martedì, settembre 13, 2022

IL PRIMO DIRETTORE DELLA FONDAZIONE MONT'E PRAMA È DONNA: È NADIA CANU, 44 ANNI, LAUREATA IN CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI, FUNZIONARIA ARCHEOLOGA DELLA SOPRINTENDENZA DI SASSARI E NUORO.


Oristano 13 settembre 2022

Cari amici,

L’attesa è ora terminata: a ricoprire l’incarico di Direttore Generale della Fondazione Mont’e Prama è stata scelta Nadia Canu, archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro. Erano rimasti in tre i candidati in corsa per l’incarico: Nadia Canu, Paolo Sirena e Raimondo Zucca. La commissione giudicatrice del concorso, dopo aver vagliato la posizione di 10 candidati all'incarico, li scelse indicandoli poi al Consiglio di amministrazione, al quale, come di norma, spetta la scelta finale.

Ora la Fondazione, la cui nascita è stata ufficializzata il 1° luglio scorso con la firma congiunta del Ministero della Cultura, Regione Sardegna e Comune di Cabras, potrà dare avvio a quel “cammino di valorizzazione” di tutto il patrimonio archeologico presente a Cabras. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione ha ufficializzato la nomina dopo le audizioni della terna dei tre candidati finalisti, colloqui che si sono tenuti nella sala “Paesaggio” del Museo civico di Cabras. Ma vediamo meglio chi è Nadia Canu.

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali all'università di Cagliari, Nadia Canu, 44 anni, da dieci anni si occupa del patrimonio archeologico della Sardegna come funzionaria archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro. Nadia Canu, dopo aver ottenuto il necessario nullaosta del Ministero della Cultura, si insedierà a Cabras a partire da lunedì 3 ottobre. Assume l’incarico nel momento in cui si sono conclusi gli accordi tra la Fondazione Mont’e Prama, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna e la Direzione regionale musei e il Museo archeologico nazionale di Cagliari, per l’effettivo passaggio di consegna dei beni archeologici presenti nel territorio di Cabras: le statue dei giganti del museo civico, l’antica città di Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la torre spagnola di San Giovanni.

Il Presidente della Fondazione Anthony Muroni dopo la nomina si è così espresso: “A nome dell’intero Consiglio di Amministrazione porgo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova direttrice, che è stata scelta in virtù di un progetto di modello organizzativo che bene ci è parso sposarsi con i programmi già avviati in questo primo anno e con gli obiettivi per il futuro immediato. Nei mesi che hanno preceduto il suo arrivo la Fondazione si è mossa per avviare un percorso di valorizzazione e sviluppo che ora potrà procedere anche grazie al suo prezioso contributo nella gestione, nel coordinamento e nella supervisione interna. Siamo fiduciosi in una proficua collaborazione per la crescita di un organismo prezioso per il territorio del Sinis. Voglio complimentarmi con la commissione che ha svolto la selezione preliminare: ci hanno messo a disposizione una terna di alto profilo. È certo che anche il prof. Raimondo Zucca e Paolo Sirena rappresentano una risorsa sulla quale la Fondazione investirà in altra forma”.

Ecco la replica della nuova direttrice Nadia Canu: “Ringrazio per la fiducia accordata e accolgo questa nomina come una straordinaria opportunità, uno stimolo per mettere a frutto un bagaglio di esperienze e conoscenze maturate in tanti anni di lavoro spesi sul campo per la cura del patrimonio culturale, ma anche per la sua condivisione con le Comunità. Dedico un pensiero ad Antonietta Boninu, donna dalla tempra eccezionale, a Carlo Tronchetti e tutti coloro che hanno lavorato su Mont’e Prama: ci impegneremo perché l’immane lavoro sia messo a frutto e le ricerche nel sito riprendano in maniera strutturale, affiancate alla ripresa del restauro. L’obiettivo per cui sento di poter concentrare ogni energia è quello di lavorare su quanto tracciato e al coronamento dell’ambizioso progetto: il primo obiettivo all'orizzonte è restituire finalmente l’intero complesso scultoreo al territorio di origine”.

