Oristano 24 marzo 2025
Cari amici,
C’è un libro recente, quello
di Gianluca Gallotta, dal titolo “PAESOFIA, FILOSOFIA E VIAGGI NEI
PICCOLI PAESI” – La scuola di Pitagora editrice. Questo libro mette
fortemente il dito nella piaga: l’abbandono dei piccoli centri. Indubbiamente è stato un
danno immenso, e per questo, l'auspicio, dopo anni di abbandono, è il loro interessante
riutilizzo. Gianluca Gallotta (Bari, 1983), è un giornalista professionista;
dopo aver conseguito il Dottorato di ricerca in Scienze Filosofiche e Sociali
presso l'Università di Roma “Tor Vergata”, insegna filosofia e storia nelle
scuole superiori.
Il suo libro, in realtà,
ha fatto subito scalpore, tanto che il suo particolare titolo, “PAESOFIA”,
è stato considerato dall’Enciclopedia Treccani un neologismo, entrando così
a far parte del nostro linguaggio corrente. Nel libro Gianluca Gallotta
rivaluta i piccoli centri da tempo in abbandono, prospettando il loro utilizzo
con l’applicazione di una nuova filosofia di vita, con viaggi e soggiorni nei
piccoli paesi. Questi borghi, questi luoghi dormienti, ora, possono essere, per il moderno uomo stressato, un luogo dove rifugiarsi per,
allontanarsi dalla caotica e alienante vita di città, riprendendo così a vivere
spicchi di vita serena, trascorsi a meditare, leggere e pensare.
A molti questa proposta
di rivalutazione dei piccoli centri potrebbe, forse, sembrare una irrealizzabile utopia, ma così non è. Ricostruire la propria vita quotidiana, fatta di caos e
di stress sempre crescente, ritmi che hanno fatto perdere all’uomo l’umanità, è
una necessità inderogabile. Le persone hanno bisogno di riscoprire la loro vera
natura. Si, la necessità di riscoprire se stessi! Una riscoperta che si può fare davvero, facendo rivivere i piccoli borghi e nel contempo riprendendo
a vivere, non a sopravvivere! Se è pur vero che nell’aria qualche progetto in
tal senso comincia a farsi sentire, c’è ancora molto, tanto da fare! Non è
teoria o sogno quello che cerca di diffondere Gianluca Gallotta, ma vera, concreta pratica
da applicare! Per l’uomo del Terzo Millennio, questa riscoperta potrebbe significare un ritorno alla vita vera, una particolare forma di personale “Rinascimento”.
L'importanza del recupero
di questi luoghi antichi, sempre più spesso spopolati, la rivalutazione dei
piccoli borghi, rappresenta una necessità sempre più significativa. I
piccoli paesi rappresentano per l'Italia una ricchezza artistica,
paesaggistica, culturale e antropologica di grande rilievo; eppure, se non si provvede
in tempo al loro recupero, si corre il rischio dell'estinzione e della marginalizzazione,
come è ampiamente dimostrato dal consistente spopolamento di molti borghi. C'è
però un modo suggestivo – come dice l’autore del libro - per far rifiorire questi
piccoli paesi (ma anche noi stessi): considerarli luoghi privilegiati d'elezione, dove poter ricostruire la nostra umanità inaridita, ridando linfa e vigore alla nostra vita, con la giusta riflessione e la serenità di pensiero.
Gallotta, pagina dopo
pagina, nel libro ci mostra come noi, proprio nei piccoli borghi, possiamo far
sbocciare e rendere vive e concrete le antiche teorie filosofiche dei grandi pensatori
come Platone, Aristotele, Epicuro e Seneca, così come quelle di Agostino, Boezio, Moro, Rousseau,
Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche. Nella seconda parte del libro, l'autore
ci racconta i suoi suggestivi viaggi in alcuni paesi che rientrano tra i cento
più piccoli d'Italia per popolazione. Si tratta di vere e proprie immersioni in
un mondo purtroppo sull'orlo dell'estinzione ma in grado di suscitare ancora meraviglia e
fascino. Alquanto interessante anche la Prefazione del libro, scritta da
Leonardo Caffo.
Amici, credo che proprio
noi sardi, più di tanti altri, dobbiamo prendere esempio dalla filosofia indicata in questo interessante libro. Viviamo in un’isola straordinaria, ricca di mille
possibilità che non sfruttiamo! Siamo gli abitanti di una Sardegna che sta lasciando morire i piccoli
paesi che rischiano l’estinzione! Una Sardegna, quella attuale, che sta attraversando una crisi profonda nel settore industriale, un'isola dove soffrono agricoltura e pastorizia, con la disoccupazione
che continua a crescere e dove anche le scuole chiudono, per i tagli decisi a Roma; un'sola davvero "isolata", dove i collegamenti col resto dell'Italia e del mondo, come ben sappiamo, sono da incubo. Eppure poco o nulla si muove!
Cari amici, sono
fermamente convinto che il potenziale di sviluppo della Sardegna è alquanto
alto, ma dobbiamo individuare come e dove. Io sono fermamente convinto che proprio nei paesi che noi stiamo abbandonando sono nascosti quei tesori
che potrebbero essere valorizzati alla grande! La nostra isola non è
solo mare, rendiamocene conto! Nell'interno dell'isola e nei tanti piccoli centri, c’è storia, cultura, tradizione, arte, folclore e molto altro. Eppure
nell’isola il tasso di disoccupazione è al 12%, 5 punti in più della media
nazionale. E con la disoccupazione riparte l’emigrazione. I sardi se ne vanno
via, e, se le cose non cambiano, si prepara, per i prossimi decenni, uno scenario
demografico nerissimo. Se i sardi non si batteranno con forza per il
cambiamento, per la rinascita dei nostri inestimabili tesori abbandonati, per
la Sardegna non ci sarà futuro!
A domani.
Mario
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