Oristano 5 giugno 2026
Cari amici,
Nella specie umana i rapporti con i nostri
simili costituiscono strutturalmente un consolidato aggregato “sociale”; un comportamento connotato spesso da grande “GENTILEZZA”, che è una componente importante della relazione sociale.
Ovviamente, questa modo di agire non dovrebbe mai essere vissuto come “un obbligo”, come un dovere, ovvero come un modo di compiacere sempre gli altri (ovvero il cosiddetto “people
pleasing”). Eppure, spesso, tanti di noi usano la gentilezza anche quando
questa risulta fuori luogo. Chi usa sempre questo approccio gentile con gli
altri in modo non spontaneo, spesso nasconde una profonda stanchezza emotiva.
Questo comportamento forzato,
secondo gli studiosi, deriva dall’incapacità del soggetto a porre, nei
confronti degli altri, i giusti e sani confini, arrivando così a “reprimere le
proprie emozioni”, consumando forzosamente energia per mantenere un equilibrio apparente. In
realtà questo è “il paradosso della gentilezza”: mostrare il sorriso apparente
(che non è certo segno di felicità), ma utilizzando una maschera per nascondere la propria stanchezza emotiva e lo stress. Le cause principali di questo
comportamento sono: la paura di deludere, il bisogno di approvazione e l’incapacità
di dire "no".
Quante volte incontrando
un amico che ci chiede “come stiamo” rispondiamo automaticamente che “va tutto bene” solo perché non abbiamo l’energia per spiegare che, purtroppo, non va affatto bene! Succede spesso anche nella nostra
attività lavorativa: entriamo in ufficio con il sorriso (in realtà solo
apparente) e ne usciamo la sera con lo stesso sorriso forzato, anche se dentro siamo a
pezzi. Nessuno se ne accorge, perché in tanti, a forza di dire “tutto tranquillo,
ci penso io”, abbiamo imparato a nascondere tutto. Anche le nostre angosce.
Amici, ci siamo passati
tutti in queste strettoie della giornata, e, nella costante applicazione della
gentilezza perfetta, nascondiamo una forte stanchezza emotiva che non fa rumore
ma che ci consuma dentro ogni giorno, lentamente ma inesorabilmente. Ovviamente le
conseguenze ci sono eccome: irritabilità, tristezza, mancanza di motivazione,
insonnia e senso di inadeguatezza. E, col passare del tempo, questi mali crescono,
si ingigantiscono, comportando seri problemi di salute. Il sistema è arrivare a
capire quanto tempo risulta necessario per poter a dire “stop”, e cambiare registro.
Seppure cambiare il
comportamento non sia facile, è necessario imparare a mettere dei sani confini alla
finta gentilezza; bisogna arrivare a comprendere e riconoscere che la gentilezza
autentica richiede di includere se stessi tra le persone di cui prendersi cura,
non di annullarsi per compiacere gli altri. La vera gentilezza non è debolezza,
ma una forma di forza che richiede coraggio, in quanto, quando diventa un semplice automatismo difensivo, logora inesorabilmente la nostra salute mentale.
La psicologia chiama,
come accennato prima, questo comportamento “people pleasing”, ma nella vita di
tutti i giorni dire sempre sì, sorridere sempre, fare spazio agli altri a costo
di trascurare se stessi è un peso immane, un debito emotivo forte e
schiacciante. Ogni favore concesso, ogni lite evitata, ogni volta che ingoiamo
una risposta che avremmo voluto dare, ci toglie un pezzetto di energia. Quando
nel nostro lavoro siamo disponibili ad aiutare tutti, quando continuano a chiederci
“dai, fai questo piccolo favore”, anche se siamo super stressati, invece di avere il coraggio di dire di no, in quanto, alla fine, ci facciamo solo del male.
Amici lettori, è quando
mettiamo sempre gli altri di fronte a noi che la stanchezza emotiva arriva a logorarci.
Ci farebbe bene, ogni tanto, concederci di essere arrabbiati, scortesi, distanti,
persino un po’ egoisti! Diciamolo chiaramente: mai applicare sempre la
gentilezza, perchè è alquanto dannosa! Chi ci prova si svuota lentamente, perchè quando la gentilezza smette di
essere una scelta diventa proprio una prigione! Impariamo, quando veniamo cercati e richiesti, a fermarci un attimo prima di dire “sì”! Non una lunga attesa, non certo un’ora: sono sufficienti pochi secondi, nei quali ci chiediamo: “mi va davvero di
farlo?” Se la risposta è no, proviamo, in modo gentile e morbido, a declinare cortesemente
la richiesta ricevuta.
Cari amici, la verità è
che chi è abituato dire sempre si, ad essere sempre gentile con tutti, spesso è quello che nessuno pensa minimamente di dover
proteggere! Appare agli altri sempre forte, stabile, adulto, ma dentro è davvero molto fragile! Forse il necessario cambiamento parte proprio da qui: iniziare a proteggersi da soli, dicendo un no alla
volta alle richieste, ponendo un confine quando necessario. In questo modo la gentilezza tornerà ad essere una libera scelta, non quel forte obbligo tatuato sulla pelle! Meditate gente, meditate!
A domani.
Mario

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