martedì, febbraio 22, 2022

"SU MODDIZZOSU", RIEMPITO DI MELANZANE, SUGO E FORMAGGI, UNA GUSTOSA RICETTA SARDA UN PO’ PIZZA E UN PO' PARMIGIANA.


Oristano 22 febbraio 2022

Cari amici,

Che la Sardegna, con i suoi incontaminati prodotti sani e genuini, abbia sfornato nel tempo ricette eccellenti, capaci di mettere in tavola succulenti piatti che rallegrano qualsiasi palato, anche quello dei più sfiziosi, è una realtà incontestabile. Ebbene, oggi voglio proporvi una curiosa ricetta che potremo considerare un po’ pizza e un po’ parmigiana, preparata con ingredienti di alta qualità made in Sardegna. Questa ricetta, alquanto semplice, può essere realizzata senza particolari capacità culinarie, ma con il risultato di essere alquanto apprezzata e gradita.

Questo piatto utilizza un eccellente pane tipico sardo, prodotto in particolare in Ogliastra (a Dorgali): è “Su Moddizzosu”, così chiamato perché rimane a lungo soffice, che viene prodotto utilizzando solo semola di grano duro, il cui impasto viene arricchito dalle patate, mentre la sua forma ci ricorda la “pita” (la Pita è un tipo di pane piatto lievitato dalla forma rotonda, tipico della cucina Medio orientale). Con questo pane si può confezionare un piatto tipico che è una via di mezzo tra una pizza e una parmigiana. Ebbene vediamo come realizzare questo “MODDIZZOSU CON RIPIENO DI MELANZANE E FORMAGGI”.

INGREDIENTI (PER 4 PERSONE).

-      2 PANI MODDIZZOSUS, 3 MELANZANE MEDIE LUNGHE, 250 GRAMMI DI PECORINO FRESCO, 250 GRAMMI DI GRAN CAMPIDANO GRATTUGIATO, 200 GRAMMI DI PROSCIUTTO COTTO, UN BARATTOLO DI POLPA FINE DI POMODORO (MEGLIO CASAR O ANTONELLA) DI 400 GRAMMI, OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA E SALE QUANTO BASTA.

PRELARAZIONE.

Partendo dal pane, aprite delicatamente Su Moddizzosu con un coltello affilato scoperchiandolo e mettendo via una delle due parti. Ripetere poi l’operazione con il secondo, eliminando, eventualmente, l’eccesso di mollica presente all’interno. Prendere ora le melanzane, eliminate le parti del gambo e, dopo averle lavate e asciugate, tagliatele a fette sottili che cospargerete con un po’ di sale per far perdere un po’ di amaro.

Nel frattempo, preparate una padella antiaderente. Versateci un cucchiaio d’olio e una volta che l’olio è ben caldo metteteci le fette di melanzane per cuocerle e dorarle; poi scolatele e poggiatele su della carta da cucina assorbente. Preparate ora il riempimento del pane. Prendete una delle parti prima preparate e cospargete l’interno con la polpa di pomodoro, spalmando con delicatezza; alternate ora strati di sugo e di melanzane, aggiungendo le fette di prosciutto cotto e cospargendo di volta in volta gli strati con il pecorino fresco grattugiato grosso e il Gran Campidano.

Dopo aver terminato date un’ultima spruzzata di formaggi e coprite con il “coperchio del Moddizzosu messo prima da parte. La Vostra fatica è praticamente giunta al termine: ora passate i due pani nel forno, che avrete prima portato a 180 gradi, e cuocete per circa 20 minuti. Vi posso assicurare che questi 2 pani (un po’ pizza e un po’ parmigiana) possono tranquillamente soddisfare l’appetito di 4 persone! Potete accompagnare questo piatto con un buon vino sardo: un Cannonau di Sardegna, servito a temperatura ambiente. Buon appetito!

A domani, Amici!

Mario

lunedì, febbraio 21, 2022

BERE PER IDRATARE IL NOSTRO CORPO. IN INVERNO DIMINUISCE LO STIMOLO DELLA SETE, MA DOBBIAMO, COMUNQUE, BERE LA STESSA QUANTITÀ D’ACQUA DEL RESTO DELL’ANNO.


Oristano 21 febbraio 2022

Cari amici,

Come ben sappiamo il nostro corpo è composto prevalentemente da acqua (per circa il 65/70%), quantità che non varia col variare delle stagioni, per cui, indipendentemente dal periodo dell'anno, il nostro organismo richiede una costante e corretta idratazione. L’acqua, infatti, è presente in abbondanza in tutte le cellule del nostro corpo: organi e tessuti perciò necessitano di un regolare afflusso di acqua per mantenere vitali tutte le nostre funzioni. L’acqua che beviamo, una volta effettuato il servizio, viene eliminata in parte col sudore, e dopo essere stata utilizzata nel processo digestivo, espulsa con la minzione e la defecazione.

