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giovedì, giugno 22, 2017

LO SCANDALO DEL BREVETTO SALVA BIMBI MAI DECOLLATO. E IN AUTO I PICCOLI CONTINUANO A MORIRE.



Oristano 22 Giugno 2017
Cari amici,
Continuano a morire i bimbi trasportati in auto da genitori sempre più indaffarati, con mille altri pensieri per la testa. Muoiono perché “dimenticati” dai loro genitori all'interno dell'autovettura, spesso incolpevolmente, in quanto i ritmi della vita moderna non danno tregua a nessuno. Si amici, queste morti stanno diventando un’emergenza in tutto il mondo. Muoiono di ipertermia, arresto cardiaco, asfissia, in quanto intrappolati sotto il sole o senz’aria, mentre i genitori hanno ripreso la loro attività lavorativa. Le statistiche dicono che l'87% dei decessi riguarda bambini fino a 3 anni di età, come riporta KidsandCars.org, l’Associazione statunitense impegnata nella campagna di informazione e prevenzione, che sottolinea come nel 55% dei casi il copione sia sempre molto simile: il genitore era sicuro di aver lasciato il bambino al nido, all'asilo, dalla babysitter.
Negli Stati Uniti muore nell'abitacolo dell'auto di famiglia un bambino ogni 10 giorni, e numerosi sono i casi simili praticamente in tutto il mondo. In Europa di dati a disposizione ne abbiamo ben pochi. Non esiste ancora un database con una casistica di morte infantile specificatamente codificata, come ha confermato l'Istat. In Francia, la Commissione per la sicurezza dei consumatori ha riportato 24 casi tra il 2007 e il 2009. In Italia i casi sono più o meno noti. L’ultimo in ordine di tempo è quello della bimba di 16 mesi morta in quanto era stata dimenticata in auto dalla madre.
Eppure nel nostro Parlamento giace una proposta di legge che potrebbe portare a soluzione l’increscioso fenomeno, ma risulta da tempo abbandonata. È una proposta seria che, se approvata, sarebbe in grado di salvare delle giovanissime vite umane. Essa riguarda l’emanazione di norme specifiche per dotare gli obbligatori seggiolini porta-bambini nelle auto, di una strumentazione aggiuntiva, in grado di ricordare a chi li trasporta la presenza dei piccoli nell’abitacolo.
Il recente fatto di cronaca prima riportato ha nuovamente allertato la sensibilità degli italiani, e questo ha nuovamente fatto tornare alla ribalta la necessità di una normativa che preveda nelle auto degli allarmi che segnalino la presenza dei bambini e dunque la possibilità che essi vengano “dimenticati” nei veicoli. La proposta prima accennata, nonostante il tempo trascorso, è però ancora in discussione in Commissione Trasporti alla Camera. Il testo, che porta la firma di Gianni Melilla (di Sel), è stato depositato a Montecitorio, pensate, il 10 Ottobre 2014!
La proposta, presentata sull’onda della tragedia che nel 2013 vide il piccolo Luca Albanese morire a causa del suo tragico abbandono nell’automobile del padre, continua però a restare lettera morta. Il padre Andrea da allora è costantemente impegnato a sensibilizzare le Istituzioni affinché rendano obbligatorio un sistema di allarme nei seggiolini per prevenire l’abbandono (per distrazione o dimenticanza) dei bambini nell’auto che può diventare la loro tomba. L’inerzia dimostrata dal nostro Parlamento, inoltre, risulta ancora più grave in quanto nella proposta presentata veniva anche segnalata l’esistenza di un dispositivo (brevetto italiano), premiato dal Centro nazionale delle ricerche e messo a punto da un gruppo di studenti di un Istituto Tecnico di Bibbiena.
