sabato, settembre 23, 2023

WHATSAPP SI EVOLVE, DOPO I MESSAGGI ARRIVANO ANCHE I VIDEO MESSAGGI. UNA NOVITÀ CHE FARÀ FELICI MILIONI DI UTENTI.


Oristano 23 settembre 2023

Cari amici,

Che Mark Zuckerberg, fondatore, Presidente e CEO di META, azienda nata con il nome di Facebook nel 2004, abbia una mente diabolicamente avanzata è un fatto certo! Stratega di non poco conto, quando acquista una azienda esistente difficilmente la lascia come la trova, ma ha immediate e strategiche modifiche da apportare. Quando ha acquisito WhatsApp, l’applicazione statunitense di messaggistica istantanea centralizzata, creata nel 2009 da WhatsApp, Inc. aggiungendola al gruppo Meta nel 2014, aveva già, certamente idee rivoluzionarie sulla sua trasformazione.

Conoscendo perfettamente gli avversari, Mark Zuckerberg ha pensato che WhatsApp oltre alla messaggistica scritta e i messaggi vocali poteva ancora crescere.  Per fronteggiare un suo importante rivale-competitor, come TELEGRAM, l'app di messaggistica con il maggior numero di funzionalità (tanto da aver inglobato novità in stile Zoom e perfino dai social network del momento), WhatsApp doveva aggiungere altre frecce al suo arco. Ed ecco una delle prime frecce. Di recente è stata annunciata un'aggiunta importante alle chat degli utenti WhatsApp: i Videomessaggi.

WhatsApp, dunque, oltre i messaggi ha la possibilità di lanciare i videomessaggi istantanei (o messaggi video rapidi), una novità che farà felici milioni di utenti. Vediamo subito cosa sono di preciso e come funzionano (ma soprattutto come possono migliorare l'esperienza di utilizzo dell'applicazione). Ad annunciare la novità è stato lo stesso lo stesso Mark Zuckerberg: "I videomessaggi sono un modo per rispondere alle chat in tempo reale e dire ciò che vuoi in 60 secondi; crediamo che saranno un modo divertente per condividere momenti o dare una buona notizia".

Amici, la novità, in realtà, altro non è che una evoluzione dei messaggi vocali che, come conferma META, "hanno cambiato il modo di comunicare delle persone grazie alla possibilità di condividere la propria voce rapidamente e in sicurezza". Quanto alla sicurezza, Meta assicura che anche "I videomessaggi sono protetti con crittografia end-to-end per garantirne la sicurezza. Abbiamo già iniziato a implementare i videomessaggi e nelle prossime settimane saranno disponibili per tutti". Ma vediamo come l’utente può utilizzare questo nuovo, importante servizio.

Come inviare un videomessaggio? È semplice come inviare un messaggio vocale. Basta cliccare per passare alla modalità video e tenere premuto il tasto per registrare. Si può anche scorrere verso l'alto per bloccare e registrare il video automaticamente. I video verranno riprodotti nella chat in automatico senza audio. Per attivare l'audio, basterà toccare il video. Dopo una fase iniziale di roll con un rilascio graduale, finalmente questa novità sarà disponibile anche in Italia. Si tratta di una nuova funzione decisamente utile e sicuramente sarà utilizzata da tantissimi utenti.

Amici, il nuovo videomessaggio, sia in tempo che in rapidità di esecuzione, di fatto poco differisce da un messaggio vocale; messaggio vocale e videomessaggio praticamente semplici e veloci, ovvero senza molta differenza in termini di immediatezza e di semplicità d’uso: basta toccare brevemente il microfono accanto la casella di testo per vedere apparire l'icona della videocamera, da lì, tenendo premuto, partirà la registrazione e con uno swipe verso l'alto si può confermare la scelta e staccare il dito dallo schermo, come del resto avviene già con i vocali. Semplice no?

Cari amici, personalmente credo che META abbia visto giusto: i video-messaggi saranno indubbiamente un modo divertente per condividere momenti felici, con tutta l'emozione che riescono a trasmettere i video! Ed ecco che fare gli auguri per un buon compleanno, ridere di una battuta scherzosa o dare una buona notizia familiare o d’affari, diventerà molto più semplice e gioioso!

