lunedì, ottobre 05, 2026

UN MALE SEMPRE PIÙ DIFFUSO: L'AGEISMO, OVVERO LA DISCRIMINAZIONE PER ETÀ. COME SI MANIFESTA E COME SI COMBATTE.


Oristano 5 ottobre 2026

Cari amici,

A coniare per primo il termine “AGEISMO” fu il medico e psichiatra statunitense Robert Neil Butler, vincitore, nel 1976, di un premio Pulitzer. La parola fa riferimento ai comportamenti discriminatori messi in atto nei confronti di persone che appartengono ad una fascia d’età diversa dalla propria. Si, l’Ageismo è praticato non solo nei confronti dei singoli ma anche sui “Gruppi di persone” con un’età diversa da quella di chi li giudica, utilizzando proprio la differenza anagrafica. I dati del Global Report on Ageism (ONU, 2021) parlano chiaro: in Europa una persona su tre, sia giovane che anziana, viene considerata vittima di questo tipo di discriminazione, sempre più diffusa.

Sebbene in origine l’ageismo era rivolto quasi esclusivamente alla fascia anziana, oggi a fronte di uno scenario lavorativo sempre più multigenerazionale; i pregiudizi anagrafici infatti colpiscono anche la fascia più giovane, seppure con sfumature e motivazioni di volta in volta differenti. Il termine YOUNGISM, ad esempio, indica l’atteggiamento ageista verso i giovani adulti, ovvero coloro che si ritrovano all’inizio della loro carriera lavorativa, e il cui grado di maturità e capacità non viene identificato per il valore ma per l’età.

A tutt’oggi sono diversi gli studi su questo fenomeno, in particolare quelli effettuati da “Women of Influence” con “Exploring the Impact of Ageism on Women in the Workplace”, dal quale si rileva che l’ageismo non colpisce in egual misura donne e uomini, intersecandosi con fenomeni culturali radicati come gli stereotipi di genere. A parità di età, infatti, le donne risultano più svantaggiate e l’ageismo diventa quindi “agesimo di genere”. In realtà quasi l’80% delle donne che hanno partecipato allo studio hanno dichiarato di aver subito, nel corso della propria carriera lavorativa, discriminazioni legate all’età.

Amici lettori, l’Ageismo non riguarda solo l’età in sé, ma sembra valere in particolar modo per le donne nel lavoro, le quali, all’inizio mancano di credibilità, venendo addirittura, percepite come potenzialmente vicine ad una maternità, mentre in età matura, ovvero dopo i 65 anni, vengono considerate già vecchie. Basti pensare a Madonna e ai suoi 67 anni, dove ad un uomo della stessa età nessuno porrebbe il tema relativo all’opportunità nel mostrarsi. L’ageismo, poi, è davvero forte nel mondo del lavoro: avere un capo di 30 anni è socialmente accettato, ma averne uno di 70 non è proprio lo stesso!

L’Ageismo non colpisce solo la capacità fisica, in particolare quella senile, sempre più spesso si parla anche di “Ageismo digitale”, intendendo l’insieme dei comportamenti e dei pregiudizi nei confronti degli over 65, e non solo, circa la loro capacità di approcciarsi e utilizzare le tecnologie, navigare su Internet, ma anche sulla capacità di usare i social media e tutte le attività legate alla sfera del digitale. Eppure nella tecnologica società di oggi, saper ben utilizzare talenti di ogni età risulta cruciale per il successo delle imprese. In Italia, a fronte di un invecchiamento sempre più rapido, una percentuale in crescita di anziani vede allungarsi propria la vita lavorativa. Un fattore quest’ultimo che deve prendere in seria considerazione l’eliminazione dell’Ageismo, una discriminazione da contrastare assolutamente.

Come combattere l’Ageismo? Una ricerca, realizzata da Valore D in collaborazione con il centro di ricerca Behave Lab dell’Università degli Studi di Milano  (“Oltre le generazioni: esperienze, relazioni e lavoro”), ha analizzato non solo la quantità e la qualità delle differenze generazionali presenti nelle organizzazioni italiane, ma anche i possibili punti di contatto tra di esse. Perché è di questo che si tratta: cercare di andare oltre, di favorire scambi tra generazioni che siano costruttivi, in grado di superare gli stereotipi anagrafici e capaci di valorizzare i talenti di ognuno. È importante, inoltre, che anche la sfera politica emani leggi e direttive mirate a combattere l’Ageismo e le forme di discriminazione per età. Proprio per questo la Fondazione Longevitas di Roma, insieme ad altre 21 organizzazioni firmatarie, ha presentato al Parlamento Europeo il “Manifesto Europeo contro L’Ageismo”, un documento di 9 punti in cui sono sintetizzate le misure necessarie da prendere.

Cari amici, in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, dove le opportunità di lavoro e di crescita personale sono molteplici, dobbiamo smettere di considerare gli anziani solo un numero, nel senso che arrivati ad una certa età essi non contino più nulla. Gli anziani sono in possesso di memoria storica e risorse vissute, e ciò vuol dire che possono ancora dare molto, sia nel mondo lavorativo che in quello sociale. Non dimentichiamo mai che il presente è figlio del passato e che il futuro ha bisogno di radici antiche!

A domani.

Mario

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