che aiuta non poco: i benefici rinvenienti dall’essere spartani a tavola sono molteplici, e rimanere in linea consente di mantenersi giovani, avere la pelle più elastica, più energia e forza (anche sessuale), maggiore concentrazione e di conseguenza una vita più lunga.
In Giappone, del resto, come anche in Sardegna, vi sono le cosiddette "Blue Zones" (zone del mondo in cui si riscontrano tassi altissimi di longevità), frutto proprio del mangiare poco, tenersi attivi con il lavoro e vivere in Comunità prive del grande stress delle metropoli. 
Che dire, amici, questa scoperta apre davvero la strada a nuove speranze, anche se per ora dobbiamo accontententarci di fare una vita sana, parca e 'in movimento'!
A domani.
Mario

 Ashitaba

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