A domani.

Mario

venerdì, settembre 22, 2023

SOFFRI ANCHE TU DI “ACROFOBIA”, OVVERO DELLA PAURA DI CADERE NEL VUOTO? È UNA PATOLOGIA MOLTO DIFFUSA, NE SOFFRE TRA IL 2 E IL 5 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE.


Oristano 22 settembre 2023

Cari amici,

Con il termine “ACROFOBIA” si intende quella particolare paura di "Cadere nel vuoto" che assale tanti di noi quando ci troviamo di fronte ad altezze spesso anche modeste; questa paura, diversa da individuo a individuo, può manifestarsi sia quando ci si affaccia da un balcone, da una finestra, da un tetto o da un punto più o meno alto; il limite di sopportazione, infatti è alquanto variabile, tanto che alcuni possono iniziare a provare ansia anche quando si trovano a pochissimi metri da terra.

L’acrofobia, tra le tante fobie più o meno note, è una delle più conosciute, tanto che ne soffre una percentuale alta: tra il 2 e il 5 per cento della popolazione mondiale, Essa può presentarsi sia in maniera fissa che episodica, creando sempre e comunque disagio e stress; scatta nella persona quando questa si sente in pericolo, come quando, per esempio, si percorre un sentiero di montagna molto stretto con dei dislivelli. Chi soffre di acrofobia ad un livello più profondo, invece, prova terrore anche in situazioni che ai nostri occhi appaiono come controllate e innocue. 

Quanto alle cause, gli studiosi sostengono che questo disagio che affligge tane persone derivi da un particolare meccanismo di protezione e autodifesa del nostro organismo, quando si presume che si trovi in situazioni che vengono percepite come pericolose. Ebbene, cosa prova la persona che viene pervasa dal timore di cadere nel vuoto? Oltre a provare sensazioni di malessere, vertigine e la paura di perdere il controllo e di cadere, viene assalita da un senso di panico, che si manifesta con sudorazione, dolore al petto e cefalea.

In tanti si sono posti la domanda se sia possibile trovare soluzione per eliminare o almeno attenuare gli effetti dell’Acrofobia. Ebbene, come per tutte le fobie, anche l’acrofobia può prevedere dei trattamenti da attuare per imparare a convivere con essa. Per minimizzare la paura di cadere nel vuoto, partendo dal fatto che la paura insita non può essere eliminata, tra le varie strade percorribili, una prevede di porsi dei micro-obiettivi, in modo da affrontare la paura di cadere nel vuoto passo dopo passo.

Cari amici, cancellare certe paure insite nel nostro organismo non sarà, credo, mai possibile. Tuttavia applicando la terapia cognitivo-comportamentale ci possiamo “convincere”, con passi graduali, a ridurre la tensione che l’acrofobia crea. La cura prevede proprio l’esposizione all’evento o all’oggetto stressante in maniera diretta o indiretta, abituando gradualmente il soggetto. Con la disponibilità tecnologica dei nostri tempi può risultare sicuramente utile la “realtà virtuale”, che permette di affrontare meglio questa paura (ma anche molte altre), dandoci una certa sicurezza.

A domani, amici lettori.

Mario

 

giovedì, settembre 21, 2023

COME AFFRONTERA' IL GOVERNO IL DIFFICILE PROBLEMA DELLE PENSIONI? UNA DELLE IPOTESI È QUELLA DI APPLICARE IL MODELLO SCANDINAVO…


Oristano 21 settembre 2023

Cari amici,

Il problema pensioni risulta sempre più scottante. Dopo la riforma Fornero, tanti sono stati i tentativi fatti per cercare di mitigare la mannaia caduta su tanti lavoratori, ma una soluzione davvero accettabile (ovviamente conciliabile con il nostro disastrato bilancio) non è stata ancora trovata. Si, la tanto attesa riforma delle pensioni, ampiamente ventilata anche dal Governo in carica, non è ancora arrivata. Ora, dopo la pausa estiva, questo problema serio tornerà sul tavolo del governo, cercando le novità capaci di rasserenare gli animi.