Per tenere costantemente in salute questi processi, dobbiamo giornalmente approvvigionare il nostro corpo della giusta quantità di acqua, per cui, anche in presenza di poca sete (è questo lo stimolo del nostro corpo che ci avvisa di essere in riserva di acqua), è necessario reintegrare regolarmente la nostra riserva idrica. Se è pur vero che, come dice la nutrizionista Dr.ssa Simran Saini, esperta della struttura Fortis Hospital in India, durante l’inverno il corpo ci dà meno stimoli a bere (in quanto si suda molto meno che d’estate, quando il corpo, invece, ha bisogno di acqua per raffreddarsi), non possiamo comunque diminuire drasticamente l’apporto di acqua al nostro corpo anche d’inverno; anche in mancanza dello stimolo, bere meno è un grave errore.

Si, amici, non bere acqua o berne meno rispetto a quanto si dovrebbe fare, può portare a uno squilibrio del bilancio idrico del corpo e, quindi, ad una disidratazione. Bisogna, infatti, tener presente che anche le temperature fredde inducono la disidratazione, a causa alla secchezza dell’aria, che non permette al corpo di “ricevere” l’umidità esterna e quindi di “sentirsi” idratato. Questi due fattori determinano un unico e poco considerato risultato: in inverno perdiamo acqua a nostra insaputa e purtroppo, non sentiamo il bisogno di reintegrarla.

Tuttavia, anche se lo stimolo della sete non si manifesta, le soluzioni per tenere in ordine la nostra idratazione le abbiamo. Se bere solo acqua non ci invoglia a sufficienza, possiamo introdurre anche altre bevande e alimenti quali the, acqua e miele tiepido o acqua e limone, e minestre calde, che dalla loro hanno anche il vantaggio di contenere minerali e sostanze vitali utili al nostro corpo. A dare uno sprint nutrizionale in più possono infine essere consumate le verdure di stagione (ad esempio spinaci, carote e fagioli), da consumare con maggiore frequenza nella dieta settimanale.

Per evitare di cadere nella scarsa idratazione gli esperti hanno messo a punto una lista di 5 consigli utili per restare idratati in inverno. Il primo è tenere sempre una bottiglia d'acqua in vista per ricordarsi di continuare a bere durante il giorno: il secondo è quello di mangiare cibi che hanno un alto contenuto di acqua, il terzo è avere sempre un bicchiere d'acqua accanto durante i pasti, il quarto è quello di programmare il cellulare con i promemoria per ricordarsi di bere. Infine, il quinto è quello di idratarsi con bevande gustose, come bere acqua frizzante, o aggiungendo una fetta di limone, lime o zenzero.

Cari amici, soprattutto nelle persone anziane, la mancanza dello stimolo della sete non li invoglia a bere per reidratarsi. Per questo motivo proprio loro, spesso, sono i più colpiti in inverno dalla disidratazione. "Il problema dell'assunzione di liquidi nelle persone senior è particolarmente rilevante – ha spiegato Vincenzo Toscano, Presidente dell'Associazione medici endocrinologi - sia perché per motivi cardiologici il medico consiglia la riduzione quasi totale dell'impiego del sale nella preparazione del cibo, e sia per la parallela raccomandazione di bere acque a basso contenuto di sodio". È consigliato loro, anche in inverno, di limitare l'assunzione di bevande zuccherate che possono portare al consumo eccessivo di calorie.

Che dire, amici, beviamo pertanto sempre la giusta quantità d’acqua, con o senza lo stimolo della sete, se vogliamo tenere perfettamente in ordine e idratato il nostro corpo!

A domani.

Mario

domenica, febbraio 20, 2022

IL PREZZEMOLO, PIANTA AROMATICA DI DIMENSIONI MODESTE MA DALLE INCREDIBILI VIRTÙ TERAPEUTICHE. È UN OTTIMO ALLEATO PER LA NOSTRA SALUTE.

PREZZEMOLO

Oristano 20 febbraio 2022

Cari amici,

Credo che il prezzemolo non manchi mai nelle cucine delle nostre case: dalla più ricca alla più modesta. Questa piantina aromatica è così diffusa che ha fatto coniare il detto “Essere come il prezzemolo” (riferito a persone sempre presenti in ogni contesto), a significare che, davvero, la sua presenza non può mai mancare in cucina! Le sue proprietà sono talmente tante che credo che molte addirittura ci sfuggano! Ebbene, vediamo di conoscere meglio questa curiosa piantina.

