martedì, marzo 25, 2025

COL MONDO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE, CAMBIA ANCHE IL CONCETTO DI CITTÀ. ECCO UN FUTURO PROTOTIPO: LA CITTÀ LINEARE, IN COSTRUZIONE IN ARABIA SAUDITA.


Oristano 25 marzo 2025

Cari amici,

Credo che nel Terzo Millennio, considerati i cambiamenti sempre più veloci che nel mondo si stanno verificando, presto cambierà anche il concetto di città, per come siamo abituati a conoscerla e viverla. In Arabia Saudita, ad esempio, è da tempo in corso l’avveniristico “Progetto NEOM”, che incarna la visione futuristica del futuro del mondo: a partire da un nuovo modello di vita, di lavoro e di sostenibilità. Il progetto Neom, frutto di un’ambiziosa e innovativa idea di vita futura, al suo interno contiene quattro principali strutture, che saranno costruite nei prossimi anni: Sindalah, una luxury island; Trojena, un particolare ambiente montuoso "artigianale" e innovativo; Oxagon, un centro industriale di livello avanzato; The Line, la città del futuro.

Si, in questa innovativa rivoluzione è incluso anche il progetto THE LINE, che prevede la realizzazione delle metropoli del futuro: particolari città lineari, completamente diverse da quelle che fino ad oggi abbiamo conosciuto. La rivoluzionaria idea di THE LINE è quella di ridefinire lo sviluppo di una città, cambiando sia il modo di costruirla che di viverla. Noi tutti, infatti, siamo da sempre abituati a concepire le citta che si sviluppano con case e quartieri con strade e piazze, che le accorpano, suddivise in quartieri più o meno estesi, con attività lavorative o ricreative che si mischiano tra loro, insieme a zone di verde che garantiscono il giusto confort ambientale.

Nell'innovativa idea di The Line, invece, le città del futuro saranno totalmente diverse: evidenzieranno un andamento lineare e prevalentemente altimetrico, nel senso che si svilupperanno in elevazione e non più in piano. Questo sviluppo in elevazione viene poi ripetuto e continuato non più in largo ma solo in lungo: seguendo un percorso a binario, ovvero in linea retta. Quindi ci chiediamo: "Cosa cambia"? Beh, in sostanza un po' tutto, a partire dal modo in cui siamo in generale abituati a vivere! Inoltre, cosa non trascurabile, la differenza sta nell'ambiente circostante, che interagisce puntualmente con ogni singola parte della città (si pensi, ad esempio, alla distribuzione della luce solare nello spazio di pertinenza del progetto). Quest’ambiziosa e futuristica idea di città verticale-lineare, nata in Arabia Saudita e denominata THE LINE, inaugura un nuovo concept di città fortemente avveniristico, che, tra l’altro, sta sorgendo in pieno deserto. Ma vediamo, per sommi capi, le peculiarità di questo progetto. La nuova smart city a sviluppo verticale-lineare sarà costruita nella zona Nord-Ovest del Paese, nella provincia di Tabuk, e dovrebbe essere ultimata entro il 2030. Lo scopo di questo progetto è ridefinire il concetto di sviluppo urbano, con l'ambizione di delineare i canoni di progetto delle nuove città del futuro. Utopia? Forse!

La decisione sul suo sorgere è stata comunque già presa, tanto che i lavori di scavo per la realizzazione delle fondazioni sono già in corso: sono stati, infatti, diffusi dei video celebrativi dalle autorità Saudite che mostrano le operazioni di scavo. Ecco evidenziati i numeri del progetto. Le attuali dichiarazioni sul progetto prevedono una città che ospiti 9 milioni di persone, costruita in 34 km2 di estensione planimetrica. Sorgerà lungo una linea di circa 170 km, mentre la larghezza della linea sarà pari a 200 m circa. Gli spostamenti all'interno delle zone della città potranno avvenire a piedi, considerando quindi un tempo medio di percorrenza di circa 5 minuti (direzione corta della città, cioè i 200 m), oppure tramite il treno ad alta velocità che permetterà di attraversare la città da un punto all’altro in circa 20 minuti (direzione lunga della città, cioè i 170 km).

