Oristano 27 giugno 2026
Cari amici,
Con il dirompente
avanzare dell’Intelligenza Artificiale, spesso la nostra mente appare quasi
incapace di fronteggiare il pericolo rappresentato da questa strapotenza
artificiale. Giorno dopo giorno, l’A.I. cerca di applicare, in modo sempre più
perfezionato una tecnica invasiva, il “COGNITIVE HACKING” (o hackeraggio
cognitivo), una vera e propria manipolazione della nostra mente che mira a
sfruttare le vulnerabilità del pensiero e della percezione umana. Il suo vero scopo
non è quello di rubare una password, ma quello di influenzare il nostro
comportamento, le nostre convinzioni o le decisioni elaborate dalla nostra
mente.
Per rendere noto a tutti
noi questo pericolo Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco hanno elaborato un saggio (pubblicato
da "Il Sole 24 Ore") che parla
in dettaglio sia delle tecniche di condizionamento algoritmico che della
"persuasione industriale" elaborata dall'IA: una guida per difendere
la libertà di pensiero nell'era degli inganni digitali. Il saggio, già in
libreria, porta il titolo ““Hackerare la mente. Parole, algoritmi e inganni.
Come difendere la propria libertà digitale”, ed espone in dettaglio cos’è il
“cognitive hacking” e perché l’AI è una pericolosa '”arma di persuasione” che porta alla manipolazione digitale.
Amici, con il costante
miglioramento dell’A.I. la nuova frontiera della sicurezza informatica ha
smesso di concentrarsi esclusivamente su codici, virus e furti di password, per
puntare direttamente alle vulnerabilità del pensiero umano. È la tesi alla base
del saggio prima citato, scritto da Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco e
pubblicato da Il Sole 24 Ore. Il libro parte da un presupposto tecnico e
sociale preciso: nel mondo iperconnesso contemporaneo, il vero punto debole
delle infrastrutture digitali non è il software, ma l’utente. Gli autori
analizzano il fenomeno del cognitive hacking, una forma di attacco mirata non a
violare reti informatiche, ma a influenzare percezioni, emozioni e processi
decisionali della nostra mente.
Il saggio mette il dito
nella piaga! Le piattaforme tecnologiche, sfruttando l’enorme mole di dati
raccolti sulle abitudini e le preferenze del pubblico, arrivano a conoscere le
vulnerabilità dei singoli. In questo scenario, interfacce, notifiche, chatbot e
algoritmi predittivi si trasformano in vettori di manipolazione, progettati per
orientare i nostri comportamenti in modo quasi invisibile, spostando il
problema dalla semplice tutela della privacy alla manipolazione della libertà di
scelta.
Un focus centrale del
saggio di Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco è dedicato al potere del linguaggio e
al suo intreccio con le nuove tecnologie. Con l’avvento dell’Intelligenza
Artificiale generativa, la capacità di produrre messaggi persuasivi è diventata
adattiva e scalabile. I modelli linguistici sono in grado di generare contenuti
iper-personalizzati e coerenti su scala globale, dando vita a una vera e
propria “persuasione industriale” che rende le forme di manipolazione
estremamente sofisticate e difficili da riconoscere. Il problema è davvero
molto serio. Alla crescita travolgente dell’immagazzinamento dei nostri dato da
parte dell’A.I. contribuiamo tutti noi: non solo volontariamente attraverso
l’uso quotidiano degli strumenti digitali, ma anche con tutti i mezzi che ne
consentono l’utilizzo: satelliti, sensori, cavi sottomarini, data center,
applicazioni mobile. La custodia di dati così importanti dovrebbe essere un
obiettivo da raggiungere quanto prima. Certi dati sono il valore autentico di
un Paese, dei suoi princìpi morali e della democrazia stessa. Ed è anche molto
di più: il dato è oggi sicurezza nazionale.
Difenderlo significa
garantire la resilienza delle infrastrutture critiche, proteggere la capacità
di decisione autonoma di uno Stato e assicurare la continuità della sua stessa
sovranità. La custodia del dato diventa così parte integrante della strategia
di difesa nazionale. Il dato non solo racconta chi siamo oggi. È la materia
prima che decide chi saremo domani. Nel mondo nuovo, dove l’informazione è
sovrana e il dato regna, la materia prima strategica non è solo la fabbrica di
chip: è il dato.
Cari amici, le
conclusioni degli autori del saggio arrivano alla difficile domanda: “Come
difendersi? Oltre agli strumenti di cui è possibile dotarsi — antivirus,
aggiornamenti software, uso di sistemi a doppia autenticazione, copie di backup
— è necessario utilizzare una risorsa di cui tutti disponiamo: il tempo. Quando
ci si prende il tempo necessario, si è consapevoli di cosa si sta facendo. E si
diviene efficaci custodi della propria identità digitale. Difendere lo spazio
digitale diventa così una responsabilità collettiva, in cui ognuno agisce
diventando un vero custode della propria identità digitale.
A domani, fedeli lettori!
Mario








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