Il prezzemolo (Petroselinum crispum (Mill.) Fuss, 900) è una pianta biennale della famiglia delle Apiaceae, originaria delle zone mediterranee. Cresce spontaneamente nei boschi e nei prati delle zone a clima temperato, temendo, infatti, il freddo intenso. La pianta ha una robusta radice a fittone bianco-giallastra; le foglie sono completamente glabre, con un contorno triangolare frastagliato. L'infiorescenza è una ombrella formata da una cinquantina di piccoli fiori a cinque petali bianchi, talvolta soffusi di azzurro-violetto o giallastro.

Il prezzemolo viene molto spesso coltivato in casa, sia in piena terra che in vasi, perché in cucina è preferibile usarlo fresco, appena colto. Questa piantina aromatica nelle nostre cucine è usata in prevalenza per rendere più ricchi e saporiti primi e secondi piatti, ma il prezzemolo è anche apprezzato come ingrediente di salse, centrifugati o succhi detox. il prezzemolo, amici, in cucina si sposa bene un po’ con tutto: è così versatile che può essere aggiunto fresco, ad esempio, nella preparazione di insalate di riso o pasta fredda in estate, ma anche come condimento per rendere più gustose patate, carote, zucchine o altre verdure lesse o al vapore. C’è poi chi lo utilizza in aggiunta al basilico per preparare un pesto fatto in casa oppure per realizzare una salsa verde, unito magari ad altri ingredienti come capperi, olive, aglio, olio, ecc.

Consumare il prezzemolo, però, non è solo un modo per rendere più gustosi i nostri piatti, ma anche perché il suo consumo risulta utilissimo, grazie ai suoi componenti, per combattere diversi nostri mali. Il prezzemolo, infatti, è ricco di vitamina C, A, vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6, B9 o acido folico e K). Per quanto riguarda i suoi minerali, il prezzemolo ha una buona quantità di potassio, calcio, zinco, fosforo, ferro e magnesio. Il prezzemolo è inoltre ricco di beta-carotene (precursore della vitamina A), sostanza antiossidante particolarmente utile alla salute della pelle e degli occhi.

Il prezzemolo, amici, si prende cura della salute del nostro corpo in mille modi. Cura la nostra massa ossea, per esempio, con la vitamina K rendendola meno fragile alle fratture, perché migliora l’assorbimento di calcio e ne riduce l’eliminazione tramite l’urina; aiuta anche a regolare i livelli di zucchero nel sangue, contenendo un flavonoide molto particolare detto miricetina. Questo elemento aiuta a regolare i livelli di zucchero nel sangue e a ridurre la resistenza all’insulina. Il prezzemolo possiede, inoltre, proprietà antinfiammatorie aiutando a regolare i livelli di grasso nel sangue; grazie a queste proprietà, non solo combattiamo la comparsa del diabete, ma ci prendiamo anche cura della nostra salute cardiovascolare in quanto riduciamo l’infiammazione delle arterie. Ottimi risultano gli infusi a base di prezzemolo e limone dopo i pasti. È anche un ottimo alleato per la salute dei reni: il prezzemolo è una delle piante più utilizzate per prendersi cura della salute dei nostri reni: essendo diuretico, stimola la funzione renale affinché l’apparato possa svolgere al meglio il compito essenziale di depurazione e disintossicazione dell’organismo.

Infine, il prezzemolo, grazie al suo contenuto di potassio, ci aiuta a regolare l’ipertensione arteriosa; è consigliato anche in caso di anemia o affaticamento, in quanto risulta molto utile per integrare la dieta in caso di deficit, di anemia o se si attraversa uno di quei periodi in cui ci si sente più stanchi a causa dello stress. Il suo consumo è utile anche per rafforzare il sistema immunitario.

Cari amici, come vedete il prezzemolo è una pianta che non può certo mancare nella nostra cucina, in quanto oltre a migliorare la preparazione dei cibi, ci aiuta a combattere i malanni che ci affliggono. Prima di chiudere è doveroso ricordare a tutti Voi che anche il prezzemolo, su alcuni soggetti, può avere delle contrindicazioni. Va consumato, per esempio, con moderazione durante la gravidanza, date le proprietà abortive di questo ortaggio che stimola le contrazioni uterine e durante l’allattamento. Ovviamente si parla di quantità rilevanti, oppure dell’utilizzo della tisana. Sconsigliato anche a chi ha problemi renali. Il prezzemolo, amici, è un alimento ricco di vitamine e minerali, ma se si soffre di calcoli renali o se si aspetta un figlio, sarà meglio non assumerlo per evitare problemi.