Considerata questa nuova concezione lineare, si prevede di non utilizzare mezzi di trasporto aggiuntivi. Cosa che permette di minimizzare l'inquinamento atmosferico, acustico e dei tempi di attesa dovuti al traffico. Quanto all’altezza delle costruzioni, queste saranno di circa 500 m, sviluppate lungo un percorso che rispetterà al massimo la conservazione delle zone "naturali". L'idea è quella di garantire la presenza di importanti aree di zone verdi, non concentrate in specifici punti, ma immerse nel contesto urbano.

Questo nuovo modello di metropoli consentirà anche di gestire il clima interno della città, in maniera tale da garantire il giusto confort ambientale. Dalle zone più basse alle zone più alte, si dovrebbe poter aver accesso ai servizi di cui una persona ha quotidianamente bisogno, minimizzando i tempi di spostamento e guadagnando quindi tempo libero, che potrà poi essere destinato ad altre attività. Le facciate del lato lungo della città saranno ricoperte da specchi, in maniera tale che l'opera possa fondersi con il paesaggio in cui è immersa.

Cari amici, “The Line”, parte importante del progetto NEOM, a detta degli esperti, non è solo un prototipo di città futura, ma una visione anticipata di come vivremo la nostra vita sul pianeta in futuro! Sarà, inoltre, una città alimentata al 100% da fonti rinnovabili: solare, eolico e idrogeno verde, totalmente priva di inquinamento e basata sulla sostenibilità; insomma, una metropoli futuristica, senza traffico e senza caos urbano, con trasporti ultraveloci: treni ad alta velocità che attraverseranno la città in 20 minuti. Inoltre, il 95% del territorio circostante rimarrà intatto, mantenendo protetta la preesistente biodiversità. Insomma, a detta degli ideatori, un progetto che potrebbe diventare un modello globale per le città del futuro. Su questo avveniristico piano, non mancano le perplessità, ma, come recita un vecchio detto, "TRA IL DIRE E IL FARE..."

A domani.

Mario

lunedì, marzo 24, 2025

DOPO LA GRANDE FUGA, È TEMPO DI RISCOPRIRE I PICCOLI CENTRI. TORNARE NEI BORGHI DA TEMPO ABBANDONATI, FORSE, SARÀ UN'ANCORA DI SALVEZZA...


Oristano 24 marzo 2025

Cari amici,

C’è un libro recente, quello di Gianluca Gallotta, dal titolo “PAESOFIA, FILOSOFIA E VIAGGI NEI PICCOLI PAESI” – La scuola di Pitagora editrice. Questo libro mette fortemente il dito nella piaga: l’abbandono dei piccoli centri. Indubbiamente è stato un danno immenso, e per questo, l'auspicio, dopo anni di abbandono, è il loro interessante riutilizzo. Gianluca Gallotta (Bari, 1983), è un giornalista professionista; dopo aver conseguito il Dottorato di ricerca in Scienze Filosofiche e Sociali presso l'Università di Roma “Tor Vergata”, insegna filosofia e storia nelle scuole superiori.

Il suo libro, in realtà, ha fatto subito scalpore, tanto che il suo particolare titolo, “PAESOFIA”, è stato considerato dall’Enciclopedia Treccani un neologismo, entrando così a far parte del nostro linguaggio corrente. Nel libro Gianluca Gallotta rivaluta i piccoli centri da tempo in abbandono, prospettando il loro utilizzo con l’applicazione di una nuova filosofia di vita, con viaggi e soggiorni nei piccoli paesi. Questi borghi, questi luoghi dormienti, ora, possono essere, per il moderno uomo stressato, un luogo dove rifugiarsi per, allontanarsi dalla caotica e alienante vita di città, riprendendo così a vivere spicchi di vita serena, trascorsi a meditare, leggere e pensare.

A molti questa proposta di rivalutazione dei piccoli centri potrebbe, forse, sembrare una irrealizzabile utopia, ma così non è. Ricostruire la propria vita quotidiana, fatta di caos e di stress sempre crescente, ritmi che hanno fatto perdere all’uomo l’umanità, è una necessità inderogabile. Le persone hanno bisogno di riscoprire la loro vera natura. Si, la necessità di riscoprire se stessi! Una riscoperta che si può fare davvero, facendo rivivere i piccoli borghi e nel contempo riprendendo a vivere, non a sopravvivere! Se è pur vero che nell’aria qualche progetto in tal senso comincia a farsi sentire, c’è ancora molto, tanto da fare! Non è teoria o sogno quello che cerca di diffondere Gianluca Gallotta, ma vera, concreta pratica da applicare! Per l’uomo del Terzo Millennio, questa riscoperta potrebbe significare un ritorno alla vita vera, una particolare forma di personale “Rinascimento”.

