Oristano 28 luglio 2026
Cari amici,
Il problema della devianza minorile non è solo preoccupante, ma sta diventando addirittura DRAMMATICO! Nei grandi centri urbani,
oramai da tempo, sono operative delle “BABY GANG”, composte da minorenni
provenienti da famiglie disagiate, che, col favore delle tenebre aggrediscono anche
per rubare pochi spiccioli o oggetti anche di poco valore. Il fenomeno, tra l’altro in crescita, è diventato
una vera e propria “emergenza sociale” di preoccupante complessità. Le numerose
analisi sociologiche messe in campo dimostrano che non si tratta della sola “criminalità
ordinaria”, ma del risultato di un profondo disagio urbano, marginalità
economica e ricerca di affermazione attraverso l'emulazione e i social media.
Per capire meglio questa
violenza giovanile, dobbiamo partire dalle teorie economiche ortodosse sul
ruolo delle città; la sempre più alta concentrare di tante persone in grossi centri urbani dovrebbe stimolare la
proliferazione di nuove idee e tecnologie, capaci di migliorare la
produttività e la crescita economica di quello stesso territorio. In realtà
però ciò non avviene. L’effetto redistributivo dei benefici prodotti dalla
crescita generata dalle grandi città – il cosiddetto spillover – risulta alquanto
diseguale, nel senso che privilegia pochi lasciando indietro nuclei di persone
sempre più numerosi.
Si, amici, la città
contemporanea appare come il risultato dello sviluppo capitalistico fondato sul
presupposto dell’illimitatezza delle risorse (per pochi) e sulla "illusoria" prospettiva di crescita infinita, che si oppone all’idea di centro urbano quale
motore di aggregazione sociale. Oltre il centro, in periferia sono presenti centinaia
di famiglie che vivono in contesti di
forte deprivazione economica, dove i figli giovani percepiscono un'assenza di
futuro e opportunità. Il profondo disagio di questi giovanissimi viene
scaricato attraverso l’uso della violenza, che viene spesso filmata e condivisa
in rete per ottenere ammirazione, status e potere all'interno del proprio
gruppo di pari.
Milano è una città che
vive ogni giorno questo pericoloso problema. Di recente anche il noto conduttore
Federico Quaranta è stato aggredito in strada da una banda di ragazzini, mentre
rientrava di sera a casa. “Mi sono difeso, ho reagito – ha detto – ma ho
rischiato grosso”. Poi ha così commentato: “Stanotte ho capito una cosa. Non
mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega di mio padre era
soltanto il pretesto. Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi. Per uno zaino.
Una valigia”.
Attraverso la sua pagina
Instagram Quaranta ha voluto fare una seria riflessione sul tema sicurezza a
Milano e sulla trasformazione della città tra crescente insicurezza,
disuguaglianze e degrado urbano. “Tornando a casa ho continuato a farmi una
domanda: che città stiamo costruendo?". Perché Milano, ormai, assomiglia sempre
più a una moderna Commedia di Dante. Solo che abbiamo invertito l’Inferno. Al
centro ci sono i recinti dorati. Le vetrine blindate. Le case che costano
quanto una vita. I quartieri dove il lusso non è più un privilegio ma un
sistema di difesa. Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle. I
marciapiedi si consumano. Le serrande si abbassano. I servizi scompaiono. Le
scuole arrancano. Le occasioni diminuiscono. E la distanza fra chi ha tutto e
chi pensa di non avere più niente diventa un abisso. L’antropologia ci insegna
che ogni Comunità ha bisogno di sentirsi parte di un destino comune. La
sociologia ci ricorda che, quando quel destino si spezza, nasce la
frammentazione.
Focalizzando la sua
attenzione sulle Baby Gang, Quaranta ha sostenuto con forza che dietro queste pericolose
aggressioni c’è un serissimo problema sociale di ribellione, che vede come
nemici i ceti più alti, che – di consegue3nza – crea quella carica di violenza
che porta "dal quartiere alla banda, poi al branco", fino a
trasformare in "nemico" una persona qualunque che torna a casa.
Secondo il conduttore, tra molti giovani "il marchio sostituisce
l'identità, la violenza diventa linguaggio e il furto diventa riscatto".
Per Quaranta, il problema non è solo la criminalità, bensì "il fallimento
di un'idea di convivenza"; in una società che presenta differenze abissali
di benessere, i ceti meno abbienti arrivano alla convinzione che per affermarsi
sia necessario togliere qualcosa agli altri.
Cari amici, in questo
Millennio viviamo in una società malata, troppo egoista e poco disposta a
sostenere chi ha bisogno. La violenza giovanile è il frutto avvelenato di
questo nostro egoismo. Credo che "TUTTI" dovremmo riflettere!
A domani.
Mario







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