venerdì, luglio 31, 2026

LA SARDEGNA E LE RISORSE MINERARIE NASCOSTE. NEGLI SCARTI DI GRANITO PRESENTI MATERIE RARE OGGI UTILISSIME.


Oristano 31 luglio 2026

Cari amici,

Chiudo le mie riflessioni giornaliere di questo mese di Luglio parlando con Voi, amici lettori, delle risorse inespresse della mia amata SARDEGNA. La nostra isola è una terra fra le più antiche, con rocce che superano l'età di 500 milioni di anni. Questa straordinaria storia geologica ha reso il suo sottosuolo uno dei più ricchi d'Europa, con giacimenti sfruttati dall'uomo fin dal Neolitico e una varietà di minerali di rilevanza mondiale. Il patrimonio minerario sardo è immenso e si articola attorno a diverse peculiarità geologiche e storiche. Oltre l’Ossidiana, particolare vetro vulcanico estratto fin dal 6000 a.C. sul Monte Arci, piombo, zinco, argento e carbone, oltre ad una straordinaria varietà di pietre tra cui il granito.

Il sottosuolo sardo, come accennato prima, ospita migliaia di specie mineralogiche, alcune delle quali uniche al mondo: come l’Ichnusaite, un minerale scoperto a Sarroch (CA) considerato tra i più rari e preziosi in assoluto del pianeta; presente anche l’Aragonite Azzurra, uno dei minerali più identitari dell'isola, considerato una vera icona a livello internazionale. Che dire, poi, della Barite, presente con splendide cristallizzazioni trasparenti e color ambra, presente in particolare nell'area del Sarrabus-Gerrei. Ma non è tutto.

Di recente, con nuovi strumenti, è avvenuta la straordinaria scoperta della presenza di “giacimenti di terre rare”, presenti negli scarti di lavorazione del granito, in particolare a Buddusò, scoperta che rappresenta una svolta per l'economia circolare e l'approvvigionamento di quelle "materie rare" oggi assolutamente necessarie per la moderna tecnologia, e che in Europa risultano alquanto carenti. I ricercatori hanno individuato questi materiali preziosi negli immensi cumuli di scarti della lavorazione del granito, quindi direttamente in superficie, arrivando in questo modo a trasformare decenni di "rifiuti industriali" in una preziosa risorsa strategica!

La zona interessata è, come accennato, quella di BUDDUSÒ, in provincia di Sassari, dove si produce circa il 70% del granito estratto in Italia. A tutt’oggi l'accumulo di materiali di scarto (sfridi) è davvero immenso, considerato che vi è concentrato da decenni. Poi è arrivata la scoperta: Nell'ambito del progetto europeo REGS II dell'Università di Ferrara, in questi scarti è stata rilevata una presenza di ALLANITE (un minerale ricco di terre rare) fino al 15% all'interno dei cumuli di granito. Questi cumuli contengono elementi essenziali per la transizione energetica e l'alta tecnologia, tra cui Neodimio, Cerio, Lantanio, oltre a Germanio, Gallio, Tantalio e Niobio.

Questa scoperta appare sotto molti aspetti eccezionale, con un grande vantaggio ambientale: Non essendo necessaria una nuova attività estrattiva dal sottosuolo, i costi di recupero diminuiscono drasticamente, così come l'impatto ambientale, permettendo nel contempo il recupero paesaggistico dei cumuli di scarto. Per decenni, amici, a Buddusò abbiamo buttato via qualcosa che oggi il mondo cerca disperatamente! Si, qualcosa che non era nascosto a chilometri di profondità, era pronto e a vista in superficie! Non serviva scavare una nuova montagna, in quanto il materiale era lì, ammucchiato ai bordi delle cave: milioni di frammenti di granito considerati semplicemente scarti.

I ricercatori del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Ferrara dentro quelle rocce considerate inutili hanno trovato qualcosa di veramente sorprendente: una presenza importante di minerali e terre rare leggere, indispensabili per la moderna tecnologia. Sono elementi dai nomi quasi sconosciuti al grande pubblico, come indicati prima, ma dei quali oggi non si può fare a meno, perchè sono tra i materiali che alimentano la tecnologia moderna. Ecco alcuni esempi: Il neodimio viene utilizzato nei magneti permanenti dei motori elettrici e delle turbine eoliche, il cerio trova impiego in diversi processi industriali e tecnologie energetiche, il lantanio è presente in alcune applicazioni legate alle batterie e ai materiali avanzati.

Il paradosso, amici lettori, è proprio questo: mentre l’Europa cerca nuove fonti di materie prime strategiche, una parte di queste potrebbe trovarsi in materiali e in luoghi che per anni abbiamo considerato solo come rifiuti. Materie prime che non sono celate sotto una foresta incontaminata, o dentro una montagna da distruggere, ma in materiali che abbiamo considerato di scarto, che avevamo già estratto e poi abbandonato come rifiuto.

Cari amici lettori, il nostro futuro (e quello dei nostri figli), se vorremmo davvero smettere di continuare a devastare il pianeta, deve necessariamente provvedere a “riciclare e recuperare” le tante materie per anni sconsiderate scarto. Trasformare gli scarti industriali in nuove risorse, riducendo la necessità di nuove estrazioni, darà nuove opportunità alla salvaguardia di questo pianeta, al quale di problemi ne abbiamo già creato anche troppi!

A domani.

Mario

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