Oristano 29 marzo 2025
Cari amici,
Di recente un
esemplare di PESCE REMO (pesce che abita in profondità negli abissi marini) si è
arenato su una spiaggia in Messico, creando un certo panico. L’evento, seppure
raro, non è la prima volta che accade, ma da sempre, secondo consolidate
credenze popolari, il rinvenimento di uno di questi pesci risulta essere un presagio di sventura! Proprio la rarità di questi eventi, ed il fatto che
raramente questi pesci di profondità risalgono in superficie, ha alimentato nei
secoli la nascita di fosche leggende.
Il PESCE REMO, il
cui nome scientifico è Regalecus
glesne, appartiene all'ordine dei lampridiformi e vive tra i 200 e i
1000 metri di profondità. È un pesce dal corpo privo di squame, di forma
alquanto allungata e con una pinna dorsale di colore rosso e due lunghe pinne
pelviche simili, che danno l’idea di “remi”, da cui,, infatti, deriva il suo
nome. Quanto alla lunghezza, il pesce remo raggiunge generalmente i 3 metri, anche
se furono rinvenuti esemplari anche superiori (fino a 11 metri), per una peso massimo
documentato di circa 200 kg.
Considerato che è un
pesce si muove e vive nelle profondità degli abissi marini, la sua presenza ha sempre
intimorito l’uomo, che, lo ha sempre considerato alquanto misterioso, sia per la
sua forma che per la sua livrea, oltre che per la sua lunghezza. Questa sua
vita nelle profondità oceaniche lo ha sempre tenuto relegato negli abissi, per
cui l’eccezionale sua risalita in superficie ha sempre intimorito l’uomo fin
dai tempi più remoti. Ogni suo avvistamento, non solo creava timore, ma veniva
considerato presagio di catastrofi e sventure, facendo nascere, come detto prima, leggende e
superstizioni.
Eppure questo
particolare, pesce degli abissi non è un predatore. Secondo quanto afferma il Florida Museum of Natural History, il
pesce remo si nutre di plancton, piccoli crostacei, molluschi e pesci, e non rappresenta
proprio alcun pericolo né per animali più grandi, né per l’uomo. Vive
tranquillo in tutti i mari e gli oceani, e nuota ondulando la sua lunga pinna
dorsale. Occasionalmente alcuni esemplari sono arrivati a riva, trascinati, come
spiegano gli esperti, dalle tempeste, oppure molto indeboliti, trovandosi
feriti o vicini alla morte; la loro presenza a riva perciò, per la paura
creata, potrebbe aver fatto nascere, in antichità, storie e leggende su questi pesci,
definiti mostri dell’apocalisse.
In Giappone, per esempio,
Paese alquanto ricco di racconti popolari, da secoli il pesce remo è conosciuto
come Ryūgū no tsukai, che tradotto significa "il messaggero del
palazzo del drago marino". I Ryūgū no tsukai, infatti, sono delle creature
leggendarie giapponesi, descritte come enormi pesci con testa umana, corna,
lunghi capelli e talvolta barba. Si racconta che possano raggiungere dai 5 ai
18 metri di lunghezza, e che alcuni emanino una luce visibile da lontano; dalle
descrizioni somigliano in modo sorprendente ai pesci remo, il che suggerisce
che siano stati proprio questi ultimi a ispirare i racconti popolari.
Secondo la tradizione
giapponese, i Ryūgū no tsukai, sono messaggeri e servitori di Ryūjin, il dio
del mare, inviati per avvertire l'umanità di imminenti calamità naturali, come
tsunami e terremoti. Queste leggende nacquero nel XIX secolo e si diffusero in
tutto il Giappone. Oggi, il termine Ryūgū no tsukai è usato per indicare
proprio il pesce remo, in quanto esemplari arenati sulle spiagge giapponesi
furono scambiati per creature mitologiche. Un avvistamento avvenuto in Giappone
nel 2011, precedente al devastante terremoto e tsunami di Fukushima, ha
alimentato e rafforzato questa credenza popolare.
Amici, le credenze
popolari si consolidano passando da una generazione all’altra, e, seppure non
vi siano prove certe che esista un legame tra le grandi catastrofi naturali e
l'arrivo in superficie di queste creature tanto mitizzate, sotto certi aspetti i
numerosi studi posti in essere, di cui uno in particolare effettuato nel 2019, hanno
ipotizzato, secondo alcuni ricercatori, che alla base dello strano
comportamento dei pesci remo che decidono di risalire dagli abissi in
superficie, ci potrebbero essere proprio dei cambiamenti climatici.
Come ha avuto modo di spiegare
al New York Post Hiroyuki Motomura, professore di ittiologia all'Università
di Kagoshima, “Il collegamento alle segnalazioni di attività sismica
risale a molti, molti anni fa, ma non esiste alcuna prova scientifica di un collegamento;
quindi, non credo che le persone debbano preoccuparsi. Questi pesci tendono a
risalire in superficie quando le loro condizioni fisiche sono scarse, menomate,
risalendo grazie alle correnti d'acqua, motivo per cui sono spesso morti quando
vengono trovati”.
Cari amici, mi è già
capitato di dirlo altre volte, anche qui su questo blog, che alla base delle vecchie leggende c’è sempre
stata un parvenza originaria di verità. Credo pertanto che, seppure la scienza
non ha ancora trovato prove concrete della correlazione tra la risalita in superficie
dei pesci remo e certe catastrofi naturali, una certa, possibile, correlazione
potrebbe davvero esserci!
A domani.
Mario
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