L’interessante progetto consisteva in un particolare seggiolino salva bimbi, contenente un sistema di allarme in grado di segnalare la presenza del bambino nel seggiolino quando si spegne il motore e si chiude la portiera dell’automobile. La proposta, semplice e poco complicata, proponeva una modifica all’articolo 172 del Codice della strada per rendere obbligatoria l’adozione di un sistema di allarme in grado di segnalare la presenza di un bambino nel seggiolino a bordo del veicolo. Proposta di legge, a mio avviso, che, contrariamente a quello che è successo, avrebbe dovuto avere un iter accelerato! Ma così non è stato.
Il testo è stato discusso congiuntamente ad altre proposte di legge in commissione Trasporti a partire dal 1° Aprile del 2015 ed è approdato in Aula nel Giugno dello stesso anno. E' stato, però, a quel punto rimandato in Commissione in attesa dell'approvazione di una più ampia Legge Quadro di modifica del Codice della strada. Nel Novembre del 2016 l'esame è ripartito in Commissione, ma al momento il provvedimento non è nel calendario d'Aula. Una volta avuto l'ok della Camera in prima lettura dovrà comunque passare al Senato. Tempi ancora lunghi, dunque.
Cari amici, siamo il Paese dei bizantinismi, del trito e ritrito tira e molla, del vai e vieni delle leggi in Parlamento, dell’allungare sempre il brodo, mentre i problemi restano sul tappeto e spesso si incancreniscono. Come in questo caso. Siamo la Patria del diritto, almeno teoricamente, con una grande tradizione giuridica. Perché allora non si provvede a risolvere certi problemi? Difficile dirlo. 
Il problema però resta e, intanto, i bambini continuano a morire.
A domani.
Mario

mercoledì, giugno 21, 2017

EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA. IN ITALIA NON SIAMO ANCORA PRONTI A IMPARTIRLA, COME INVECE AVVIENE IN EUROPA.



Oristano 21 Giugno 2017
Cari amici,
Ha fatto non poco scalpore un recente episodio avvento nella 5^ classe delle scuole elementari di Sant'Agnese di Modena. Il testo, consegnato in aula agli studenti, era un libro di educazione sessuale che riportava in modo esplicito (anche con chiare immagini), senza metafore e giri di parole, come "Amarsi", fare l’amore. Come riporta la Gazzetta di Modena il metodo d'istruzione utilizzato è stato giudicato dai genitori degli studenti "troppo esplicito" in relazione all’età dei bambini: 10 anni. La polemica è scoppiata per il modo ‘crudo’ in cui veniva descritto l’atto sessuale. Le illustrazioni del testo, che raffiguravano il compimento dell'atto sessuale tra un uomo e una donna, corredate da spiegazioni sull'orgasmo maschile e femminile, sono state ritenute particolarmente esplicite, prive di quella ‘fantasia’ che normalmente viene riservata ai giovanissimi. Ecco piccoli brandelli dei brani.
"Quando una donna e un uomo scoprono di piacersi - si legge nel testo scolastico diffuso sui social - desiderano stare insieme, parlano, giocano, fanno passeggiate e vanno al cinema. Si baciano e si accarezzano per tutto il corpo, esprimono con parole affettuose l'amore che provano"; segue poi la descrizione dell’atto sessuale, con la spiegazione dell'orgasmo in maniera approfondita: "Allora il pene dell'uomo diventa grande e duro e la vagina della donna si inumidisce: per tutti e due è molto bello quando la donna fa penetrare il pene rigido dell'uomo nella sua vagina. I due lo fanno muovere avanti e indietro nella vagina e provano un piacere intenso. Sussurrano, ridono felici: sono i rumori che forse qualche volta hai sentito provenire dalla camera di mamma e papà".
Indubbiamente il libro rappresenta qualcosa di particolarmente innovativo per l’italica cultura sessuale dei minori, qualcosa ritenuta assolutamente “fuori luogo”, particolarmente eccessiva e shoccante, in relazione all’età degli scolari in apprendimento. 
