giovedì, agosto 31, 2023

QUALE IL FUTURO DEL LAVORO E DELL'ECONOMIA (E DELLE PENSIONI)? MEGLIO INSERIRE NELLE AZIENDE GLI IMMIGRATI O I ROBOT?


Oristano 31 agosto 2023

Cari amici,

Voglio chiudere i post di agosto parlando con Voi di futuro, in particolare quello delle nuove generazioni. Gli ultimi dati sulla “DE-NATALITÀ” da allarmanti stanno diventando angoscianti. In campo previdenziale di recente l’ex Presidente dell’INPS Tito Boeri in un’intervista ha dichiarato: “Per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili, è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese”. Continuando ha poi aggiunto: “Non possiamo pensare di fare a meno dell’immigrazione, anche se la scelta appare drammatica (noi italiani il fenomeno migratorio lo conosciamo bene, venendo da generazioni di migranti); un declino demografico accentuato come il nostro, che ha di fronte una prospettiva di avere un pensionato per ogni lavoratore, metterà in crisi il sistema pensionistico, che arriverebbe presto al collasso".

Molti italiani forse non sanno che nel nostro sistema pensionistico, che funziona per ripartizioni, sono i contributi degli attuali lavoratori che vengono utilizzati per pagare gli attuali pensionati; ciò significa che ogni lavoratore si deve mettere sulle sue spalle la pensione di un pensionato. E in passato, come ben sappiamo, i trattamenti pensionistici erano molto più generosi di quelli che invece arriveranno alle future generazioni. “È molto importante, dunque – ha concluso Tito Boeri - che arrivino immigrati e che paghino i contributi. È importante, direi vitale, per permettere la sostenibilità del nostro sistema previdenziale”.

Nell’Unione Europea ci sono 34 milioni di persone straniere, che costituiscono il 6,7% della popolazione complessiva. I Paesi con più stranieri sono la Germania, il Regno Unito, oltre all’Italia, mentre in alcuni Paesi più piccoli come la Svizzera queste percentuali sono ancora più elevate anche se prevalentemente riferite a persone provenienti da Paesi europei limitrofi. Nei Paesi del Nord Europa gli immigrati mantengono dei tassi di occupazione piuttosto elevati (in Germania c’è un tasso di occupazione degli immigrati prossimo al 63%, nel Regno Unito siamo prossimi al 70%).

Oggi in Italia ci sono circa 5 milioni di persone residenti in Italia di origine straniera. L’incidenza degli stranieri sulla popolazione era in passato del 3,8%, mentre oggi è dell’8,2%, superando la media europea, che è del 6,7%. Ovviamente non stiamo semplicemente parlando di fenomeni migratori da Paesi più poveri o in guerra, ma stiamo parlando di fenomeni migratori su tutte le direttrici. Le previsioni dell’Istat ci dicono che questa incidenza andrà aumentando. In dieci anni dovrebbe raggiungere almeno il 13%. Su 5 milioni di residenti stranieri, 3 milioni e 460 mila sono contribuenti: ovvero contribuiscono al fisco e alle assicurazioni sociali.

Eppure, amici, molte persone e molte aziende sono convinte che non sono gli stranieri quelli da inserire nei processi lavorativi ma i ROBOT! I Robot, dunque, al posto delle persone? Il dilemma è: l'economia globale ha bisogno dell'immigrazione o dell'automazione? Secondo studi importanti, preferire i dispositivi tecnologici (Robot) alle persone è un errore. Porta il mondo a perdere i reali vantaggi economici e umanitari che deriverebbero dal lasciare che le persone si spostino dove c'è bisogno di loro, invece di cercare di inventare macchine che possano sostituire gli esseri umani.

D’accordo che l’epoca tecnologica che stiamo vivendo sforna macchine capaci di sostituire tantissimi lavoratori; già oggi i robot operano nelle fabbriche, guidano auto senza conducente, governeranno uffici e imprese e domani l'intelligenza artificiale governerà anche settori dello Stato. Politici e analisti si preoccupano delle conseguenze di questi progressi, temendo i danni che saranno arrecati alle industrie e agli individui. Il ritmo del cambiamento sembra irrefrenabile: le nuove tecnologie, viene sostenuto con forza, cambieranno le società. Tutto ciò che si può fare, però, è capire come affrontarlo al meglio questo cambiamento.