Anche il Sindaco di Cabras Andrea Abis, relativamente all'effettivo passaggio di consegna alla Fondazione dei beni archeologici presenti nel territorio di Cabras, ha così commentato: “La consegna dei beni è un passo fondamentale per il sistema della gestione dei beni culturali di Cabras e che è alla base degli accordi che hanno dato vita un anno fa alla nascita della Fondazione Monte Prama; il modello che abbiamo messo in piedi guarda dritto alla valorizzazione territoriale e sta dimostrando di ottenere grandi risultati come quello di avere già acquisito, in così breve tempo, la gestione della città di Tharros e della torre spagnola, luoghi che ogni anno vengono apprezzati da migliaia di turisti. Ritengo che si tratti di un grande successo per la comunità di Cabras e tutto il territorio del Sinis”.

Cari amici, credo che la valorizzazione dello straordinario patrimonio presente nel Sinis stia prendendo la via giusta. Lo speriamo tutti di vero cuore!

A domani.

Mario

lunedì, settembre 12, 2022

INTERESSANTI CURIOSITÀ SULLE BELLEZZE DELLA NOSTRA SARDEGNA: ECCO TINNURA, IL PICCOLISSIMO “PAESE-MUSEO A CIELO APERTO” ADAGIATO NELLA PLANARGIA DEGLI ASFODELI.


Oristano 12 settembre 2022

Cari amici,

Se è pur vero che il vino buono sta nelle botti piccole, è altrettanto vero che anche in certi piccolissimi “paesi” della Sardegna ci sono delle bellezze straordinarie! Tinnura, per esempio, piccolissimo centro della Planargia posto a pochi chilometri da Bosa, con i suoi 242 abitanti può essere a tutti gli effetti considerato un “Paese-Museo a cielo aperto”. Ma vediamo insieme il perché.

Chi arriva, sia da sardo d’altri luoghi oppure da turista, passeggiando nelle suggestive vie e piazzette lastricate di trachite rosa e marmo bianco, arredate con monumenti e statue di Simplicio Derosas e Pinuccio Sciola, resta affascinato dai pittoreschi murales, dipinti nelle facciate delle case e che raffigurano i momenti salienti, in particolare del passato, della vita rurale e sociale del borgo. Insomma, visitando il piccolo centro si può rimanere solo incantati, scoprendo di trovarsi immersi in un vero, grande museo a cielo aperto! Qui la vita del passato sembra non essere mai tramontata e i suoi pochi ma operosi abitanti continuano a praticare, da artisti più che da artigiani, le nobili arti antiche, come quella della realizzazione dei cestini di asfodelo, canna e salice.

Coloro che amano la campagna lavorano con grande maestria i vigneti che danno un'ottima malvasia, oltre gli oliveti che producono un olio sapido e profumato. Ma ciò che emoziona i visitatori, in particolare i non sardi, sono gli splendidi lavori in asfodelo, macerato sino a poco tempo fa, con l’acqua delle fontane del borgo, tra cui l'elegante Funtana ‘e giosso. Nel piccolo centro della Planargia c’è da ammirare anche la seicentesca parrocchiale di Sant’Anna, con il suo elegante campanile a bande in mattoni rossi. La patrona è celebrata a fine luglio con riti religiosi e civili. Altra festa, molto sentita dagli abitanti, è la festa della beata Vergine del Rimedio, celebrata nella prima decade di settembre.

Storicamente Tinnura risulta un centro abitato fin dall'età del Bronzo, come dimostrato da alcuni menhir, dal nuraghe Tres Bias e dalla tomba di Giganti su Crastu Covocadu. Nel Medioevo appartenne al Giudicato di Torres e fece parte della Curatoria della Planargia. Alla caduta del giudicato (1259) venne governato dai Malaspina e successivamente (1308) entrò a far parte del Giudicato di Arborea. Intorno al 1420 passò sotto il dominio del Regno di Sardegna aragonese e divenne un feudo, concesso inizialmente alla famiglia Villamarina, per poi essere incorporato nel XVIII secolo dai Savoia, insieme a Flussio, nel marchesato della Planargia, feudo dei Paliaccio. Fu riscattato dagli ultimi feudatari nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Oggi il piccolo centro di Tinnura è unito, senza soluzione di continuità, con quello di Flussio, comune col quale condivide il corso principale che corrisponde alla strada statale 292. Turisticamente parlando, nel comune è ancora presente la stazione delle Ferrovie Complementari della Sardegna, che un tempo collegava Macomer a Bosa, linea oggi utilizzata per il solo traffico turistico legato al servizio Trenino Verde dall'ARST. Lo scalo è quindi servito da alcune corse a calendario nel periodo estivo, oltre che da eventuali treni speciali, effettuati su richiesta di comitive di viaggiatori.