Il post di un padre su Facebook ha fatto scattare un’ondata di indignazione generale, che il Presidente del Comitato dei genitori, Alessandro Dotti, ha cercato in tutti i modi di frenare: "Meglio che imparino queste cose a scuola che su internet", ha sentenziato. Due visioni molto diverse, sulla necessità di iniziare l’educazione sessuale dei minori già nelle scuole elementari. Dotti precisa: "L'educazione alla sessualità fa parte dell'offerta formativa, è un progetto nelle quinte, condiviso nei Consigli di classe. A 8 anni i bambini hanno già il cellulare, le spiegazioni base vanno date, altrimenti le apprendono da Internet ed è peggio”.
Tuttavia quelle in parola appaiono lezioni ‘troppo chiare’, che lasciano perplessi diversi genitori degli alunni, come Franco Piacentini, Presidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada. «Mio figlio di dieci anni – ha detto - è tornato a casa molto incuriosito, dicendo che in classe si era parlato di questi temi e chiedendomi se faccio le stesse cose con la mamma». «Ovviamente non sapevo cosa rispondere – ha ribadito – perché il testo del documento consegnato ai bambini mi sembrava decisamente troppo esplicito, e perché credo che una cosa del genere andrebbe condivisa con i genitori, che così almeno sarebbero pronti a fare i conti con domande come questa… insomma, non è certo l’argomento o il fatto che se ne sia parlato a scuola a preoccuparmi, ma il modo in cui è stato affrontato, tenendo conto che si tratta di bambini di dieci anni».
Quale, allora, il metodo efficace e meno invasivo per parlare di sesso ai nostri figli adolescenti? Seppure sia qualcosa di veramente difficile, è necessario trovarlo un metodo consono a quell'età, perché ora essi mancano delle più elementari conoscenze di base sulla sessualità e in particolare sulla salute sessuale, apprendendo notizie da fonti poco attendibili (Internet in particolare) e caricandosi di idee molto sbagliate. L’educazione sessuale è qualcosa di veramente importante, da alimentare correttamente fin da giovanissimi, utilizzando un linguaggio appropriato per ogni età e approfittando di ogni occasione che si presenta, senza rinviare ad un’adolescenza matura, quando magari i danni sono già fatti in abbondanza.
Compito dei genitori è certamente quello di dare informazioni precise ai propri figli sulla sessualità, utilizzando anche i valori spirituali o religiosi. La religione parla della sessualità come di un dono di Dio, qualcosa che deve essere rispettato e in cui va trovata la gioia propria e degli altri. Questo può offrire un'opportunità in più, per far capire l’importanza della sessualità. Altro mito da sfatare è che il proprio figlio, conoscendo meglio la sessualità, sia portato per curiosità ad avere rapporti sessuali. Niente di più sbagliato. Inoltre, una conversazione con i propri figli va fatta “senza prediche”; in questo modo saremo pronti a rispondere alle loro domande e a far capire loro che stanno crescendo, che stanno per diventare adulti responsabili.
Un’ultima considerazione. Non nascondiamoci dietro un dito: parliamo con loro anche dei temi che non ci piacciono. Ci sono alcuni temi senz'altro difficili o scomodi, soprattutto perché spesso le nostre idee, i nostri concetti, sono molto diversi dai loro, che noi proprio non condividiamo. Alcuni esempi possono essere la pornografia, la masturbazione, l'omosessualità, il sesso orale, la contraccezione, la pillola del giorno dopo, l'aborto e i metodi usati per abortire, le malattie a trasmissione sessuale, l'abuso sessuale, il sexting e molto altro. Il fatto che non vogliamo che questi fatti si verifichino in casa nostra non significa che non esistano o che non se ne debba parlare. Anzi è proprio il contrario. Questo argomento è ancora impregnato di tanti tabù, ma va trattato con cognizione di causa da entrambi i genitori: è importante farlo, e il segreto sta proprio nel farlo in coppia.
La realtà, cari amici, è che il “Tabù del sesso” in Italia è ancora profondamente radicato. In Europa, nel rapporto “Policies for Sexuality Education in the European Union” (2013), pubblicato dal Dipartimento D. G. per le politiche interne del Parlamento Europeo, gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che «un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente trasmissibili». Per questo motivo «l'educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi».  In molti degli Stati membri dell'Unione l’educazione sessuale è obbligatoria, in Italia ancora no.