Amici, se è pur vero che la tecnologia ha migliorato radicalmente la vita dell'uomo, l’uomo deve restare il perno su cui tutto ruota! L'automazione, stiamo attenti, non è inevitabile, è una scelta. Una scelta che non può e non deve ignorare che milioni di persone sono in diverse parti del mondo senza lavoro e migrano. Che farne? Ignoriamo le loro esigenze, dando la precedenza alle macchine senza pensare a cosa, in realtà, potrebbe succedere dopo? L'automazione esagerata, stiamo attenti, potrebbe essere più un problema che una soluzione!

Cari amici, la mia non è certo un’opinione importante, ma personalmente sono convinto che preferire i Robot alle persone è un errore madornale! Porta il mondo a perdere i reali vantaggi economici e umanitari che deriverebbero dal lasciare che le persone si spostino dove c'è bisogno di loro, invece di cercare di inventare macchine che possano sostituire gli esseri umani. Se siamo al mondo convinti di essere persone, con quei sentimenti che nella vita sociale significano anche altruismo e collaborazione reciproca, la scelta appare ovvia. L’intelligenza artificiale, pensiamoci seriamente, deve contribuire a creare nel mondo il benessere di tutti, non quello dei pochi che continuano a guadagnare sulla pelle degli altri!

A domani.

Mario

mercoledì, agosto 30, 2023

UN LEGGERO E GUSTOSO PIATTO ESTIVO: LE FRITELLINE DI ZUCCHINE AL FORNO. LEGGERE E SEMPLICI DA PREPARARE SONO UN’ALTERNATIVA AI FRITTI.


Oristano 30 agosto 2023

Cari amici,

Le zucchine sono un buonissimo vegetale estivo, che si presta ad essere cucinato in mille modi. Sono gustose e ottime fritte, ma sappiamo bene che i fritti sono poco salutari, per cui si può arrivare a gustarle molto bene anche con ricette meno impattanti per il fegato! Ed ecco una ricetta che possiamo definire light, nel senso che le “Frittelle di zucchine al forno”, sono ugualmente gustose e saporite anche se non fritte, per cui sono da considerarsi ottime!  

Amici, la ricetta base, quella semplice nel senso strettamente light, può essere però, per i buongustai che non sono ossessionati dalla linea, arricchita a piacere con speck, wurstel, prosciutto cotto o crudo, cubetti di formaggio, etc., trasformandole, in questo modo, più golose e sazianti secondo i particolari gusti di ciascuno. Si, d’estate la zucchina è davvero regina della tavola, in quanto versatile e abbinabile a qualsiasi pietanza di carne e/o di pesce, alternando sempre, con diverse ricette, in modo da essere sempre piacevolmente gradite. A questo punto, credo che non vediate l’ora di leggere la ricetta che sto per darvi.

FRITTELLE DI ZUCCHINE AL FORNO (Ricetta semplice)

INGREDIENTI per 5/6 persone:

•3 zucchine (circa 900 grammi)

• 3 uova fresche

300 grammi di farina 00

•50 grammi di grana padano

•200 grammi di latte

•2 cucchiai di lievito istantaneo per preparazioni salate

•Olio extra vergine di oliva, sale, aromi preferiti, come menta, basilico, origano, quanto basta.

PREPARAZIONE

Iniziate lavando le zucchine, spuntate le estremità e grattugiatele con la grattugia per verdure, riponendo poi il tutto in un panno; alla fine strizzatele per bene per far perdere loro l’eccesso di acqua.  Ora prendete una ciotola dove verserete la farina e le uova mescolando per bene con una forchetta; aggiungete una presa di sale, il grana grattugiato, il latte ed i vostri aromi preferiti; operate mescolando per bene, evitando di si formino dei grumi. Ora aggiungete anche il lievito e un filo d’olio extravergine e, una volta ottenuta una pastella densa e cremosa, aggiungete le zucchine e mescolate un’ultima volta. Ora l’impasto può considerarsi pronto.

