Oristano
2 Giugno 2018
Cari amici,
Oggi è il 2 Giugno,
festa della Repubblica. Questo 2 Giugno, tra l’altro, appare speciale: è
partito, dopo quasi 3 mesi di attesa il nuovo Governo. Ieri sera il nuovo capo del Governo ed i 18 Ministri hanno prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubbica Sergio Mattarella.
Il concepimento è stato
lungo e complicato: in quanto avvenuto tra soggetti appartenenti alla stessa
specie anche se non proprio simili: ironicamente, tanto per chiarire, si potrebbe
pensare come al frutto dell’unione tra animali diversi, come cavalli e asini.
Lasciata da parte l’ironia, però, restano i problemi concreti, che non sono
poca cosa. Quella che oggi appare all’esterno, cioè all’estero, è l'immagine di un’Italia poco
coesa, frazionata, divisa in mille rivoli che, anche se messi insieme, non riescono
a creare non dico un fiume, ma neppure un ruscello.
Certo, mettere insieme
forze che nel loro concetto di governo hanno visioni molto diverse sul futuro
dell’Italia non è facile; i punti in comune sono pochi, per cui più che un’alleanza
si può parlare di un risicato accordo, definito ancora meglio “Contratto i Governo”. Questo porterebbe a pensare che, esauriti
e portati a termine i punti in comune del ‘Contratto’, ognuno riprenderà la sua strada, e
si ripresenterà agli elettori.
All’apparenza il
problema, dopo l’accordo raggiunto sul 'contratto', sembrerebbe anche semplice: lo sarebbe se tutti giocassero la
partita in piena onestà, senza sotterfugi, ma a quanto pare di ciò si dubita alquanto.
In una Nazione politicamente spaccata come l’Italia, inserita in un’Europa che
si è rivelata più matrigna che madre, ognuno pensa che le sue idee siano migliori
di quelle del vicino (anche di quello con il quale in apparenza si ipotizza di fare
strada insieme) e che di conseguenza la soluzione giusta sia solo la sua. Stare insieme in questo modo, quasi in costante tregua armata, porta spesso a cercare più il bene di parte che quello generale, quello dell'Italia.
Tutto questo lo abbiamo
visto e toccato con mano fin dal primo giorno post elettorale, dopo il fatidico voto del 4
Marzo. La coalizione di Destra ha subito tuonato di aver vinto le elezioni, reclamando
l’incarico di formare il nuovo governo, senza però avere in Parlamento la
maggioranza; il movimento maggior votato, i 5 stelle, hanno ugualmente
reclamato l’incarico, anch’essi, però, privi di quella maggioranza parlamentare
che avrebbe consentito di governare.
Alla fine, utilizzando la
strategia degli antichi romani, che quando avevano più nemici da combattere si
alleavano con uno e, insieme, combattevano l’altro, i 5 stelle hanno iniziato a
corteggiare La Lega di Salvini (la componente più forte del Centro Destra) per
cercare di fare squadra insieme. I due raggruppamenti usciti vincitori dalla
competizione elettorale, seppure come accennato prima molto diversi tra loro in
obiettivi e strategia, hanno provato a dialogare, cercando le possibili
convergenze su progetti che potevano essere, se opportunamente limati, portati
avanti insieme.
La telenovela, come ben
sappiamo, è durata quasi 3 mesi, creando nel Paese situazioni economico
finanziarie di allerta e pericolo, scoppiate dopo le decisioni prese dal
Capo dello Stato che in assenza di accordo aveva ipotizzato la costituzione di un ‘Governo
tecnico’. Causa ufficiale della manca costituzione del "Governo politico" il mancato gradimento su un candidato Ministro mancante della necessaria fede europea; questo candidato era il sardo, Paolo Savona, indicato
dalla Lega per reggere il dicastero dell’Economia.
Cari amici, alla fine
tra tira e molla e tra un avanti e indietro, il Governo ieri è
partito. Paolo Savona sarà comunque Ministro, ma non dell’Economia,
dirottato a quello delle Politiche comunitarie. I Big dei due schieramenti, Di Maio e Salvini, reggeranno
i Ministeri chiave: Di Maio Ministro del lavoro e dello sviluppo economico,
Salvini, Ministro dell’interno; saranno anche, entrambi, Vice Presidenti del
Consiglio dei Ministri. Insomma la tanto declamata (in particolare dai 5 stelle)
Terza Repubblica è partita, con il suo innovativo “Contratto di Governo”
(questo termine in precedenza non era mai stato usato).
La domanda che molti italiani si pongono è: durerà questo declamato “Governo del cambiamento”? Durerà l’accordo tra 2 forze politiche diverse e sotto molti aspetti antagoniste? Difficile fare previsioni nel breve.
La domanda che molti italiani si pongono è: durerà questo declamato “Governo del cambiamento”? Durerà l’accordo tra 2 forze politiche diverse e sotto molti aspetti antagoniste? Difficile fare previsioni nel breve.
Si, perché c’è una
preoccupazione di fondo che non può essere assolutamente ignorata. In campagna
elettorale si possono fare mille promesse, si possono allettare gli elettori
con una cornucopia di nettare e ambrosia, ma poi, nella realtà dei fatti, bisogna trovare i soldi per realizzare i
sogni elettorali! Realizzare la Flat tax, erogare il reddito di
cittadinanza, rimettere mano alla contrattazione collettiva che ha abolito l’art.18,
tornare indietro sulla riforma delle pensioni, e nel contempo trovare quei molti miliardi per far lavorare i giovani, credo
sia pura utopia.
Non basta alzare la
voce con la perentoria richiesta di "sforare" i vincoli, in un’Europa che in realtà è più simile all’Avaro di Molière, che ad un Padre di
famiglia che deve amministrare saggiamente! Perchè quella che conta è la realtà dei fatti, e l'Italia, purtroppo, per i troppi errori del passato è indebitsta fino al collo: e in economia bisogna essere sempre più realisti del
Re; l’immenso debito accumulato fino ad oggi, purtroppo, è una tristissima realtà che
nessuno può disconoscere. In una famiglia, quando si guadagna poco, si vive
senza sprechi, e questo dovrebbe accadere anche in una nazione.
Ecco perché, amici,
credo che il Contratto di Governo sottoscritto da chi da oggi si appresta a
governare, non sia né solido né a lunga scadenza: le difficoltà non mancheranno, già dalle prime proposte di legge, se prevederanno finanziamenti in deficit. Il mio consiglio è che la nuova coalizione al Governo, prima di ‘dar mano’ a
quel programma avveniristico ‘del cambiamento’, come viene chiamato, debba per prima cosa “Mettere mano alla legge elettorale”; basta poco:
introdurre una modifica che stabilisca che chi vince (anche per pochi voti) governa, senza se e senza ma. Saranno gli elettori, a
fine legislatura, dopo aver testato il lavoro fatto a dare il loro inappellabile voto: una
promozione e magari una riconferma, oppure una sonora bocciatura, senza
appello!
A domani, amici.
Mario
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