Ebbene, una delle ipotesi sul tappeto fa riferimento a un particolare modello pensionistico presente nel Nord Europa: nei Paesi Scandinavi. Si, qui funziona un modello particolare per lasciare il lavoro, ovvero una sorta di pensione part-time. Vediamo insieme come funziona questo marchingegno. Trattasi di un modello che si prefigge l'obiettivo di far uscire in anticipo chi è prossimo alla pensione, passando dal full time al part time. Di conseguenza, una parte del lavoro, prima in carico al lavoratore ormai pronto ad andare in pensione, viene svolta da un nuovo assunto under 35.

In Norvegia e Svezia questo sistema in atto consente una graduale riduzione dell'orario di lavoro per chi lascia (che dura dai due ai tre anni), da qui il termine pensione part-time. Si tratta in realtà di una norma che si propone di raggiungere due obiettivi: il primo è quello di far arrivare il lavoratore alla pensione in modo graduale, il secondo, invece, è quello di “formare” il giovane lavoratore, trasferendogli l'esperienza e le competenze del lavoratore anziano, col risultato di facilitare in questo modo il ricambio generazionale.

In Svezia, ad esempio, i dipendenti pubblici orami alle soglie della pensione, sono felici di staccare gradatamente, continuando a lavorare almeno il 50% delle ore regolari, e iniziando ad ottenere una pensione parziale. La richiesta per poter accedere a questo tipo di gestione del lavoro è applicabile dal compimento dei 61 anni fino al mese precedente a quello in cui i richiedenti compiono 65 anni. Nel paese scandinavo, quindi, un dipendente pubblico potrà chiedere vari livelli di pensione parziale (dal 10 al 50%). Ovviamente, quello che possiamo chiamare un “anticipo di pensione”, sarà commisurato al numero delle ore non più lavorate, nelle quali avrà iniziato a lavorare un elemento giovane.

Amici, quando non ci sono soldi sufficienti per risolvere i problemi economici serve creatività. Ebbene, stando alle voci che circolano con una certa insistenza anche il governo di Giorgia Meloni pare intenzionato ad utilizzare questa diversa modalità pensionistica anche in Italia, applicando almeno in parte quanto in vigore nei Paesi scandinavi. Ecco come il meccanismo potrebbe funzionare in Italia. Il lavoratore che si trova nei due anni precedenti la pensione (65 anni con previsione di pensione a 67) concorderebbe l’uscita anticipata.

Nella prima fase il lavoratore prosegue la sua attività in azienda in modalità part time al 50%; riceverebbe, pertanto, la metà dello stipendio dal datore di lavoro e metà dell’assegno pensionistico, in anticipo rispetto alle tempistiche di pensionamento, dall’INPS, in modo da non subire perdite consistenti di reddito. Durante questo periodo il lavoratore è affiancato in azienda da un lavoratore giovane, che da lui viene formato e che poi sarà assunto dall’azienda al suo posto; proprio per questo motivo si parla di staffetta generazionale.  Terminata questa prima fase (e dunque anche l’addestramento del giovane lavoratore) quello anziano smette di lavorare e va in pensione percependo il 100% dell’assegno.

Chissà, amici, se la politica italiana riuscirà, finalmente, nel campo pensionistico, a trovare la quadra per il problema tanto atteso delle pensioni e dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Forse ha iniziato a muovere i necessari primi passi in questa direzione, ipotizzando un nuovo percorso per accedere alle pensione e allo stesso tempo creando le condizioni per diminuire la disoccupazione giovanile. È questo un percorso che in realtà non è una novità assoluta (fu ipotizzato in passato senza però arrivare all’applicazione), ma che ora potrebbe essere un salvagente per il serio problema pensioni, capace di evitare i calcoli e le decurtazioni previste da Quota 103 e Opzione donna. Sarebbe, però, da valutare il problema relativo alle piccole e medie imprese, maggiormente in difficoltà per quanto riguarda la flessibilità sul lavoro.

A domani.