Prendete ora una teglia da forno, foderandola con della carta da forno e spalmandola con un filo d’olio; passate ora alla pastella preparata prima. Co l’aiuto di un cucchiaio prendete una piccola parte dell’impasto facendo una bella pallina che schiaccerete in modo da ottenere una frittella dalla forma di piccolo hamburger che sistemerete direttamente sulla teglia. Procedete nello stesso modo col resto dell’impasto riempiendo la teglia (se non basta…le teglie magari diventeranno due)!

Accendete ora il forno (meglio se ventilato) e preriscaldatelo a 180°, poi metteteci dentro la teglia e cuocete le frittele di zucchine per 25 minuti circa. I tempi possono cambiare in base al forno, valutate sempre, quindi, se le frittelle hanno raggiunto la giusta doratura. Le frittelle di zucchine al forno sono ora pronte per essere servite a tavola. Come ho accennato prima, nella preparazione dell’impasto potete aggiungere alla ricetta base - a Vostro piacere – altri ingredienti gustosi, che daranno ancora più corpo e gusto alle Vostre FRITELLINE DI ZUCCHINE AL FORNO!

Cari amici, nella calda estate di quest’anno, questo piatto, sia semplice che arricchito a Vostro piacere, sarà certamente in grado di darvi grandi soddisfazioni. Potete accompagnare questo piatto con un bel, fresco vino frizzante, come un Karmis, della Cantina Contini di Cabras. Buon appetito, amici!

A domani.

Mario

martedì, agosto 29, 2023

LA SARDEGNA, CONSIDERATA SOLO UNO SCOGLIO DALLA ALLARGATA “ZEE MARITTIMA” ALGERINA (ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA). E L'ITALIA CHE FA?


Oristano 29 agosto 2023

Cari amici,

Siamo arrivati ad una moderna spartizione del mare! Acque internazionali, acque territoriali, Zone Economiche Esclusive e confini marittimi: imperversa giorno dopo giorno il “risiko del mare”, ovvero il sistema con cui gli Stati si stanno spartendo i mari ben al di là della fascia costiera, in modo da poter ampliare il proprio controllo delle acque. Questo pericoloso fenomeno prende il nome di territorializzazione del mare, e, come nel caso che sto per riportare, la Sardegna ne esce terribilmente penalizzata. Come tuona Mauro PILI, “L’Algeria si frega il mare sardo”!

La Repubblica democratica d’Algeria, infatti, allo scopo di estendere la superficie di mare d’interesse economico intorno alle proprie coste, ha proclamato unilateralmente una ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA (ZEE) al largo delle proprie coste; con un provvedimento formale (Presidential decree N. 18-96 of 2 RAJAB A.H. 1439) depositato presso il segretariato UNCLOS: la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Questo allargamento, pensate, arriva a lambire le acque territoriali italiane! La Convenzione ONU, nota anche come Montego Bay Convention, dal nome della località della Giamaica dove il 10 dicembre 1982 venne firmata, è entrata in vigore il 16 novembre 1994, ovvero un anno dopo la firma della Guyana quale sessantesimo Stato contraente della Convenzione medesima.

L’estensione della superficie di mare d’interesse economico algerino arriva, come detto, a lambire le acque territoriali italiane che - come noto - si estendono per 12 miglia nautiche a partire dalla linea di base. Come riporta Aurelio Caligiore su GreenReport.it, la Zona economica esclusiva algerina non tiene in alcuna considerazione la proclamata “Zona di protezione ecologica italiana”, avvenuta ai sensi dell’articolo 1, della legge 8 febbraio 2006, n.61, che istituisce la Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano, con esclusione dello stretto di Sicilia e fino ai limiti stabiliti dal decreto istitutivo. Questa non meglio definibile anomalia - almeno per ora non riscontrabile in altre aree del Mediterraneo, fortunatamente - andrebbe risolta quanto prima.

Sul piano pratico, l’eventuale mancata risoluzione della controversia in atto creerebbe, infatti, non poche incertezze nella gestione degli spazi marittimi da destinare, ad esempio, allo sfruttamento energetico della risorse, da quelle della pesca a quelle delle energie rinnovabili come quella eolica, notoriamente abbondante nei mari del versante occidentale che circondano la Sardegna. Si fa molta fatica, infatti, a credere che la Sardegna, isola fra le più grandi del Mediterraneo, col mare più bello d’Italia, si trovi ad essere stata considerata come un semplice scoglio e, allo stato attuale, visto che con la ZEE algerina si ritrova con le coste sud-occidentali sostanzialmente circondate, proprio come se fosse un piccolo, insignificante scoglio!