A domani.

Mario

sabato, febbraio 19, 2022

LA STORIA DI CARMELO CAMPANELLA, LO SCRITTORE PER CASO CHE RACCONTAVA LE ANTICHE STORIE SUI SACCHI DI CARTA DEL MANGIME PER GLI ANIMALI.

Carmelo Campanella

Oristano 19 febbraio 2022

Cari amici,

Carmelo Campanella, siciliano di Ragusa, classe 1931, contadino con la quinta elementare, allevatore di bovini, nato e cresciuto nel ragusano, era un'uomo all'antica, che viveva nella masseria di famiglia in contrada Calaforno, a Giarratana. Seppure non avesse studiato, era però dotato di una memoria straordinaria, tanto che nella sua mente erano depositate centinaia di storie e di preghiere, tramandate oralmente; "I cosi ' i Diu", preghiere e storie di santi, "Patri Nuosciu ca siti a lu cielu" oltre ai ricordi di quando, agli inizi del Novecento, nella Sicilia analfabeta che fu di suo padre, il catechismo si tramandava in dialetto, oltre alle "miniminagghie" - gli indovinelli della tradizione siciliana - vecchie di secoli.

Questa sua dote innata, forse, sarebbe rimasta segreta se non fosse stata scoperta per caso. Nel 2000, anno del giubileo, Carmelo Campanella, unitamente ad altri pellegrini, fa il viaggio giubilare in pullman per recarsi a Roma. Il viaggio è lungo e, per passare il tempo, qualcuno si alza e col microfono inizia a recitare qualche vecchia strofa in dialetto; sono versi popolari che parlano di Santi. Carmelo, incuriosito, si fa coraggio, e decide di dare anche lui il suo contributo. Così, tra lo stupore e l’apprezzamento generale, sfoggia la sua incredibile memoria. Storie, indovinelli e racconti di spirito che tengono compagnia per tutto il viaggio.

"Signor Campanella, lei questi racconti li deve scrivere”, lo sollecitano diversi partecipanti al viaggio. E lui, subito convinto, li prende sul serio. Si rende conto che nella sua mente c’è un patrimonio enorme, un tesoro importante che non può morire con lui, ma che invece deve essere tramandato. Rientrato a casa, decide di mettere nero su bianco i ricordi, e inizia a trascrivere minuziosamente tutte le rime imparate durante la sua vita. In campagna non c’è abbondanza di carta, e Lui, non avendo altro a portata di mano, prende i sacchi vuoti del mangime per le bestie e su questi inizia la stesura dei suoi “papiri”. Negli anni raccoglie in silenzio un enorme patrimonio di “cunti” siciliani della tradizione orale. Poi, nel 2016, questo patrimonio all’improvviso viene alla luce. 

A scoprire questo “fantastico tesoro”, gelosamente custodito in un baule della rimessa della masseria di famiglia, fu la storica Chiara Ottaviano, tra le fondatrici dell'Associazione italiana " Public History". Alcuni dei “papiri”, ormai divenuti un immenso patrimonio, in parte scritto a mano sui sacchi e poi a macchina con la sua Cambridge bianca, furono pubblicati su Facebook, attirando l'attenzione di critici e linguisti da tutta Italia. Campanella divenne così un caso letterario, alla stregua di Vincenzo Rabito, altro siciliano che fu un grande esempio della forza dell'oralità, capace di farsi, quasi inconsapevolmente, patrimonio scritto. "Potrebbero esserci tanti Campanella, se fossero ascoltati”, disse Chiara Ottaviano, che nel 2012 produsse il film " Terramatta" con la regia di Costanza Quatriglio, ispirato all'omonimo libro di Vincenzo Rabito.

Dopo “la scoperta” della sua capacità mnemonica e scrittoria, Carmelo, orgoglioso del suo sapere, continuò imperterrito a scrivere fino agli inizi di questo 2022, anno della sua morte. È deceduto, pochi giorni fa, in questo mese di febbraio, all’età di 90 anni. A parlare di Lui oggi è la figlia Elisa: "Quella di mio padre era una semplice ma grande passione per la cultura in generale. Era un contadino che amava l'arte, aveva abbonamenti a riviste e lo ricordo spesso seduto a leggere sulla poltrona, stanco dopo un'intera giornata passata in masseria con gli animali, che amava".

