Oristano 8 marzo 2026
Cari amici,
Oggi è l'8 marzo, la giornata internazionale dedicate alle donne. Giornata che vuole ricordare a tutti la parità tra uomo e donna, sotto molti aspetti ancora mancante. Parità che dovrebbe essere insegnata fin dalla più tenera età, ma che ancora così non è! Il mio post di oggi parla proprio di "educazione
genitoriale", un compito davvero difficilissimo, una realtà che nessuno,
credo, possa contestare. Educare nel modo giusto comporta non poche difficoltà, che spesso portano i genitori ad educare i figli in modo diverso per maschi e femmine. Per le femmine i genitori usano un metodo forte per ottenere da loro approvazione, amore e
dedizione attraverso la perfezione, la compiacenza e l'evitamento del
conflitto. Un metodo apparentemente corretto, ritenuto anche eccellente, anche se
capace di causare dei forti condizionamenti educativi; un metodo dove “il
valore personale” del minore risulta legato all'ottenimento di risultati eccellenti, impeccabili, impregnati di gentilezza imposta, generando nel minore una forte paura del possibile giudizio negativo sul suo comportamento, generando ansia da prestazione.
Questa ricerca
genitoriale di perfezione è richiesta in particolare alle bambine (ai maschi
viene data una maggiore libertà, e l’educazione comporta meno vincoli). L’educazione
delle bambine è infatti basata su questi particolari condizionamenti: a loro viene
costantemente rimarcato il messaggio "fai la brava", "non
arrabbiarti" o "sii gentile"; inviti che le portano a
interiorizzare che l'affetto dei genitori è condizionato all'obbedienza e al comportamento
perfetto. In questo modo in loro cresce la “Paura dell'abbandono e del rifiuto”:
La necessità di compiacere gli altri nasce in loro proprio dal timore inconscio
che, mostrando la necessità di soddisfare i propri bisogni, come sfogo della rabbia o appagamento dei propri desideri, esse non saranno più
amate o accettate.
Questa forte e pressante
educazione porta le bambine a cercare di essere sempre “Perfette”, costrette a
fare una costante autocritica: in loro cresce la convinzione che gli errori fatti
siano inaccettabili, portandole ad una ricerca di standard comportamentali elevatissimi,
cosa che genera in loro forte stress e ansia. Lo sforzo per raggiungere la
perfezione le porta alla ricerca di una costante validazione esterna: la loro sensazione
di “valere”, di essersi comportate nel modo giusto, dipende quasi
esclusivamente dai complimenti o dai risultati ottenuti, non da una propria autostima
interiore.
Questo modello educativo, in
realtà, crea nelle bambine dei seri problemi, come la “Soppressione emotiva e
dei bisogni”: Esse imparano a mettere da parte le proprie necessità e a
dire “sempre di sì”, per non deludere gli altri, trascurando il proprio
benessere. Il risultato? La creazione di “Stereotipi di genere”: La
società spesso incoraggia le bambine ad essere docili, silenziose e diligenti,
mentre premia l'assertività nei maschi. Indubbiamente è un metodo discutibile, in
quanto porta le bambine a sentirsi responsabili per i problemi altrui, e ad andare alla ricerca di una costante perfezione
per evitare le critiche.
Amici, le bambine educate
con questo metodo, una volta adulte, anche se diventate donne di successo, ben
realizzate nel proprio lavoro, sentono che dentro di loro qualcosa, comunque, non va.
Dietro un'immagine impeccabile e di successo, molte donne sperimentano una
stanchezza pervasiva, una pressione costante “a fare bene”. È, indubbiamente, il frutto delle conseguenze della "Sindrome della brava bambina", quella
antica eredità educativa, che è riuscita a plasmare i futuri comportamenti anche
da adulta. Il fatto che fin da
bambine molte ragazze sono state educate ad essere piacevoli, studiose e
coscienziose, elogiate per la loro serietà, adattabilità e compostezza, quasi
private di poter sperimentare i propri desideri e, a volte, anche di
disobbedire, ha creato in loro dei sottili condizionamenti che, anche dopo
essere diventate persone adulte brillanti, continuano a mantenere il bisogno della
necessaria convalida esterna della loro condotta!
Seppure, cari lettori,
questo modello educativo riesca a valorizzare qualità preziose come l'ascolto,
l'empatia e l'affidabilità, lascia poco spazio all'autoaffermazione o
all'ambizione assertiva. Di conseguenza, anche da adulte, esse continuano a soddisfare le
aspettative altrui, ma spesso sacrificando le proprie, a scapito della propria spinta interiore,
dell'energia fisica e della personale gioia di sperimentare, di azzardare, di correre
dei rischi. Ciò porta la donna adulta così educata a “Minimizzare” i successi
conseguiti, ad avere sempre paura di commettere errori, e, a volte, anche di
rimandare i progetti desiderati per paura di non essere "abbastanza" per gli altri.
Cari amici, l’educazione
che crea la “SINDROME DELLA BRAVA BAMBINA”, o della Brava Ragazza, a lungo
termine di problemi ne crea davvero! La donna di successo, educata in questo modo, soffrirà
certamente di frustrazione e di una certa spossatezza fisica. La mente così
educata seppure corra per realizzarsi, manca di serenità, mentre il corpo si affatica e la
gioia interiore di creare secondo i propri desideri diminuisce. Alcune donne sperimentano addirittura una
certa perdita di significato, o addirittura un'ansia pervasiva, nonostante la
loro vita, sulla carta, appaia luminosa e "di successo"!
A domani cari lettori.
Mario


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