Cari amici, non ho parole per ribadire la mia amarezza sul nostro triste destino di abitanti di quest’isola che meriterebbe ben di più di quello che ha! Quello che penso è che, forse, anche questa volta per “Ragioni di Stato” (purtroppo è sempre avvenuto per tante ragioni), l’isola sarà sacrificata e i sardi dovranno accettare anche questa ignominia! Io spero proprio di no, ma conoscendo i precedenti….

A domani.

Mario

lunedì, agosto 28, 2023

L'ARABIA SAUDITA SI PREPARA PER IL “DOPO PETROLIO” INVESTENDO MASSICCIAMENTE NELLE ENERGIE RINNOVABILI. L’ESEMPIO DI NEOM, LA NUOVA CITTÀ TECNOLOGICAMENTE ALL’AVANGUARDIA.


Oristano 28 agosto 2023

Cari amici,

In ARABIA SAUDITA il percorso per allontanare economicamente il Paese dalla calante dipendenza dalle esportazioni di petrolio e dall'estrazione di combustibili fossili è iniziato nel 2016. Fu allora che i responsabili del Paese misero mano all’”Agenda strategica di Riyadh”, più nota come ” Vision 2030”, un vasto e ambizioso progetto di riforma economica e sociale che prevedeva la messa in atto di un programma di trasformazione nazionale che, abbandonando la dipendenza dai combustibili fossili, tracciasse un percorso verso un futuro del Paese tecnologicamente avanzato; un progetto innovativo, con una visione strategica a lungo termine, in grado di avvicinare l'Arabia Saudita alla moderna tecnologia, cavalcandola senza indugio, per un futuro del Paese ormai dimentico dei combustibili fossili.

Può certamente stupire l’idea innovativa di questa repentina trasformazione, stante il fatto che l'Arabia Saudita è ancora oggi uno dei principali esportatori di petrolio al mondo! Eppure il Paese ha deciso, senza voltarsi indietro, di mettere in piedi un piano di faraonici investimenti in energie rinnovabili, principalmente energia eolica e solare. Il Governo saudita ha infatti annunciato di recente la costruzione di un enorme impianto fotovoltaico da 300 milioni di dollari, che fornirà elettricità a circa 40.000 case. È proprio questo l’obiettivo innovativo della Vision 2030: mettere in atto una riforma socio-politica ed economica nazionale volta a ridurre la dipendenza dell'Arabia Saudita dal combustibili fossili di cui è leader, attraverso la diversificazione economica e lo sviluppo della moderna tecnologia su una serie di servizi pubblici.

Per il raggiungimento di questi obiettivi, è stato ritenuto necessario aumentare la quota di investimenti nei settori economici non petroliferi, come il turismo, le banche e il settore informatico, in modo da mostrare al mondo un'immagine nazionale di rinnovamento, aperta e laica, sul mercato economico globale. Altri obiettivi del piano includono poi il rimboschimento, l'aumento delle aree protette, la riduzione delle emissioni, la diversificazione economica e la creazione di una città futuristica alimentata al 100% da energie rinnovabili. Questa futuristica città sta già per diventare realtà: si chiama NEOM, ed è una megalopoli dal costo di 500 miliardi di dollari! Adagiata sulla costa del Mar Rosso settentrionale, una volta completata, sarà straordinariamente innovativa, alimentata al 100% da energie rinnovabili.

Questo progetto di città incorporerà anche tecnologie intelligenti all'avanguardia, oltre ad attrazioni turistiche, per stimolare i settori commerciali non petroliferi sauditi e utilizzare ulteriormente il vantaggio geografico del Paese, definito come un hub merci cruciale. In breve, l'Arabia Saudita intende potenziare fortemente il proprio settore finanziario per ridurre la propria dipendenza dall'industria petrolifera. A cinque anni dall'annuncio del piano, il Regno dell'Arabia Saudita ha sicuramente posto l'accento sull'espansione dei suoi progetti ambientali, incoraggiando anche l'uso dell'economia circolare e aumentando la percentuale di progetti solari e a idrogeno dopo il coinvolgimento attivo del Paese nel vertice del G20.

