domenica, novembre 15, 2020

TATUAGGI E CORPO DI POLIZIA. QUANDO UN TATUAGGIO DIVENTA CAUSA DI PERDITA DEL POSTO DI LAVORO. LA TRISTE STORIA DI ARIANNA VIRGOLINO.


Oristano 15 novembre 2020

Cari amici,

Prima di affrontare lo spinoso argomento di oggi, che riguarda “I TATUAGGI”, a scanso di equivoci, vorrei precisarvi subito che a me non sono mai piaciuti, e non mi è mai passato in mente di farmene uno, nemmeno piccolo e poco significativo. Su questo argomento ho avuto occasione anche di scrivere su questo blog, sia nel giugno del 2015 che nel settembre di quest’anno. Per chi eventualmente è interessato a leggere quanto ho scritto, ecco i 2 link necessari: http://amicomario.blogspot.com/2015/06/i-tatuaggi-da-antico-segno-tribale.html, per il post del 2015 e http://amicomario.blogspot.com/2020/09/tatuaggi-cosa-spinge-le-persone.html, per il post del 2020.

Ebbene, amici, a prescindere che piacciano o non piacciano, i tatuaggi nella storia non hanno mai avuto un positivo riconoscimento; questo ha fatto sì che certi preconcetti permangono anche oggi, seppure siamo dimoranti nel Terzo Millennio. Proprio a questo proposito oggi ho deciso di raccontarvi la storia curiosa e triste di una ragazza, un’agente del corpo della Polizia di Stato, che proprio per un piccolo, modesto tatuaggio al polso si trova ora sospesa dal servizio e che, con amarezza, chiede di essere reintegrata. Ma vediamola insieme questa storia.

Arianna Virgolino, originaria di Peschiera del Garda (Verona), è una ragazza dinamica che ama l’ordine e che crede nel servizio che le strutture dello Stato utilizzano per la protezione dei cittadini. Seppure con un lavoro a tempo indeterminato che le consente una vita normale, nel 2017, quando esce il bando di un concorso in Polizia, decide di parteciparvi. È giovane e motivata e, seppure con un lavoro sicuro, è decisa a rimettere in gioco la sua vita per amore della divisa. Si sottopone dunque ai test, studia e supera brillantemente anche le prove fisiche necessarie. Arianna è preoccupata solo di un unico ostacolo, nel percorso intrapreso per entrare in Polizia: ha un piccolo tatuaggio sul polso che, in base alla normativa, non può esserci se resta visibile e non risulta coperto indossando la divisa.

Arianna aveva 18 anni quando si fece tatuare una piccola coroncina sul polso (regalo per la sua maggiore età), ben prima quindi di partecipare al concorso. Lei si dà subito da fare per la rimozione del piccolo tatuaggio sottoponendosi a dolorose e costose sedute di laser. Durante la fase di preselezione, essendo il tatuaggio ancora visibile, (sono necessari più trattamenti per la totale eliminazione), l'Amministrazione decide che la presenza pur parziale del tatuaggio sia motivo di inidoneità: quindi per Arianna scatta l’impossibilità a proseguire. Lei, però, non si arrende e fa ricorso al TAR: con una sentenza favorevole il tribunale amministrativo riconosce il percorso di rimozione del tatuaggio e dà ragione ad Arianna Virgolino, che l'8 luglio del 2019 inizia la sua nuova vita in Polizia. Il problema appare superato, ma in realtà non è così.

Dopo la sentenza favorevole, Arianna, come aspirante agente di Polizia, inizia a lavorare nella sottosezione di Guardamiglio della Polstrada di Lodi. Qui dimostra subito le sue capacità. Una sera, mentre è in servizio a Casalpusterlengo, placa una pericolosa rissa. Il 7 novembre 2019 il questore di Lodi le consegna un premio per il suo coraggio, e lei è colma di felicità per il riconoscimento. Nel frattempo, però, la sua posizione vacilla: ora è nelle mani del Consiglio di Stato. Il responso, che guarda caso le viene comunicato proprio lo stesso giorno che riceve l’encomio, è terribilmente negativo: la sentenza ha stabilito che, nonostante la rimozione effettuata del tatuaggio (resta la cicatrice), Lei è considerata “Sospesa” dalla polizia per “demeriti estetici”. Il suo tatuaggio, seppure rimosso con le sedute laser, viene definito un "nocumento all’immagine della Polizia di Stato". È una mazzata che lei non si sente di accettare.

Arianna cerca in ogni modo di continuare la sua battaglia, evidenziando che la norma applicata è obsoleta: in tanti – sostiene - certamente anche numerosi agenti, sono tatuati e perché lei, che il tatuaggio lo ha rimosso, deve essere considerata l’unica a recare nocumento all’immagine della Polizia di Stato? Una debole speranza, però, sembra affacciarsi all’orizzonte. Ad aiutarla a risolvere questo casa abbastanza triste, potrebbe essere la recente nomina di Maria Luisa Pellizzari a Vicecapo della Polizia: Lei è la prima donna in assoluto a ricoprire questo prestigioso ruolo. Come di recente ha pubblicato “Il Fatto Quotidiano”, la Pellizzari porta un piccolo geco tatuato sul polso sinistro. La Virgolino, che non si è mai arresa, ha deciso di lanciare un appello proprio al nuovo Vicecapo della Polizia, Maria Luisa Pellizzari, che porta inciso sul polso come lo aveva lei una volta, un piccolo tatuaggio, dimostrando di essere comunque una grande e capace poliziotta. La sua speranza è quella di essere riammessa.

Cari amici, concordo con Arianna (anche se non amo i tatuaggi), nella convinzione che la norma è da ritenersi davvero obsoleta e che quindi vada eliminata.  Arianna Virgolino di recente ha dichiarato: “È una norma arcaica, come dimostra la carriera eccezionale della donna oggi Vice Capo della Polizia. Se come è scritto nella mia sentenza, il mio polso con una cicatrice recherebbe “grave nocumento al corpo”, mi chiedo quanti agenti tatuati vi siano oggi in servizio che insultano la divisa”.

Non credo ci sia bisogno di commentare oltre.

A domani, amici,

Mario



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