Mario

 

mercoledì, settembre 20, 2023

LA CURIOSA LEGGENDA DI UN BELLISSIMO FIORE ESTIVO: “IL GIGLIO DI MARE”, IN SARDO “SU LILLU DE MARI”, BEN PRESENTE SUGLI ARENILI DELLE COSTE DEL SINIS.




Oristano 20 settembre 2023

Cari amici,

Fin da ragazzo, quando per le prime volte iniziai a frequentare le meravigliose spiagge del SINIS, mi colpì la bellezza di un delicatissimo fiore bianco, un giglio meraviglioso che sbucava dalla sabbia lungo il litorale emanando il suo dolce profumo. Passeggiare nelle collinette sabbiose di San Giovanni di Sinis, di primo mattino o al calar della sera, nelle afose giornate estive, era davvero una gioia, circondato dagli innumerevoli fiori bianchi profumati che creavano un ambiente a dir poco meraviglioso! La natura è veramente stupenda!

Il GIGLIO DI MARE, il cui nome scientifico è “Pancratium Maritimum”, è una bulbosa della famiglia delle Amaryllidaceae, il cui meraviglioso fiore bianco sboccia tra luglio e agosto; deve il suo nome (Pancratium è un termine greco che significa “molto potente”) alla sua forza e alla sua alla sua tenacia, in quanto riesce a vivere nella sabbia sterile e battuta dal vento e non su un fertile terreno. La natura, infatti, ha dotato questa pianta di una massa radicale sugherosa che prende sostanze vitali anche dall'umidità dell'aria e, inoltre, ne permette il galleggiamento tanto che, una volta che il vento che sferza la sabbia la fa finire in mare, questa viene trasportata dalle onde e in questo modo va a riprodursi su altri litorali ricoprendoli di bianco e di dolce profumo.

Questo bellissimo giglio cresce spontaneamente sui litorali sabbiosi del Mar Mediterraneo, del Mar Tirreno, del Mare Adriatico e del Mar Nero.  Può essere anche coltivato come pianta ornamentale. I bulbi del Pancratium Maritimum possono raggiungere i dieci centimetri di diametro, sono di forma allungata con un collo stretto che consente di emergere dalla sabbia dove sono infossati anche in oltre cinquanta centimetri di profondità nelle dune. In Sardegna è chiamato “Lillu de mari” e oggi risulta protetto (la raccolta è vietata), dopo aver rischiato per lungo tempo di scomparire, per via della facilità con cui i bulbi si possono estrarre dalla sabbia per portarli via.

Amici, questo bellissimo e profumato fiore ha incantato l’uomo fin dagli albori della sua esistenza. Intorno all’origine di questo fiore meraviglioso, vigoroso e tenace, si sono intrecciate diverse leggende. Una di queste è nata da un antico mito greco, che attribuisce al giglio di mare un forte legame ad una delle tante vicende amorose che ebbero come protagonista Zeus, il padre degli dèi. Questi, secondo la leggenda, si invaghì di una bellissima donna di nome Alcmena, dalla quale ebbe un figlio di nome Eracle (chiamato Ercole nella mitologia romana e passato alla storia per le sue memorabili dodici fatiche).

Ebbene, questa leggenda narra che il “Giglio di mare” si formò dal latte di Era, moglie di Zeus, che, dopo aver trovato il piccolo Eracle, decise di allevarlo. La dea, avendo deciso di tenerlo con sé, iniziò ad allattarlo. Un giorno, però, il piccolo Eracle, sicuramente affamato, si attaccò al seno di Era in maniera così vorace e vigorosa che la dea, non potendo sopportare il dolore, gli tolse d’istinto il seno! A quel punto un forte spruzzo di latte giunse fino al cielo, dove generò la Via Lattea, mentre un altro forte spruzzo cadde sulla terra generando così il Giglio di mare! La meravigliosa fantasia del passato!

Secondo un’altra leggenda, questa volta sarda invece, il giglio di mare nacque da alcuni capelli biondi di una giovane pastorella sarda. Anticamente per i sardi possedere dei capelli biondi era una vera rarità. La bella e bionda ragazza sarda si oppose con vigore e orgoglio alle invasioni saracene, ma nonostante la sua forte resistenza i pirati saraceni riuscirono ugualmente a catturarla e ad infliggerle delle terribili torture. La giovane, al termine delle sevizie, venne uccisa ed il suo corpo gettato in mare. Quando le onde riportarono a riva questo corpo martoriato, i suoi capelli, che erano ancora pieni di vigore e vitalità, rilasciarono la loro linfa sulla sabbia del litorale, dando così origine al Giglio del Mare!