A finanziare la creazione di NEOM (il significato della parola NEOM è nuovo futuro) anche il Public Investment Fund, scrigno del grande fondo sovrano del Regno, con un finanziamento da 300 miliardi di dollari. La nuovissima città NEOM in costruzione è una smart city futuristica, di grandezza pari a 26.500 km quadrati. Un progetto concepito per ispirare uno stile di vita alternativo che risponda ad alcune sfide globali critiche che l'umanità deve affrontare. La città intelligente metterà in evidenza il rapporto dell'umanità con la natura, preservando il 95% dell'ambiente naturale che la circonda. NEOM, con la grande quantità di energia rinnovabile prodotta, produrrà abbondante acqua con la desalinizzazione e sarà all'avanguardia nella tecnologia dell'acqua.

Amici, L'Arabia Saudita sa di dover affrontare una transizione energetica ed economica senza precedenti, abbandonando il petrolio e contribuendo a ridurre le emissioni nocive. Scopo della Vision 2030 è proprio il forte sviluppo del Paese nelle energie rinnovabili, obiettivo che consentirà di mantenere il suo ruolo dominante nell'attuale mercato energetico ed evitare la marginalizzazione economica e politica. La suddetta trasformazione economica quindi non solo mira a diversificare la struttura economica, ma anche a mitigare gli effetti del cambiamento climatico per sostenere l'economia nazionale dell'Arabia Saudita.

L'Arabia Saudita sta adottando misure alquanto ambiziose per diversificare la propria economia e abbandonare la dipendenza dal petrolio. Ad esempio, il ministro delle Finanze dell'Arabia Saudita, Mohammed Al-Jadaan, mira a trasformare la grande città di Riyadh in un centro finanziario internazionale tra i primi 10, con un settore privato in crescita, incentrato sul turismo e altri servizi, che rappresenterà il 65% del PIL nazionale entro il 2030, contro i soli due quinti del 2021.

Cari amici, credo che la strada intrapresa dall’Arabia Saudita sia quella giusta da seguire! Investono alla grande pure nello sport: si sono portati via per la loro nazionale di calcio anche il nostro ex Commissario Tecnico Mancini, per la modica cifra di 60 milioni di euro per 3 anni!!!

A domani.

Mario

domenica, agosto 27, 2023

IL DESTINO DEL PIANETA, SEMPRE PIÙ IN CRISI PER IL RISCALDAMENTO GLOBALE E LE VARIAZIONI CLIMATICHE, METTE A DURA PROVA LA SERENITÀ DELLE PERSONE: È ARRIVATA L'ECO-ANSIA.


Oristano 27 agosto 2023

Cari amici,

Il nostro pianeta è sicuramente in crisi. Aumenta in modo inusuale la temperatura dei mari, i ghiacci iniziano a sciogliersi, specie marine aliene attraversano l’oceano per riversarsi sui nostri mari, siccità in alcune regioni e clima tropicale in altri, stanno mettendo a dura prova la tranquillità di molti cittadini del mondo. È una preoccupazione reale, perché il destino ambientale del pianeta appare in questo momenti alquanto in pericolo. In particolare la preoccupazione assale le persone più giovani e quelle più sensibili ai temi legati alla salute del pianeta.

Questo stato di preoccupazione crea mancanza di serenità, e un tipo particolare di ansia detta “ansia climatica” che può manifestarsi con sintomi specifici di stress. Certo, ogni individuo esprime questa preoccupazione in modo personale, ma i sintomi, nella generalità, possono sintetizzarsi in tutta una serie di manifestazioni/preoccupazioni, che derivano dalla paura di vivere in un mondo sempre più malato, inadatto e pericoloso per il benessere in particolare delle generazioni future. Ecco i sintomi più frequenti.