Il problema è davvero molto serio e l’educazione sessuale, credetemi, è davvero qualcosa di talmente importante da riguardare la persona nella sua totalità, in quanto comprende gli aspetti fisici, cognitivi, emozionali, sociali e interattivi della sessualità. Sgombriamo il campo dalle paure: come accennavo prima, educare fin da giovanissimi alla conoscenza del sesso non incoraggia gli adolescenti a farlo, ma supporta invece il loro sviluppo sessuale e dà loro gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione umana con le relative emozioni derivanti: i sentimenti, le relazioni interpersonali e familiari. Sapere significa avere una buona conoscenza, non solo dei lati positivi ma anche di quelli negativi. L’educazione sessuale è da iniziare quanto prima nelle scuole, ma ad una condizione: se vogliamo che risulti efficace, non deve restare un’esperienza cognitiva isolata, come apprendere una qualsiasi altra materia. Essa sarà tanto più efficace se condivisa dalle famiglie e dalla società, che dovranno essere parte integrante e partecipe; solo se le tre strutture, insieme, saranno in grado di accompagnarla, supportarla e sostenerla, l'eduzione sessuale raggiungerà appieno la sua efficacia.
Cari amici, da noi in Italia questo tema, purtroppo, è ancora qualcosa che scandalizza, che divide, lasciando però in questo modo i ragazzi a cavarsela da soli. Sarà pertanto necessario che anche da noi si faccia senza falsi pudori “un coraggioso passo avanti”; ne va non solo del dovere che abbiamo nei confronti dei nostri giovani, ai quali dobbiamo dare la necessaria conoscenza di un problema della massima importanza, ma anche della salute fisica e mentale, loro e delle future generazioni.
A domani.
Mario


martedì, giugno 20, 2017

UNA BIOPLASTICA ITALIANA PER PULIRE IL MARE DAL PETROLIO. L’INNOVATIVO PROGETTO DELLA BIO-ON, SOCIETÀ ITALIANA CON SEDE NEL BOLOGNESE…



Oristano 20 Giugno 2017
Cari amici,
Eliminare l'inquinamento da petrolio nell’ambiente marino, questo è il fine che in tanti, scienziati e ricercatori, si pongono da tempo per riuscire a salvaguardare la salubrità delle acque marine, sempre più sottoposte a scarichi pericolosi di ogni genere, in particolare petrolio. L’argomento, di grande rilevanza mondiale è già stato da me preso in seria considerazione anche su questo blog, come dimostra la riflessione postata in data 29 Marzo del 2016, della quale riporto il link:  http://amicomario.blogspot.it/2016/03/come-ripulire-il-mare-dal-petrolio-con.html.
Le ricerche innovative anti inquinamento più recenti, stanno avendo una portata sempre più rivoluzionaria per il benessere dell’ambiente marino del pianeta; oltre quella targata Sardegna del mio post sopra richiamato (che utilizza la lana di pecora) ora si affaccia sulla scena una nuova tecnologia, messa a punto dalla Bio-on, denominata Minerv Biorecovery, che consentirà in poco tempo (circa tre settimane), attraverso l'utilizzo di uno strumento nuovo, di eliminare in modo naturale l'inquinamento creato dallo sversamento di idrocarburi nell'ambiente marino. La tecnologia dell’azienda è basata sull’utilizzo di una plastica biodegradabile al 100%, che risulta in grado di ospitare al suo interno dei particolari batteri marini. Questa particolare plastica naturale è il Pha, un polimero di origine naturale con caratteristiche analoghe a quelle delle altre plastiche, ma ottenibile attraverso la fermentazione di scarti agroalimentari.
