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lunedì, dicembre 08, 2014

IL MIMETISMO: UNA VERA NECESSITÀ DI SOPRAVVIVENZA. PER ALCUNE SPECIE "DIVENTARE INVISIBILI" È UNA QUESTIONE DI VITA O DI MORTE.



Oristano 8 Dicembre 2014
Cari amici,
la natura è fantastica! A volte riesce a sorprenderci in modo tale da lasciarci proprio senza parole. 
Con una certa attenzione scopriamo delle cose che riescono davvero a lasciarci a bocca aperta. Tra i fenomeni più curiosi e sorprendenti studiati dalle scienze naturali, troviamo il mimetismo (termine che deriva dal greco mímesis, imitazione). Vivere in un ambiente spesso ostile ha costretto alcuni animali ad adattarsi all'ambiente, sviluppando una tecnica di difesa che ha permesso loro di “confondersi” con il contesto circostante. In sintesi sono riusciti a rendersi praticamente invisibili ai possibili predatori. Non solo. Alcune specie hanno sviluppato questa abilità, questa capacità mimetica, anche per andare a caccia, per celarsi meglio agli occhi delle loro prede e catturarle con più facilità. Con grande ironia potrei dire che certe incredibili capacità di trasformazione di alcuni,  farebbe comodo anche a noi esseri umani! Non è vero? Scherzo, ovviamente, ma vediamo meglio questo interessante fenomeno, che ha tutte le caratteristiche del vero e proprio "trasformismo".
Letteralmente per mimetismo si intende la capacità di un organismo di imitarne un altro, allo scopo di trarne vantaggio. Non sempre il mimetismo ha lo scopo di “difesa” da eventuali predatori, o quello di procurarsi più facilmente il cibo, ma anche quello  di “attrazione”: come per esempio avviene in alcuni tipi di orchidea, che riproducono le forme della vespa femmina allo scopo di attirare gli insetti impollinatori. Il mimetismo, quindi, è in grado di sfruttare somiglianze di forme e colori ma anche di comportamenti. Spesso la sopravvivenza di fiori, animali e insetti consiste proprio nel diventare poco visibili, scambiati per esseri velenosi o addirittura in qualcos’altro di poco interessante per i predatori. Tutto questo perché, se un individuo non si adatta perfettamente all'ambiente in cui vive, ha poche probabilità di sopravvivere e quindi di riprodursi.
Osservando in una bella giornata soleggiata il comportamento degli insetti in un prato, è facile rendersi conto che spesso non è facile individuarli, perché si confondono facilmente con la superficie dove si trovano. Il mimetismo può raggiungere livelli di perfezione incredibili!
Anche un occhio ben allenato stenta a volte a scorgere il soggetto nel tentativo di immortalarlo fotograficamente nel suo habitat a causa della somiglianza (colore e forma) con le superfici dove si appoggia. I soggetti che necessitano di mimettizzarsi, nel corso delle ere, hanno messo a punto meccanismi di difesa raffinatissimi allo scopo di proteggersi dai predatori e attaccare con più facilità, a loro volta, le prede di cui cibarsi. Senza dimenticare il Camaleonte, l’animale più trasformista per antonomasia, si possono citare tanti esempi: dal geco che si confonde con il muro sul quale si arrampica, al gufo grigio che fa corpo unico con il tronco d’albero dove si posa, dalla cavalletta verde che si confonde con il fresco fogliame dove è posata, all'insetto stecco che simula di essere un rametto. Tutto questo è reso possibile dalle infinite varianti di mimetismo, ovvero da tutta quella serie di “capacità di nascondersi o confondersi” con l’ambiente circostante, che è da considerarsi la maggiore capacità difensiva degli appartenenti al regno animale.

Nel mondo degli Insetti esistono dei ditteri (ordine molto vasto, a cui appartiene fra l'altro la comune mosca domestica) della famiglia Syrphidae che possono essere facilmente confusi con api e vespe. La colorazione a bande gialle e nere diventa un'arma di difesa passiva contro i predatori, anche se non possiedono alcun pungiglione velenoso! Capita spesso di sentir dire: E' gialla e nera quindi è una vespa! Nulla di più sbagliato.

Fritz Muller, zoologo tedesco che scrisse il libro "Fur Darwin", a proposito del fenomeno mimetico, sostiene che alcune specie, solitamente innocue e commestibili, per salvaguardare la propria esistenza, hanno assunto colorazioni e forme di esseri aggressivi o tossici, evidenziando con questa “mutazione ammonitrice” (definita con il termine aposematica), la rassomiglianza con organismi non appetibili o particolarmente aggressivi.
L'aspetto “trasformista” in veste aggressiva, quindi, viene utilizzato per comunicare e avvertire i nemici della propria pericolosità. Le specie che lo utilizzano sono vaste: comprendono sia Invertebrati, quali vari imenotteri, coleotteri, lepidotteri e ragni,  sia Vertebrati, come certe specie di uccelli, anfibi e serpenti. La colorazione o le combinazioni usate sono vivacissime, passando dal giallo e nero della salamandra comune al rosso e nero del serpente non velenoso che imita il famigerato "corallo", dai mille mutanti colori del camaleonte all’ululone del ventre giallo (Bombina variegata). Sarebbero tantissimi gli esempi da portare ma non è certo questo lo scopo della chiacchierata di oggi.

Cari amici, la natura ha un suo meccanismo perfetto: tutti gli essere presenti, vegetali o animali che siano, hanno un struttura complessa che li “lega” in modo tale da formare una lunga e organica catena: fanno tutti parte di un combinazione straordinaria, che nasce perfetta e si mantiene, rinnovandosi, da milioni di anni. A volte è stato proprio l’uomo a cercare di “violare” questa perfezione, provando a modificare certi meccanismi e comportandosi come un bambino che cerca di smontare, con pinze e cacciavite, un giocattolo molto complesso. Evitiamo di modificare ciò che non conosciamo: non giochiamo, come i bambini, a imitare Dio!
Ciao, a domani.
Mario

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