martedì, luglio 28, 2026

IL CRESCENTE PERICOLO DELLE BABY GANG NEI GRANDI CENTRI URBANI. LE RIPETUTE AGGRESSIONI SONO IL SINTOMO DI UN PROFONDO DISAGIO SOCIALE. LA RIFLESSIONE DI FEDERICO QUARANTA.


Oristano 28 luglio 2026

Cari amici,

Il problema della devianza minorile non è solo preoccupante, ma sta diventando addirittura DRAMMATICO! Nei grandi centri urbani, oramai da tempo, sono operative delle “BABY GANG”, composte da minorenni provenienti da famiglie disagiate, che, col favore delle tenebre aggrediscono anche per rubare pochi spiccioli o oggetti anche di poco valore.  Il fenomeno, tra l’altro in crescita, è diventato una vera e propria “emergenza sociale” di preoccupante complessità. Le numerose analisi sociologiche messe in campo dimostrano che non si tratta della sola “criminalità ordinaria”, ma del risultato di un profondo disagio urbano, marginalità economica e ricerca di affermazione attraverso l'emulazione e i social media.

Per capire meglio questa violenza giovanile, dobbiamo partire dalle teorie economiche ortodosse sul ruolo delle città; la sempre più alta concentrare di tante persone in grossi centri urbani dovrebbe stimolare la proliferazione di nuove idee e tecnologie, capaci di migliorare la produttività e la crescita economica di quello stesso territorio. In realtà però ciò non avviene. L’effetto redistributivo dei benefici prodotti dalla crescita generata dalle grandi città – il cosiddetto spillover – risulta alquanto diseguale, nel senso che privilegia pochi lasciando indietro nuclei di persone sempre più numerosi.

Si, amici, la città contemporanea appare come il risultato dello sviluppo capitalistico fondato sul presupposto dell’illimitatezza delle risorse (per pochi) e sulla "illusoria" prospettiva di crescita infinita, che si oppone all’idea di centro urbano quale motore di aggregazione sociale. Oltre il centro, in periferia sono presenti centinaia di famiglie che vivono  in contesti di forte deprivazione economica, dove i figli giovani percepiscono un'assenza di futuro e opportunità. Il profondo disagio di questi giovanissimi viene scaricato attraverso l’uso della violenza, che viene spesso filmata e condivisa in rete per ottenere ammirazione, status e potere all'interno del proprio gruppo di pari.

Milano è una città che vive ogni giorno questo pericoloso problema. Di recente anche il noto conduttore Federico Quaranta è stato aggredito in strada da una banda di ragazzini, mentre rientrava di sera a casa. “Mi sono difeso, ho reagito – ha detto – ma ho rischiato grosso”. Poi ha così commentato: “Stanotte ho capito una cosa. Non mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega di mio padre era soltanto il pretesto. Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi. Per uno zaino. Una valigia”.

Attraverso la sua pagina Instagram Quaranta ha voluto fare una seria riflessione sul tema sicurezza a Milano e sulla trasformazione della città tra crescente insicurezza, disuguaglianze e degrado urbano. “Tornando a casa ho continuato a farmi una domanda: che città stiamo costruendo?". Perché Milano, ormai, assomiglia sempre più a una moderna Commedia di Dante. Solo che abbiamo invertito l’Inferno. Al centro ci sono i recinti dorati. Le vetrine blindate. Le case che costano quanto una vita. I quartieri dove il lusso non è più un privilegio ma un sistema di difesa. Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle. I marciapiedi si consumano. Le serrande si abbassano. I servizi scompaiono. Le scuole arrancano. Le occasioni diminuiscono. E la distanza fra chi ha tutto e chi pensa di non avere più niente diventa un abisso. L’antropologia ci insegna che ogni Comunità ha bisogno di sentirsi parte di un destino comune. La sociologia ci ricorda che, quando quel destino si spezza, nasce la frammentazione.

Focalizzando la sua attenzione sulle Baby Gang, Quaranta ha sostenuto con forza che dietro queste pericolose aggressioni c’è un serissimo problema sociale di ribellione, che vede come nemici i ceti più alti, che – di consegue3nza – crea quella carica di violenza che porta "dal quartiere alla banda, poi al branco", fino a trasformare in "nemico" una persona qualunque che torna a casa. Secondo il conduttore, tra molti giovani "il marchio sostituisce l'identità, la violenza diventa linguaggio e il furto diventa riscatto". Per Quaranta, il problema non è solo la criminalità, bensì "il fallimento di un'idea di convivenza"; in una società che presenta differenze abissali di benessere, i ceti meno abbienti arrivano alla convinzione che per affermarsi sia necessario togliere qualcosa agli altri.

Cari amici, in questo Millennio viviamo in una società malata, troppo egoista e poco disposta a sostenere chi ha bisogno. La violenza giovanile è il frutto avvelenato di questo nostro egoismo. Credo che "TUTTI" dovremmo riflettere!

A domani.

Mario

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