Oristano 30 marzo 2025
Cari amici,
Che la comunicazione, nei millenni che furono, fosse fatta non solo di parole ma anche di gesti e suoni vocali come il fischio, è cosa già ben nota e appurata. Questi lontani "Modi di comunicare" che poi, col passare del tempo si sono evoluti con la parola, lentamente si persero, tramandando solo qualche modesto residuo della "lingua fischiata", sopravvissuta in pochissimi luoghi. Su questo blog ho già avuto occasione di parlare dell’antica lingua fischiata (l'ho fatto nel settembre del 2023), parlando del curioso “linguaggio comunicativo fischiato” ancora oggi praticato nella più piccola delle isole Canarie, “La Gomera”,
soprannominata “Isla Magica. Questo modo di comunicare con i fischi anziché con
le parole, è oggi considerato un linguaggio quasi unico al mondo; è chiamata “SILBO”, e chi di Voi lettori è particolarmente curioso può andare a leggere quanto scrissi su questo blog l'11 settembre 2023, cliccando sul seguente link https://amicomario.blogspot.com/2023/09/il-particolare-antico-sistema-di.html.
Ebbene, seppure, come detto prima, siano
dei linguaggi arcaici, praticamente destinati all’estinzione, si è di recente scoperto che
anche in Europa, precisamente nel VILLAGGIO DI ANTIÀ, un piccolo borgo incastonato tra i
monti interni dell’isola di Eubea, si utilizza ancora una lingua fischiata. Antià
è un paesino certamente destinato all’estinzione (come diversi nostri piccoli
centri sardi…), in quanto anch’esso vittima di un progressivo e apparentemente
irreversibile spopolamento.
L’isola di Eubèa,
chiamata dai veneziani Negroponte è un'isola Greca, con una superficie di 3658
km², e conta poco più di 200mila abitanti, con capoluogo Calcide. Situata nel mar Egeo, dista dalla
terraferma solo 40 m. ed è adiacente a parte della costa sud-orientale della
penisola. La particolare “lingua fischiata” parlata
nel villaggio di Antià, è chiamata SFYRIÀ ed è una lingua esclusivamente
basata sui fischi. È un linguaggio antichissimo, di tradizione ancestrale
plurimillenaria, ed è molto probabile che possa estinguersi presto, seguendo la
stessa sorte del villaggio di Antià.
Amici, come accennato in premessa, le lingue
fischiate sono un’antichissima forma particolare di comunicazione umana, in cui
il linguaggio fisico/verbale viene convertito in fischi modulati. Questi
sistemi linguistici si sono sviluppati in Comunità isolate, spesso in ambienti
montuosi o boschivi, dove il suono del fischio può viaggiare più facilmente e a
distanze maggiori rispetto alla voce parlata. Purtroppo la modernità le sta
cancellando, e i pochi retaggi arcaici stanno per diventare solo un ricordo.
Oggi in tutto il mondo (dato UNESCO del 2018) sembra che sopravvivano pochissimi di questi linguaggi (circa 70) basati sul fischio.
Dai numerosi studi
effettuati su questi antichi linguaggi, si è arrivati a stabilire che risalgono
ad un’epoca molto remota. Erodoto nel V secolo a.C. descriveva alcune tribù
etiopiche, soffermandosi sul loro modo “da pipistrelli” di comunicare.
Esploratori del passato hanno riportato nei loro resoconti lo strano linguaggio
tradizionale dei Guanci, gli autoctoni delle isole Canarie. Questi erano in
grado di comunicare fra di loro a chilometri di distanza intonando dei
portentosi fischi. Piccola curiosità (da me già segnalata sul blog precedente prima
citato): sull’isola di La Gomera qualcuno pratica ancora il Silbo Gomero, la
lingua fischiata delle Canarie, patrimonio immateriale dell’umanità secondo
l’UNESCO.
In Europa, oggi, l’unica
lingua basata sui fischi ancora esistente dovrebbe essere solo lo Sfyrià (dal
verbo sfyrìzo, che significa fischiare) dell’isola di Eubea. Fino a qualche
decennio fa ne esisteva anche una praticata sul versante francese dei Pirenei,
andata, purtroppo, estinta. Lo Sfyrià è conosciuto
solo da una manciata di anziani residenti nel villaggio di Antià. Per secoli i
pastori di questo luogo hanno comunicato da valle a valle utilizzando il
fischio modulato; tuttavia, ad oggi non si ha contezza di un’origine certa e
documentata di questo particolare sistema idiomatico. Si ragiona per supposizioni, alcune delle
quali molto affascinanti.
Si dice ad esempio che lo Sfyrià sia stato
importato dalle truppe persiane rifugiatesi sulle alture doliche dopo la
disfatta di Salamina del 480 a.C. Un’altra ipotesi interessante – che ci
riguarda più da vicino in quanto italiani – vede i pastori del Negroponte
inventare la lingua fischiata nel Basso Medioevo per avvertirsi al passaggio
dei predoni siciliani o veneziani. Perciò la comunicazione per fischi trarrebbe
origine da una necessità di carattere difensivo.
Nel mondo la scoperta dell’esistenza
dello Sfyrià è abbastanza recente. Era il 1969, quando un aereo privato si
schiantò sulle vette dietro Antià. Buona parte dell’equipaggio si salvò, ma ci
furono dei dispersi: uno di questi era il pilota. Così i colleghi alla ricerca
dell’uomo sentirono numerosi scambi di fischi echeggiare fra le montagne. Erano
i pastori che, allertati dall’incidente, comunicavano tra di loro sul da farsi.
I sopravvissuti raccontarono alle emittenti l’episodio e così si sparse la voce
sulla misteriosa lingua fischiata nell’isola di Eubea.
Cari amici, purtroppo questa lingua fischiata non
sopravviverà a lungo. Attualmente, si stima che meno di dieci persone siano
ancora in grado di utilizzarla fluentemente, rendendola una delle lingue più
rare e in pericolo del mondo. Negli ultimi anni, linguisti e ricercatori hanno
studiato lo Sfyrià nel tentativo di preservarlo. Sono stati organizzati
documentari e progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica, e alcune scuole
locali stanno cercando di insegnarlo alle nuove generazioni. Il pericolo, però,
rimane: senza un numero sufficiente di parlanti attivi, il rischio di
estinzione resta molto elevato.
A domani amici lettori.
Mario
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