Cari amici, Tinnura, paesino di appena 250 abitanti, tra i più piccoli dell’Isola, a nove chilometri da Bosa e a 55 dal capoluogo di provincia Oristano, merita certamente di essere visitato e apprezzato. Sorge su un altopiano basaltico e si affaccia sulla fertile vallata di Modolo. La sua storia, la sua vicinanza con il mare, la bellezza dei luoghi e l’affettuosità dei suoi abitanti sono un grande biglietto da visita. Percorrere le stradine del paese, incorniciate da numerose opere d’arte, è come visitare un meraviglioso museo d’arte moderna ‘a cielo aperto’!

Credo che pochi altri piccoli centri possano vantare un simile biglietto da visita!

A domani, amici.

Mario

domenica, settembre 11, 2022

“CABUDANNI”, L'ANTICO CAPODANNO SARDO DEL MEDIOEVO. ALLORA IL CAPODANNO SI FESTEGGIAVA A SETTEMBRE.


Oristano 11 settembre 2022

Cari amici,

il Capodanno è per ogni popolo uno tra i momenti più attesi: si dà l’addio ad un anno, spesso carico più di dolori che di gioie e si attende il suo successore, il nuovo anno, che tutti sperano migliore di quello precedente. Una specie di “passaggio di consegne”, fra il vecchio e il nuovo anno, che nell'immaginario collettivo rappresenta simbolicamente un nuovo inizio, la possibile realizzazione di nuovi sogni e la speranza di un futuro migliore. Tuttavia, la data del cambiamento, del “passaggio” da un anno all’altro non cade nello stesso periodo in tutto il mondo.

Si, per diversi popoli l'ultimo giorno dell'anno non coincide con il 31 dicembre, in quanto la data dell'evento può variare a seconda della particolare cultura e religione praticata dal popolo. il Capodanno cinese, per esempio, detto anche Capodanno lunare, viene festeggiato in diversi paesi dell'estremo oriente (tra cui Cina, Giappone - limitatamente a Okinawa -, Corea, Mongolia, Nepal, Bhutan) in corrispondenza del novilunio che cade tra il 21 gennaio e il 20 febbraio; in Bangladesh e altre aree asiatiche si celebra il 14 aprile, mentre il Capodanno etiopico, è festeggiato l’11 settembre. Insomma, gli esempi di momenti diversi non mancano, e Capodanno, a seconda della storia e della cultura di un Paese, risulta celebrato in mesi e stagioni differenti. 

In Sardegna, per esempio, nel lontano passato il Capodanno si festeggiava in Settembre. Nell'epoca medievale, infatti, il Capodanno sardo si festeggiava nel mese di settembre, che non a caso veniva e viene tutt'oggi chiamato CABUDANNI. Il motivo della celebrazione del “passaggio da un anno all’altro” in Settembre è alquanto semplice: nella Sardegna allora agro-pastorale Settembre era il mese del rinnovo dei patti agrari, in quanto si svolgeva l'ultimo ciclo di rotazione delle colture. Inoltre, l'Isola si trovava sotto la dominazione bizantina e l'influenza dell'impero orientale portò la Sardegna ad adottarne il calendario bizantino, che, a differenza di quello gregoriano, iniziava il 1° settembre e terminava il 31 agosto.

