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lunedì, giugno 01, 2015

L’EUROPA BOCCIA LA SCUOLA ITALIANA: SIAMO GLI ULTIMI…DELLA CLASSE! UN PRIMATO TRISTE, DIFFICILE DA INVERTIRE.



Oristano 1 Giugno 2015
Cari amici,
non che la cosa, sotto certi aspetti, non fosse nota! Sapevamo bene che la scuola di molti altri Paesi europei  navigava in acque ben diverse dalle nostre, ma sapere, ufficialmente, di essere gli ultimi della classe, fa un effetto che proprio risulta difficile da accettare. Questa triste notizia mi ha fatto ricordare un episodio, che risale a quand’ero bambino, quando il maestro elementare, per mettere in difficoltà un bambino poco diligente, gli aveva messo in testa una specie di triste copricapo da “asino”, confezionato da due orecchie fatte di cartoncino colorato legate da un elastico.
Altro che bisticciare sulla tentata riforma di Renzi, cercando di alzare la voce per mantenere situazioni e privilegi ormai preistorici! La scuola italiana, non ci sono alternative, è totalmente da rifondare, perché bocciata senza appello dall’Europa, che, paragonandola a quella degli altri Paesi che compongono l’Unione Europea, l’ha collocata in coda. La nostra scuola, cari amici, è considerata l'ultima della classe o, meglio, d'Europa: sia per la qualità dell’insegnamento che per il numero dei laureati. Non solo, la scuola italiana si conferma fanalino di coda anche per l'utilizzo delle tecnologie e la reale possibilità di impiego dei maturati dopo il conseguimento del titolo di studio.
L'istruzione italiana in questo momento spicca per ben altro:  si distingue, per esempio, per l’alto numero di abbandoni scolastici, così come per le scarse competenze matematiche e linguistiche. Rattristiamoci pure, ma la lucida valutazione del nostro insegnamento ci fa considerare proprio al tappeto: è da considerare un vero disastro. La tristissima pagella sulla nostra scuola arriva  direttamente da Bruxelles, contenuta all’interno del rapporto «Education and Training Monitor 2014» pubblicato dall'Unione europea. Nella lucida analisi, effettuata per capire al meglio la situazione scolastica comunitaria, riguardo all’Italia si rilevano inadempienze gravissime: il nostro Paese, per esempio, risulta quello che nell’UE stanzia meno risorse nel settore dell'educazione: dalle Elementari all'Università siamo appena sopra il 4,5% del PIL a fronte di una media europea del 5,3%.
Vorrei che gli amici lettori non sottovalutassero questo dato: la differenza non è “poca cosa”, sono molti miliardi di euro! Vi basti pensare che, in tutta Europa, solo la Romania con il 3%, la Bulgaria con il 3,5% e Slovacchia con il 3,8% investono nell’istruzione meno di noi. Le conseguenze di tutto questo sono a dir poco disastrose: mezzi inadeguati, insufficiente preparazione (e aggiornamento dei docenti) stipendi al di sotto della media. A cascata cosa ne scaturisce nel complesso dell’organizzazione scolastica? Che, ad esempio, il numero dei laureati risulta il più basso d'Europa: il 22,4% di studenti che si laureano, contro una media Ue del 38%. Il nostro 22,4% è una percentuale da brivido se la paragoniamo ai livelli di Irlanda e Lussemburgo dove le percentuali salgono al 51%! E questo non è mica tutto,  è solo una faccia della medaglia.
In Italia, chi faticosamente ottiene una laurea stenta a trovare uno sbocco lavorativo: solo il 49% riesce a trovare un impiego in tempi brevi, contro una media UE del 71%! Statisticamente peggio dell'Italia riesce a fare solo la Grecia. Altra nota dolente è la dispersione scolastica: il 17% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi senza aver conseguito un titolo e, tra le cause maggiori, ci sarebbero «le basse competenze alfabetiche e numeriche» delle famiglie in almeno il 30% dei casi contro una media europea del 19%. La riduzione delle risorse per il diritto allo studio, l'aumento delle tasse universitarie, il blocco del reclutamento, la assenza di servizi a favore degli studenti, la mancanza di prospettive di lavoro per chi si laurea e il dilagare della precarietà determinano un'Università per pochi e non aperta a tutti.

Anche l’OCSE, L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha bocciato senza rimedio l’Italia. Secondo l’OCSE la Finlandia è la patria della scuola perfetta, mentre in Italia c’è ancora molto da fare. 
Nel suo recente rapporto PISA, Program for International Students Assessment, che valuta i sistemi scolastici dei vari Paesi, è risultato che in testa alla classifica si colloca la Finlandia, il cui sistema educativo e scolastico prevale su tutti, grazie agli investimenti statali che raggiungono, pensate,  ben il 7,2% del PIL. I punti chiave dell’istruzione finlandese sono i seguenti:
1) nessun costo alle famiglie: è la scuola che mette a disposizione il necessario per tutti gli studenti (libri compresi);
2) la scuola è autonoma dal Ministero: sceglie con competenza il proprio personale, senza alcun tipo di imposizione dall’alto;
3) Elemento basilare dell’istruzione finlandese è il “percorso formativo individuale”: ogni studente viene seguito singolarmente, con un programma di studi personalizzato e su misura.

In Italia, al contrario, siamo riusciti a raggiungere e a tenerci stretto il “fanalino di coda”, collocandoci al penultimo posto della classifica dei 32 Paesi esaminati, superando solamente il Giappone. Come vedete, una bella differenza con il nostro sistema formativo!

Insomma, cari amici, la nostra scuola non gode certo buona salute, ma le resistenze per cambiarla sono durissime, come tutti ci siamo resi conto in questi giorni.  In Italia siamo troppo abituati a “far finta di cambiare”, cioè a farlo in modo “gattopardesco”: cambiare sulla carta perché tutti resti come prima. Renzi è giovane, e certo, tra le tante letture, avrà pure incluso Macchiavelli e Tomasi di Lampedusa. Spero lo abbia fatto, perché per varare la sua riforma “sul serio”, avrà bisogno di confrontarsi con i tanti Gattopardi di cui l’Italia è ancora piena.
Ciao, amici, a domani.
Mario

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