Oristano 23 marzo 2025
Cari amici,
Con il primo sole
primaverile, tutta la natura si risveglia, si rinnova, regalandoci la
meravigliosa visione del rinascere, del risorgere del meraviglioso, vivo mondo che ci
circonda! Ebbene. tra le tante piante arbustive spontanee che troviamo in campagna, oggi
voglio ricordare l’Asparago (asparagus acutifolius L.), vegetale alquanto spinoso ma capace di regalarci una specialità culinaria d’eccezione: i suoi TURIONI, ovvero le sue gemme che
spuntano dal terreno per creare i nuovi germogli. Iniziano a spuntare alla fine
dell’inverno, con i primi caldi, e fin da epoca remota sono divenuti
ricercatissimi per la loro particolare bontà.
Si, gli asparagi, teneri,
slanciati e dal sapore delicato, hanno iniziato a conquistare il palato dell’uomo
già millenni fa. Con il risveglio primaverile della natura, sono fra i primi a
spuntare dal suolo, subito ricercatissimi per la loro straordinaria bontà. Simbolo
di primavera e di rinascita, gli asparagi hanno nutrito tante generazioni nei
millenni, diventando famosi e ricercati anche nella lontana civiltà egizia.
Oggi sono apprezzati in una varietà di ricette, tradizioni e innovative, capaci
di soddisfare anche i palati più esigenti.
La storia culinaria dell’asparago,
dunque, affonda le sue radici nel lontano passato, intrecciandosi con la storia
dell’agricoltura e della cultura, in quanto l'asparago è ritenuto un ingrediente eccellente,
gustoso, benefico e versatile, tanto amato e ricercato anche in epoca
lontanissima. Le prime tracce del consumo degli asparagi risalgono con certezza, come accennato, all’antico Egitto, il cui consumo è evidenziato dalla raffigurazione in geroglifici come "cibo offerto agli dèi". Un consumo che poi andò in crescendo anche presso diversi
altri popoli.
Nella successiva civiltà Greca
e poi in quella Romana, gli asparagi vennero ulteriormente valorizzarli, sia per l’uso in cucina che in quello curativo.
Il medico greco Dioscoride, nel I° secolo d.C., decantò le proprietà
diuretiche e depurative dell’asparago, mentre i Romani, golosi di questo
germoglio, ne perfezionarono la coltivazione, facendone un simbolo di
raffinatezza. Il gastronomo latino Apicio, nel celebre ricettario "De Re
Coquinaria", divulgò la ricetta degli asparagi conditi con una salsa a
base di olio, garum (salsa di pesce fermentata) e pepe; Plinio il Vecchio,
nella sua "Naturalis Historia", descrisse i metodi di coltivazione delle
diverse varietà, sottolineando la predilezione per quelli selvatici.
L’asparago, dunque, un cibo
raffinato, privilegiato dalle classi più abbienti. Si racconta che l’imperatore Augusto amasse così tanto gli
asparagi da creare una flotta appositamente dedicata al loro trasporto e coniò
l'espressione "più veloce della cottura degli asparagi", ad indicare
un'azione svolta in maniera rapida. Con la caduta dell’Impero Romano d'Occidente, la
coltivazione degli asparagi sopravvisse grazie all'attenzione riservata loro nei Monasteri medievali, dove i
monaci ne studiarono le virtù terapeutiche e li coltivarono negli orti
botanici. Considerati un rimedio per purificare il sangue, gli asparagi erano
spesso presenti nei ricettari monastici, abbinati a uova o erbe aromatiche.
Gli asparagi, dunque, un
cibo talmente apprezzato che, durante il digiuno quaresimale, diventarono un
piatto sostanzioso ma consentito. Fu, poi, durante il Rinascimento che l’asparago
visse una grande rinascita culinaria. Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II
di Francia, portò con sé a Parigi chef italiani che introdussero gli asparagi
nella cucina francese, influenzando piatti come "les asperges à la
flamande". In Italia, trattati di cucina, come il "Libro de Arte
Coquinaria" del Maestro Martino da Como, includevano ricette raffinate, come
asparagi lessati e serviti con burro e spezie ricercate.
Amici, in Italia, grazie
alla sua diversità climatica, si sono potute sviluppare diverse varietà
pregiate di asparago, come l'asparago bianco di Bassano del Grappa , nato dall’usanza di coprire i germogli con terra per proteggerli dal freddo,
ottenendo così un asparago dal sapore dolce e di una consistenza tenera. Questo asparago, protetto
dal marchio IGP, è celebrato ogni aprile con una grande festa regionale. In Emilia-Romagna,
invece, troviamo "l'asparago verde di Altedo", robusto e dal gusto
erbaceo, ideale per risotti e saporite frittate, mentre in Liguria fa bella
mostra di sé sulle tavole "l’asparago violetto di Albenga",
caratterizzato da punte viola e sapore fruttato, una rarità coltivata nella
Piana di Albenga.

Cari amici, personalmente
preferisco gli asparagi selvatici, che vado a raccogliere nelle belle giornate
soleggiate in cui mi ritrovo libero. Anche ieri, per esempio, ne ho raccolto due
bei mazzi! Preferisco consumarli in frittata, con uova fresche di gallinelle
nostrane, oppure, tagliati a tocchetti, dopo averli soffritti in olio EVO e
cipolla, utilizzati per condire spaghetti o pennette, o, ancora meglio un
fumante risotto: magari un sapido Carnise dell’azienda Falchi!
A domani amici lettori!
Mario
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