Nella Sardegna agro-pastorale le annate venivano pertanto scandite dai ritmi della terra, ed era l’alternarsi delle stagioni a dettare l’inizio e la fine del trascorrere annuale del tempo. In un passo del saggio intitolato “Il Folclore sardo”, scritto nel 1957 dall’antropologo e filologo e letterato cagliaritano Francesco Alziator, si legge: “Per i sardi l’anno non comincia a gennaio; esso inizia invece a settembre e solo i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio, e cioè cinque su dodici, hanno nomi uguali a quelli usati dalla maggior parte della cristianità; gli altri sette hanno nomi particolari, usati solo nell’Isola e neppure in tutta l’Isola, ma solo in certe zone e talvolta assai limitate. […] Il calendario sardo appare come l’espressione di un popolo essenzialmente dedito all’agricoltura”.

Amici, in quella civiltà agreste, era il legame con la terra e l’alternarsi delle stagioni a condizionare notevolmente i ritmi della vita e le tradizioni del popolo sardo. Inoltre, sebbene il Capodanno non sia mai stata una festa particolarmente sentita dai sardi, ad esso erano legate alcune usanze e tradizioni il cui scopo era quello di essere ben auguranti. Usanze che, come scrisse la nostra grande Grazia Deledda, furono sapientemente tramandate, vere tradizioni di un mondo antico e “primitivo”, fatto di credenze popolari, riti e leggende che altrimenti, forse, sarebbero andate perse.

In Sardegna il Capodanno settembrino, nonostante non fosse accompagnato da celebrazioni solenni come la Pasqua o il Natale, era comunque il momento più adatto per trarre auspici per il futuro. Un momento particolare per porre al destino importanti domande, come per esempio quelle sul proprio futuro, come per esempio un possibile matrimonio. Molte fanciulle in età da marito si domandavano quando e se si sarebbero sposate, e addirittura in che modo sarebbe potuto avvenire il loro matrimonio. Infine, quando si faceva visita ai parenti o si incontravano le persone per le strade, ci si salutava con un augurio: “A Sa Noa!”, che significava “Ci vediamo nell’anno nuovo”, a cui immancabilmente seguiva l’esclamazione “Deus bollat!”, ovvero “Che Dio voglia!”.

Cari amici, chi abita ad Oristano, sa bene che per gli oristanesi “Settembre è anche oggi il mese della “Festa di Santa Croce”, famosissima ai tempi della civiltà contadina, quando ad Oristano nella Piazza del mercato del bestiame, si festeggiava il rinnovo dei patti agrari come l'inizio di un nuovo anno. Una festa davvero importante, un “CAPUDANNI” importante proprio come il Capodanno odierno!

A domani.

Mario

 

sabato, settembre 10, 2022

PAPA BERGOGLIO, DOPO LO SCONTRO CON I VERTICI DELL’ORDINE DI MALTA, AVVENUTO NEL 2016 (CHE PORTÒ ALLE DIMISSIONI DEL GRAN MAESTRO), HA DECISO DI RIVOLUZIONARE LA COSTITUZIONE DELL’ANTICO E GLORIOSO ORDINE.


Oristano 10 settembre 2022

Cari amici,

Su questo blog ho avuto modo diverse volte di parlare dell’antico e glorioso Ordine di Malta. Un Ordine cavalleresco che, insieme ad altri, contribuì notevolmente alle “Crociate”, iniziate nel 1099 per la difesa della Terra Santa. Chi è curioso può andare a leggere quanto scrissi: nel 2014 cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2014/04/lordine-di-malta-nato-come-ordine-degli.html, e nel 2017 sul seguente: http://amicomario.blogspot.com/2017/01/lordine-di-malta-nella-bufera-si-e.html.

In particolare, su quest’ultimo, parlai della triste vicenda che culminò con le dimissioni del Gran Maestro dell’Ordine, il Principe Sir Fra’ Matthew Festing, che le rassegnò nella mani del Pontefice Papa Francesco. Ebbene, certe vicende fanno sicuramente riflettere e portano a cambiamenti. Papa Francesco ha così deciso che era tempo di dare all’antico Ordine un nuovo volto, più moderno e democratico, partendo da una nuova “Carta Costituzionale”, che ha modificato e aggiornato unitamente al relativo Codice Melitense. Ma vediamo in dettaglio cosa cambia realmente all’interno del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Una delle novità più importanti è che il prossimo Gran Maestro dell'Ordine di Malta, la cui elezione è in programma nel marzo 2023, verrà eletto anche dalle Dame, alle quali è stato riconosciuto in modo definitivo il diritto di voto. Per le Dame non si tratta più una concessione benevola, dovuta a una interpretazione ambigua di una vecchia norma, come accadeva nel passato. Per la prima volta le Dame sono state incluse tra i “membri” del corpo elettorale senza alcuna distinzione di genere, anche se qualcuna di loro ricopriva già cariche rappresentative e ha preso parte a precedenti elezioni.

