martedì, aprile 16, 2019

SIMONA ASIYAH E JAVIER EDUARDO GHIANI, ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO ARTISTICO DELLA DANZA, HANNO FATTO RIVIVERE IN PIAZZA CATTEDRALE LA “PASSIONE DI CRISTO”.


Oristano 16 Aprile 2019
Cari amici,
Lodare il Signore, ringraziarlo sempre per tutto quello che ha dato e continua a dare all’uomo, è possibile farlo con tutti i linguaggi di cui ci ha dotato: dal pensiero alla parola, dai gesti alle azioni, dal canto alla musica e alla danza. 
Simona Asiyah e Javier Eduardo Ghiani hanno scelto il linguaggio artistico della danza e della musica per rappresentare agli spettatori il rito della Passione di Cristo. Lo spettacolo, organizzato nel piazzale della Cattedrale di Oristano, si è svolto nella serata di Sabato 13 Aprile. In prima fila l’Arcivescovo e il Parroco della Cattedrale e di S. Sebastiano Mons. Giuseppe Sanna. I due artisti protagonisti, Simona e Eduardo, sono personaggi ormai noti non solo a livello regionale.
Simona Asiyah, Professional Oriental Dancer, Maestra, Danzatrice e Coreografa, è membro del Consiglio Internazionale della Danza – UNESCO; campionessa Italiana di "Danza Orientale" e "Oriental Folk", dirige l'Accademia di Danza Shams al Sharq A.S.D. - A.C. Javier Eduardo Ghiani è un noto Professional Musician. Musicista, Insegnante di Percussioni Arabe e Danzatore, è Art Director, insieme a Simona Asiyah, all'Accademia di Danza Shams al Sharq.
Lo spettacolo realizzato sabato scorso, posto in atto unitamente agli allievi dei corsi di danza orientale seguiti da Simona, si è avvalso anche della collaborazione di Padre Manolo Maria, di Don Diego Tendas e di Giacomo Zichi; la rappresentazione, oltre che il placet dell’Arcivescovo, ha avuto anche il Patrocinio del Comune di Oristano. 
La loro rappresentazione scenica della Passione di Cristo, seppure in maniera sintetica, ha fatto rivivere agli spettatori le fasi più salienti: dalla salita di Gesù al Golgota con la croce, alla crocifissione, e infine, dalla deposizione del corpo dalla croce e il suo posizionamento nel sudario, con Maria che, angosciata e presa della disperazione, piangeva ai suoi piedi.
In anteprima c'è stata la preparazione del pubblico, al quale è stato “letto” (con una profonda voce narrante, quella di Fabrizio Tuveri), un monologo, dal titolo “Abbà-Padre", che, con un efficace accompagnamento musicale, lo ha predisposto alla visione dello spettacolo di danza successivo. Ai curiosi posso anche svelare che il monologo recitato da Tuveri è stato liberamente ideato da me; è frutto della mia fantasia, che ha attinto le parole dal profondo del mio cuore. I più curiosi possono trovarlo ‘completo’, da leggere, nella mia pagina FB (https://www.facebook.com/Mario-Virdis-1657853770913907/.)
Al termine del monologo ha avuto inizio lo spettacolo. Dopo l’introduzione di Padre Manolo il corteo, con in testa Javier nei panni di Gesù e le allieve nelle vesti delle pie donne, ha dato vita ad una particolare danza che, partita dalla Via Duomo ha attraversato lentamente il piazzale della Cattedrale. Con l’accompagnamento di una musica triste e lugubre, Javier, e con lui il seguito, danzavano ondeggiando ritmicamente; le frequenti cadute a terra con la croce, la lenta danza e la musica, costituivano un mix che creava grande pathos, commozione e anche lacrime negli spettatori.
Ha fatto seguito la crocifissione. Javier/Gesù sdraiato sulla croce, che, dopo essere stato ‘inchiodato' sopra, è stato issato in verticale, dando davvero l’idea dell’uomo crocifisso! Intorno i soldati romani, con le lance, ai piedi della croce la ciotola e la spugna. Poi lentamente le scene cruente: del colpo di lancia sul costato ai lamenti dolorosi dell'agonia, della spugna posta sulla cima della lancia alla resa dell'anima a Dio. Tutto era ormai compito.
Mentre la voce narrante riepilogava i passi della Passione del Signore, intorno al Cristo morente c'erano la Madonna e le pie donne, che, attraverso l’utilizzo del linguaggio artistico della danza, simulavano in modo ritmico, in parte lento e in parte vorticoso, la disperazione vissuta. Il pubblico, preso da grande commozione, partecipava in silenzio. Molto suggestiva e ben recitata anche la scena successiva della deposizione, con Maria che una volta a terra abbraccia il figlio morto, a cui ha fatto seguito il trasferimento del corpo nel sudario e il successivo trasferimento fuori dalla scena. A seguire ulteriori scene finali di danza lenta, che, accompagnate da una lenta e lugubre musica, hanno visto Simona, interpretare in modo commovente il grande dolore della Madonna. Una scena particolarmente apprezzata dal pubblico.
Con il graduale spegnimento delle luci lo spettacolo ha avuto termine; il buio creatosi nella piazza ha anch’esso contribuito a creare il giusto pathos negli spettatori commossi. Prima del commiato, gli organizzatori hanno chiamato l’Arcivescovo per ringraziarlo e, forse, anche per sentire da Lui l’eventuale apprezzamento della rappresentazione. Monsignor Sanna ha ringraziato tutti. Ha detto che il Signore si può lodare in tutti i modi: è il nostro cuore che deve essere sempre in sintonia con Lui, che ci dobbiamo amare come ci ama Lui, e che tutti i linguaggi dell’uomo per lodarlo e ringraziarlo sono buoni, se usati con saggezza.
Al termine Monsignor Sanna è stato a lungo fotografato con gli autori dell’ottimo spettacolo.
Grazie, amici.
Mario

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