Oristano 26 ottobre 2026
Cari amici,
Chi è GAETANO RANIERI, ormai
lo sanno un po’ tutti! Geofisico di fama mondiale, è stato il co-protagonista
dello scavo del 2014, quello che ha riacceso l’attenzione sui giganti del
Sinis. “Eppure qualcuno è arrivato a dire che racconto sciocchezze, non
conoscendo neppure il contenuto delle cose che dico”, commenta con una certa
tristezza. Ranieri, però, non ha lasciato perdere e caparbiamente con il suo
Georadar ha continuato le sue ricerche, convinto che in quella zona c’è molto
altro da scoprire. Negli ultimi anni ha continuato le sue ricerche e nel 2025
ha annunciato la presenza di sei nuraghi nascosti dal fondo melmoso dello
stagno di Cabras. E non solo: questa volta, il geofisico è convinto di aver
individuato qualcosa di altrettanto stupefacente: «Una nave nuragica pressoché
integra, una con il bordo che ancora si legge e forse altre imbarcazioni
capovolte o spezzate».
Quelli prima evidenziati
sono gli ultimi risultati del lavoro fatto con il sub-bottom profiler, uno
strumento che ha disegnato il sottofondo dello stagno e che lui chiama
“penetratore di fanghi”. In sostanza, è un sonar che si usa in geofisica per le
ricerche petrolifere a cui è stata ridotta la potenza e che è stato montato
sotto lo scafo di una barca da pesca con cui si è “scandagliato” lo stagno su e
giù per circa 120 chilometri, “scendendo” fino a 12 metri sotto il livello
dell’acqua. I risultati stanno venendo a galla piano piano: «Se esistesse una
stampante 3D abbastanza potente, potremmo ricostruire con precisione quello che
si è trovato nei sedici ettari ed oltre di Monte Prama e anche nello stagno.
"In realtà potrei farlo
anche adesso, costruendo piccole porzioni e poi unendole come se fossero i
pezzi di puzzle. Fondendo le rilevazioni del sub bottom profiler a quelle del
georadar – spiega il geofisico –, con la realtà aumentata potremmo ricostruire
un percorso visitabile nella Mont’e Prama del passato e nello stagno di Cabras,
quando quattromila anni fa era un lago d’acqua dolce protetto da nuraghi che,
ancora oggi, sono interi. Perlomeno uno, di cui sono sicuro». Quando parla del
“suo” nuraghe, Ranieri supera anche il concetto giuridico del ragionevole
dubbio: «Certamente. Parliamo di una struttura integra, con la cupola e
terrazza. Altre invece sono in parte mischiati ad alti detriti, ma
sostanzialmente simili a quelli rappresentati nei modelli ritrovati proprio a
Mont’e Prama, cioè davanti allo stagno. Al giorno d’oggi non esistono nuraghi
integri. Sono tutti danneggiati, forse da eventi climatici estremi».
Rispetto alle rivelazioni
dello scorso anno, quando Gaetano Ranieri annunciò le sue scoperte, il
geofisico aggiunge un altro dettaglio affascinante: «I nuraghi, e l’avevo
scritto già nel 2002, sono strutture impermeabili, termicamente isolate.
Significa che un tempo esistevano 7mila nuraghi in cui era possibile vivere
confortevolmente con qualsiasi temperatura esterna, sia calda sia fredda, in
grado di offrire anche un riparo sicuro dalle intemperie Forse addirittura
erano le prime costruzioni al mondo a proporlo». Sempre che le stesse
intemperie non fossero troppo violente: «L’ho già detto qualche tempo fa,
rifacendomi agli studi del climatologo Cliff Harris, dell’Università dell’Illinois,
e il meteorologo Randy Mann, dell’Università di Melbourne o quelli più recenti
da Cline della Princeton University, da Manninger ed altri studiosi della
Cornell University proposti su Nature due anni fa.
Sono convinto che dietro
la fine della civiltà nuragica, e alla base dei danneggiamenti comuni a tutti i
nuraghi, ci sia un grave evento catastrofico. Difficile dire con certezza
quale, se un terremoto (la Sardegna però è una regione poco sismica), un’esplosione
vulcanica visto il gran numero di sorgenti termali nella parte ovest
dell’isola, un degassamento tipico di paleo stagni e paludi, un’alluvione
(forti piogge), una frana. Possiamo solo fare qualche ipotesi». Qua il
ragionevole dubbio esiste e resiste. Per il resto della storia, invece, Ranieri
dice di poter agire con precisione e di essere in grado di indicare la
posizione dei nuraghi sommersi sfruttando le sue rivelazioni e i suoi dati,
entrambi custoditi gelosamente e protetti dal diritto d’autore. Dice anche di
avere un’idea di come risolvere il quesito principale, cioè quando la civiltà
nuragica avrebbe affrontato la catastrofe. C’è un però: «Spesso le mie idee e i
miei studi sono state sfruttate da altri e spesso, anzi sempre, ho lasciato
perdere». Ora, però, i tempi sembrano cambiati.
Cari amici, conosco il
Professor Ranieri e lo accredito come persona serie e preparata, per cui non ho
dubbi su quello che ha affermato a proposito di quanto sopra riportato. Sarà il
tempo a dimostrare che il professore ha visto giusto ed ha ragione!
A domani.
Mario






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