venerdì, febbraio 06, 2026

LA TECNOLOGIA DIGITALE CI STA RIPORTANDO ALL'ORALITÀ DEI TEMPI DI SOCRATE. UN PASSO INDIETRO, DOPO IL PASSAGGIO DALL’ORALITÀ ALLA SCRITTURA?


Oristano 6 febbraio 2026

Cari amici,

Per lungo tempo, nella vita dell’uomo, L’ORALITÀ” era la base della relazione umana. Tutto avveniva con l'utilizzo delle parole, per trasmissione orale: i fatti del giorno, i ricordi degli antenati, le vicende belliche vissute, le conquiste e le sconfitte, in quanto la scrittura ancora non esisteva. Anche i momenti felici del riposo erano cantati dai poeti con la musica e la forza della parola, I due grandi poemi come L’Iliade e l’Odissea, furono trasmessi dagli aedi e dai rapsodi (erano i cantori-compositori professionisti nell'Antica Grecia) che, di città in città, di villaggio in villaggio, decantavano i poemi epici per la gioia degli ascoltatori.

Poi, nella costante evoluzione dell’uomo, arrivò il tempo della scrittura,  e la trasmissione orale iniziò a perdere terreno, lasciando il passo alle pergamene, alla mimesi, alla critica e agli scritti dei poeti  e dei filosofi. Nella colta, antica Grecia, i grandi come Socrate operavano oralmente, e anche Platone, che pure scrisse molto, erano entrambi fautori della superiorità della oralità sulla scrittura, alla quale, però, veniva riconosciuta la capacità di ricordare le cose di maggior valore, conservandole nel tempo. Fu Erodoto a sancire il passaggio dall’oralità alla scrittura: fu lui, per primo, a raccogliere notizie di ogni genere da testimoni oculari e fonti non scritte, avvalendosi del confronto e dell’analisi dei dati che solo la forma scritta poteva garantire.

Col passare dei millenni, la superiorità della scrittura sulla trasmissione orale divenne inattaccabile. Ma, come la storia continua a dimostrarci, nulla è eterno. In questo millennio ipertecnologico viviamo immersi in una vita straordinariamente digitale. Non apprendiamo più le notizie dal giornale cartaceo ma dal computer, dal tablet o dal telefonino; come potremo dunque definirci: una civiltà ritornata all’oralità o ancorata alla scrittura? La vita digitale, amici, diversamente dall’età di Gutenberg, somiglia non poco al V secolo a.C. quando ad Atene oralità e scrittura si miscelavano. Mentre, però, in quel tempo all’oralità subentrò la scrittura, oggi si è innescato il processo inverso: è attraverso la stessa scrittura che rinasce l’oralità.

Amici lettori la cruda realtà è che “L’odierna vita digitale”, non è né scritta né orale ma un mix: è scritta e orale allo stesso tempo. Nell’attuale società delle immagini (che prevalgono fortemente sullo scritto), TV, telefonino e tablet, sono una specie di moderna “Caverna di Platone”, dove tutto scorre in tempo reale, luci, ombre, immagini, informazioni, false e finte verità, che dobbiamo esser capaci di distinguere. Nell’ibrido moderno, come è stato accertato dai sociologi, convivere tra oralità e scrittura, ha comportato un pericoloso “regresso all’oralità”. Sociologi esperti di media e capaci psicolinguisti, hanno evidenziato come il linguaggio televisivo, e in misura minore altre forme di trasmissione delle informazioni per immagini (cinema, internet, fumetti, sms), abbiano comportato un regresso sul piano della ricchezza lessicale e delle conoscenze linguistiche da parte di certe fasce sociali e d’età.

La triste realtà è che la civiltà dell’immagine e della digitalizzazione ha profondamente trasformato il nostro modo di interagire con l’informazione, relegando il libro a un ruolo marginale. Questo fenomeno è evidente in vari contesti quotidiani, dove l'attenzione dei lettori è spesso catturata da smartphone e dispositivi digitali, piuttosto che dalle pagine stampate. La lettura, un'attività che richiede tempo e concentrazione, è stata sostituita da un consumo veloce e superficiale di contenuti visivi, che scorrono rapidamente davanti ai nostri occhi.

Cari amici, viviamo questo Millennio ipertecnologico, angosciati da un "iperattivismo" che ci sta trasformando in soggetti quasi inumani, schiavi di una tecnologia asfissiante, che ci somministra valanghe di informazioni in tempo reale in modo frenetico, quasi compulsivo, con il rischio di perdere la nostra umanità. Lontani i tempi in cui l'esperienza profonda che la lettura di un libro offriva, riempiva i nostri momenti di libertà. La metafora dello psicologo nordamericano, che paragona i libri ai velieri, sottolinea la percezione di un'epoca passata, in cui la lettura era centrale nella cultura, ora sostituita da forme di comunicazione più rapide e immediate, ma angoscianti e deprimenti.

A domani.

Mario

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