sabato, febbraio 21, 2026

IN DETERMINATI MOMENTI IL NOSTRO LINGUAGGIO CAMBIA: USIAMO LE PAROLACCE! MA QUALI LE MOTIVAZIONI, LE CAUSE?


Oristano 21 febbraio 2026

Cari amici,

Le PAROLACCE in determinati momenti della nostra vita, sono in tanti a dirle, ad usarle, ma quasi sempre evitando di usarle in presenza dei bambini. Considerate una volgarità, in realtà le parolacce rispondono a funzioni psicologiche e sociali della persona che le usa; esse, infatti, in determinati momenti aiutano a gestire la rabbia, il dolore, e vengono elaborate dal cervello più rapidamente delle altre parole ordinarie. Socialmente, le imprecazioni, quasi sempre soggette a tabù e convenzioni, possono rafforzare i legami ,oltre ad arricchire il linguaggio, trasmettendo emozioni intense ed enfatizzando concetti.

Uno studio di Neuro Report circa gli effetti delle parolacce sul cervello, sembra dimostrare, come accennato prima, che imprecare distragga in qualche modo il cervello dal dolore, aiutandolo a gestirlo meglio, come se queste attivassero una risposta fisiologica che aumenta la resistenza al male fisico. Tuttavia, l'efficacia di questo effetto diminuisce nelle persone che usano frequentemente parolacce nella vita quotidiana, suggerendo in queste un fenomeno di assuefazione.

Amici, ogni lingua vanta il suo vasto repertorio di parolacce che, lungi dall’essere semplice espressione di volgarità, grazie alla loro capacità di veicolare rapidamente e accuratamente lo stato emotivo del parlante, riesce a gestire il momento negativo. Le imprecazioni rappresentano una forma di espressione personale utilizzata per liberare tensione, rabbia o frustrazione. Spesso emergono in risposta a situazioni spiacevoli, come il dolore fisico, ma possono anche servire a manifestare sorpresa o incredulità di fronte ad eventi inaspettati.

Nella nostra società le parolacce sono, in linea di massima, soggette a tabù e convenzioni sociali che ne regolano l'uso in base al contesto, alla cultura e all'educazione, e sono spesso accettate in ambienti informali ma considerate inappropriate in situazioni formali o pubbliche, e in particolare in presenza di bambini. Le recenti ricerche effettuate dal Centro di Neurolinguistica e Psicolinguistica dell’Università Vita-Salute San Raffaele, hanno effettuato, per la prima volta, un’indagine su come il nostro cervello elabori le parolacce, cercando di rispondere a due domande principali: se il nostro cervello comprende le parolacce così come comprende le altre parole, e se la comprensione cambi se queste vengono prodotte nella nostra lingua o in una lingua straniera.

Il Dott. Simone Sulpizio ha così spiegato i risultati. “Sebbene l’elaborazione delle parolacce avvenga attraverso le stesse regioni cerebrali utilizzate per le altre parole, esse vengono riconosciute più facilmente ed elaborate più efficientemente: questo vantaggio per le parolacce è probabilmente dovuto alla loro rilevanza sociale ed emotiva, che le rende riconoscibili dal nostro cervello immediatamente e senza sforzo”. Per quanto riguarda invece la ricezione di queste ultime in una lingua straniera, è emerso come le parolacce ascoltate in un’altra lingua risultino meno offensive per due motivi:  la comprensione è meno immediata e richiede il coinvolgimento di regioni cerebrali aggiuntive che ci aiutino a comprendere la rilevanza emotiva e sociale delle parole.

Cari amici, in realtà le parolacce rivestono anche un ruolo fondamentale sia nella comunicazione sociale che linguistica; esse possono rafforzare i legami tra individui, potenziando il senso di appartenenza e solidarietà ad un gruppo, purché il loro uso sia adeguato al contesto per evitare malintesi. Esse, poi, colorano e arricchiscono il linguaggio, regalando una buona varietà di espressioni per comunicare emozioni intense ed enfatizzare un punto di vista. Pertanto, invece di considerarle come universalmente dannose o moralmente sbagliate, sarebbe opportuno adottare un’altra prospettiva: usare la riflessione per chiedersi quali obiettivi comunicativi esse riescono a raggiungere.

A domani.

Mario

 

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