martedì, settembre 01, 2026

QUANDO IL TACERE È PIÙ EFFICACE DELL'URLARE: L'ASPETTO FILOSOFICO E PSICOLOGICO DEL SILENZIO. CONFUCIO E L’ARTE DI TACERE.


Oristano 1° settembre 2026

Cari amici,

Molti di Voi che mi seguite quotidianamente sapete bene il motivo per cui per parecchi giorni è mancata la mia solita riflessione quotidiana! I malanni arrivano purtroppo all'improvviso e sconvolgono il programmato percorso giornaliero! Ora, se è pur vero che non sto ancora in gran forma, ho deciso di  riprendere a riflettere con Voi, cari amici lettori! Voglio ripartire dal "SILENZIO", dai più poco usato, analizzato nel suo aspetto filosofico e psicologico; il silenzio risulta nettamente superiore alle parole che la nostra bocca avrebbe voluto pronunciare. Si, amici il TACERE, usato nel modo giusto, diventa più forte anche dell'urlare, quando le parole perdono di valore o rischiano di alimentare conflitti inutili, ed è allora che il silenzio diventa una scelta di consapevolezza e autorevolezza. Di fronte ad una provocazione, rispondere attaccando verbalmente l’autore innesca una polemica sterile, mentre con il silenzio togliamo energia a chi ci ha provocato, dimostrando un controllo superiore della situazione.

Per il grande CONFUCIO, il silenzio è la risposta perfetta alla provocazione, valida ieri come oggi, nell'era dei social media. Confucio (551–479 a.C.) è stato un filosofo cinese, maestro di vita e fondatore del confucianesimo, celebre per aver basato la sua visione sull'etica personale, sul rispetto delle tradizioni e sul dovere sociale. Era considerato un grande saggio, perché insegnava l'importanza dell'armonia, della benevolenza e del buon governo attraverso l'esempio morale.

Amici, l’insegnamento di Confucio è ancora oggi particolarmente attuale! In un’epoca dominata dalla tecnologia, fatta di messaggi istantanei, commenti pubblicati d’impulso e discussioni che esplodono in pochi secondi, il silenzio è davvero importante. Fermarsi prima di parlare o scrivere, non vuol dire rinunciare a esprimersi, ma farlo con maggiore consapevolezza. La qualità della comunicazione non dipende dal numero delle parole, ma dal peso che sappiamo dare a ciascuna. A volte basta un attimo di silenzio per evitare un rimpianto, per capire meglio chi abbiamo davanti e dire soltanto ciò che conta davvero.

Nella cultura contemporanea, il SILENZIO viene erroneamente percepito come se non si avesse niente da dire, nel senso di non avere argomenti in risposta; silenzio come segno di debolezza, oppure una spiacevole sensazione di imbarazzo; Tutto il contrario, invece, di come il silenzio viene percepito nelle filosofie orientali, dove un pensiero come quello espresso da CONFUCIO afferma che il silenzio è un atto di presenza consapevole. Saper tacere non significa non avere nulla da dire, ma riconoscere quando l'ulteriore parola non avrebbe apportato alcun valore.

Nella filosofia orientale un “Silenzio Misurato” permette di praticare l'ascolto attivo: offrire spazio reale all'altro senza interromperlo con la smania di replicare; un silenzio che serve a preservare l'autorevolezza: le parole di chi parla poco mantengono un peso specifico notevolmente superiore rispetto al rumore di fondo di chi parla continuamente; silenzio che consente di evitare conflitti inutili: molte escalation verbali nascono proprio da una risposta di troppo, pronunciata d'impulso solo per avere l'ultima parola.

Amici lettori, noi, uomini e donne del Terzo Millennio, come possiamo utilizzare e applicare al meglio la saggezza di Confucio nella vita quotidiana? Riconoscere il valore di questo insegnamento, intanto, non significa chiudersi in un mutismo rigido, ma sviluppare una maggiore consapevolezza comunicativa. Prima di intervenire in una riunione di lavoro, in una discussione familiare o in un dibattito online, possiamo con calma riflettere e pesare ciò che decidiamo di dire o rispondere. Per farlo al meglio, sarebbe utile, in primo luogo, porsi tre semplici domande filtro: Quello che sto per dire è davvero necessario o utile? Il momento e il contesto sono quelli opportuni? Sto parlando per arricchire lo scambio o solo per riempire il silenzio? Se la risposta a una di queste domande è incerta, scegliere il silenzio è spesso la decisione più saggia e strategica che si possa prendere.

Cari amici, Sebbene formulata moltissimo tempo fa, la filosofia di Confucio appare straordinariamente profetica, se applicata al mondo digitale odierno. Oggi viviamo immersi in un ecosistema comunicativo che incentiva l'espressione continua e immediata. Piattaforme social, chat di messaggistica istantanea e forum ci sollecitano quotidianamente a commentare, opinare e condividere in tempo reale, riducendo la nostra riflessione a zero. Quanti post affrettati, messaggi impulsivi o commenti polemici, vengono scritti ogni giorno e sono, poi, rimpianti poco tempo dopo? L'insegnamento filosofico di Confucio  ci insegna che la misura e la moderazione verbale non sono concetti anacronistici, ma strumenti di tutela della propria sfera personale e delle relazioni interpersonali, oggi come ieri!

A domani, fedeli lettori!

Mario