Oristano 9 giugno 2026
Cari amici,
In questo ipertecnologico Terzo Millennio,
la nostra vita è fagocitata dall’Intelligenza Artificiale (AI) che, volenti o
nolenti, contribuisce sempre più a regolare le nostre giornate. Sempre più
numerose, infatti sono le persone che fanno un uso costante dell’Intelligenza
Artificiale e dei relativi algoritmi nella vita quotidiana, nell’intento,
ovviamente, di trovare un miglioramento delle loro scelte, sia in campo
lavorativo che relazionale e di relax. Questa previsione, però, non appare così
scontata come lo si desidera,, in quanto il risultato finale appare più
negativo che positivo. Vediamo il perché.
Il costante utilizzo
dell’A.I. e dei suoi collegati "ALGORITMI", a lungo andare crea un fenomeno ai più
inaspettato: l’appiattimento delle nostre possibili scelte da effettuare. Questo
fenomeno di appiattimento delle scelte e di omologazione culturale avviene in
quanto gli algoritmi effettuano l’analisi orientando le decisioni sui dati
ricavati dal passato ed esistenti in archivio; quindi, indirizzando le future decisioni
umane verso percorsi prevedibili e standardizzati, in quanto l’Intelligenza Artificiale
nulla crea, ma tutto copia dal passato esistente!
Ciò, cari lettori, sta a significare
che i tanto decantati Algoritmi, ripescando e riproducendo il patrimonio umano
esistente, altro non fanno che limitare la nostra futura disponibilità a
sperimentare nuovi percorsi, diversi e innovativi! Per meglio chiarire, ad esempio gli
algoritmi di social media e piattaforme streaming (Netflix, Spotify, TikTok)
tendono a proporre contenuti simili a quelli già consumati per mantenerci
incollati allo schermo. Questo crea una "bolla" che ci espone solo a
opinioni e gusti preesistenti, riducendo la possibilità di scoprire cose nuove
o discordanti.
La (triste) realtà è che,
ci piaccia o no, gli algoritmi contribuiscono a ridurre la nostra immaginazione! L'abitudine a ricevere suggerimenti pronti ("ti potrebbe piacere
anche...") atrofizza la nostra capacità immaginativa, scoraggiando
l'esplorazione autonoma e il nostro tentativo di fare scelte diverse. Insomma,
amici, gli algoritmi sfruttano la nostra “Pigrizia decisionale”: Il cervello
umano, infatti, tende naturalmente a risparmiare energia, per cui essi
capitalizzano questa predisposizione, semplificando le scelte e inducendoci a
delegare le nostre decisioni complesse alla macchina!
Amici lettori, per la
prima volta al mondo, uno studio ha certificato qualcosa che già era nell'aria.
Condotto da tre ricercatori, è ora chiaro come i suggerimenti basati sull'AI
stiano riducendo la varietà e la diversità delle nostre future decisioni, come
ad esempio quelle dei luoghi che frequentiamo. E più la utilizziamo ubbidendo
ai suggerimenti ricevuti, peggio è. Alcuni esempi servono a chiarire meglio il
problema. Mettiamo che un fine settimana che si avvicina decidiamo di andare a
mangiare in un posto diverso, ancora tutto da scoprire.
Decidiamo, quindi, di aprire
Google Maps o TripAdvisor per scovare quel ristorante diverso, quella
caffetteria nascosta, quel locale fuori dal giro, considerandoci dei novelli esploratori
urbani. Ovviamente dobbiamo affidarci ad un algoritmo, per poter ampliare i nostri
orizzonti, finendo, però, per andare esattamente dove vanno tutti gli altri. E
più ci fidiamo ciecamente, dell’algoritmo fornitoci dall’Intelligenza
Artificiale, più cadremo nel solito tran-tran seguito dagli altri.
Si, amici, per la prima
volta al mondo, tre ricercatori italiani hanno costruito una semi-simulazione
in grado di svelare questo paradosso: Luca Pappalardo e Marco Minici del CNR e
Giovanni Mauro della Scuola Normale Superiore di Pisa hanno modellato
esplicitamente il feedback loop tra sistemi di raccomandazione e comportamenti
umani, cercando di individuare le reciproche responsabilità. Pubblicato sulla
rivista Machine Learning, il loro studio non misura quanto sono bravi gli
algoritmi a indovinare i nostri gusti, ma come i sistemi di raccomandazione
basati sull’intelligenza artificiale stanno plasmando le società con la nostra
piena complicità.
Cari amici lettori, inoltrarsi
senza limiti nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e nei derivati Algoritmi,
significa, per la specie umana, arrivare ad appiattire le capacità intuitive ed
emotive, da sempre presenti e pulsanti nell’intelligenza umana. L'uso eccessivo dell'IA rischia perciò di
trasformarci in semplici esecutori non pensanti, utilizzando quanto ricevuto senza la
necessaria verifica delle fonti, e delegando completamente la scelta finale
agli Algoritmi dell’Intelligenza Artificiale! Per l’uomo sarebbe, a mio avviso,
la fine, diventando un semplice personaggio eterodiretto!
A domani.
Mario









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