Oristano 25 marzo 2026
Cari amici,
La SOLITUDINE è oggi
ampiamente riconosciuta dagli studiosi come una delle principali "MALATTIE
SOCIALI" del Terzo Millennio; è un'epidemia silenziosa, che colpisce
a livello globale, nonostante viviamo immersi nell'iperconnessione tecnologica. Solitudine che non è solo una
condizione emotiva soggettiva, ma un alto "fattore di rischio" significativo per la
salute fisica e mentale, paragonabile per impatto ad altri gravi problemi di
salute pubblica. Insomma, trattasi di una vera e propria epidemia mondiale, considerato che
gli studi condotti in 142 Paesi indicano che circa un miliardo di persone
sperimenta e vive un isolamento sociale significativo.
È stato il medico americano VIVEK MURTHY, nel 2023,
a definire la solitudine un'epidemia, elencando, tra i rischi più importanti le
malattie cardiovascolari, la demenza, l’ictus, la depressione, l’ansia e anche la
morte prematura. "Sicuramente la solitudine è uno dei fattori di rischio
per la salute più documentati dalle agenzie internazionali e più importanti –
ha avuto modo di affermare – in quanto facilita l'insorgenza di diverse
malattie. Le ricadute sulla salute psichica ma anche su quella fisica sono
molto importanti".
Amici, c’è da dire, però, che c'è solitudine e
solitudine. "Se l'isolamento è una scelta, per esempio, fatta in maniera consapevole, non produce quella pericolosa sensazione di sofferenza, e quindi non ha ricadute sulla salute. La vera, pericolosa
solitudine è quella “subita”, quella che deriva dal comportamento sociale di
appartenenza, ovvero generata dal contesto sociale dove si vive, e che lascia "da solo" chi non vorrebbe esserlo. David
Lazzari, Presidente dell'Osservatorio Nazionale benessere psicologico e salute,
psicoterapeuta, specialista in psicosomatica, così chiarisce: "Dobbiamo
distinguere tra la solitudine fisica, che può essere anche un isolamento
felice, e il fatto di sentirsi soli. Il senso di solitudine è una sensazione
psicologica". Il problema parte tutto da qui.
Focalizzando l'attenzione sul nostro Paese, sull’Italia, possiamo dire a gran voce che purtroppo l'Italia è sempre più un
paese di single, e di conseguenza la derivante solitudine, oggi, può essere considerata un pericoloso fattore
sociale di rischio. David Lazzari così esprime il suo pensiero: "Diciamo che negli ultimi
decenni chi si occupa di salute in tutto il mondo ha parlato di solitudine in
questo senso, perché è una condizione molto diffusa. C'è il fenomeno
dell'inurbazione, di stili di vita che portano a minori aggregazioni sociali,
di un allentamento delle reti familiari. Forse è banale dirlo ma è così".
A varare la prima
strategia contro la solitudine è la Spagna. Di recente questo Paese iberico ha fatto un
importante passo avanti nella lotta contro la solitudine non desiderata, un
fenomeno che colpisce circa 1 persona su 5 nel Paese. Sebbene venga spesso
associata agli anziani, un Barometro del 2024 ha rilevato che è proprio tra i
giovani dai 18 ai 24 anni che si annida il tasso più elevato di percezione
della solitudine: il 35% di questa fascia di età vive questo problema, con due
su tre giovani che lo soffrono da più di due anni, mentre nella fascia degli
'upper' settantenni, la percentuale scende al 20%. Un dato, quest’ultimo,
che evidenzia l'esigenza di intervenire quanto prima per combattere
l'isolamento sociale, come ha sottolineato il Ministro per i Diritti Sociali Pablo Bustinduy, nell'illustrare, nella conferenza stampa successiva al Cdm, la
Strategia Nazionale approvata dal governo progressista di Pedro Sanchez, per
combattere la solitudine non desiderata (2026-2030). Un piano trasversale, che
coinvolge una dozzina di Ministeri, Comunità autonome, Enti locali e Terzo
Settore, per promuovere la coesione sociale.
"La solitudine non è
solo un problema individuale, ma una sfida sociale che dobbiamo combattere
assieme", ha evidenziato Pablo Bustinduy, della sinistra Sumar, alleata del Psoe
nell'esecutivo di coalizione. Il piano, volto a incidere sulle condizioni che
provocano la cronicizzazione e l'aggravamento dell'esperienza della solitudine
indesiderata, si inserisce in un contesto globale, ha segnalato il ministro.
Madrid segue infatti la scia del Giappone, che ha creato un Ministero dedicato
alla solitudine, e del Regno Unito, che ha deciso di affrontare il fenomeno
come un problema di salute pubblica.
Cari amici, credo che la Spagna
sia all’avanguardia su questo pericoloso fenomeno, avendo adottato una
strategia che consente ad ogni cittadino - sia giovane che anziano – di poter
trovare il supporto di cui ha bisogno; una strategia che dovremmo adottare anche
noi in Italia! Tra le misure previste, la rilevazione precoce della
solitudine attraverso i medici di base, i sistemi sanitario, educativo e i
servizi sociali. La creazione di una rete di supporto comunitario, che aiuti a
integrare chi vive in isolamento - nelle aree rurali o urbane - con l'attivazione di politiche
di inclusione basate sulla prossimità, sulla partecipazione inter-generazionale
e la creazione di spazi pubblici inclusivi, atti a favorire la coesione,
promuovere la solidarietà e abbattere le barriere sociali.
A domani, cari amici
lettori!
Mario








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