Altro particolare importante è che il Gran Maestro non sarà più eletto a vita, come è sempre stato, e non sarà necessariamente un nobile, anche se dovrà essere un “Fra”, cioè un cavaliere-monaco caratterizzato dal rispetto dei voti perpetui di povertà, castità e obbedienza. Questa figura apicale dell’Ordine potrà restare in carica solo dieci anni con un limite di età fissato agli 85 anni. Queste importanti novità sono state spiegate dai cardinali Gianfranco Ghirlanda e Silvano Tomasi, i due referenti ai quali il Pontefice si è affidato per ridisegnare gli equilibri interni dell’Ordine, ma soprattutto per riportare un po' di pace. Da anni, infatti, questa antica Istituzione internazionale è lacerata da una lotta intestina tra fazioni contrapposte, da una governance definita dallo stesso Pontefice "opaca" e da una incrostazione di potere da parte di una élite sorda a ogni rinnovamento spirituale. «Adesso si dovrà cercare unità e un percorso condiviso», sostengono i due Delegati.

In un momento così delicato, Papa Francesco, con un atto senza precedenti, dopo avere approvato la nuova Carta Costituzionale, ha dato lettura di un Decreto con il quale ha revocato tutte le cariche finora in vigore, nominando una nuova dirigenza che resterà in carica il tempo necessario per convocare un Capitolo straordinario fissato al 25 gennaio.  Se tutto andrà secondo le previsioni porterà alle elezioni di un nuovo Gran Maestro per la fine di marzo. Dopo quasi vent'anni termina così il governo del potentissimo cavaliere tedesco Albrech von Boeselager, finora Gran Cancelliere. Al suo posto Bergoglio ha scelto: S.E. Fra’ Emmanuel Rousseau - Gran Commendatore, S.E. Riccardo Paternò di Montecupo - Gran Cancelliere, S.E. Fra’ Alessandro de Franciscis - Grand’Ospedaliere, S.E. Fabrizio Colonna - Ricevitore del Comun Tesoro.

Nell’ufficializzare le modifiche apportate, Papa Francesco, durante l'udienza ai vertici dell'Ordine di Malta, ha detto: «Ho seguito con sollecitudine e premura in questi anni il cammino che avete fatto, apprezzando le opere realizzate nel mondo, ma constato la necessità di avviare un profondo rinnovamento spirituale, morale e istituzionale di tutti i membri», dando poi lettura del Decreto e aggiungendo, a proposito della riforma in atto, che finora sono stati molti i passi compiuti «ma altrettanti gli impedimenti e le difficoltà incontrati lungo il cammino».

Papa Francesco, dopo aver ascoltato e dialogato con vari rappresentanti dell’Ordine, ha detto che era «giunto il momento di portare a termine il processo di rinnovamento avviato, nella fedeltà al carisma originario». Seppure, formalmente, Sua Eccellenza Fra’ John Dunlap, Luogotenente del Gran Maestro e capo del Governo Provvisorio dell’Ordine, commentando l’annuncio papale del 3 settembre 2022 ha dichiarato: “L’Ordine di Malta accoglie con favore le azioni paterne di Sua Santità che dimostrano il grande amore che il Pontefice nutre per il nostro Ordine. Nel suo attento esame delle varie proposte presentate in questi mesi, il Papa ha stabilito un percorso che promette di assicurare il futuro dell’Ordine sia come Istituto Religioso che come Entità Sovrana”.