L'importanza del recupero di questi luoghi antichi, sempre più spesso spopolati, la rivalutazione dei piccoli borghi, rappresenta una necessità sempre più significativa. I piccoli paesi rappresentano per l'Italia una ricchezza artistica, paesaggistica, culturale e antropologica di grande rilievo; eppure, se non si provvede in tempo al loro recupero, si corre il rischio dell'estinzione e della marginalizzazione, come è ampiamente dimostrato dal consistente spopolamento di molti borghi. C'è però un modo suggestivo – come dice l’autore del libro - per far rifiorire questi piccoli paesi (ma anche noi stessi): considerarli luoghi privilegiati d'elezione, dove poter ricostruire la nostra umanità inaridita, ridando linfa e vigore alla nostra vita, con la giusta riflessione e la serenità di pensiero.

Gallotta, pagina dopo pagina, nel libro ci mostra come noi, proprio nei piccoli borghi, possiamo far sbocciare e rendere vive e concrete le antiche teorie filosofiche dei grandi pensatori come Platone, Aristotele, Epicuro e Seneca, così come quelle di Agostino, Boezio, Moro, Rousseau, Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche. Nella seconda parte del libro, l'autore ci racconta i suoi suggestivi viaggi in alcuni paesi che rientrano tra i cento più piccoli d'Italia per popolazione. Si tratta di vere e proprie immersioni in un mondo purtroppo sull'orlo dell'estinzione ma in grado di suscitare ancora meraviglia e fascino. Alquanto interessante anche la Prefazione del libro, scritta da Leonardo Caffo.

Amici, credo che proprio noi sardi, più di tanti altri, dobbiamo prendere esempio dalla filosofia indicata in questo interessante libro. Viviamo in un’isola straordinaria, ricca di mille possibilità che non sfruttiamo! Siamo gli abitanti di una Sardegna che sta lasciando morire i piccoli paesi che rischiano l’estinzione! Una Sardegna, quella attuale, che sta attraversando una crisi profonda nel settore industriale, un'isola dove soffrono agricoltura e pastorizia, con la disoccupazione che continua a crescere e dove anche le scuole chiudono, per i tagli decisi a Roma; un'sola davvero "isolata", dove i collegamenti col resto dell'Italia e del mondo, come ben sappiamo, sono da incubo. Eppure poco o nulla si muove!

Cari amici, sono fermamente convinto che il potenziale di sviluppo della Sardegna è alquanto alto, ma dobbiamo individuare come e dove. Io sono fermamente convinto che proprio nei paesi che noi stiamo abbandonando sono nascosti quei tesori che potrebbero essere valorizzati alla grande! La nostra isola non è solo mare, rendiamocene conto! Nell'interno dell'isola e nei tanti piccoli centri, c’è storia, cultura, tradizione, arte, folclore e molto altro. Eppure nell’isola il tasso di disoccupazione è al 12%, 5 punti in più della media nazionale. E con la disoccupazione riparte l’emigrazione. I sardi se ne vanno via, e, se le cose non cambiano, si prepara, per i prossimi decenni, uno scenario demografico nerissimo. Se i sardi non si batteranno con forza per il cambiamento, per la rinascita dei nostri inestimabili tesori abbandonati, per la Sardegna non ci sarà futuro!

A domani.

Mario

domenica, marzo 23, 2025

È ARRIVATA LA PRIMAVERA: È TEMPO DI ASPARAGI! I TENERI TURIONI DI QUESTA PIANTA, ALQUANTO SPINOSA, HANNO DA SEMPRE AFFASCINATO L'UOMO: DALLA CIVILTÀ EGIZIA A QUELLA GRECA E ROMANA.


