Oristano 23 luglio 2026
Cari amici,
La SOLIDARIETÀ
nella specie umana è sempre esistita. I più recenti studi archeologici dimostrano, in modo chiaro, che le organizzazioni sociali umane del passato erano
perfettamente in grado e disponibili a venire incontro ai soggetti più fragili
e malati, curando le loro ferite e i loro bisogni, offrendo loro la più ampia solidarietà.
A darci certezze su questo comportamento usato migliaia di anni fa, è la
bio-archeologia, che è in grado di evidenziare l’attenzione dell’uomo verso il
suo simile, dopo aver analizzato per filo e per segno gli antichissimi reperti
umani rinvenuti che lo dimostravano.
Nel recente “Festival
Storiæ. Archeologia e narrazioni”, arrivato all’VIII edizione e svoltosi a
Ischia dal 30 maggio al 3 giugno, la rassegna ha ospitato interessanti incontri
tra studiosi, narrazioni popolari, mostre, laboratori, escursioni, concerti e
proiezioni; è stato messo a fuoco anche il tema dell’antica solidarietà umana, elaborato
dalla Prof.ssa Simona Minozzi, paleopatologa dell’Università di Pisa, che
ha raccontato come le antiche società umane affrontavano la fragilità, ovvero
come le organizzazioni sociali del passato erano in grado di curare e offrire
solidarietà alle persone fragili.
La professoressa e
saggista Simona Minozzi ha evidenziato come lo studio degli scheletri abbia
potuto rivelare che individui con gravi malattie, traumi o disabilità, sono sopravvissuti
a lungo grazie all’aiuto della Comunità di appartenenza. Fratture rinsaldate,
patologie croniche e deformazioni fisiche in fossili di individui adulti o
anziani, diventano così tracce concrete di assistenza e supporto. Dalla
preistoria al Medioevo, sono emersi esempi di persone fragili, ma integrate
nella vita sociale. Basti pensare che anche popolazioni antiche come i
Neanderthal mostrano, con gli studi di oggi, comportamenti di cura e assistenza.
Amici, la solidarietà
appare quindi come un tratto profondo e antico dell’umanità, fondamentale per
la sopravvivenza collettiva. Ciò che è emerso da questi casi analizzati è che
la storia della malattia nel passato è anche la storia della solidarietà umana! Si, amici, sono le ossa che, silenziosamente, continuano a raccontarcelo. La cura non può essere
interpretata soltanto come gesto di pietà, ma come pratica sociale capace di
rafforzare la Comunità stessa. Un individuo disabile non era necessariamente un
peso improduttivo: poteva mantenere ruoli affettivi, simbolici o sociali
importanti. La disabilità, dunque, non coincideva automaticamente con l’esclusione.
Sulla stessa lunghezza
d’onda le riflessioni del professor Fabio Martini, paletnologo
dell’Università di Firenze. Secondo lui, in chiave evolutiva, «il comportamento
empatico può avere un’origine biologica e quindi "far parte" del patrimonio genetico
dell’uomo, perché costituisce un vantaggio adattativo». Nelle società più
antiche, fondate sulla caccia e la raccolta, la sopravvivenza dipendeva infatti
dalla cooperazione: la caccia collettiva, la condivisione del cibo e la
protezione reciproca erano strumenti essenziali per la vita del gruppo. Aiutare
un individuo vulnerabile significava quindi rafforzare la Comunità stessa.
Solidarietà e
Condivisione, dunque, sono sempre esistiti nel DNA dell’uomo. Su questo
versante anche l’antropologa australiana Lorna Tilley, che, attraverso
il concetto di “Bioarchaeology of care”, cioè “bio-archeologia della cura”, lo
conferma. Una frattura guarita, una deformità scheletrica o una malattia
fortemente invalidante, non raccontano soltanto dolore e sofferenza: possono
rivelare, invece, gesti di solidarietà, condivisione del cibo, sostegno
reciproco e inclusione sociale. Se un individuo gravemente disabile è riuscito
a sopravvivere per anni in società prive di strumenti di natura medica, significa infatti
che qualcuno si è preso cura di lui. In questo senso, il corpo malato diventa
una traccia archeologica della solidarietà.
Cari amici, queste
scoperte, fatte oggi nel Terzo Millennio, nel quale l’Umanità vive un particolare momento
storico segnato quotidianamente da immagini di guerra, violenza e distruzione,
sono eloquenti testimonianze del passato che ci ricordano qualcosa di molto importante:
empatia, cooperazione e assistenza reciproca non sono aspetti marginali della
storia umana, ma ne rappresentano una delle radici più profonde.
A domani, amici lettori.
Mario








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