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martedì, giugno 09, 2015

PRESENTATO IL RAPPORTO SULLO STATO SOCIALE 2015. L’UNDICESIMA EDIZIONE EVIDENZIA UN’ITALIA ANCORA IN PREDA ALLA “GRANDE RECESSIONE”.



Oristano 9 Giugno 2015
Cari amici,
è stato appena presentato al grande pubblico, presso la Facoltà di Economia a Roma, l’undicesima edizione del “Rapporto sullo Stato Sociale 2015” della nostra nazione, analisi che costituisce un appuntamento ormai stabile, dedicato alle problematiche strutturali e congiunturali del welfare state nel contesto economico-sociale complessivo europeo. Tema dominante, nel rapporto 2015, la grande recessione e  lo stato del  welfare state.
Parterre di tutto rispetto all’Università romana l'8 Giugno alla presentazione del Rapporto: dopo i saluti del Rettore E. Gaudio, del Preside della Facoltà di Economia, prof. G. Ciccarone e del Direttore del Dipartimento di Economia e Diritto, prof.ssa Silvia Fedeli, il prof. F.R. Pizzuti ha esposto il contenuto del Rapporto 2015. Presenti al meeting Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, Tito Boeri, Presidente dell’INPS, Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Massimo Mucchetti, Presidente della Commissione Industria del Senato, oltre ad altri importanti esponenti sia della cultura che del mondo imprenditoriale e dei sindacati.
Il Rapporto, come negli anni precedenti, ha offerto un serio contributo di informazione economica e sociale, con un ricco corredo statistico, valutazioni approfondite e proposte concrete, su grandi temi dello sviluppo economico, sociale e civile della nostra nazione, analizzata all’interno dell’Unione Europea. L’analisi di quest’anno aveva come tema generale la “grande recessione” nella quale era precipitata circa 7 anni or sono tutta l’economia dell’Europa,  a seguito dell’esplosione della crisi globale. Il rapporto ha minuziosamente esaminato al suo interno la situazione in atto nel nostro Pese, mettendo in evidenza sia quanto messo in atto per contrastare la recessione che le possibili prospettive; l'analisi non ha trascurato di evidenziare le responsabilità delle Politiche Comunitarie messe in atto e quelle degli Stati, con le conseguenti ricadute, spesso infruttuose e negative, per i modi con i quali si sono affrontati i problemi, spesso in modo improprio e contradditorio.
Il Rapporto, partendo dalle modalità seguite nella costruzione dell’Unione Europea e in particolare nell’applicazione del suo Modello Sociale, ha evidenziato i punti di forza e anche di debolezza, con i conseguenti effetti negativi causati dalle politiche seguite, spesso contradditorie, che hanno portato a minori tassi di crescita, maggiore disoccupazione, aumento della povertà e della disuguaglianza. Lo studio ha focalizzato le problematiche dello welfare state in Italia, alla luce anche delle ultime riforme del mercato del lavoro, del complessivo sistema previdenziale, degli ammortizzatori sociali, dell’istruzione, del sistema sanitario e dell’assistenza.
Il Rapporto, oltre a risultare uno valido strumento di lavoro per studiosi e operatori del settore, - per la sua valida organizzazione espositiva - offre anche ai meno esperti, che su questi temi di grande attualità intendono studiare e confrontarsi, la possibilità di farsi un’idea più chiara e meno convenzionale dello stato attuale del nostro Paese. Nel rapporto fa certamente riflettere l’impietosa analisi svolta sulla Sanità, sulla Scuola, sulle Pensioni, sul Lavoro, che ha evidenziato in modo abbastanza critico le politiche messe in atto in questi sette anni di austerità devastante, comprese le più recenti varata dal governo Renzi.
Reddito di cittadinanza, equilibrio pensionistico, scuola migliore, disuguaglianze in crescendo, questi i temi caldi del rapporto, e le possibili misure da adottare per fronteggiarli. “Il sostegno ai redditi più bassi deve essere assunto come assoluta priorità”, ha affermato il Presidente della Camera, Laura Boldrini, in prima fila alla presentazione del Rapporto. Il prof. Felice Roberto Pizzuti, docente di Politica Economica, presente al Convegno ha invece dichiarato:
“Noi stiamo riducendo le disponibilità degli ammortizzatori sociali proprio nel momento in cui servono maggiormente. Stiamo aumentando l’età di pensionamento quando non ci sono posti di lavoro e dunque, inevitabilmente, questo implica un aumento della disoccupazione giovanile. Riduciamo l’istruzione quando dovremmo puntare di più sull’innovazione e  quindi evolvere il sistema verso equilibri produttivi più compatibili e sostenibili. La sanità si sta riducendo nella sua efficacia. Il welfare non è solo un’istituzione che serve a migliorare la qualità della vita, ma serve a stabilizzare l’economia e a renderla efficiente e dinamica. Tutto questo sta venendo meno nel momento in cui servirebbe di più”.
Parole sante, cari amici, che risulta difficile a chiunque controbattere. Se risultasse vero che siamo finalmente riusciti ad uscire dalla deflazione, se all’orizzonte si consolidasse quel piccolo segno di speranza e di ripresa che sembra intravvedersi, allora tutti dobbiamo “rimboccarci le maniche”, consci che solo “insieme” sarà possibile cavalcare la ripresa, riprendere a produrre ed a creare speranza e nuovi posti di lavoro. Tutto questo non da soli ma insieme all’Europa, un’Europa solidale, vera, coesa, non come quella attuale. Un’Europa-Nazione, frutto finale di quel processo ancora incompiuto di aggregazione vera, mai terminato. Solo cos’ l’U.E. potrà dirsi al sicuro, e per arrivarci dovrà fare ulteriori sforzi importanti, rispettando la dignità di ogni Stato ed in piena solidarietà, senza pensare a stati di serie A e di serie B.
L’ho detto e ripetuto tante volte: senza un percorso comune che porti all’unificazione, che raggiunga il traguardo di un’Europa Stato Federale,  è meglio che ognuna delle nazioni che oggi ne fanno parte, “torni a casa” a coltivare il proprio orticello! Non serve stare insieme se non esiste una vera politica comune che faccia stare tutti allo stesso modo, nel bene e nel male.
L’Europa o diventa quello per cui è nata (un vero stato federale), oppure è meglio che scompaia definitivamente. Farebbe, comunque, meno danno.
A domani.
Mario



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