Oristano 23 marzo 2025

Cari amici,

Con il primo
sole primaverile, tutta la natura si risveglia, si rinnova, regalandoci la meravigliosa visione del rinascere, del risorgere del meraviglioso, vivo mondo che ci circonda! Ebbene. tra le tante piante arbustive spontanee che troviamo in campagna, oggi voglio ricordare l’Asparago (asparagus acutifolius L.),  vegetale alquanto spinoso ma capace di regalarci una specialità culinaria d’eccezione: i suoi TURIONI, ovvero le sue gemme che spuntano dal terreno per creare i nuovi germogli. Iniziano a spuntare alla fine dell’inverno, con i primi caldi, e fin da epoca remota sono divenuti ricercatissimi per la loro particolare bontà.

Si, gli asparagi, teneri, slanciati e dal sapore delicato, hanno iniziato a conquistare il palato dell’uomo già millenni fa. Con il risveglio primaverile della natura, sono fra i primi a spuntare dal suolo, subito ricercatissimi per la loro straordinaria bontà. Simbolo di primavera e di rinascita, gli asparagi hanno nutrito tante generazioni nei millenni, diventando famosi e ricercati anche nella lontana civiltà egizia. Oggi sono apprezzati in una varietà di ricette, tradizioni e innovative, capaci di soddisfare anche i palati più esigenti.

La storia culinaria dell’asparago, dunque, affonda le sue radici nel lontano passato, intrecciandosi con la storia dell’agricoltura e della cultura, in quanto l'asparago è ritenuto un ingrediente eccellente, gustoso, benefico e versatile, tanto amato e ricercato anche in epoca lontanissima. Le prime tracce del consumo degli asparagi risalgono con certezza, come accennato, all’antico Egitto, il cui consumo è evidenziato dalla raffigurazione in geroglifici come "cibo offerto agli dèi". Un consumo che poi andò in crescendo anche presso diversi altri popoli.

Nella successiva civiltà Greca e poi in quella Romana, gli asparagi vennero ulteriormente valorizzarli, sia per l’uso in cucina che in quello curativo. Il medico greco Dioscoride, nel I° secolo d.C., decantò le proprietà diuretiche e depurative dell’asparago, mentre i Romani, golosi di questo germoglio, ne perfezionarono la coltivazione, facendone un simbolo di raffinatezza. Il gastronomo latino Apicio, nel celebre ricettario "De Re Coquinaria", divulgò la ricetta degli asparagi conditi con una salsa a base di olio, garum (salsa di pesce fermentata) e pepe; Plinio il Vecchio, nella sua "Naturalis Historia", descrisse i metodi di coltivazione delle diverse varietà, sottolineando la predilezione per quelli selvatici.

L’asparago, dunque, un cibo raffinato, privilegiato dalle classi più abbienti. Si racconta che  l’imperatore Augusto amasse così tanto gli asparagi da creare una flotta appositamente dedicata al loro trasporto e coniò l'espressione "più veloce della cottura degli asparagi", ad indicare un'azione svolta in maniera rapida. Con la caduta dell’Impero Romano d'Occidente, la coltivazione degli asparagi sopravvisse grazie all'attenzione riservata loro nei Monasteri medievali, dove i monaci ne studiarono le virtù terapeutiche e li coltivarono negli orti botanici. Considerati un rimedio per purificare il sangue, gli asparagi erano spesso presenti nei ricettari monastici, abbinati a uova o erbe aromatiche.

Gli asparagi, dunque, un cibo talmente apprezzato che, durante il digiuno quaresimale, diventarono un piatto sostanzioso ma consentito. Fu, poi, durante il Rinascimento che l’asparago visse una grande rinascita culinaria. Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II di Francia, portò con sé a Parigi chef italiani che introdussero gli asparagi nella cucina francese, influenzando piatti come "les asperges à la flamande". In Italia, trattati di cucina, come il "Libro de Arte Coquinaria" del Maestro Martino da Como, includevano ricette raffinate, come asparagi lessati e serviti con burro e spezie ricercate.

Amici, in Italia, grazie alla sua diversità climatica, si sono potute sviluppare diverse varietà pregiate di asparago, come l'asparago bianco di Bassano del Grappa , nato dall’usanza di coprire i germogli con terra per proteggerli dal freddo, ottenendo così un asparago dal sapore dolce e di una consistenza tenera. Questo asparago, protetto dal marchio IGP, è celebrato ogni aprile con una grande festa regionale. In Emilia-Romagna, invece, troviamo "l'asparago verde di Altedo", robusto e dal gusto erbaceo, ideale per risotti e saporite frittate, mentre in Liguria fa bella mostra di sé sulle tavole "l’asparago violetto di Albenga", caratterizzato da punte viola e sapore fruttato, una rarità coltivata nella Piana di Albenga.