Amici, Carmelo Campanella ha attraversato un secolo grazie alla sua scrittura memoir, dalla calligrafia elegante. Quando la figlia, in procinto della sua laurea in Lingue, doveva dotarsi di un computer, fu il primo a provarlo in famiglia; e così Carmelo, dopo essere passato dai " papiri" alla macchina da scrivere, iniziò a navigare anche su Internet! La masseria di famiglia adesso è vuota, gli ultimi animali sono stati venduti anni fa. Di lui ci resta anche la sua autobiografia, pubblicata a puntate sulla pagina Facebook dell'Archivio degli Iblei. La macchina da scrivere è custodita in campagna dai figli, mentre i suoi " papiri" sono stati donati all'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, accanto a quelli del conterraneo Vincenzo Rabito.

Cari amici, una gran bella storia, quella di Carmelo, che dovrebbe far meditare non poco, in particolare quelli che la cultura non la amano.

A domani.

Mario

venerdì, febbraio 18, 2022

LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DEGLI ANIMALI ENTRA IN COSTITUZIONE PER LA SALVAGUARDIA DEL PIANETA E DELLE NUOVE GENERAZIONI. UN PASSO DI GRANDE IMPORTANZA.


Oristano 18 febbraio 2022

Cari amici,

C’è voluto del tempo, con vari e diversificati assalti da parte delle diverse parti politiche e degli ambientalisti, ma finalmente, il diritto collettivo della tutela dell’ambiente e degli animali è entrato prepotentemente in Costituzione. È un passo di grande importanza, che consentirà di intraprendere tutte quelle azioni necessarie e indilazionabili per la salvaguardia del pianeta e per tenerlo pulito e vivibile per le nuove generazioni. Si, dopo anni di battaglie, le Associazioni ambientaliste possono festeggiare, con tutti gli italiani, una vittoria storica per la salvaguardia della nostra terra.

Finalmente anche in Italia è stata colmata una grande lacuna, quella di avere garantita la massima tutela dell’ambiente, atto necessario di giustizia e di equità nei confronti della Società e delle generazioni future. Tutti gli altri Paesi europei avevano da tempo introdotto nella loro Carta costituzionale una normativa simile a quella che, finalmente, anche l’Italia ha introdotto.  La nostra Costituzione, da tempo considerata una delle più avanzate al mondo, si è dunque arricchita di ulteriori valori, oggi assolutamente necessari e indilazionabili, per la tutela dell'ambiente e degli animali, e garantire la biodiversità.

Introdotti, dunque, principi di altissimo livello, destinati in particolare alla tutela e nell’interesse delle future generazioni, indispensabili per poter garantire la salute e l’ambiente anche nei processi lavorativi e durante lo svolgimento di ogni iniziativa economica. Nei giorni scorsi, finalmente, si è arrivati all’approvazione definitiva degli emendamenti, dopo il lungo e complesso iter che, per poter modificare la nostra Carta Costituzionale, prevede la doppia lettura dei due rami del Parlamento, Camera e Senato, con una pausa di sei mesi. 

Il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, dopo la definitiva approvazione, ha così commentato: "Questo voto del Parlamento segna una giornata epocale: testimonio qui la presenza del Governo che crede in questo cambiamento, grazie al quale la nostra Repubblica introduce nei suoi principi fondanti la tutela dell'ambiente”. Hanno festeggiato con grande gioia anche le Associazioni ambientaliste, che però incalzano sulla concretezza: “un passo importante, una bella notizia a cui ora, però, bisogna fare seguire i fatti”, hanno commentato.

Anche il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha espresso la sua "grande soddisfazione", in quanto prima di assumere l'incarico di governo, Egli, con l'ASVIS, l'Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, era stato tra i promotori dell'inserimento dell'Ambiente nella nostra Costituzione. L’ultima votazione del Parlamento è stata quella di Montecitorio, alla Camera, dove il passaggio finale ha visto 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti (questi ultimi tutti di Fratelli d'Italia); il risultato è stato salutato con un lungo applauso. Ora, dopo la definita approvazione del provvedimento oramai inserito in Costituzione, vediamo cosa in realtà è stato modificato.

In concreto, vengono modificati gli articoli 9 e 41 della Costituzione, e ciò incide direttamente sullo Statuto delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano in materia di tutela degli animali. L'articolo 9 è nella prima parte della Costituzione, quella con i principi fondamentali; è l'articolo che tutela il patrimonio paesaggistico e quello storico e artistico. Con la riforma si attribuisce alla Repubblica anche la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi "anche nell'interesse delle future generazioni". La legge dello Stato - viene poi aggiunto - "disciplina i modi e le forme di tutela degli animali", un tema che chiede rispetto e attenzione per i nostri compagni di affezione domestica - i Fuffy e i Fido, i Lea e i Poldo - ma anche a quelli allevati, per i quali è preannunciata una legge che godrà della diretta tutela costituzionale.

