Oristano 20 febbraio 2026
Cari amici,
La nostra mente ha sempre
cercato di memorizzare i fatti di cui siamo protagonisti, ovvero le nostre
esperienze di vita, sia positive che negative. Questo accantonare nel nostro cervello
le esperienze fatte, per evitare in futuro di ripetere quelle negative, ha
creato, in senso protettivo, quello che noi oggi comunemente chiamiamo PREGIUDIZIO.
Ebbene, la risultante di questo accantonamento è che la nostra mente memorizza
in modo più forte le esperienze negative fatte, oggi correntemente definite “NEGATIVE
BIAS”.
L’uomo nella sua
evoluzione non ha dimenticato il suo antico, difficile passato, per cui nella sua
mente ha mantenuto l’antico sistema. Il risultato? Anche le esperienze negative
di oggi sono rimaste fortemente presenti per cautelarci. Come i nostri antenati,
che vivevano in ambienti ostili, imprevedibili e potenzialmente pericolosi,
memorizzavano tutto ciò che poteva costituire pericolo, ovvero minaccia per la
propria sopravvivenza, anche oggi le esperienze negative vengono memorizzate e
tenute in primo piano.
Si, amici, Per l’uomo delle
caverne, memorizzare “I NEGATIVITY BIAS” era vitale; ricordare che un
determinato animale era molto aggressivo, che una certa pianta era velenosa o
che uno specifico luogo nascondeva dei rischi di sopravvivenza, aumentava
drasticamente le probabilità di sopravvivere. Invece, il ricordo delle esperienze
positive vissute, come una giornata tranquilla, una caccia fruttuosa, o un
pasto abbondante, poteva anche essere collocato nella mente in secondo piano,
in quanto l'eventuale dimenticanza non poteva arrecare danni o conseguenze minime.
Amici, passando dal
passato al presente, uno dei contributi scientifici di maggior rilevanza sul
tema dell'odierno “pregiudizio di negatività” è l’articolo Bad is Better than good
(2001), scritto dagli psicologi sociali Roy F. Baumeister, E. Bratslavsky, C.
Finkenauer e K. Vohs. In questo lavoro, gli autori spiegano come in quasi tutti
gli ambiti della vita, “i tratti negativi di un individuo hanno più peso dei
suoi tratti positivi e, anche quando si equivalgono in termini di numerosità e
valore, plasmano il nostro giudizio in maniera del tutto squilibrata.” In
altre parole, anche quando bene e male sono equivalenti in termini di quantità
o valore, il loro effetto psicologico non lo è. Vediamo perché.
Per esempio: perdere una somma di denaro ha un impatto
emotivo maggiore rispetto alla gioia di guadagnare la stessa somma; ricevere
una critica colpisce più profondamente che ricevere un complimento; un evento
negativo in una relazione può influenzarla più di molti momenti positivi. Secondo
gli studiosi, il bene può prevalere sul male solo grazie alla superiore forza
dei numeri: solo molti eventi positivi possono superare gli effetti psicologici
di un singolo evento negativo. Quando sono presenti uguali misure di bene e
male, tuttavia, gli effetti psicologici di quelli negativi superano quelli
positivi.
Nel nostro cervello, ciò
che è negativo tende sempre a fissarsi più facilmente nella memoria. Ciò può
essere dimostrato da tanti esempi. Eccone alcuni. Sia nel lavoro che nella
vita privata, si impara più dagli errori che dai successi. Diversi studi
mostrano che i bambini apprendono più rapidamente in seguito a punizioni per le
risposte sbagliate rispetto alle lodi per le risposte corrette. Le persone
sembrano quindi predisposte ad apprendere più velocemente le conseguenze
associate a esperienze negative, perché, dal punto di vista evolutivo,
riconoscere ed evitare l’errore era fondamentale per la sopravvivenza.
Nella vita ciascuno di
noi è valutato per la sua reputazione. Quando prevale il giudizio negativo,
questo è più difficile da cancellare. Le informazioni negative risultano più
potenti di quelle positive, nella formazione dei giudizi degli altri. In altre
parole, le cattive reputazioni sono facili da acquisire ma difficili da
perdere, mentre vale il contrario per le buone reputazioni. Una volta che una
caratteristica negativa entra a far parte di uno stereotipo, tende ad essere
resistente al cambiamento, perché servono numerose osservazioni per metterla in
discussione.
Cari amici, nella
riflessione di oggi possiamo arrivare ad una conclusione chiara e univoca: il
male esercita un’influenza più forte del bene nella vita psicologica
dell’essere umano. Questo non significa che il bene non abbia valore, ma che
per contrastare un evento negativo sono necessari molti eventi positivi. Il
nostro cervello, modellato dall’evoluzione, continua a dare priorità a ciò che
può farci del male, anche quando il pericolo odierno non è più quello fisico, quello
reale di una volta, ma solo simbolico!
A domani.
Mario









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