Cari amici, personalmente preferisco gli asparagi selvatici, che vado a raccogliere nelle belle giornate soleggiate in cui mi ritrovo libero. Anche ieri, per esempio, ne ho raccolto due bei mazzi! Preferisco consumarli in frittata, con uova fresche di gallinelle nostrane, oppure, tagliati a tocchetti, dopo averli soffritti in olio EVO e cipolla, utilizzati per condire spaghetti o pennette, o, ancora meglio un fumante risotto: magari un sapido Carnise dell’azienda Falchi!

A domani amici lettori!

Mario

 

 

sabato, marzo 22, 2025

SCOPERTO (E DI RECENTE AUTORIZZATO NELL’U.E.) UN NUOVO SUPERFOOD: “LA LENTICCHIA D'ACQUA”. POTREBBE CAMBIARE IL FUTURO DELL'ALIMENTAZIONE IN EUROPA.


Oristano 22 marzo 2025

Cari amici,

Con il recente “Via libera”, dato dall’Autorità Europea per la sicurezza Alimentare (EFSA) al consumo umano della "LENTICCHIA D'ACQUA", si apre ora un capitolo nuovo nella sfida europea per l’alimentazione del futuro. Vediamo allora, insieme, che tipo di pianta è questa Lenticchia d’acqua. Il suo termine scientifico è Lemna minor L., ed è una pianta acquatica della famiglia delle Aracee. La Lemna minor è una angiosperma, ha, cioè, il sistema riproduttivo basato sulla produzione di fiori e semi, e, date le sue dimensioni estremamente esigue, è tra le angiosperme più piccole esistenti.

La pianta è costituita da una sola piccolissima foglia, ovale o tondeggiante, galleggiante sull'acqua, che misura mediamente 2-3 mm di lunghezza, da cui si diparte inferiormente un'unica piccola radice, a forma di filo, lunga circa 8 mm, flottante nell'acqua. È una pianta dotata di una elevatissima velocità di moltiplicazione vegetativa, tale che spesso gli specchi acquei sono completamente colonizzati in superficie da un tappeto unico di decine di migliaia di piantine. La diffusione della pianta non avviene (pur possedendoli) con i semi, ma ad opera delle piccolissime gemme stolonifere, che producono cloni identici della stessa piantina.

Questa interessante pianta acquatica è ricchissima di proteine, ed è anche semplicissima da coltivare in modo sostenibile, cosa che consente di dare una svolta importante alla transizione proteica e alla prossima sfida alimentare europea, dopo la recente autorizzazione al consumo umano. Un nullaosta, quest’ultimo, arrivato dopo quasi dieci anni di ricerche, condotte dall'ateneo olandese Wageningen University & Research, con a capo la ricercatrice Ingrid van der Meer.

Quanto alla Lemna minor, che è di origine Europea, è una pianta acquatica molto antica, in quanto sono stati trovati fossili risalenti a oltre 50 milioni di anni fa. In Europa, la lemna minor era già conosciuta dai Romani, dai quali veniva utilizzata per purificare l'acqua e per fornire un buon habitat per i pesci. In Asia, invece, la lemna minor è da sempre utilizzata come pianta medicinale: utilizzata per trattare una varietà di affezioni, tra cui febbre, mal di testa e dissenteria. Col passare del tempo questa pianta si è ampiamente diffusa, tanto che oggi è presente in tutto il mondo.

La Lenticchia d’acqua, amici, per chi ha un grande giardino con uno specchio d'acqua, è una pianta molto facile da coltivare, richiedendo anche poca manutenzione: cresce bene sia in acqua dolce che salata; ha, però, bisogno di una fonte di luce solare e di un substrato su cui crescere. È infatti alquanto utilizzata in acquari e laghetti, poiché aiuta a purificare l'acqua e fornisce un buon habitat per i piccoli animali acquatici. La lemna minor può anche essere utilizzata come alimento per alcuni animali domestici, come pesci e tartarughe.

