martedì, ottobre 20, 2026

GIAPPONE, TOGLIERSI LE SCARPE PRIMA DI ENTRARE IN CASA NON È SOLO UNA NORMA IGIENICA MA UN RITO CULTURALE.


Oristano 20 ottobre 2026

Cari amici,

C’è proprio una grande differenza tra la cultura occidentale e quella orientale! Differenze in tanti campi, che a volte meravigliano non poco, con l’applicazione di riti che a noi occidentali sembrano alquanto strani e particolari. Oggi, per esempio, voglio parlare con Voi del rito di “Togliersi le scarpe prima di entrare in una qualsiasi casa giapponese”, da effettuare prima di varcare la soglia dell’abitazione. Per noi occidentali questa consuetudine potrebbe sembrare legata principalmente ad una norma igienica, ma in realtà non è esattamente così.

Nella cultura giapponese questo rituale quotidiano riflette una precisa visione del mondo. Quest’abitudine, maturata nei secoli, è frutto di Religione, filosofia, architettura e antropologia, con il risultato di “voler separare”  il confine tra lo spazio pubblico e quello privato. Come osserva l‘antropologa Joy Hendry in Understanding Japanese Society (2013), molti comportamenti della società giapponese acquistano significato solo se interpretati all'interno del loro sistema simbolico, dove anche i gesti più ordinari contribuiscono a preservare armonia, rispetto e appartenenza.

Amici, a separare lo spazio pubblico da quello privato (la casa) c’è il “GENKAN” , la prima parte dell’ingresso della casa tradizionale giapponese, uno spazio ribassato in cui vengono lasciate le scarpe prima di entrare negli ambienti della casa. Questa “soglia simbolica”, posta tra spazio pubblico esterno e lo spazio interno, non rappresenta solo una soluzione architettonica, in quanto attraversare il GENKAN significa abbandonare il mondo esterno, caratterizzato dalla frenesia, dal lavoro e dalle relazioni pubbliche, per accedere a uno spazio privato, dedicato alla famiglia, alla quiete e all'intimità.

L'antropologo Victor Turner, in The ritual process: Structure and Anti-Structure (1969), definisce questi luoghi di passaggio come spazi liminali, ovvero momenti o ambienti nei quali l'individuo modifica temporaneamente il proprio status sociale e simbolico. Sebbene Turner elabori questa teoria studiando i riti di passaggio delle società africane, il concetto di liminalità è stato successivamente applicato anche all'interpretazione della cultura giapponese. Il GENKAN rappresenta infatti un confine tra due ordini differenti: il fuori e il dentro, il profano e il familiare, il movimento e la quiete.

Questa distinzione richiama anche la riflessione dell'antropologa Mary Douglas nel celebre Purity and Danger: An Analysis of Concepts of Pollution and Taboo (1966). La Douglas sostiene che ogni società costruisce sistemi di classificazione per distinguere ciò che appartiene a uno spazio da ciò che ne è escluso. La "sporcizia", scrive l'autrice, non è solo materia indesiderata, ma è anche "materia fuori posto". In questa prospettiva, le scarpe non vengono tolte soltanto perché sporche, ma perché appartengono simbolicamente al mondo esterno e non al contesto domestico.

Le origini di questa tradizione affondano nelle credenze dello Shintoismo, la religione autoctona del Giappone. Secondo quanto sostenuto dalla storica delle religioni Helen Hardacre nel volume Shinto: A History (2017), uno dei principi fondamentali dello Shinto è la distinzione tra kiyome (purezza) e kegare (impurità). Quest'ultima non indica una colpa morale, bensì una condizione di squilibrio provocata dal contatto con determinati eventi, luoghi o elementi esterni. Lo storico dell'architettura Arby Brown, nel libro Just Enough: Lessons from Japan for sustainable living (2015), osserva che la casa giapponese è progettata come uno spazio flessibile, in cui la stessa stanza può trasformarsi nel corso della giornata da soggiorno a camera da letto. Il tatami è ciò che rende possibile l'ultimo degli stessi ambienti per scopi molto diversi. Dunque è indispensabile mantenere il pavimento perfettamente pulito, poiché esso costituisce il principale luogo di relazione tra il corpo e l'abitazione.

Cari amici, non usare le scarpe in casa in Giappone, non è quindi solo una regola di buona educazione e di rispetto per l’igiene. Nel mondo giapponese, il semplice gesto di sfilarsi le scarpe prima di entrare in casa delimita il confine tra ordine e disordine, tra pubblico e privato, tra esteriorità e raccoglimento. Anche Claude Lévi-Strauss, nella raccolta L'altra faccia della luna (Scritti sul Giappone -2011), rimase affascinato dalla capacità della cultura giapponese di attribuire profondi significati ai gesti più ordinari. Togliersi le scarpe, dunque, non significava soltanto proteggere un pavimento: significa riconoscere che ogni spazio possiede una propria identità e che il rispetto verso gli altri inizia dalle azioni più semplici. Sono cose che davvero fanno riflettere!

A domani.

Mario

 

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