Per quanto riguarda la modifica all'articolo 41, viene sancito che l'iniziativa economica debba rispettare non solo la libertà e la dignità umana ma anche - questa la novità - la salute e l'ambiente, prevedendo per questo anche programmi e controlli. Di fatto, sversare liquami in un fiume per produrre diventerà anche una violazione della Costituzione. Il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando ha dichiarato: "L'uomo, anche nella nostra Carta, riconosce che sono necessari dei limiti alla propria azione, pena la catastrofe; poche lettere cambiano la gerarchia dei beni da tutelare. Un fatto importante, molto importante. Non un vincolo ma una condizione ed insieme un obbiettivo per la vita sociale ed economica".

Cari amici, personalmente ritengo l’inserimento in Costituzione dei nuovi principi, un passo davvero molto importante, di grande civiltà, degno di un popolo che mette la natura e la sua salvaguardia, al primo posto. La nostra Costituzione era bella prima, ma ora è davvero straordinaria!

A domani.

Mario

giovedì, febbraio 17, 2022

“SU PISTOCCU”, IL PANE SARDO (NATO IN OGLIASTRA) IN AUGE NELL'ANTICA CIVILTA' AGRO-PASTORALE, OGGI È ANCORA UN ECCELLENTE PRODOTTO DI NICCHIA.


Oristano 17 febbraio 2022

Cari amici,

Nei secoli scorsi, quando era imperante la civiltà contadina, i prodotti necessari per la preparazione del pasto quotidiano (a partire dal pane) erano confezionati in famiglia, dato che non si poteva contare, come oggi, su negozi e supermercati. I pastori, poi, che dovevano trascorrere parecchio tempo lontani da casa, maggiormente nel periodo della transumanza, avevano necessità di portare con loro un tipo di pane che durasse a lungo, anche mesi. Nell’Ogliastra, ieri molto più isolata di oggi, nacque un pane particolare che prese il nome di “Pistocu” (o Pistoccu), confezionato per essere destinato al pastore per lungo tempo lontano da casa.

Il termine Pistocu è certamente derivato dalla volgarizzazione dell'originale parola latina “biscoctus”, ovvero "cotto due volte", in quanto effettivamente questo pane passava in forno due volte, in modo da perdere la maggiore quantità di acqua possibile e quindi di restare commestibile molto più a lungo. Era questo il pane che i pastori portavano con loro in transumanza, insieme alle altre vivande, dovendo vivere lontani da casa nel periodo di trasferimento in montagna con le greggi. Messo in bisaccia, di solito con formaggio. olive e salumi, resisteva anche oltre un mese, senza subire danni. Indubbiamente un pane durissimo, che però poteva essere reso più morbido immergendolo in acqua. Il pastore, poi, lo ripassava al fuoco per ridargli croccantezza, prima di consumarlo con salsicce e formaggio pecorino, accompagnato da un bicchiere di vino rosso corposo.

Amici, in passato, ai tempi della civiltà agro pastorale, la vita comunitaria raramente varcava i confini del villaggio natio. In particolare, in una terra aspra e montagnosa come l’Ogliastra, la movimentazione delle persone, considerata la carenza di strade, era praticamente molto scarsa. La vita della Comunità era pertanto limitata, e quasi mai si andava oltre il villaggio, per cui la gran parte degli abitanti trascorreva l’intera vita senza averne mai varcato i confini. I pochissimi che arrivavano da fuori erano visti con grande diffidenza, tanto da essere definiti “Istranzos”, ovvero stranieri.

Vivere praticamente senza scambi culturali con altri, faceva considerare il proprio villaggio l’unico mondo conosciuto, e gli abitanti, di generazione in generazione, si tramandavano il sapere (fatto di tradizioni, usi, costumi radicati e consolidati nel tempo), senza confronti, interscambi, miscele e interferenze esterne. Ogni borgo era in realtà “un popolo” vero e proprio, con le sue precise specificità, non un semplice insieme di uomini e donne. In ogni Comunità, in quegli antichi tempi, il pane era l’elemento indispensabile per la sopravvivenza, e, proprio per questa ragione, aveva un valore altissimo. Perciò, al pane, veniva dedicata un'attenzione che sapeva di venerazione.

Ogni villaggio nel tempo aveva elaborato forme o modi specifici di lavorazione per questo particolare pane a lunga conservazione (l’orgogliosa tradizione del confezionamento del Pistocu continua anche oggi), tanto che è possibile riconoscere subito il luogo di provenienza dei diversi tipi di pane che troviamo anche oggi in commercio (un esempio: il caratteristico Pistoccu a forma ovale di Barisardo). Nelle famiglie ogliastrine ancora oggi sopravvive l’antico culto della preparazione del Pistoccu fatto in casa; molte abitazioni hanno mantenuto il forno a legna e, a cottura effettuata, diverso pane viene donato agli “amici moderni” che non si sono dotati degli antichi strumenti.