La pianta, come prima accennato, e molto ricca di proteine, e per questo è da tempo utilizzata nella cucina thailandese; ora, dopo aver ottenuto il nullaosta per il consumo umano in Europa da parte dell’EFSA, presto potrebbe entrare in commercio anche da noi. Perciò, questa pianta, così facile da coltivare, e soprattutto in modo sostenibile, promette di dare una svolta alla transizione proteica e alla sfida alimentare europea per il prossimo futuro.

Amici, indubbiamente la lenticchia d’acqua può dare un contributo importante al futuro alimentare dell’Europa. Le ricerche condotte dall'Università di Leeds hanno sottolineato che questa pianta, contenendo circa il 43% di proteine, è una fonte proteica competitiva rispetto ad altre piante: ad esempio potrebbe produrre 6 volte più proteine vegetali per ettaro rispetto alla soia. Inoltre, non solo contiene dosi massicce di proteine, ma anche altre importanti sostanze, tra cui anche diversi macronutrienti.

Prima di tutto, è una fonte completa di amminoacidi essenziali, possiede poi una bassa percentuale di grassi, tra l'1% e il 5%, ed ha un alto contenuto di fibre alimentari. Per quanto riguarda i micronutrienti invece, è un alimento relativamente ricco di potassio e ferro e povero di sodio. Se introdotta nella dieta mediterranea, soprattutto nella variante a ridotto consumo di carne, ne amplifica gli effetti benefici. Inoltre, di certo contribuirebbe all'abbassamento dei valori del glucosio nel sangue, con effetti positivi sulla glicemia postprandiale.

Quanto all’utilizzo in cucina, le lenticchie d'acqua possono essere consumate in molte forme, sia fresche che congelate: le potremo anche trovare pronte per l'uso, sia come additivo proteico che in busta nei supermercati; le troveremo confezionate in sacchetti di plastica forati, come la lattuga o l'indivia fresca, oppure in cubetti congelati, come gli spinaci. Le aziende alimentari possono anche utilizzare le lenticchie d'acqua come ingrediente in confezioni di pasta, formaggio, torte o frullati, o addirittura come sostituto della carne.

Si, cari amici, le possibilità di utilizzo in casa della lenticchia d’acqua sono tante. “Una possibilità è quella di lavorarle come cubetti surgelati, ma è anche possibile imbustarle come prodotti freschi. In un sacchetto si conservano molto più a lungo della lattuga fresca tagliata, per esempio”, ha detto la ricercatrice Ingrid van der Meer. Non ci resta, dunque, che aspettare che l'industria alimentare proceda alla commercializzazione: si stima che tra un paio d'anni sarà possibile trovarla sugli scaffali.

A domani, cari lettori.

Mario

 

venerdì, marzo 21, 2025

COME COMBATTERE LA MANCANZA D’ACQUA. CON IL SISTEMA “YAWA”, STRAORDINARIA SCOPERTA DI UN GIOVANE BIOLOGO PERUVIANO, SI RICAVA ACQUA DALL'ARIA.


Oristano 21 marzo 2025

Cari amici,

Oggi 21 marzo è l'Equinozio di primavera! Domani 22 marzo, invece, è la giornata mondiale dell'acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite, per ricordare al mondo che l'acqua non è solo un bene prezioso ma assolutamente indispensabile, per cui va salvaguardato in tutti i modi. Si, cari lettori, anche la scoperta di cui voglio parlare con Voi oggi va in questa direzione, ed è una di quelle scoperte che potrebbe far fare al mondo un grande sospiro di sollievo: “DIRE ADDIO ALLA SETE”, nel senso che possiamo facilmente ricavare acqua dall’aria! Si, proprio da quell’aria che noi tutti costantemente respiriamo! A fare questa interessante scoperta è un giovane biologo peruviano, Max Hidalgo Quinto, che ha inventato YAWA, un particolare generatore d'acqua atmosferico in grado di produrre circa 300 litri al giorno. Il suo progetto, premiato dall'ONU, potrebbe aiutare una trentina di Paesi che soffrono la sete, riuscendo a combattere la siccità entro il 2040.