1- nervosismo e ansia legati all’impatto dei propri comportamenti sull’ambiente, alla propria responsabilità nell’aiutare ad affrontare i problemi ambientali, a notizie che riguardano il clima e i cambiamenti climatici. 2 crisi di ansia quando si affrontano tematiche sull’ambiente, difficoltà a non pensare ai problemi associati al cambiamento climatico, nonché il non riuscire a fermare o controllare le preoccupazioni per l’ambiente; 3- prendere decisioni radicali sulla propria vita, come ad esempio il non avere figli perché potrebbe non essere etico o sostenibile per le risorse disponibili del pianeta; 4- difficoltà a vivere serenamente le situazioni sociali con la famiglia e gli amici, difficoltà a concentrarsi nel lavoro e/o nello studio, difficoltà a dormire; 5- solastalgia, stato caratterizzato da emozioni di nostalgia, senso di perdita, ansia, disturbi del sonno, stress, dolore, depressione, pensieri suicidi e aggressività. La solastalgia in genere si può provare quando la propria casa o l’ambiente vicino vengono distrutti da eventi naturali improvvisi.

Oramai gli sconvolgimenti climatici recenti (quelli di quest’estate, per esempio) come grandine in piena estate, temporali violenti, trombe d'aria in città, caldo estremo anche in montagna, alluvioni improvvise, sono fenomeni che stanno incidendo sempre più sullo stato d'animo della popolazione mondiale. Alcuni hanno addirittura sviluppato un senso di ansia e nervosismo che crea uno stato di malessere psicologico, definita proprio “Eco ansia” dagli specialisti del settore. Questo sentirsi impotenti di fronte alle numerose e costanti manifestazioni del cambiamento climatico, alimenta una profonda sensazione di disagio e di paura, in particolare per il futuro. Avvenimenti drammatici, che impattano sulla psiche umana.

Ad avere la maggiore preoccupazione sono le persone impegnate in attività lavorativa strettamente legata alle condizioni climatiche: gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori; oltre alle popolazioni indigene che toccano con mano gli effetti dello sfruttamento di risorse delle aree naturali in cui vivono. Ricerche effettuate dalla Union of Concerned Scientists hanno stimato che tra il 25 e il 50% delle persone che hanno subito le conseguenze di disastri meteorologici, subiscono effetti sulla salute mentale; inoltre, secondo i dati dell’American Psychological Association, i sopravvissuti a disastri naturali manifestano un aumento notevole di depressione, disturbo da stress post-traumatico, ansia e suicidio.

Cari amici, cosa consigliare, dunque, a chi soffre in modo particolare di eco-ansia? Innanzitutto, secondo gli esperti, il consiglio principale è quello di ridurre l’esposizione alle notizie dei media durante la giornata; inoltre sarebbe bene impegnarsi anche con piccole cose ad arginare gli effetti del cambiamento climatico, come ad esempio utilizzare i mezzi pubblici, acquistare locale, effettuare la raccolta differenziata, sensibilizzare le persone a noi vicine ad adottare comportamenti similari. Risulta utile anche trascorrere il tempo libero in un parco, a contatto con la natura e fare esercizio fisico all'aria aperta. Tutti strumenti adatti per uscire dall'eco ansia.

A domani.

Mario

sabato, agosto 26, 2023

I “MASCHERONI” PRESENTI NEI CAMPANILI, COSA RAPPRESENTANO? A VENEZIA SONO CHIAMATI AFFETTUOSAMENTE “MASCARON”, E LA LORO STORIA È DAVVERO CURIOSA…


Oristano 26 agosto 2023

Cari amici,

I veneziani, quando osservano il viso di una donna pesantemente truccata, la apostrofano in dialetto con queste parole: “Ti me par un mascaron” (mi sembri una maschera paurosa)! Ma da cosa deriva, in realtà, questa satirica battura così usata a Venezia? Il termine veneziano Mascaron (mascherone) indica delle teste di maschio o femmina, con fattezze mostruose e grottesche, inserite sulle chiavi di volta dei portali, sui campanili, sulle vere da pozzo o sui ponti, per uso ornamentale e apotropaico. Vediamo, allora, la curiosa storia di questi Mascaron, presenti non solo a Venezia, ma anche nella torre campanaria della Cattedrale di Oristano!

