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mercoledì, agosto 30, 2017

IL DUELLO ENI-COLELLA, UNA MODERNA REPLICA DI DAVIDE CONTRO GOLIA. IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA L’ENI A RISARCIRE LA PROFESSORESSA IMPUTATA DI DIFFAMAZIONE.



Oristano 30 Agosto 2017
Cari amici,
La sentenza del Tribunale di Roma (l^ Sezione Civile) del 19.07.2017 n. 15676/2017 ha dato ragione alla Prof. Albina Colella, accusata dall’ENI di diffamazione, rigettando integralmente la richiesta di risarcimento danni, promossa dall'Ente nei confronti della professoressa, condannando di conseguenza la società petrolifera anche per lite temeraria.  Con questa sentenza il Tribunale ha sancito la legittimità dell’informazione scientifica svolta per anni dalla Prof. Colella, professore ordinario di Geologia dell’Università della Basilicata. Questa storia merita di essere raccontata in tutta la sua interezza, mettendo in evidenza come spesso anche i colossi hanno i piedi d’argilla: insomma, una storia che assomiglia ad una specie di duello, come quello di Davide contro Golia.
La vicenda che ha visto imputata la Prof. Colella ha tratto origine dalla divulgazione da Lei fatta dei risultati di una sua ricerca scientifica, fatta in seguito alle ripetute sollecitazioni di cittadini lucani, sulle acque sotterranee che nel 2011 erano improvvisamente affiorate su suoli agricoli di Contrada la Rossa (Montemurro), a 2,3 km dagli impianti ENI della Val d’Agri (dove è situato il pozzo di re-iniezione degli scarti petroliferi di Costa Molina 2). Le acque analizzate furono trovate ricche di idrocarburi, gas, sali, metalli, fenoli, tensioattivi, ecc., che mostravano diverse affinità con quelli che sono i caratteri generali dei reflui di scarto petrolifero.
La Colella, geologa e docente universitaria, dopo aver effettuato le analisi su queste acque affioranti, considerata la breve distanza dagli impianti dell’ENI, non ha avuto paura a denunciare pubblicamente che “Le acque sotterranee ricche di idrocarburi, gas, metalli e tensioattivi, mostravano diverse affinità con i reflui di scarto petrolifero”. L’ENI, gestore degli impianti della Val d’Agri, non sopportò l’accusa e, da gigante qual è, partì lancia in resta contro chi aveva osato mettere in dubbio la sua correttezza.
Dopo la divulgazione dei risultati delle analisi da parte della Colella (che li aveva esposti anche nelle reti televisive nazionali), espressi sempre in termini di correttezza scientifica, il 10 Marzo del 2015 l’ENI citò in giudizio la Prof. Colella, chiedendo non solo la condanna ma anche un super risarcimento: ben cinque milioni di euro più ulteriori 100 mila per diffamazione e danni morali e patrimoniali ipoteticamente subiti dalla società petrolifera.
 La difesa della Prof. Colella, assistita dagli avvocati Giovanna Bellizzi e Leonardo Pinto del Foro di Matera, cercò di controbattere lucidamente le accuse, basandosi su una corposa e articolata attività legale e produzione documentale, nell’intento di dimostrare non solo la totale infondatezza giuridica della domanda di risarcimento danni per diffamazione promossa dall’ENI, ma anche il fatto che la professoressa aveva agito sempre nel pieno rispetto del Codice Etico dell’Università della Basilicata, codice di comportamento che chiede ai docenti universitari di garantire la divulgazione dei loro risultati scientifici alla Comunità, quando questi riguardano potenziali ricadute sulla vita umana e sull’ambiente.
L’attento esame della questio fatto dal Tribunale di Roma ha portato al rigetto integrale della richiesta di risarcimento danni avanzata dall’ENI, dando piena ragione alla professoressa. Ribadendo la legittimità dell’informazione scientifica, il Tribunale di Roma nella sentenza ha affermato che “l’art. 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o pubblico”.
Gli avvocati Bellizzi e Pinto, difensori della Colella, hanno espresso grande soddisfazione per la sentenza, dichiarando che essa presenta profili di grande interesse, in quanto stabilisce il diritto all’informazione in materia ambientale, riconoscendo la valenza costituzionale della libertà di opinione, quando afferma che “non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituisca legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione, e di libertà della Scienza garantita dall’art. 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni”.
La Prof. Colella, che non ha mai avuto alcun pregiudizio ideologico sul tema delle fonti energetiche fossili, auspica che nel futuro si possano avere percorsi di studio condivisi con trasparenza e sereno confronto scientifico. Circa la sentenza esprime soddisfazione, perché ha fatto definitiva chiarezza sull’approccio scientifico da Lei sempre tenuto sulla questione ambientale, garantendo in questo modo il diritto dei lucani ad essere sempre informati in materia ambientale senza dover subire limiti o condizioni.
Credo che ogni mio ulteriore commento, possa essere solo superfluo.
Grazie amici, a domani.
Mario




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