sabato, agosto 01, 2026

NEL MONDO L’UOMO CAMBIA, MA NON DIVENTA MIGLIORE. UNA RIFLESSIONE SU PIRANDELLO E “LE MASCHERE E I POCHI VOLTI” CHE INCONTRIAMO NEL CAMMINO DELLA VITA.


Oristano 1° agosto 2026

Cari amici,

Inizio le mie quotidiane riflessioni di agosto parlando di relazioni sociali sempre più aride e di facciata. La vita è come un lungo viaggio, percorso su strade in gran parte sconosciute, che ci porta ad incontrare persone spesso non facili da definire. In questo cammino della vita, vissuta tra apparenza e realtà, prende corpo e anima la realtà che ciascuno di noi vive, così definita dal grande Pirandello: «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Una tagliente ma cruda e chiara affermazione, la sua, che evidenzia e mostra “Quello che siamo”, ovvero CHI SIAMO nel mondo, la vita che viviamo, indossando spesso e volentieri la maschera, impersonando il ruolo imposto dalla società, mentre resta nell’ombra, nascosto, il nostro vero volto, la nostra vera, autentica identità.

Per LUIGI PIRANDELLO, grande scrittore, poeta e drammaturgo siciliano, nato alla fine dell’Ottocento e vincitore nel 1934 del Premio Nobel per la letteratura, l'uomo vive imprigionato in "forme e convenzioni sociali” che lo costringono a “recitare”, a fare una continua rappresentazione, nel corso della sua vita. Una recitazione che necessita di una “Maschera”, con la quale rappresentiamo il personaggio che siamo costretti a impersonare, per il ruolo svolto o per sopravvivenza sociale (sul lavoro, in famiglia, tra gli amici).

Nel suo romanzo “UNO, NESSUNO E CENTOMILA”, il protagonista Vitangelo Moscarda scopre di non essere "uno" per gli altri, ma centomila figure diverse, perdendo ogni certezza sulla propria identità. Nel mondo ci sono tante Maschere e pochi Volti, ecco la triste realtà! Nella celebre frase con la quale afferma che «nel lungo tragitto della vita si incontrano tante maschere e pochi volti», Pirandello, scrittore di grande sensibilità, evidenzia come la maggior parte delle persone si limita ad agire secondo il copione sociale. Diventa, infatti, una rarità incontrare un vero "volto", nel senso di imbattersi in “chi non recita”, ovvero in un soggetto che ha il coraggio di spogliarsi delle finzioni e che recita se stesso.

Amici, in un mondo fatto sempre più di apparenza, trovare soggetti che esibiscono senza timore se stessi, senza filtri, accettando la propria vulnerabilità, è diventata una rarità. Quello di oggi non è un mondo che appare migliorato, rispetto al passato, ma tutto il contrario: Il forte cambiamento tecnologico e sociale in atto non si è evoluto in positivo, né ha migliorato l’animo umano; l’uomo del Terzo Millennio continua, come in passato, a rinnovare le recite, rendendo la solitudine e la falsità dell'uomo moderno ancora più pesante e opprimente.

A ben pensare, cari lettori, “Indossare la maschera” non è necessariamente sinonimo di falsità o cattiveria. In tanti la indossano per non mostrare le loro debolezze, sia nel lavoro che in società e in famiglia, ma per cercare di corrispondere alle aspettative degli altri. Maschera che serve per nascondere le proprie paure, per non rivelare la propria fragilità, o anche per nascondere l’angoscia interiore di attraversare un momento difficile. Ogni contesto richiede un “comportamento mascherato”, vissuto in modo diverso: quello di figlio responsabile, di amico disponibile, di studente brillante, di lavoratore instancabile.

I rischi di vivere con la maschera, però, esistono, non mancano. Quando la maschera diventa così rigida da sostituirsi al volto, quando a forza di interpretare una parte, dimentichiamo chi siamo, cosa pensiamo realmente e cosa desideriamo davvero, perdiamo la nostra identità, e iniziamo a vivere seguendo esclusivamente il volere e i desideri degli altri. Mostrare il proprio volto, amici, richiede coraggio! Significa esporsi al rischio di non essere compresi, accettati o amati. Per questo molte persone preferiscono presentare una versione controllata di sé, finta, costruita per ottenere approvazione o evitare il giudizio, ma perdendo se stessi.

Cari amici, è da tanto che conosco e apprezzo gli scritti di Pirandello. Anche io nella mia lunga vita di lavoro ho incontrato molte (TROPPE) maschere e pochi volti. Quei pochi “Veri volti” che ho incontrato erano genuini, veri, sinceri, appartenevano a quelli che non sentivano il bisogno di impressionare gli altri. Erano i volti di persone serie e responsabili, capaci di ammettere sempre un errore, di esprimere liberamente il loro pensiero e le loro emozioni. Appartenevano a persone capaci di restare coerenti anche quando mettere la maschera  sarebbe stato più conveniente!

A domani, amici lettori.

Mario

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