Come ben sappiamo, l’acqua è vita per tutti gli esseri viventi del mondo (il nostro corpo è in gran parte costituito da acqua), ed è presente nell’aria che respiriamo; tuttavia, in tante parti del mondo si soffre molto la sete, e questa mancanza causa anche non poche malattie. Se l’acqua è così presente nel mondo, seppure in forma non liquida, ha ben pensato Max Hidalgo Quinto, bisogna trovare il sistema per trasformarla! Ed ecco scaturire dalla sua mente fervida l’idea vincente, che ha fatto nascere “YAWA”, una turbina eolica che trasforma l’umidità atmosferica in acqua potabile.

Il sistema da lui inventato è in grado di trasformare l’aria in centinaia di litri d’acqua al giorno: una quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di una piccola Comunità. Con YAWA è possibile, oltre che bere, irrigare le colture e ottenere raccolti corretti anche in periodi di siccità. Inoltre, la cosa ancora più eclatante, è che l’apparecchio utilizza addirittura per il suo funzionamento materiali riciclati! Ma proviamo a vedere meglio come funziona questa straordinaria macchina che produce acqua dall’aria!

YAWA per il suo funzionamento, ritenuto abbastanza semplice, utilizza una turbina eolica, che cattura l’umidità atmosferica e la condensa, trasformandola in acqua potabile. Non richiede infrastrutture complesse, in quanto funziona con energie rinnovabili e utilizza materiali riciclati. È l’antitesi delle soluzioni high-tech costosissime, che spesso vengono proposte come panacea per i problemi ambientali. Eppure la sua efficacia è grande: un impianto Yawa produce fino a 300 litri di acqua potabile ogni giorno!

È questa una quantità importante, considerato che i 5 litri al giorno, raccomandati dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, per l’idratazione e l’igiene di base, risultano sufficienti a soddisfare le esigenze quotidiane di circa 60 persone, ovvero quelle di una piccola Comunità. Se a questo aggiungiamo che la realizzazione di un impianto di Yawa è poco costoso, in quanto viene utilizzato del materiale ricicciato, possiamo dire che questo sistema, in futuro, potrà essere utilizzato per salvare tanti villaggi oggi allo stremo per mancanza d’acqua.

C’è da dire che il giovane biologo peruviano Max Hidalgo Quinto, oltre che pieno di ingegno inventivo appare anche un grande amante del riciclo, in quanto la turbina e gli altri componenti sono realizzati principalmente con materiali riciclati, minimizzando l’uso della plastica. È questo un esempio concreto di economia circolare: materiali che altrimenti sarebbero finiti in discarica trovano nuova vita in un dispositivo che genera una risorsa essenziale: l’acqua! Un giovane davvero con delle belle idee concrete!

Amici, il mondo attraversa un periodo non facile: con l’aumento delle temperature, la siccità continua ad aumentare, e troppe zone della terra si troveranno in seria difficoltà!  Secondo le previsioni, entro il 2040 ben 33 Paesi potrebbero trovarsi in condizioni di grave stress idrico. Il WWF stima che anche zone mai interessate da questo problema avranno dei problemi: per esempio circa il 20% del territorio europeo e il 30% della popolazione del vecchio Continente avranno problemi idrici nei prossimi anni. La crisi dell’acqua è diventato un problema che toccherà un po’ tutti i popoli della terra.

Le sfide che ci attendono negli anni a venire sono tante, e nelle future variazioni climatiche il problema dell’acqua sarà uno dei più importanti. Come ha sottolineato lo stesso Hidalgo Quinto in un’intervista all’ONU, l’innovazione non deve necessariamente basarsi su tecnologie complesse e costose: a volte, la combinazione tra scienza e impegno sociale può generare cambiamenti significativi. E l’esempio dell’invenzione e dell’utilizzo di Yawa ne è la dimostrazione.

Cari amici, se è pur vero che il mondo ha avuto grandi cicli vitali, alcuni dei quali alquanto turbolenti, quelli che ci attendono in futuro saranno ugualmente importanti: cerchiamo di cavalcarli nel modo giusto, utilizzando le nostre capacità, il nostro ingegno e il massimo rispetto per la natura, e mai dimenticando il nostro Creatore, ringraziandolo e sperando sempre nella Sua benevolenza, ovvero quel Grande nostro Dio autore del mondo!

A domani.

