Oristano 3 luglio 2026
Cari amici,
La SARDEGNA è al centro
del grande Business delle energie rinnovabili, un assalto quasi all’arma bianca
che sta mettendo in ginocchio un’isola che viene devastata e che sta perdendo importantissime tracce
della sua storia millenaria. Questo assalto ha praticamente generato un
paradosso: la Sardegna è diventata l'hub principale della transizione
energetica nazionale, ma i suoi abitanti pagano addirittura le bollette dell’energia
elettrica come le più salate d'Italia! Si,
nonostante la massiccia produzione di energia, i sardi continuano a subire i
rincari, complici la mancata metanizzazione dell'isola, l'isolamento dalle
grandi reti di trasmissione e un'eccessiva dipendenza dalle fonti fossili
tradizionali.
Insomma, sulle Rinnovabili
si è scatenato uno straordinario business che, però, pesa massicciamente sulle
tasche dei cittadini sardi! Si tratta di un affare da 1,6 miliardi di euro,
considerando solo il surplus di energia che non serve all’Isola e che non si
può esportare. Su questo particolare business, l’ingegnere GIOVANNI COSSU,
intervistato dal nostro quotidiano “L’UNIONE SARDA” ha voluto chiarire e
spiegare come funziona in realtà la grande speculazione in atto nella nostra Isola,
nei confronti sia dell’eolico che del fotovoltaico.
Il professionista, per
far intendere meglio questo marchingegno è voluto partire dall’inizio,
ricordando che «alla nostra Isola fu assegnata una quota di rinnovabili, da
attivare entro il 2030, pari a 6,2 gigawatt». Ma le richieste di connessione
presentate nell’Isola sono arrivate a ben 44,98 gigawatt: «Vuol dire che c’è
una domanda di impianti superiore di oltre sette volte rispetto all’obiettivo
regionale di decarbonizzazione». Vediamo meglio la situazione partendo dallo
scenario attuale.
Oggi in Sardegna sono
attivi il SAPEI e il SACOI (con quest’ultimo in fase di
potenziamento nella versione tre). «Una volta concluso il TYRRHENIAN LINK, al
massimo dell’utilizzo, i cavidotti sarebbero in grado di trasportare quasi
21mila gigawattora in un anno». Aggiungendo i circa 8.400 che sono il
fabbisogno dell’Isola, si arriva a 30mila, «quindi con un surplus annuo di
10mila, considerando le richieste di connessione presentate a Terna».
Ed è proprio qui che
entrano in gioco i meccanismi della speculazione. «Una volta che i progetti
sono autorizzati – ricorda l’ingegner Cossu –, ai titolari degli impianti
l’energia viene pagata in base alla producibilità dichiarata, a prescindere dal
suo utilizzo o meno». «Il surplus sardo dei 10mila gigawattora può generare
ricavi medi per 80 milioni di euro annui», e siccome i contratti delle aste
sono ventennali, «il business si può stimare in 1,6 miliardi». Un business a
spese di tutti, visto che «i costi energetici derivanti delle cosiddette "fonti
verdi" sono caricati sulle nostre bollette». Amici, ecco perché a noi sardi l'energia
costa così cara! L'energia prodotta in eccesso viene esportata, come accennato,
tramite il Tyrrhenian Link ed elettrodotti esistenti, ma il prezzo in bolletta
continua a essere ancorato alle oscillazioni del gas fossile nazionale. Di
fatto, la Regione Sardegna non trattiene i benefici economici della produzione!
Il braccio di ferro
istituzionale tra la nostra isola e lo Stato continua: dopo le limitazioni
imposte dalla Regione sulle aree idonee, si susseguono sentenze del TAR
Sardegna e ricorsi costituzionali che cercano di definire dove e come
installare gli ulteriori impianti richiesti. La nostra isola, insomma continua
ad essere colonia (anche energetica), facendo ricadere sui sardi un notevole impatto
sociale: il paradosso energetico grava direttamente sulle famiglie e sulle PMI
sarde, che subiscono costi dell'elettricità superiori del 30% rispetto alla
media nazionale e un'emergenza carovita che interessa oltre 240 mila persone.
Cari amici, considerato
l’improbabile aumento dei consumi energetici nell’isola, i sardi oggi si
trovano davanti a un curioso e penalizzante paradosso: pagare in bolletta oneri
di sistema più alti del costo dell’energia! Sono questi, amici lettori, gli
scenari e le conseguenze dell’assalto delle rinnovabili sulla nostra isola. Il risultato? SARDEGNA, sempre e comunque, COLONIA, anche energetica! Gridiamo il nostro forte NO, facciamoci valere!!!
A domani.
Mario






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