Chi arriva a Venezia e non ha mai visto un Mascaron, se ne ritrova più di uno nei campanili delle numerose chiese. A prima vista è indubbiamente colpito dalla mostruosità di queste figure; osservandone poi qualcuno con cura, sicuramente nota che i tratti del viso sono dotati di una bruttezza ripugnante, che lo fanno pensare ad una terribile malformazione che ha colpito una persona sfortunata, piuttosto che a una forma particolare di viso malvagio, dove la bruttezza esteriore è accompagnata da altrettanta cattiveria interiore. Molte delle bellissime chiese di Venezia hanno al loro fianco un campanile dotato di Mascaron; i campanili, specie in passato, erano uno strumento indispensabile per lo svolgimento della vita quotidiana di tutti gli abitanti della parrocchia; i rintocchi delle campane, infatti, segnavano l'inizio e la fine della giornata lavorativa, oltre alle varie funzioni religiose.

Ebbene, in questi campanili quasi sempre sullo stipite della porta che si apriva sulle scale che conducevano alla sommità e quindi alle campane, era scolpito un Mascaron, ovvero l'immagine di un viso grottesco, mostruoso, insomma un mascherone che incuteva paura. Secondo la credenza popolare il mascherone doveva servire ad allontanare il demonio che voleva entrare per suonare le campane, provocando così scompiglio tra la gente, abituata ad avere la vita regolata dai loro rintocchi.

Amici, il mascherone più interessante a Venezia è probabilmente quello della chiesa di Santa Maria Formosa a Castello, con la grande bocca storta e dilatata che lascia vedere dei grossi denti e la lingua che penzola da un lato. Amici, certe tradizioni del passato, legate a timori ancestrali come la paura del diavolo, seppure legate a leggende, hanno, comunque, un fondo di verità. Quei volti spaventosi, quei Mascaron deformi, dovevano fungere secondo i governanti da guardiani della tranquillità cittadina! In passato il diavolo era temuto certamente più di adesso; difficile, però, credere che se davvero il Diavolo avesse voluto salire sul campanile per suonare le campane, di certo un mascherone, seppure mostruoso, no lo avrebbe di certo fermato!

A Venezia, come detto, le chiese sono tantissime! In passato alcuni dei campanili, secondo la posizione, venivano usati come faro per le navi, altri da torre di avvistamento ed eventualmente di difesa della città. Successivamente i campanili ebbero anche la funzione di vedette per la prevenzione degli incendi, e le guardie vigilavano dall'alto e segnalavano con le campane un eventuale incendio. Amici, in premessa ho detto che la tradizione dei Mascheroni non c’è solo a Venezia, ma anche ad Oristano! Ed è proprio vero!

Ad Oristano la torre campanaria della Cattedrale fu costruita a pianta ottagonale e risale al periodo medioevale; successivamente, a seguito di un crollo, il campanile venne ampliato in altezza e completato con l’aggiunta dalla cupola a “cipolla”, che venne ricoperta di bellissime maioliche policrome.  I mascheroni presenti sulla torre campanaria furono realizzati dopo il 1773, in trachite rossa, da una maestranza sarda su progetto dell’ingegnere regio Giovanni Francesco D’Aristo. Ebbene chi osserva oggi il campanile vede non uno ma ben OTTO (8), Mascheroni, che si trovano sulla torre ad un’altezza di circa 30 metri.

Amici, anche sui Mascheroni della torre campanaria della nostra cattedrale esiste una leggenda che oggi Vi voglio raccontare! La leggenda ha come protagonista un giudice di Tharros! Si racconta che gli otto Mascheroni che troneggiano sul campanile furono realizzati in seguito a un patto stipulato tra il diavolo e il giudice di Tharros; l'accordo prevedeva che, in cambio dell'aiuto fornito dal diavolo per la rapida costruzione del campanile di Oristano, i costruttori scolpissero la sua effige nella parte alta dei bordi ottagonali della torre campanaria della novella città. Una leggenda che fa solo sorridere, ma le leggende, come sappiamo bisogna prenderle come sono! In realtà, anche ad Oristano i mascheroni apotropaici servivano oltre che per esorcizzare e tenere lontano il diavolo, anche per allontanare i fulmini!

A domani.

Mario

 

 

venerdì, agosto 25, 2023

L’ALIENO “GRANCHIO BLU” DEVASTA I NOSTRI MARI? ALLORA, ESSENDO COMMESTIBILE, CATTURIAMOLO E PORTIAMOLO A TAVOLA!


