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giovedì, ottobre 11, 2018

FIDUCIA, SPREAD E MERCATO. L’ITALIA ALLE PRESE CON LA FIDUCIA (MANCATA) DI EUROPA E INVESTITORI.


Oristano 11 Ottobre 2018
Cari amici,
C'è un detto antico e saggio che dice che la FIDUCIA è un valore speciale, qualcosa che non si può comprare, che si può solo conquistare, che ci arriva dagli altri in modo spontaneo e che mai può essere pretesa o inposta con la forza. 
Tanti di Voi sanno della mia passata professione di bancario, lavoro che ho esercitato per una vita intera. Negli anni che mi dedicavo alla professione sono venuto a contatto con le persone più diverse, di ogni ceto sociale (quindi spesso economicamente molto distanti tra loro), ma posso dirvi che il rapporto esistente con questi numerosi clienti, prima di semplice conoscenza e poi con l'aggiunta di qualcosa di più, aveva un collante comune davvero unico: la reciproca fiducia. Ciascuno di noi nei necessari, diversi rapporto sociali che instaura, pone alla base di ogni relazione proprio il fattore “fiduciario”, che sta a significare che la scelta che ognuno di noi fa, sia con le persone che con le società con cui viene a contatto, è quella di riporre o meno la nostra "FIDUCIA" in chi sembra darci le maggiori garanzie.
Questa fiducia, posta in termini economico-finanziari, è valutata, misurata, con un metro speciale, che prende il nome di “SPREAD”, termine inglese ormai entrato di prepotenza anche nella nostra lingua. Ebbene, questa strana parola inglese, quotidianamente sta ad indicare il confronto tra due valori: la differenza di rendimento tra due titoli di stato (the difference in price between related securities), che nel caso Italia sono i titoli di stato (bond) a 10 anni emessi dalla Germania (Bundesanleihe), i i nostri, sempre a 10 anni; come ben sappiamo quelli tedeschi sono considerati ben più affidabili dei nostri.
Fiducia e affidabilità, direte Voi, ma espressa da chi? Non vi è dubbio che essa viene espressa da chi è in possesso di questi titoli, oppure si accinge ad acquistarli o a rinnovarli. L’analisi delle varie situazioni nazionali sono fatte da società specializzate (chiamate società di rating) che, tempo per tempo, assegnano dei punteggi. Quanto alla situazione dell'Italia in questo momento, in realtà gli investitori dimostrano una certa preoccupazione, e di conseguenza la valutazione, viene ritenuta di maggior rischio.
Tra l’8 e il 9 Ottobre infatti lo spread ha ripreso la sua marcia in salita. Il differenziale è volato prima a quota 316 punti base (il massimo da Aprile 2013), con il rendimento del decennale italiano salito al 3,7%, calando poi a 310. Complici del calo di fiducia le preoccupazioni espresse dall’Europa e dal FMI internazionale sulla tenuta del nostro Paese, ritenuto troppo indebitato, con la conseguente diminuzione delle stime di crescita da noi ipotizzate. Si, perchè a preoccupare maggiormente i mercati è l’ammontare del debito pubblico italiano, ritenuto troppo alto, in quanto ha già superato i 2.300 miliardi di euro; una cifra altissima, su cui paghiamo circa 65 miliardi di interessi e che, se lo spread dovesse continuare a salire, diventerebbero ben più pesanti.
Secondo le simulazioni fatte dall’Ufficio parlamentare di bilancio, con uno spread stabile sui 300 punti (come la quota toccata in questi giorni) la spesa per interessi sul debito salirebbe di 9 miliardi (l’equivalente del costo del reddito di cittadinanza) nel 2019, per poi superare i 13 miliardi nel 2020. Permanendo una situazione come quella di questi giorni, se le agenzie di rating dovessero ulteriormente declassare l’Italia, portandola sotto il livello ‘investment’, la BCE, in base alle sue regole, non potrebbe più comprare i nostri titoli di Stato. A questo proposito c’è anche da ricordare che con la fine del 2018 termina l’operazione del “Quantitative Easing”, portata avanti dalla BCE guidata da Draghi, che garantiva un importante acquisto di nostri titoli, facilitandone in questo modo la collocazione e quindi calmierando di riflesso il costo degli interessi.
Ora c’è davvero un grande e ansiosa attesa, sui giudizi che a breve le quattro più importanti agenzie di rating, Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch e Dbrs, daranno all’Italia. Un eventuale declassamento avrebbe conseguenze forse drammatiche sul nostro Paese, con una ulteriore perdita di affidabilità. Due le possibili soluzioni. La prima, se il giudizio comportasse il declassamento di un solo gradino, l’Italia rimarrebbe ancora in area ‘investment’, anche se una certa quota di grandi investitori ci abbandonerebbe, causando un aumento dello spread e quindi rialzando ulteriormente i tassi di interesse.Più dura la seconda.
Il pericolo maggiore, infatti, è il possibile declassamento di due gradini: in questo caso l’Italia finirebbe al livello ‘junk’, cioè spazzatura. In questo caso (ne la BCE ne le Banche comprerebbero più i nostri titoli), se nessuno dei grandi investitori continuasse (cosa probabile) a comprare i nostri titoli di stato, lo Stato si troverebbe in condizioni di non poter più fare fronte alle spese correnti e quindi anche di non rimborsare nemmeno i titoli in scadenza (facendo default).
Cari amici, con queste tristissime ipotesi (che ci auguriamo tutti non si concretizzino mai) non voglio certo fare la Cassandra, ma il problema esiste ed è davvero serio! Sono partito da una considerazione reale, lucida, che è quella della fiducia. Logica vuole che ognuno di noi conceda la sua fiducia a chi ritiene più meritevole, prestando liberamente i suoi soldi a chi vuole, senza costrizioni. Nessuno Stato, nessun Governo, può conseguentemente mettere in atto comportamenti azzardati, in grado di minare la fiducia dei risparmiatori, soprattutto quando in quella Nazione il debito pubblico è tanto grande come il nostro. Credo sia meglio riflettere per bene, prima di lanciarsi in avventure così pericolose.
Sono sempre stato convinto che a volte si può anche sognare, ma sempre restando con i piedi per terra. In tanti, anche se si sogna, non possiamo dimenticare che non si possono fare i miracoli: sognare è una cosa concretizzare i sogni è ben  altra cosa. 
Nessuno, amici miei, è in possesso della bacchetta magica! Avviare una riforma come quella concepita da questo Governo, che vorrebbe in un colpo solo diminuire le tasse, riformare il sistema pensionistico e creare il reddito di cittadinanza, appare come una vera e propria utopia, in quanto si intenderebbe realizzarla in gran parte senza avere i soldi in tasca, “a debito”, ipotizzando e scommettendo su una possibile crescita che ai nostri creditori appare, purtroppo, solo un sogno. E i sogni, come sappiamo, muoiono all’alba.
A domani.
Mario

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