domenica, febbraio 15, 2026

LAVORARE PER VIVERE O VIVERE PER LAVORARE? GIÀ IL FILOSOFO GRECO DEMOCRITO AMMONIVA SUL SUPERLAVORO.


Oristano 15 febbraio 2026

Cari amici,

Che la società che viviamo, oggi nel Terzo Millennio, sia connotata da una corsa sfrenata e stressante, che interessa tutte le attività economiche, è una realtà inequivocabile. Il fenomeno dell'uomo che lavora "OLTRE MISURA", eccedente rispetto ai ritmi ordinari, ovvero quelli svolti per sopperire alle esigenze della propria vita, ha radici lontane. Gli studiosi dicono che iniziò nel Neolitico (circa 10.000-8.000 anni fa), per proseguire in crescendo col passare degli anni e dei secoli. Nel periodo della Civiltà greca, racconta Democrito (V-IV sec. a.C.), uno dei maggiori rappresentanti della più antica filosofia greca, ben noto per i suoi insegnamenti etici che promuovevano la moderazione (metron) come via per la felicità (euthymia), tuonava ripetutamente contro quelli che lavoravano fuori misura.

La sua opinione su chi "LAVORAVA FUORI MISURA" era assolutamente negativa, per cui ammoniva in continuazione contro gli 'eccessi, l'avidità e l'illusione di quelli che vedevano nel lavoro esagerato il fine ultimo della propria vita. Ecco, in sintesi,  alcuni dei punti chiave del suo pensiero. Egli per ammonire questi soggetti “esagerati”, per esempio, usava la metafora delle api: paragonava le persone eccessivamente avide alle api, note per essere operose fino allo spasimo, osservando che esse lavorano "come se dovessero vivere in eterno". Un modo per ribadire che lavorare senza misura fa perdere sia tempo che la vita.

Il filosofo nei suoi scritti ammoniva che dedicare troppo tempo al lavoro privava la persona dei momenti di sereno relax, vivendo solo per lavorare e non lavorando per vivere. Democrito suggeriva che, per godersi la vita, non bisogna occuparsi di troppe cose e, in ciò che si fa, non si deve mai superare la propria capacità naturale. L'eccesso causa infelicità: Il "lavoro fuori misura" è visto come una fuga, una corsa che lascia fermi e che trasforma il lavoro in un'ossessione, perdendo di vista la vera meta che è la serenità dell'anima.

Amici, la sua indubbia, saggia filosofia, condannava l’accumulo. Democrito sosteneva che la felicità non risiede nei possedimenti o nell'oro, ma nella moderazione e nell'apprezzamento di ciò che si ha. In sintesi, per Democrito, il lavoro deve essere bilanciato e non deve mai eccedere le capacità umane o sottrarre la gioia dell'esistenza presente. È una mentalità stolta  quella di chi accumula oro e ricchezze, vivendo da schiavo e rimandando la serenità della vita a un “poi” indefinito, che mai arriverà!

Democrito, cari lettori, descrive un comportamento che suona attualissimo anche oggi: la convinzione, spesso non dichiarata, che il tempo sia sempre disponibile. Il suo non è un messaggio contro il lavoro, tutt’altro! Egli non invita a rifiutarlo: suggerisce, piuttosto, di ridargli la giusta misura. Lavorare è necessario e può avere valore, persino dare una dignità profonda. Ma quando diventa l’unico perno delle giornate, rischia di trasformarsi in una via di fuga: dal qui e ora, dalle emozioni, dalle relazioni e, alla fine, anche da ciò che siamo.

Anche oggi, amici, sono tanti quelli che lavorano fuori misura “come se si dovesse vivere in eterno”; lavorare senza sosta, rinunciando a godere della vita, significa vivere in modalità accumulo: obiettivi, risultati, denaro, riconoscimenti. È un movimento continuo che spesso non ha un punto di arrivo reale. E proprio qui nasce il paradosso: più si corre, meno si ha la sensazione di avanzare. Il tempo, invece, non si lascia impressionare dalla produttività: Passa comunque! E se tutto viene sacrificato al lavoro, ciò che resta rischia di essere una vita piena di giornate “utili”, ma povera di giorni “vissuti”.

Il problema è che il “poi” non è garantito. Non perché debba accadere qualcosa di drammatico, ma perché la vita cambia: le energie diminuiscono, le priorità si trasformano, le occasioni passano. E ciò che si rimanda troppo a lungo finisce spesso per diventare un rimpianto. Spesso si lavora per sentirsi importanti, per sentirsi “a posto”, per meritare qualcosa. Ma una vita fondata solo su questo equilibrio fragile è sempre vicina al crollo: basta una pausa forzata, un errore o un cambiamento, per mettere tutto in discussione.

Cari amici, ho sempre apprezzato Democrito e la sua filosofia. Il suo concetto del lavoro non è assolutamente negativo, ma deve essere limitato a ciò che serve. Egli ricordava ai greci migliaia di anni fa che bisognava prestare attenzione a non investire tutto in una vita che viene immaginata infinita, perché la vita vera non è domani: è adesso, è oggi! Il lavoro è importante, ma deve avere dei limiti temporali, il resto del tempo va vissuto e goduto vivendo ogni giorno l’oggi, senza rinvii al domani!

A domani, amici lettori.

Mario

 

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