Cari amici, due leggende meravigliose che dimostrano la straordinaria bellezza del Giglio di mare. Ebbene, anche quest’anno, durante le mie vacanze estive nel Sinis (dove ho la mia casetta del buen retiro) ho avuto modo di godere della vista e del profumo di questo splendido giglio! Amo in modo particolare questa pianta rara e misteriosa, che può essere definita una vera e propria meraviglia della natura! Pensate che, quando decisi di dare in locazione il piano superiore di questa mia abitazione estiva per farne una “CASA VACANZE”, stabilii (potete vederlo nel cartello posto sull’ingresso) che fosse chiamata “Casa vacanze il Giglio vista mare”! Una meraviglia, cari lettori, fare le vacanze nel Sinis!!!

A domani cari lettori.

Mario

martedì, settembre 19, 2023

UNA PERICOLOSA DIPENDENZA DAI SOCIAL: IL “PHUBBING”, LA PERICOLOSA PRATICA DI ISOLARSI DAL CONTESTO SOCIALE DIALOGANDO CONTINUAMENTE CON LO SMARTPHONE.


Oristano 19 settembre 2023

Cari amici,

C’è un pericoloso “VIRUS” che sta contagiando schiere sempre maggiori di persone amanti dello smartphone, in particolare i giovani: è stato chiamato “PHUBBING”, e consiste nell’avere un rapporto così stretto con il proprio smartphone da non separarsene mai, dialogando costantemente con esso anche in presenza di familiari, amici, e addirittura del proprio partner. Alzi la mano chi non ha mai visto, almeno una volta, in una riunione di gruppo, sia di familiari che di amici, alcuni di questi soggetti che, ignorando il resto della compagnia, restavano per proprio conto, intenti a smanettare il proprio smartphone, digitando e interagendo sui social.

Indubbiamente è un comportamento poco consono alla vita sociale, come minimo irritante per il resto del gruppo, definito, bonariamente, come minimo di grande maleducazione, purtroppo sempre più imperante. È questo un fenomeno sotto certi aspetti nuovo, che ha contagiato in particolare i giovani, e che tecnicamente è stato definito “PHUBBING”. Parola di origine inglese, che coniuga il termine phone con il termine snobbing e sta a indicare come che il telefonino sta contribuendo, in modo alquanto pericoloso, a ridurre l’interazione sociale, snobbando gli altri e ignorandoli.

La triste realtà è che oggi la diffusione massiccia dei telefonini e dei tablet, sta modificando radicalmente il nostro modo di agire e di stare insieme agli altri. A differenza del passato, non ci si incontra più per dialogare, parlare, discutere, ma ci si fossilizza osservando lo schermo dello smartphone stando in silenzio, assorti nei videogiochi e presi dai social. Di fatto ci isoliamo sempre più, ignorando chi ci sta intorno, catturati dal magico display del telefonino, diventando sempre più parte di quella “Folla solitaria” ben descritta da D. Riesman.

I giovani in particolare considerano il telefonino un’appendice della propria mano, digitando ovunque e in qualsiasi momento, da soli e in compagnia. Con lo smartphone sempre in mano, è come un costante dialogare con un personale AVATAR, attraverso il quale viene osservato un mondo più virtuale che reale. A prescindere dal rischio che molti giovani corrono a girare per strada senza guardare la strada, e che li ha portati spesso a sbattere contro un ostacolo non visto (cosa che ha spinto alcune amministrazioni comunali d’Inghilterra a foderare i pali della luce), il Phubbing si è rivelato un serio pericolo.

Amici, questo comportamento, definito dagli specialisti un serio disturbo comportamentale, costituisce la premessa per far sì che il soggetto raggiunga un pericoloso livello di “Disagio relazionale”, accompagnato da depressione o isolamento sociale. Uno studio condotto dagli specialisti J. Roberts e M. David ha rilevato che su un campione di 145 giovani coppie, il Phubbing impatta sulla soddisfazione della relazione e sul benessere generale della coppia, generando distanza e anche stati di depressione in alcuni individui.

