giovedì, marzo 27, 2025

ARCHITETTURA RELIGIOSA ROMANICA IN SARDEGNA: LA CHIESA DI S. PANTALEO, A MARTIS. UN LUOGO SACRO IMPREGNATO DI ANTICHISSIME LEGGENDE.


Oristano 27 marzo 2025

Cari amici,

In Sardegna, nulla sua parte settentrionale, affacciata sul Golfo dell’Asinara, si trova la regione storica de L'ANGLONA. Quest’area risulta abitata fin da epoca nuragica, come dimostra la presenza nel territorio di alcuni nuraghi. Nel Medioevo fece parte del Giudicato di Torres, Curatoria dell'Anglona. Alla caduta del giudicato (1259) il territorio passò ai Malaspina, poi ai Doria e successivamente (intorno al 1450) agli Aragonesi. Nel XVIII secolo divenne Principato d'Anglona, sotto la signoria prima dei Pimentel e poi dei Tellez-Giron d'Alcantara, dai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Ebbene, in questo storico territorio, adagiato tra dolci colline e profonde valli sedimentarie e vulcaniche, è sorto in tempi lontani un piccolo paese, MARTIS, che oggi conta poco più di 500 abitanti. È un paese che presenta ancora oggi tracce della sua antica storia, evidenziata dai resti dei palazzi importanti del passato, come cornicioni magistralmente lavorati, balconcini in ferro battuto, stipiti lavorati ed eleganti, maestosi portali; tutte eccellenti opere realizzate da capaci artigiani, i picapedrers di scuola catalana (XVI-XVII secolo). Un passato storico antico ed importante, quello di Martis, risalente in particolare all’epoca romana, come lo stesso nome MARTIS indica: riferito, forse, ad un tempio dedicato al dio Marte.

Ebbene, in questo storico villaggio ancora oggi può essere ammirato un importantissimo ricordo del passato: la chiesa di SAN PANTALEO, edificata nel XIII-XIV secolo, con forme romanico-gotiche. La chiesa, oggi sconsacrata ed in grave stato d’abbandono. Nacque con la pianta basilicale divisa in tre navate, sorrette da pilastri con archi a tutto sesto al centro e a sesto acuto ai lati. La facciata era dominata da un portale romanico e un rosone bicromo. Successivamente, nel quindicesimo secolo, furono inserite altre due navate laterali.

La cappella maggiore (centrale) ospitava in passato alcuni importanti arredi, come il dipinto a olio raffigurante il “Miracolo di San Pantaleo”, ovvero “San Pantaleo nell’atto di guarire un paralitico al cospetto dell’Imperatore Diocleziano”. L’opera fu realizzata dal pittore Andrea Lusso nel 1595; oggi l’opera è custodita nella parrocchiale di San Giuseppe (precisamente nell’annesso Museo Diocesano San Pantaleo), inaugurata nel 1977, dove, oltre al dipinto, è ospitata la statua Dormitio Virgini (XIV secolo). Amici, la nostra Sardegna considerato il suo antichissimo passato, conserva un immenso patrimonio artistico, fatto di monumenti in gran parte sacri, rappresentato dai diversi stili oggi noti, da quello gotico a quello barocco e così via. Tutti hanno lasciato delle impronte, visibili nelle varie costruzioni, ma soprattutto nelle chiese, i luoghi di culto dove i fedeli trovano pace e dove si recano per pregare. Sono numerose le strutture religiose realizzate nella nostra isola.

Ebbene, amici lettori, sappiate che nella chiesa di San Pantaleo a Martis aleggia un’aura di mistero, nel senso che quel luogo risulta circondato da antichissime leggende e miti. Le leggende, come ben sappiamo, non sono verità storiche, ma di certo hanno un nesso con dei fatti difficili da spiegare. La chiesa, edificata tra il 1300 e il 1325, sarebbe stata  edificata sui resti di un antico tempio pagano che venerava e praticava il culto dell’acqua. Ciò fece sorgere leggende e segreti, che ipotizzavano che nel sottosuolo vi erano degli ambienti segreti, sede di forze soprannaturali pagane, disturbate dalla presenza della chiesa, e perciò capaci di minare la sua solidità, tanto che questa aveva continuamente bisogno di interventi di restauro. A tutto questo, poi, si aggiunse la storia del miracolo effettuato da San Pantaleo che guarì il paralitico al cospetto dell’Imperatore Diocleziano.

Oggi, purtroppo, questa chiesa da tempo sconsacrata è lasciata in stato di abbandono, anche se, fortunatamente, ha conservato delle importanti parti e decorazioni; il campanile, a pianta quadrangolare, è fortunatamente ancora in buone condizioni: la parte inferiore è stata costruita nel primo impianto, mentre la parte superiore è stata riedificata nel sedicesimo secolo. Sulle pareti è possibile osservare, ancora oggi, numerose decorazioni, come le incisioni che rappresentano croci e un cerchio con elementi floreali. Si è parlato più volte del suo restauro, ma per ora nulla appare all’orizzonte.

Cari amici, la Sardegna è ricchissima di grandi tesori come questo, che dimostrano la nostra grande storia passata! Una storia da conservare e valorizzare, se siamo sardi orgogliosi che vogliono mostrare i nostri tesori ai visitatori! Ci sarebbe tanto da guadagnare! Grazie, cari lettori, della Vostra sempre gradita attenzione! 

A domani.

Mario

 

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