“Su Pistoccu”, amici, è un pane che ha superato il trascorrere del tempo senza diventare obsoleto; preparato usando semola integrale, semola rimacinata, farina di grano duro, lievito di birra, sale e acqua, continua ad essere prodotto un po' in tutta l'Ogliastra, con variazione di forma e di spessore delle fette. Oggi, dai sardi di città ai turisti che visitano la Sardegna, tutti vanno pazzi per questo antico pane "cotto due volte", diventato sempre di più popolare e richiesto. Del resto, è un pane apprezzato da tutti, in quanto risulta perfetto a tavola, abbinato in particolare a formaggi, salumi, creme di pecorino o caprino, e vini robusti! E, sappiamo bene, che anche sul vino l’Ogliastra sa il fatto suo!

Il pane Pistoccu io l’ho trovato eccellente: cosparso da un filo d'olio, oppure immerso in vari tipi di sugo, bagnato per ridargli morbidezza e accompagnato a carni variamente cucinate, a verdure, formaggi e salumi, crea sensazioni uniche che gli altri tipi di pane non sanno dare. Quelli a cui piace sgranocchiarlo, sonoro e croccante, lo trovano perfetto per le creme di olive o di formaggio, o ancora spalmato con la ricotta. Amici, “Su Pistoccu” è un pane unico al mondo, saporito e fragrante, di facile e lunga conservazione, e, soprattutto, capace di sprigionare un gusto inimitabile, frutto di una cultura antichissima.

Un’ultima cosa, amici, prima di chiudere il post: l'Università di Sassari ha effettuato degli studi sulle proprietà del pane Pistoccu, confermando che questo tipo di pane risulta molto utile per diminuire l'incidenza delle malattie metaboliche; inoltre, è più leggero rispetto al pane tradizionale: questo è dovuto sia al metodo di preparazione che al metodo di cottura. Perciò, può essere utilizzato durante una dieta ipocalorica oppure studiata appositamente per poter curare le malattie del metabolismo.

La Sardegna, cari amici, è una terra unica e straordinaria, patria indiscussa di mille saperi ed eccellenti sapori! E Su pane Pistoccu è una di queste eccellenze!

A domani.

Mario

mercoledì, febbraio 16, 2022

ORISTANO: PER LA FESTA DI SANT’ARCHELAO, PATRONO DELLA CITTÀ E DELL’ARCIDIOCESI, L’ARCIVESCOVO NELL’OMELIA HA INVITATO LE AUTORITÀ AD AFFRONTARE “INSIEME” I PROBLEMI DEL TERRITORIO.


Oristano 16 febbraio 2022

Cari amici,

Il 13 di febbraio, come di consueto, la nostra Cattedrale si è riempita di fedeli, riuniti per festeggiare la ricorrenza del patrono dell’Arcidiocesi Arborense, Sant’Archelao. In prima fila le Autorità civili e militari: dal Sindaco della Città ai diversi esponenti della Giunta, dal Prefetto al Questore, dal Comandante dei Carabinieri agli altri rappresentanti delle Istituzioni. L’Arcivescovo Mons. Carboni, celebrando la Santa Messa di ringraziamento al Santo Martire Archelao, nell’Omelia ha inteso non solo ringraziare ed invocare il Santo, ma ha anche voluto lanciare un forte invito di collaborazione alle Autorità presenti, per affrontare, congiuntamente, le diverse problematiche del territorio.

Mons. Carboni
“Essere cristiani - ha esordito l’Arcivescovo - non significa occuparsi di sacrestie o di devozioni, ma essere attivamente presenti nella società, illuminandola con la propria fede e l’impegno ispirato al Vangelo. Gesù ha parlato di lievito nella pasta per farci comprendere come la vocazione ad essere suoi discepoli debba essere uno stimolo per tutti. Ecco perché, anche nel contesto dell’odierna celebrazione, è opportuno riflettere come credenti e come cittadini sul cammino che stiamo facendo, sui tanti segni di bene presenti nella nostra città e su altri aspetti, più problematici, verso i quali, insieme dobbiamo intensificare la nostra collaborazione e il dialogo”.