Questa “disattenzione” nei confronti degli altri che ci circondano, quando è totale produce un vuoto di partecipazione emotiva ed empatia. Gli studi recenti stanno confermando l’allarme: da qualche anno sono in aumento le nuove dipendenze dagli strumenti di comunicazione e dalla rete, ma è in vertiginosa crescita l’isolamento per la prevalenza del mondo virtuale su quello reale, anche all’interno delle relazioni di coppia e in quelle familiari o professionali. Continuando di questo passo diventeremo praticamente tutti vittime del phubbing, seppure senza rendercene conto!

Il triste fenomeno del Phubbing non accenna, purtroppo, a diminuire e, in particolare nei Paesi anglosassoni, sono già partite delle campagne volte a fermare il Phubbing. In Italia questo termine è ancora sconosciuto ai più e poco o nulla si fa, soprattutto sul piano educativo, per prevenire il fenomeno e aiutare i nativi digitali ad un uso corretto dei vari dispositivi di comunicazione. Aiuto che deve partire dalla famiglia, perché l’educazione di base deve sempre partire dal proprio nucleo familiare, che deve dare l’esempio fin dall’adolescenza.

Cari amici, credo che ci sia proprio poco da aggiungere…

A domani.

Mario

 

lunedì, settembre 18, 2023

UNO STUDIO AMERICANO HA MESSO IN LUCE LE 8 REGOLE CAPACI DI FARCI VIVERE PIU' SANI E PIU' A LUNGO. ECCOLE.


Oristano 18 settermbre 2023

Cari amici,

Nel mio quotidiano scorrazzare nel Web mi sono imbattuto in un pezzo della giornalista Claudia Sarritzu (scrive di politica nazionale e internazionale per Globalist), autrice anche di due saggi: "La Sardegna è un'altra cosa", sulla crisi economica in Sardegna e "Parole avanti", sul linguaggio di genere e i nuovi femminismi in Italia e all'estero; l'articolo di cui voglio parlare con Voi oggi riportava i risultati di uno studio americano sul come allungare il più possibile la nostra vita media.

Lo studio è stato effettuato dall'American Society for Nutrition di Boston ed è una minuziosa ricerca che illustra i sani comportamenti da utilizzare per poter godere di una vita sana e il più possibile lunga. Comportamenti che possono essere riassunti in solo 8 regole, da seguire con costanza e attenzione, e che potrebbero regalarci non solo una vita sana ma anche per un numero di anni ben maggiore, calcolati in circa 24 anni in più, se con il rispetto delle regole elencate, e seguite per bene.

Lo studio, che ha coinvolto più di 700.000 veterani statunitensi, ha stabilito che le “Buone abitudini consigliate” di vita sana devono ovviamente essere seguite fin da giovani, e comunque entro i 40 anni. Inutile avere dei comportamenti sbagliati fino alla mezza età e sperare di recuperare alla fine della vita! Per le donne però il premio in anni è un po' più basso, in quanto le donne già di norma hanno uno stile di vita mediamente più sano degli uomini: per loro si parla di circa 21 anni.

Ecco le 8 regole per allungare la vita: 1- Essere fisicamente attivi, 2- Essere liberi dalla dipendenza da oppioidi, 3- Non fumare, 4- Gestire lo stress, 5- Avere una buona dieta, 6- Non abbuffarsi abitualmente, 7- Dormire in modo regolare, 8- Avere relazioni sociali positive. Su quest’ultimo punto, le relazioni sociali positive, ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. La famiglia, per esempio, non ce la scegliamo, così come non scegliamo neppure la persona della quale ci innamoriamo. Insomma, un'accortezza davvero complicata da seguire, perché, purtroppo, la mancanza di relazioni sociali positive risulta associata ad un'incidenza dei tassi di morte maggiore del 5%.