Oristano 25 agosto 2023

Cari amici,

Ormai è arrivato, non sappiamo come, ma purtroppo c’è! Forse, secondo l’ipotesi più probabile, il “GRANCHIO BLU” è arrivato nel Mediterraneo dal Sudamerica, imboscato nello scarico dell'acqua di zavorra delle navi, anche provenienti dal canale di Suez; altre ipotesi dicono che, invece, potrebbe essere arrivato portato nei nostri mari per ragioni alimentari. A prescindere da tutto, ora il granchio blu c’è, e, tra l’altro, ha trovato un habitat congeniale: dalle nostre parti si trova benissimo e lo sta dimostrando chiaramente. Forte e aggressivo, non avendo nei nostri mari, a differenza di casa propria, predatori naturali, li saccheggia alla grande, facendo scorpacciate di piccoli pesci e vongole, di cui è ghiotto. Attacca anche gli allevamenti di cozze! Così come fa disperare i pescatori, ai quali rovina le reti da pesca.

Indubbiamente di problemi ne sta creando abbastanza, tanto che al danno ambientale di distruzione del nostro habitat, bisogna aggiungere il danno economico derivante dalle attività di allevamento, messe in crisi da questo alieno gambero blu. In effetti è un gambero enorme: può misurare fino a 23 centimetri, e di conseguenza è un vero predatore, capace di devastare i nostri fondali. Del problema granchio blu, ormai, si parla da più di un anno, considerato che i primi avvistamenti consistenti risalgono alla tarda primavera del 2022, quando si fece notare tanto sulle coste adriatiche che su quelle tirreniche del basso Lazio. Purtroppo risulta difficile fermarlo, e pare poco probabile impedirne del tutto la riproduzione, facilitata dall'aumento delle temperature dell'acqua nei nostri mari che si stanno tropicalizzando.

Il granchio blu, amici, ufficialmente Callinectes sapidus, è una "specie aliena" che, purtroppo si sta ulteriormente diffondendo sulle coste italiane, dove sta causando seri danni. Le sue vittime preferite, come detto, sono cozze e vongole, ma può essere pericoloso anche per gli umani, oltre che per la filiera ittica. Per gli esperti questo granchio è una vera “macchina da guerra”, che, se lasciata libera di agire “può eliminare intere specie dai nostri mari, provocando danni enormi all’ecosistema e a comparto della pesca”, come spiega a FocuSicilia (giornale on line) Francesco Tiralongo, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Catania.

Quella creata da questo granchio è una pericolosa situazione, che sta mettendo in ginocchio il settore della mitilicoltura. “A essere colpito è soprattutto il Nord, in particolare il Veneto, con circa tremila coltivatori colpiti nei centri di Scardovari e Goro”, spiega Tiralongo. Il dossier è finito sul tavolo del governo Meloni, che nel decreto Asset approvato nei giorni scorsi ha stanziato 2,9 milioni di euro “per incentivare i soggetti che si dedicano alla cattura e allo smaltimento” del pericoloso crostaceo.

Cari amici, mentre si è alla ricerca di una seria soluzione per risolvere questa problematica invasione, possiamo intanto pensare ad una in positivo: il granchio blu, seppure di danni ne faccia tanti, è un animale marino commestibile, per cui possiamo pensare ad una, seria, prima vendetta: MANGIARLO! Si, una gustosa vendetta culinaria, nel senso che quelli che peschiamo è giusto che li facciamo finire in pentola!

Anche oggi in TV gli esperti in arte alimentare-culinaria (tra cui il nutrizionista professor Giorgio CALABRESE) hanno sentenziato che il granchio blu è buonissimo: addirittura ben più dolce dei soliti granchi di casa nostra, che può essere cucinato in mille modi. Allora è utile conoscere qualche modo in cui cucinarlo! Partiamo (noi che a pesca non andiamo), comprandolo al mercato, dove il suo prezzo non è alto: il costo si aggira dagli 8 ai 15 euro al chilo; il granchio blu ha un sapore ottimo e una carne mediamente pregiata, lo si può mangiare come ripieno dei crab cake (Polpette alla polpa di granchio), in insalata, al vapore o grigliato. O ancora, unito a pomodori con, prezzemolo, aglio e peperoncino, con i vari tipi di pasta. La nostra è in effetti una rivalsa: lui ci fa danni e noi, 
 per ora, lo mangiamo! Poi vedremo!

A domani.

Mario