Mario

giovedì, marzo 20, 2025

SAI CHE SU WHATSAPP PUOI SCAMBIARE IL TUO CONTATTO CON UN ALTRO IN MODO RAPIDO E SENZA ERRORI, SENZA DOVER DETTARE O SCRIVERE IL NUMERO? BASTA USARE LA FUNZIONE DEL QR CODE INTEGRATA!


Oristano 20 marzo 2025

Cari amici,

In un mondo che si muove ad un ritmo sempre più veloce il tempo non basta davvero mai! Spesso, in particolare in riunioni d’affari, ci sono incontri veloci che non hanno il tempo di essere approfonditi, e allora scatta la necessità di scambiarsi, in mode semplice e veloce il contatto, magari per potersi successivamente ritrovare in momenti meno intensi. Su questo fronte WhatsApp ha introdotto un sistema rapido ed efficiente, tale da permettere di scambiare il proprio contatto con un altro utilizzando. in tempi brevissimi. il QR Code.

L’utilizzo del QR Code appare una soluzione perfetta, capace di evitare errate o lunghe digitazioni, rendendo il processo molto più comodo e sicuro. Premesso che ogni utente WhatsApp ha un QR Code personale, questo può essere utilizzato per condividere i propri dettagli di contatto senza passare per la rubrica. basta aprire l’app, andare su Impostazioni > Profilo > QR code e mostrare il codice all’altra persona. Questa funzione ti consente di saltare la fase in cui i numeri vengono scritti manualmente, eliminando il rischio di errori.

La scansione di un QR code è altrettanto immediata. In pochi secondi puoi aggiungere il contatto di qualcuno semplicemente aprendo la fotocamera integrata nell’app e inquadrando il codice. Questo metodo è particolarmente utile in situazioni informali o per incontri veloci, ad esempio nel caso di acquisizione di una nuova conoscenza. Praticamente tutto avviene velocemente e in tempi, direi immediati, e i due soggetti sono già praticamente in contatto.

Per avvalersene, è sufficiente aprire WhatsApp, navigare alle Impostazioni e selezionare, come accennato prima, il proprio nome visualizzato in alto: accanto apparirà un piccolo codice. Un tocco su di esso farà comparire il proprio QR Code personale, pronto per essere scansionato da coloro che desiderano inserire il contatto. Poi, chi riceve il codice deve semplicemente inquadrarlo con la fotocamera di WhatsApp e il contatto verrà automaticamente salvato, aprendo la strada a una nuova conversazione. Nessun rischio per la privacy, rassicurano gli sviluppatori: il codice non divulga ulteriori dati personali e può essere reimpostato in qualsiasi momento.

Non essendo necessario salvare il numero manualmente nella rubrica, questa semplicità accelera notevolmente il processo di connessione. Da tener presente che il sistema di utilizzo del  QR Code di WhatsApp condivide solo il numero di telefono e non altre informazioni personali, rendendolo un metodo sicuro per scambiarsi i contatti, in quanto salvaguardia la necessaria privacy. Inoltre, per aumentare la sicurezza, possono essere adeguatamente gestite le impostazioni di privacy su WhatsApp, assicurandosi che solo le persone che si scelgono possano vedere i propri dati.

Il QR code, oltre che per aggiungere nuovi contatti, può essere utilizzato anche per condividere informazioni in contesti di lavoro o personali. Ad esempio, può essere mostrato ai clienti o colleghi per una comunicazione immediata e diretta senza dover inviare manualmente il numero. Questa versatilità rende il QR code uno strumento essenziale per un uso più smart di WhatsApp. Con il sistema del QR Code il problema dell’acquisizione di un nuovo contato viene così risolto in modo veloce e preciso! Questa modalità si dimostra particolarmente vantaggiosa in situazioni in cui il tempo è limitato: come durante un concerto, una festa o un incontro fortuito.

Amici, sono certo che la gran parte di Voi usa quotidianamente WhatsApp, per cui da ora potete scordarvi il monotono procedimento del copia e incolla per inserire i nuovi numeri nella rubrica! L’azienda ha tenuto a chiarire che il codice non ha scadenza, salvo modifiche o cancellazione dell’account. Nelle FAQ ufficiali è disponibile anche un breve tutorial per coloro che desiderano imparare a sfruttare al meglio questa funzione. Un piccolo espediente che può agevolare, e in particolare accelerare, l'inserimento dei contatti su WhatsApp.

A domani.

Mario