A impensierire alquanto gli studiosi, però, sono alcuni comportamenti definiti “pericolosi”. Quelli più pericolosi, a detta dei ricercatori, sono la scarsa attività fisica, l'uso di oppioidi e il fumo. Questi fattori sono stati associati a un rischio di morte più elevato del 30-45% circa. Mentre stress, abuso di alcolici, cattiva alimentazione e cattiva gestione del sonno aumentano il rischio di morte di circa il 20%.

Come ha dichiarato il dottor Xuan-Mai T. Nguyen, specialista in scienze della salute presso il Dipartimento degli Affari dei Veterani e studente di medicina al quarto anno del Carle Illinois College of Medicine, "Siamo rimasti davvero sorpresi da quanto si possa guadagnare con l'adozione di uno, due, tre o tutti e otto i fattori dello stile di vita sano". "I risultati della nostra ricerca suggeriscono che seguire uno stile di vita sano è importante sia per la salute pubblica che per il benessere personale e, anche fare un piccolo cambiamento a 40, 50 o 60 anni, è comunque utile", ha continuato a dichiarare il dottor Nguyen.

I risultati della ricerca sottolineano come un cattivo stile di vita possa contribuire all'insorgere di patologie croniche, come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiache che portano a disabilità e morte prematura. I risultati contribuiscono, inoltre, a quantificare il grado in cui, scelte di vita sane possono aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi di queste malattie e a vivere più a lungo. Nell' analisi, gli scienziati hanno utilizzato i dati delle cartelle cliniche e dei questionari, raccolti tra il 2011 e il 2019 da 719.147 persone iscritte al Veterans Affairs Million Veteran Program, un ampio studio rappresentativo a livello nazionale sui veterani statunitensi. Lo studio è stato presentato durante il NUTRITION 2023, l'incontro annuale dell'American Society for Nutrition, tenutosi dal 22 al 25 luglio a Boston.

Cari amici, indubbiamente uno stile di vita sano oltre ad allungare la vita fa sì che gli anni che passiamo su questa terra siano vissuti nel modo migliore possibile, con il minor numero di acciacchi. Voglio chiudere la riflessione di oggi con le parole del dottor Nguyen: "Non è mai troppo tardi per uno stile di vita sano"!

A domani.

Mario

domenica, settembre 17, 2023

NASCE IN ITALIA, IN ABRUZZO, IL PRIMO IMPIANTO DI COLTURA “ACQUAPONICA” D'EUROPA: PRODUCE PESCI E PIANTE CON RISPARIO DI TERRA E ACQUA.


Oristano 17 Settembre 2023

Cari amici,

Che il futuro dell’agricoltura passi per sentieri finora mai percorsi è una realtà ormai certa. La popolazione mondiale aumenta, mentre le terre disponibili (e anche il mare è sempre più depauperato) diminuiscono. Che fare, dunque, per cercare di fornire la giusta quantità di cibo che necessita? Tra i vari sistemi che vengono sperimentati uno risulta alquanto innovativo, ed è di questo che voglio parlare con Voi oggi, amici lettori. Si, In Italia sta prendendo corpo la prima “FATTORIA ACQUAPONICA” d’Europa, ubicata in Abruzzo.

Il termine “Acquaponica” è certamente innovativo, tanto che penso che pochi di Voi ne abbiano sentito parlare. Eppure esso applica un concetto innovativo di coltura, che contribuirebbe a trovare soluzione ai diversi problemi legati alla protezione dell'ambiente, all’emergenza siccità e al caro bollette; insomma potrebbe essere proprio una soluzione tecnologica innovativa. In parole povere la coltivazione acquaponica sarebbe la creazione di un micro ecosistema, nel quale n cui pesci e piante riescono a coesistere, crescendo insieme e utilizzando la stessa acqua. Vediamo di capire meglio questo ingegnoso sistema.

A dire il vero, la tecnica di produrre cibo con il sistema dell’acquaponica ha origini antiche. Questa tecnica, che combina la coltivazione di piante con l’allevamento di animali acquatici in un ambiente a ciclo d’acqua chiuso e continuo, risale addirittura ai Babilonesi. A perfezionare questa metodologia furono poi le culture dell’Asia meridionale e gli Aztechi. Questi ultimi, in particolare, costruirono le “Chinampa”, cioè piccole aree di terra fertile create sul fondo del lago Xochimilco. Le “Chinampa” consentivano sia la coltivazione di piante e sia la pesca, creando un sistema simbiotico.

