sabato, febbraio 28, 2026

LA STORIA DELLE “BEGHINE”: UNA DELLE PRIME FORME DI EMANCIPAZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ MEDIOEVALE.


Oristano 28 febbraio 2026

Cari amici,

Chiudo le mie riflessioni di febbraio dedicando il mio pensiero all'emancipazione della donna, un percorso straordinariamente lungo, iniziato molti secoli fa e ancora incompleto. La donna ha sempre cercato di liberarsi dal forte giogo dell’uomo, per molti secoli assolutamente dominante nella società, e definita, proprio per questo, “Patriarcale”. Liberarsi, emanciparsi è stato, per la donna, un percorso lunghissimo, tant’è che non è ancora arrivato al termine. L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE è ancora, dunque, un lunghissima lotta, intrapresa da milioni di donne che hanno lottato e continuano a lottare per affermare i propri diritti, ovvero per avere quella parità di genere con l'uomo e la loro autonomia. La storia delle loro lotte è lunga e laboriosa. Nel Medioevo, ad esempio, le donne erano considerate creature fragili, non autonome e quindi da proteggere; erano un universo femminile privato della libertà di pensiero e di decisione, incapace di compiere lavori in autonomia; insomma, le donne erano considerate "adatte soltanto a prendersi cura dei figli e della casa", costrette a stare subordinate in tutto e per tutto al volere maschile.

In questo rigido contesto medioevale, per le donne la società prevedeva solo due strade: il matrimonio o il convento. La donna che si sposava veniva messa sotto il rigido controllo del marito, svolgendo solo il lavoro casalingo e l’educazione dei figli;
la donna che andava in convento, invece, doveva professare voti rigorosi, osservare l’obbedienza e accettare per sempre la separazione dal mondo esterno. Spesso l’ingresso in convento richiedeva anche una dote consistente. In questo contesto poco simpatico, però, alcune donne scelsero un’altra strada! Queste rinnegarono le due possibilità: ne mogli ne suore e ne scelsero un'altra: quella di vivere insieme gestendo una Comunità, formata da sole donne.

In questa nuova Comunità le donne vivevano insieme, lavoravano, si autogestivano, praticando anche la religione ma senza essere suore (quindi senza fare “Promesse perpetue”, ovvero per tutta la vita). Le donne che sceglievano questa curiosa “Terza via” erano chiamate “BEGHINE”. Questo modello di Comunità comparve tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, soprattutto nei Paesi Bassi e in alcune zone della Francia e della Germania. Erano Comunità create da donne che non volevano sposarsi ma neanche diventare suore; volevano vivevano insieme, seguire una vita spirituale e sentirsi indipendenti, rimanendo nubili e laiche.

Le Comunità dove esse vivevano erano chiamate “Beghinaggi”; si trattava di gruppi di piccole case costruite attorno a cortili comuni; spesso includevano una cappella e spazi condivisi. I Beghinaggi assomigliavano più a quartieri che a conventi, anche se seguivano alcune esemplari regole e, talvolta, erano sotto la protezione della Chiesa o delle Istituzioni cittadine. Una beghina era una donna libera: non aveva una famiglia da cui dipendere, non pronunciava voti per tutta la vita, in quanto poteva allontanarsi, ovvero andarsene quando voleva. Poteva, infatti, successivamente sposarsi, tornare dalla propria famiglia o scegliere un percorso diverso. Il suo impegno era volontario e poteva cambiare nel tempo.

Le beghine, amici, si guadagnavano da vivere svolgendo lavori qualificati. Tessevano stoffe, realizzavano merletti, curavano i malati, insegnavano ai bambini, producevano birra e si prendevano cura degli altri. Pregavano insieme e praticavano la carità, ma la maggior parte di loro lavorava anche per mantenersi. Per l’epoca questa combinazione di fede, lavoro e indipendenza era davvero insolita. Molte beghine si dedicavano all’assistenza dei malati, all’istruzione dei giovani e alla cura dei poveri. Alcune divennero importanti scrittrici e mistiche, influenzando anche il pensiero religioso.

Tuttavia, la loro struttura flessibile, la loro autonomia, era una libertà che suscitava grande preoccupazione, in particolare nella Chiesa. Tra il XIII e il XIV secolo, i concili ecclesiastici indagarono su alcuni gruppi. Alcuni furono limitati o addirittura condannati, soprattutto quando singole beghine venivano accusate di idee non ortodosse. Nonostante ciò, molte comunità sopravvissero e continuarono a crescere. Nel loro periodo di massimo sviluppo, nel XIII secolo, migliaia di donne vivevano come beghine in tutta Europa. Grandi beghinaggi esistevano in città come Gand, Lovanio, Colonia, Strasburgo e Parigi.

Cari amici, queste strutture create dalle donne in cerca di libertà durarono per secoli. Diversi complessi in Belgio sono oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO. Lo stile di vita delle beghine, seppure sotto varie forme, continuò fino all’età moderna. Queste avveniristiche donne, in un’epoca alquanto difficile per l'emancipazione, riuscirono a dimostrare che anche all’interno di sistemi restrittivi le donne potevano trovare spazi per vivere in modo diverso. Esse, in un mondo che spingeva le donne solo verso il matrimonio o il convento, mostrarono al mondo che una terza via era possibile: una vita fondata sulla Comunità, sul lavoro e sulla devozione. Era, a ben vedere, una delle prime, vere forme di emancipazione femminile!

A domani.

Mario

 

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