Cari amici, ovviamente, come spesso avviene in questi casi, l’intervento del Papa ha avuto, all’interno dell’Ordine non poche contestazioni. Chi contesta sostiene che “il Papa sta cercando di imbavagliare l'Ordine di Malta”. La risposta è stata fornita dallo stesso Papa Bergoglio, che a stretto giro ha rammentato che le prerogative dell'Ordine come soggetto di diritto internazionale dipendono dalla Santa Sede. Il che significa che tutti i membri devono essere sempre moralmente impeccabili, occuparsi dei poveri e non essere attaccati né alle poltrone, né al potere. «Le due qualità di Ordine sovrano e Ordine religioso, sono intimamente connesse tra di loro».

Amici, resta poco da aggiungere…

A domani.

Mario

venerdì, settembre 09, 2022

ECCO ALCUNI ACCORGIMENTI PER TENERE FRESCA LA CASA D’ESTATE IN MODO ECOLOGICO E SENZA SPRECARE TROPPA ENERGIA.


Oristano 9 settembre 2022

Cari amici,

Quest’anno il caldo ci ha proprio massacrato, con temperature indubbiamente torride. Chi per le ragioni più varie non è potuto andare in vacanza nemmeno per pochi giorni ha sicuramente sofferto più di altri, in quanto rimasto in una casa arroventata. Una casa-forno che, quasi sempre molto calda e afosa, non ha consentito un tranquillo riposo notturno. Eppure, con qualche piccolo, intelligente accorgimento, la casa può essere tenuta un po' più fresca, con dei piccoli interventi che fanno in modo che l’afa non possa crearci quei fastidi insopportabili che ben conosciamo. Eccone alcuni.

Amici, una casa fresca d’estate è un desiderio che sicuramente accomuna tanti di noi, insomma un sogno per molti. L'uso di condizionatori è il rimedio più semplice per combattere il caldo estivo all'interno della propria casa, ma il crescente costo dei consumi energetici, sempre più alti, spesso non lo consentono, e allora bisogna trovare delle soluzioni più ecosostenibili. Si, ci sono degli accorgimenti che si possono utilizzare per alleviare i fastidi della pesante afa. Gli esperti di habitissimo, per esempio, offrono degli interessanti trucchi per ridurre di qualche grado la temperatura all'interno della casa.

Partiamo dall’uso dei colori delle pareti, dell'arredamento e dell'abbigliamento. L'utilizzo di colori chiari aiuta a ridurre il calore prodotto dal sole. Sia negli interni che negli esterni, allora, diamo spazio a nuance delicate, avremo una casa dall'aspetto più fresco ed in cui si percepiranno meno le temperature elevate dell'estate. Colori pastello e tinte neutre rinnoveranno l'aspetto della casa e anche le dimensioni sembreranno più ampie.

Se poi abbiamo una casa con degli spazi esterni, allora collochiamoci delle piante; il verde negli spazi esterni come giardini, terrazze e balconi è di grande aiuto per abbassare le temperature. Basta pensare a come gli alberi, creando una piacevole ombra, rendono più vivibili gli spazi outdoor. Anche le piante rampicanti poste su una parete o i giardini verticali contribuiscono a rinfrescare gli ambienti, poiché trattengono il calore.

Un altro importante accorgimento è quello di sfruttare le schermature solari e le chiusure oscuranti. Tra i sistemi più efficaci per ottenere una casa più fresca in estate, sicuramente bisogna pensare a tutti quei sistemi classificati come schermature solari e chiusure oscuranti. Includono elementi ombreggianti come tapparelle, persiane e frangisole, ma anche tende da sole, pergole e pergole bioclimatiche. Durante le giornate più calde questi sistemi permettono di alleviare i fastidi delle temperature eccessive e sono anche elementi decorativi.

Amici, i consigli di prima non sono certo tutto. Ovviamente bisogna aggiungere un corretto utilizzo delle aperture, come chiudere le tapparelle e aprire le tende da sole nelle ore più calde: sono fondamentali per ottenere dei risultati. In casa, inoltre, si possono installare dei ventilatori da soffitto: consumano molto meno dei condizionatori, non occupano spazio e danno una sensazione di freschezza senza rendere eccessivamente secca l'aria. Sono alcuni dei vantaggi dell'installazione di ventilatori da soffitto. Sono ideali nelle camere da letto poiché si possono lasciare accesi durante la notte per migliorare la qualità del riposo. Le versioni più innovative inoltre sono silenziose, semplici da installare ed hanno un design sofisticato.

