Oristano 27 luglio 2026
Cari amici,
Il costante avanzare, praticamente incontrollabile, dell’Intelligenza Artificiale sta portando l’uomo ad un
pericoloso annichilimento, che sta minando la sua capacità cognitiva con una pericolosa, potenziale
regressione emotiva e relazionale. Oramai sono le macchine quelle che stanno
sostituendo le nostre capacità di giudizio, per cui già dipendiamo dagli
algoritmi, rischiando di atrofizzare il nostro spirito critico, buttando alle
ortiche anche la nostra creatività. Sostituire la nostra capacità cognitiva con
l’A.I. costituisce un pericolo reale, concreto e dalle conseguenze inimmaginabili.
L'A.I., in realtà, sappiamo
che eccelle nell'elaborazione e nell'efficienza, ma manca di determinanti requisiti: empatia, coscienza
ed esperienza fisica. Proprio per questo quando deleghiamo decisioni etiche e
relazionali a strumenti che non comprendono il significato umano dell'esistenza, stiamo sbagliando alla grande, impoverendo fortemente la nostra capacità
cognitiva. Numerosi studiosi e filosofi, come Paolo Ercolani, evidenziano come
l'era degli algoritmi e delle tecnologie digitali coincida con una regressione
delle abilità logiche e critiche dell'uomo, che viene "macchinizzato"
a vantaggio dell'efficienza.
Amici lettori, in un
futuro ormai dominato dall'algoritmo, la salvezza dell'uomo del Terzo Millennio
risiede in gran parte nella riscoperta della “FILOSOFIA”,
perché essa rappresenta l'unico baluardo di pensiero critico, etica e di autoconsapevolezza. Se è pur vero che l'Intelligenza
Artificiale svolge compiti ad enorme velocità, ed è in grado di ottimizzare e
calcolare in tempi brevissimi, manca però di “coscienza”! Al contrario, la pratica
filosofica coltiva costantemente il dubbio, il senso del limite e la ricerca di
un significato profondo, tutti elementi inaccessibili alle macchine.
L'Intelligenza
Artificiale, anche se è in grado di elaborare in tempi brevissimi i dati, lo fa in
modo asettico, senz’anima, non comprendendo il valore delle cose. La filosofia,
invece, ci spinge a interrogarci sul perché dei nostri comportamenti e sul
valore dell'esistenza. Che dire, poi, dell’Etica e della Responsabilità
personale? Di fronte a dilemmi morali complessi, le macchine non sono in grado
di gestirli, mancando delle necessarie capacità che invece solo l'uomo possiede, ed è, quindi, in grado di guidare le scelte attraverso l'etica e l'empatia.
Cari lettori, c'è da chiedersi: ma il
pensiero dell’uomo del Terzo Millennio come riesce a far convivere il proprio
libero pensiero nell'epoca dell’invasione delle intelligenze artificiali? Negli
ultimi anni abbiamo iniziato a delegare alle intelligenze artificiali attività
che fino a poco tempo prima consideravamo esclusivamente umane: scrivere e-mail,
sintetizzare documenti, produrre testi, trovare idee, organizzare informazioni.
La questione non è se questi strumenti siano utili, certamente lo sono. La domanda è
un'altra: che cosa accade alla nostra capacità di ragionare quando una parte
crescente del lavoro mentale viene automatizzata? Indubbiamente è l'intelligenza umana a risentirne in
modo pericoloso!
Ecco perché la filosofia
continuerà ad essere per l’uomo una materia alquanto valida in futuro: un antidoto verso una
cancellazione – in tutto o in parte – delle proprie capacità. Da oltre due
secoli la Francia considera la filosofia una disciplina fondamentale per la
formazione dei cittadini. Non perché produca risposte definitive, ma perché
insegna a convivere con la complessità. In un contesto in cui siamo
continuamente esposti a opinioni, contenuti generati automaticamente e flussi
infiniti di informazioni, la capacità di distinguere un argomento solido da uno
superficiale potrebbe diventare una delle competenze più preziose.
Cari amici, come ben sa
chi mi legge con costanza, considero l’A.I. uno strumento di grande utilità per
l’uomo, ma certamente come aiuto e supporto alle nostre capacità umane, ma non certo per essere un sostituto di noi stessi! Affidare in toto la nostra vita all’Intelligenza Artificiale, significa
quasi accettare un “suicidio assistito”, perché delegare ad uno strumento senz’anima
la nostra vita significa decidere di “morire dentro”, cancellando il proprio
pensiero, la propria empatia e la propria coscienza! Facciamo dell’A.I. un
valido strumento di supporto al nostro operare, ma MAI un nostro sostituto!
A domani.
Mario








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