Col passare dei secoli l’acquaponica venne pian piano abbandonata, fino ad essere dimenticata; poi, agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, quando si iniziò a discutere di eccessivo sfruttamento dei terreni e del rischio di esaurimento delle risorse naturali con il costante aumento della popolazione, l'acquaponica tornò sul tappeto. Considerato che il settore dell’acquacoltura doveva affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti e delle acque reflue, nonché quello del costo dei macchinari di depurazione, furono condotte alcune ricerche per studiare l’efficacia delle piante acquatiche nel filtrare e consumare i nutrienti presenti nell’acqua. Ed è proprio a seguito di questi studi, che si è ridato vita all’acquaponica, che nel tempo era diventata una metodologia alquanto efficace ed eco-sostenibile.

Man mano che la pratica dell’acquaponica si sviluppava, allo stesso tempo si evolveva e perfezionava. La produzione di prima generazione prevedeva che l’acqua passasse dalle vasche dei pesci a serbatoi di sedimentazione, che filtrassero l’acqua, la quale poi arrivava al sistema idroponico delle piante (Deep Flow Technique) e, infine, ai pesci. Successivamente si unirono le vasche per la coltivazione in acqua profonda, raddoppiando lo spazio di coltivazione, per arrivare, poi, alla terza generazione, con elaborazione di sistemi più complessi, in cui sono stati integrati circuiti di areazione agli impianti e si sono aggiunte vasche di de-solidificazione e chiarificazione. Infine ulteriori sviluppi hanno portato a introdurre l’ossigeno puro al 95% all’interno dell’impianto, il trattamento dell’acqua, un sistema di de-solidificazione più elaborato e di mineralizzazione dei nutrienti solidi. Si è riusciti, così, a garantire la massima efficienza dell’uso dell’acqua e nessun fertilizzante supplementare.

Ebbene amici, il primo impianto d'Italia DI COLTURA ACQUAPONICA sta sorgendo in Abruzzo e sarà impiegato per produrre pesti, oli e sali aromatizzati. Il nuovo sito produttivo - 100% carbon free - dell'azienda The Circle si estenderà su 1.000 metri quadrati, nel territorio Aquilano. La sua caratteristica sarà quella di essere biomimetico, ossia capace di simulare i cicli della natura attraverso l'uso integrato di ogni risorsa, completando l'intero ciclo produttivo mediante lo sfruttamento dell'energia solare e il riuso di quella termica prodotta dai macchinari. Stiamo parlando di un progetto del valore di 1,5 milioni di euro, finanziato con il sostegno Invitalia nell'ambito di Smart&Start, l'incentivo che sostiene startup e PMI innovative. Partito a giugno, l'impianto sarà completato e si concluderà entro sei mesi.

La produzione finale dell'impianto sarà venduta nei market della grande distribuzione italiana (da 13 punti vendita del Gruppo CR-Conad e all'estero attraverso accordi di export e sul sito). L'azienda The Circle è la prima azienda agricola acquaponica italiana, la più estesa azienda agricola acquaponica d'Europa; è importante sottolineare che l'azienda è stata fondata nel 2017 da quattro giovani imprenditori di 31 anni! «Ogni scarto della produzione diventerà una risorsa per il passaggio successivo di lavorazione, permettendo la totale circolarità e sostenibilità del processo produttivo», ha dichiarato Valerio Ciotola, co-founder e amministratore delegato di The Circle. Una scommessa vinta, dunque, soprattutto grazie all'investimento sulle nove tecnologie.

Cari amici, come ho accennato in apertura, l’agricoltura di questo millennio sta cambiando e continuerà a cambiare in modo impressionante; ovviamente è necessario trovare le giuste soluzioni per la salvaguardia del pianeta, così come anche questa operazione innovativa di coltura acquaponica, a mio avviso, procede caparbiamente nella giusta, ecologica, direzione!

A domani.

Mario