“La nostra tecnologia – ha spiegato Marco Astorri, presidente e amministratore delegato della società – si basa sull’utilizzo di un certo tipo di plastica e di particolari batteri marini che riesce ad ospitare"; “Questi micro organismi –ha proseguito - sono già presenti nel mare ma non in quantità sufficiente a permettere una riduzione degli idrocarburi sversati in tempi brevi. La nostra bioplastica favorisce la concentrazione dei micro organismi e l'accelerazione del processo di trasformazione delle sostante inquinanti in CO2, prodotto finale della biodegradazione”. 
Ma come funziona realmente il nuovo prodotto? Le particelle di bioplastica (trasformate in micro-polveri), vengono sparse nella zona di mare inquinato; qui formano una struttura porosa, adatta ad ospitare tutta una serie di batteri già presenti naturalmente nell’ambiente marino, che si nutrono della bioplastica con la quale si moltiplicano e rafforzano, fino ad attaccare il petrolio. I processi biodegradativi si attivano in circa 5 giorni e la frazione degradabile degli idrocarburi (ad esempio il petrolio) viene eliminata in circa 20 giorni.
Lo studio del nuovo prodotto è stato realizzato in collaborazione con l'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero (IAMC) del CNR di Messina. «Abbiamo scoperto - spiega Astorri - che le particelle che formano la nostra bioplastica Pha sono l'ambiente ideale per ospitare gli speciali microrganismi che eliminano il petrolio dal mare. Ringrazio il Ministro per l'Ambiente Gian Luca Galletti che cogliendo la portata del nostro brevetto ci ha invitato a presentarla nella cornice di un evento importante come il G7Ambiente e ringrazio The World Bank Group che, in virtù della partnership che abbiamo stretto, ci supporterà per far conoscere i benefici di questa tecnologia per la salvaguardia degli oceani nell'ambito del programma Conntect4Climate».
Una tecnologia rivoluzionaria quella annunciata, che sarà fondamentale non solo in caso di incidenti ma anche nella quotidiana manutenzione di aree esposte a sversamenti di idrocarburi come porti e marinerie. Il prodotto – ha annunciato Astorri – sarà commercialmente disponibile dal prossimo anno. Oltre al brevetto, rigorosamente made in Italy, anche la produzione avverrà in Italia, nello stabilimento di Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna. Bio-on ha affidato i test di validazione sul nuovo prodotto all'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del CNR di Messina. E non è tutto.
Il prodotto sarà utilizzabile non solo per la pulizia dei mari ma anche sulla terraferma: questo è solo il primo passo della strategia di sviluppo di Bio-on. “Il nostro obiettivo è continuare a fare ricerca scientifica per usare la nostra tecnologia non solo in mare ma anche nel suolo”, ha detto Astorri. Sotto quest’aspetto, seppure con utilizzo di diversi materiali, il nuovo progetto assomiglia non poco a quello di marca sarda, che utilizza, come detto prima la lana di pecora, progetto valido anch’esso sia in mare che in terra.
Cari amici, l’inquinamento, è davvero una cosa seria, qualcosa di molto pericoloso, capace di condizionare il nostro futuro; prodotti come questo scoperto di recente, potrebbero dare davvero una grossa mano per la riqualificazione non solo dei mari inquinati ma anche dei siti industriali dismessi, liberandoci dalle numerose bombe ecologiche oggi presenti. 
«È la natura che cura se stessa – ha spiegato Astorri - perché la nostra bioplastica, di origine vegetale, serve a proteggere e a nutrire questi batteri accelerandone la loro naturale azione».
Credo che quest’ultimo concetto della “natura che cura se stessa” sia davvero la migliore soluzione e mi trova perfettamente d’accordo. In natura esiste tutto: anche l’antidoto per i danni che l’uomo, spesso giocando a fare il Creatore, ha fatto (e continua a fare) nel pianeta, cercando di modificare la perfetta armonia naturale prima esistente. 
Speriamo che in un futuro non troppo lontano l'uomo comprenda meglio certi errori e usi maggiore attenzione nel manipolare la natura…
A domani.
Mario