mercoledì, giugno 24, 2026

L'UOMO E L'AVVENTURA DEI VIAGGI NELLO SPAZIO. RIUSCIREMO A SUPERARE IL PROBLEMA DELL'IPERGRAVITÀ?


Oristano 24 giugno 2026

Cari amici,

L’uomo è da tempo che ha in mente di uscire dal suo stato di semplice abitante della terra: il suo desiderio di scoprire altri mondi credo che sia sempre esistito, ed è diventato concreto con il primo atterraggio sulla luna, ironicamente definito “ALLUNAGGIO”. Indubbiamente, però, l'esplorazione spaziale comporta  per l’essere umano sfide biologiche e fisiche enormi. Se proviamo ad entrare nei particolari, per viaggiare nello spazio l'uomo deve combattere due importanti, seri problemi: l'assenza di peso e il suo contrario, ovvero l'IPERGRAVITÀ, in particolare durante il lancio nello spazio ed il rientro.

L’effetto che una gravità superiore a quella terrestre può avere, su un organismo complesso come quello umano, è qualcosa che l’uomo studia da tempo. Con la fantasia abbiamo sempre sognato di viaggiare verso altri mondi, ma la fantasia e la realtà sono difficili da conciliare! Tuttavia, verificare in modo scientifico cosa possa accadere davvero se ci si sottopone per diverso tempo a gravità superiori a 1g (cioè la gravità della Terra) non è semplice: non ci sono luoghi sul nostro pianeta in cui si verifichi un’ipergravità significativa, per cui servono strumenti ad hoc per ricrearla, per esempio con l'utilizzo di una centrifuga.

È proprio questo il sistema adottato dagli autori della nuova ricerca scientifica, che hanno proceduto in modo alquanto curioso: mettendo sperimentalmente dei moscerini della frutta (che sono ritenuti un buon modello animale per studiare le funzioni vitali anche di altre specie, anche perché sono piccoli, quindi di facile gestione, e, tra l'altro, si riproducono molto in fretta) su una “giostra” che, ruotando rapidamente, crea una spinta verso l’esterno che, in questo modo, simula una forza gravitazionale più alta.

Il team di ricerca ha esposto i moscerini a diversi livelli di accelerazione (4g, 7g, 10g, fino a un massimo di 13g) e ha osservato il loro comportamento. In particolare, i ricercatori hanno valutato la geotassi negativa, ossia l’istinto naturale di questi animali a muoversi in direzione opposta alla forza di gravità - e quindi a scalare le pareti del contenitore - quando vengono spaventati o scossi, scoprendo che, anche ai massimi livelli di gravità sperimentati, veniva mantenuta. Un segno – dicono gli autori della ricerca - che la struttura muscolare e le zampe dei moscerini non venivano distrutte dalla forza generata dalla centrifuga.

L’interpretazione dei movimenti spontanei dei moscerini, invece, è stata più complessa. "Quando i moscerini sono stati sottoposti a una gravità 4 volte superiore a quella terrestre, ossia 4g, per 24 ore, sono diventati iperattivi, ma a livelli più elevati di 7g, 10g e 13g, il modello si è invertito: invece di diventare iperattivi, sono diventati meno attivi e non si arrampicavano con la stessa intensità". Un altro dato interessante raccolto è stato quello di verificare per quanto tempo il comportamento degli insetti rimanesse alterato dopo l’esposizione all’ipergravità: gli animali sottoposti a 4g per 24 ore, riportati a 1g si mantenevano iperattivi per circa 7 settimane (in quello che potremmo chiamare “effetto Dragon Ball”), ossia per la maggior parte della loro vita, ma poi tornavano alla normalità. Anche i moscerini esposti a 7g, dopo un periodo di “rallentamento”, tornavano a comportarsi normalmente.

Per gli esperti questo particolare andamento è dovuto al modo in cui l’organismo gestisce l’energia. Dato che vivere in condizioni di ipergravità è molto dispendioso, è come se il cervello facesse economia, decidendo se valga di più la pena muoversi o risparmiare energie. Quando la gravità è più forte di quella terrestre ma non poi così tanto (4g), il moscerino tenderà a muoversi di più alla ricerca di risorse che possano soddisfare l’aumentato fabbisogno energetico. Quando, invece, si supera una certa soglia di gravità, il gioco non vale la candela e l’animale si muoverà il minimo indispensabile, a meno che non intervenga uno stimolo che reputa pericoloso per la sopravvivenza. A supporto di questa teoria, l'analisi dei livelli di trigliceridi, ossia i grassi che fungono da principale riserva energetica nel corpo del moscerino, ha mostrato come all’aumentare della forza di gravità l’equilibrio metabolico si sposti verso la conservazione delle riserve di grasso. Sono stati anche testati gli effetti dell’ipergravità a lungo termine e su più generazioni. Gli insetti nati da genitori vissuti a 7g e oltre, avevano compromissioni motorie molto più gravi rispetto a quelli esposti solo per 24 ore.

Cari amici, i risultati di questa ricerca sono un tassello importante per capire i limiti della nostra resistenza biologica alla forza di gravità in vista di future missioni spaziali con equipaggio umano. Nell’esplorazione spaziale, gli astronauti dovranno affrontare diversi cambiamenti gravitazionali. Nelle missioni Artemis, per esempio, passeranno dalla microgravità del viaggio alla gravità ridotta della Luna, fino all'ipergravità del rientro nell'atmosfera terrestre. Per questo comprendere come la gravità modelli l'uso dell'energia, i circuiti cerebrali del movimento, il modo in cui l’organismo recupera dopo uno stress, risulta essenziale per sviluppare le strategie che dovranno proteggere la salute degli equipaggi che viaggeranno nello spazio.

A domani, amici lettori.

Mario

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