lunedì, giugno 08, 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ALGORITMI: QUANDO IL LORO COSTANTE UTILIZZO, ANZICHÉ MIGLIORARLE, APPIATTISCE LE NOSTRE SCELTE.


Oristano 9 giugno 2026

Cari amici,

In questo ipertecnologico Terzo Millennio, la nostra vita è fagocitata dall’Intelligenza Artificiale (AI) che, volenti o nolenti, contribuisce sempre più a regolare le nostre giornate. Sempre più numerose, infatti sono le persone che fanno un uso costante dell’Intelligenza Artificiale e dei relativi algoritmi nella vita quotidiana, nell’intento, ovviamente, di trovare un miglioramento delle loro scelte, sia in campo lavorativo che relazionale e di relax. Questa previsione, però, non appare così scontata come lo si desidera,, in quanto il risultato finale appare più negativo che positivo. Vediamo il perché.

Il costante utilizzo dell’A.I. e dei suoi collegati "ALGORITMI", a lungo andare crea un fenomeno ai più inaspettato: l’appiattimento delle nostre possibili scelte da effettuare. Questo fenomeno di appiattimento delle scelte e di omologazione culturale avviene in quanto gli algoritmi effettuano l’analisi orientando le decisioni sui dati ricavati dal passato ed esistenti in archivio; quindi, indirizzando le future decisioni umane verso percorsi prevedibili e standardizzati, in quanto l’Intelligenza Artificiale nulla crea, ma tutto copia dal passato esistente!  

Ciò, cari lettori, sta a significare che i tanto decantati Algoritmi, ripescando e riproducendo il patrimonio umano esistente, altro non fanno che limitare la nostra futura disponibilità a sperimentare nuovi percorsi, diversi e innovativi! Per meglio chiarire, ad esempio gli algoritmi di social media e piattaforme streaming (Netflix, Spotify, TikTok) tendono a proporre contenuti simili a quelli già consumati per mantenerci incollati allo schermo. Questo crea una "bolla" che ci espone solo a opinioni e gusti preesistenti, riducendo la possibilità di scoprire cose nuove o discordanti.

La (triste) realtà è che, ci piaccia o no, gli algoritmi contribuiscono a ridurre la nostra immaginazione! L'abitudine a ricevere suggerimenti pronti ("ti potrebbe piacere anche...") atrofizza la nostra capacità immaginativa, scoraggiando l'esplorazione autonoma e il nostro tentativo di fare scelte diverse. Insomma, amici, gli algoritmi sfruttano la nostra “Pigrizia decisionale”: Il cervello umano, infatti, tende naturalmente a risparmiare energia, per cui essi capitalizzano questa predisposizione, semplificando le scelte e inducendoci a delegare le nostre decisioni complesse alla macchina!

Amici lettori, per la prima volta al mondo, uno studio ha certificato qualcosa che già era nell'aria. Condotto da tre ricercatori, è ora chiaro come i suggerimenti basati sull'AI stiano riducendo la varietà e la diversità delle nostre future decisioni, come ad esempio quelle dei luoghi che frequentiamo. E più la utilizziamo ubbidendo ai suggerimenti ricevuti, peggio è. Alcuni esempi servono a chiarire meglio il problema. Mettiamo che un fine settimana che si avvicina decidiamo di andare a mangiare in un posto diverso, ancora tutto da scoprire.

Decidiamo, quindi, di aprire Google Maps o TripAdvisor per scovare quel ristorante diverso, quella caffetteria nascosta, quel locale fuori dal giro, considerandoci dei novelli esploratori urbani. Ovviamente dobbiamo affidarci ad un algoritmo, per poter ampliare i nostri orizzonti, finendo, però, per andare esattamente dove vanno tutti gli altri. E più ci fidiamo ciecamente, dell’algoritmo fornitoci dall’Intelligenza Artificiale, più cadremo nel solito tran-tran seguito dagli altri.

Si, amici, per la prima volta al mondo, tre ricercatori italiani hanno costruito una semi-simulazione in grado di svelare questo paradosso: Luca Pappalardo e Marco Minici del CNR e Giovanni Mauro della Scuola Normale Superiore di Pisa hanno modellato esplicitamente il feedback loop tra sistemi di raccomandazione e comportamenti umani, cercando di individuare le reciproche responsabilità. Pubblicato sulla rivista Machine Learning, il loro studio non misura quanto sono bravi gli algoritmi a indovinare i nostri gusti, ma come i sistemi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale stanno plasmando le società con la nostra piena complicità.

Cari amici lettori, inoltrarsi senza limiti nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e nei derivati Algoritmi, significa, per la specie umana, arrivare ad appiattire le capacità intuitive ed emotive, da sempre presenti e pulsanti nell’intelligenza umana. L'uso eccessivo dell'IA rischia perciò di trasformarci in semplici esecutori non pensanti,  utilizzando quanto ricevuto senza la necessaria verifica delle fonti, e delegando completamente la scelta finale agli Algoritmi dell’Intelligenza Artificiale! Per l’uomo sarebbe, a mio avviso, la fine, diventando un semplice personaggio eterodiretto!

A domani.

Mario

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