Un’Omelia, forse, un po’ diversa dalle solite, quella di Mons. Carboni, ma che ha inteso, come si suole dire, “mettere il dito nella piaga”. Affidare la città di Oristano e l’Arcidiocesi Arborense alla intercessione del Santo martire, è giusto e doveroso, ma la nostra città, seppure ricca di storia e anche di potenzialità per il futuro, si trova ad affrontare un presente difficile, che non può essere né ignorato né sottovalutato. “È necessario non chiudere gli occhi davanti alle criticità, guardando anzi a quanto si può e si deve fare, per dare spazio alla voglia di futuro che, in questo tempo di pandemia, sembra aver abbandonato tanti di noi”, ha rimarcato l’Arcivescovo.

Uno dei problemi fortemente preoccupanti, ha detto, è quello del mondo giovanile; Oristano è città dove converge ogni giorno un considerevole numero di ragazzi e ragazze che frequentano le scuole cittadine. “Faccio mia la preoccupazione che molti docenti mi hanno manifestato: è grave la condizione di giovani e giovanissimi, che frequentano la scuola in maniera discontinua, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia. Una situazione che, se penalizza tutti i ragazzi sotto il profilo della socializzazione, dell’immagine di sé e della realtà, della stessa formazione culturale, lascia indietro soprattutto quanti non possiedono adeguati strumenti informatici, per stare al passo con i compagni di classe. È sotto gli occhi di tutti l’estremo disagio che i nostri ragazzi vivono nell’affrontare situazioni in sé pesanti, che possono diventare insostenibili, nell’età della crescita. Chi li aiuterà a recuperare questi anni sciupati? Chi li ascolterà? Chi si metterà in gioco per dare loro altre possibilità?”, ha ribadito Mons. Carboni.

Mons. Erio Castellucci

Ha poi continuato dicendo: “Siamo chiamati come Chiesa, Scuola, Istituzioni civili, Volontariato e famiglie, a pensare ad un progetto comune, o rischiamo di ritrovarci una frattura antropologica seria, maturata in questi due anni di pandemia, che ancora non vuole fermarsi. Siamo chiamati urgentemente ad ascoltare i giovani. Faccio mie le parole di mons. Erio Castellucci (Arcivescovo-Abate di Modena, ndr): Anche se avessimo l’impressione di sentire cose sgradevoli, provocatorie e ingiuste, dovremmo partire dal loro vissuto, accettare che essi stessi si confrontino con la vita, stare al loro fianco e non dettare regole dall’altoSaranno loro stessi a indicare le strade per trovare, insieme a noi adulti, piste e risposte plausibili per la loro vita. Non saranno sempre i sentieri che noi avevamo pensato per loro, ma saranno i loro sentieri.”.

Passando, poi, al ruolo e alla responsabilità delle famiglie, ha detto che le famiglie sono spesso l’anello debole della catena delle responsabilità. Questo perché “esse portano il peso sempre più insostenibile di una responsabilità che, molte di loro, non riescono a gestire, magari perché sono il collettore di problemi più grandi: mancanza di lavoro, aggravata dalla chiusura di molte attività, separazioni sempre più frequenti, con conseguente impoverimento, che spesso significa carenza abitativa, alimentare, educativa. Lo possono testimoniare la Caritas, la Mensa della Carità e le Associazioni di Volontariato che quotidianamente assistono un numero sempre crescente di famiglie in difficoltà”.

"I giovani ed il loro futuro non sono l’unico problema", ha ribadito l'Arcivescovo. Anche la sanità oristanese appare in una grave, anzi gravissima emergenza. L’ospedale si trova da tempo in grave affanno, dalle strutture sanitarie dei diversi reparti alle altre strutture come l’Hospice. Per cercare di trovare le soluzioni più consone, è necessario operare tutti insieme, perché nessuno deve pensare che siano altri a doversene occupare. Ciò sarà possibile solo con un lavoro di “squadra” portato avanti tutti “insieme”.

Si, amici, concordo pienamente sulla riflessione dell’Arcivescovo, che ha concluso la sua Omelia dicendo: “Una ripartenza comune sarà possibile solo con una piena e leale collaborazione tra Chiesa, Scuola, Famiglia, Istituzioni civili e terzo settore: Ognuno nel proprio campo, ma anche insieme a tutti gli altri, a cercare soluzioni nuove e generose a problemi che toccano credenti e non credenti, laici e religiosi, cittadini e Istituzioni. Esistono modalità, sperimentate anche in altri contesti, per promuovere tale collaborazione. Certo, sarà importante cogliere l’occasione, unica, offerta dai fondi del PNRR, ma ancora più importante sarà promuovere una sinergia, una prospettiva sinodale che possa durare al di là dell’emergenza presente, e che diventi stile di convivenza, insieme ecclesiale e civile”.

Un sincero “Grazie” al nostro Arcivescovo.

A domani.

Mario