domenica, agosto 02, 2026

PER CERCARE DI CAMBIARE IL MONDO CHE CI CIRCONDA, DOBBIAMO, PRIMA, OPERARE IL CAMBIAMENTO DENTRO DI NOI. UNA RIFLESSIONE SUL PENSIERO DI SOCRATE.


Oristano 2 agosto 2026

Cari amici,

L'uomo è, per natura, un "animale sociale", parte attiva di una Comunità dentro la quale coopera, partecipa, apportando anche nuove idee e cambiamenti. L’evoluzione, infatti ha dimostrato che è proprio attraverso la partecipazione attiva e il confronto che le Comunità crescono e si evolvono, superando le sfide e adattandosi ai cambiamenti storici e culturali. Ovviamente, questo significa che per cercare di migliorare le cose o cambiare ciò che nella Comunità è migliorabile, bisogna essere capaci di “migliorare prima se stessi”.

Ad affermare questo, molti secoli fa, fu il grande filosofo greco SOCRATE, uno dei più importanti esponenti della tradizione filosofica occidentale, con la famosa citazione «Se vuoi muovere il mondo attorno a te, devi prima muovere te stesso», un celebre invito alla trasformazione interiore. Per il filosofo greco ogni vero cambiamento parta dalla nostra evoluzione personale, prima di poter impattare la realtà esterna. Il pensiero socratico si fonda sul celebre motto "conosci te stesso". Questo significa che, per cambiare il mondo non serve affidarsi a soluzioni miracolose esterne, ma è necessario fare un lavoro su se stessi, coltivando virtù come la saggezza, l'onestà e l'autenticità.

Amici lettori, questo insegnamento implica, per l’uomo, un ribaltamento di prospettiva: il potere di incidere sulla realtà non deriva dal controllo degli eventi, ma dalla capacità di modificare il proprio atteggiamento, le proprie convinzioni e il proprio modo di agire. Certo, l’idea di intervenire per cambiare il mondo che ci circonda affascina, perché promette risultati immediati e visibili, mentre il lavoro su “se stessi” è quasi sempre invisibile e maledettamente faticoso. Eppure, è proprio in questa dimensione nascosta che si decide la qualità di ogni cambiamento. Spesso si tende a credere che ciò che non funziona dipenda dagli altri, dalle circostanze o dal contesto, senza considerare che il modo stesso in cui si interpreta la realtà è già una costruzione interiore.

Volgere il nostro sguardo dentro di noi, analizzare la nostra interiorità, trova delle resistenze incredibili, praticamente invisibili, fatte di automatismi che proteggono l’immagine di sé. Cosa accade quando questa immagine viene messa in discussione? Perché è così difficile accettare di non coincidere del tutto con ciò che si crede di essere? Cercare di “Muovere se stessi” significa attraversare questa resistenza e rinunciare all’idea di stabilità. Quando si dice “sono fatto così”, spesso si sta solo evitando di cambiare! Se una persona si convince di essere “timida”, quella convinzione inizia anche a influenzare il modo in cui si muove nel mondo. A scuola evita di intervenire, nelle conversazioni si trattiene, nelle occasioni in cui potrebbe esporsi sceglie di restare in disparte, non perché manchino le idee, ma perché si è già formata un’immagine di sé che precede l’azione. Col tempo, quella rinuncia ripetuta diventa abitudine, e l’abitudine si trasforma in identità. A quel punto non è più solo una sensazione iniziale: è un modo di stare nelle situazioni che si auto-conferma.

Gentili lettori, quando si smette di pensare il mondo come qualcosa da affrontare o correggere, cambia anche il modo di viverlo. Non appare più come uno scenario separato, ma come uno spazio che prende forma insieme allo sguardo di chi lo attraversa. Le situazioni presenti non arrivano “da fuori” in modo neutro: acquistano significato nel momento in cui vengono da noi interpretate. Alla fine, non c’è una separazione netta tra interno ed esterno: ciò che si vive fuori porta sempre con sé la traccia di ciò che abbiamo dentro.

Cari amici, ho sempre apprezzato il grande filosofo greco Socrate, e la sua affermazione «Se vuoi muovere il mondo attorno a te, devi prima muovere te stesso»,  perchè era ed è sempre una grande verità. Nessuno può sperare di cambiare il mondo senza aver prima avuto il coraggio di cambiare se stesso. Magari non si riuscirà a trasformare l’umanità, né a risolvere i grandi problemi del nostro tempo, ma se anche una sola persona, grazie al nostro esempio, riuscirà a migliorare un frammento della realtà che la circonda, allora quel cambiamento interiore avrà già iniziato a muovere il mondo. Perché ogni grande trasformazione, in fondo, nasce sempre da un essere umano che ha deciso di fare qualcosa per sé e per gli altri.

A domani.

Mario

 

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