Amici, se questi trucchi non dovessero bastare, è necessario un intervento ancora più importante: migliorare la coibentazione dell'edificio. A seconda di dove si riscontrano le maggiori dispersioni termiche, si valuterà se intervenire sull'isolamento delle pareti, oppure su quello del tetto, o su entrambi. Un altro elemento su cui intervenire sono i serramenti, passando a soluzioni più performanti che assicurano un buon isolamento termico. Il periodo attuale è quello giusto, in quanto sono presenti grosse agevolazioni fiscali.

Cari amici, avere una casa abbastanza fresca è dunque possibile, anche senza spendere una fortuna, e, soprattutto, tenendo davvero conto del necessario rispetto dell’ambiente. In questo modo potremo vivere più sereni ottimizzando le temperature interne, che si manterranno fresche più a lungo, riducendo in questo modo i costi economici e ambientali.

A domani.

Mario

 

 

giovedì, settembre 08, 2022

IL SIGNIFICATO DEGLI ANELLI SULLE DITA. LA SCELTA DELLE DITA DOVE COLLOCARE GLI ANELLI CHE INDOSSIAMO NON È SOLO UN VEZZO, MA EVIDENZIA ANCHE LA NOSTRA PERSONALITÀ.


Oristano 8 settembre 2022

Cari amici,

L’uso degli anelli alle dita ha una lunga storia. Si presume che risalga all’età del Bronzo, quando, poco più che semplici cerchietti, venivano usati per abbellire le dita. Nel corso dei secoli questa usanza è diventata sempre più raffinata fino ad arrivare ai giorni nostri; ovviamente, col passare dei millenni, gli anelli sono cambiati sia come forma che come significato e  relativo simbolismo. Nei secoli successivi, all’epoca dei grandi imperi, l’anello era ritenuto un sigillo di eterna fedeltà, subendo, tempo per tempo, una grande evoluzione. Basti pensare all’Egitto dei Faraoni e alla ricchezza dei corredi della nobiltà egizia: in questa antica civiltà sacerdoti e nobili erano soliti ornare le proprie dita con meravigliosi anelli in oro realizzati con specifiche caratteristiche. Gli stessi anelli erano degli autentici sigilli con cui siglare i documenti al posto della firma.

Nell’antica Roma invece l’anello assume un nuovo significato: oltre a simboleggiare ricchezza e nobiltà, se indossato sul dito anulare sinistro l’anello diventò simbolo di fedeltà per i coniugi appena sposati. Si riteneva infatti che proprio nell’anulare sinistro passasse la vena dell’amore, che dal dito arrivava direttamente al cuore. Da qui il valore romantico del gioiello giunto fino a noi. Nella Chiesa il Sommo Pontefice indossa l’anello piscatorio, usanza papale nata nel Medioevo. Si, anche la Chiesa nel corso dei secoli ha subito il fascino degli anelli: Cardinali e Vescovi erano soliti indossare anelli intarsiati o ricchi di pietre preziose incastonate di cui ne custodiscono la memoria i musei di tutto il mondo.

Amici, oggi con Voi voglio dialogare sul significato odierno di questo simbolo, che in molti casi adorna anche tutte le dita di entrambe le mani! La scelta del dito è un vero messaggio da decifrare, variabile in base al dito della mano sul quale viene indossato l'anello. Un linguaggio, non verbale, che si lega alle mani e alla loro gestualità e che grazie ad un gioiello prezioso come l'anello, in questo caso, può dire molto. Per fare un esempio, l'anello di diamanti sull'anulare o una fedina sul pollice diventano portavoce di un messaggio da enfatizzare, svelano segreti e attitudini di chi sceglie di indossare quel gioielli in quel preciso dito della mano.

Analizzando le dita, il pollice è il dito della mano che rappresenta il potere. Chi sceglie di indossare un anello su questo dito si dimostra molto sicuro di sé ma non solo. Il significato cambia anche a seconda della mano scelta: destra o sinistra. Nella prima è sinonimo di una personalità vanitosa, nel secondo, invece, di astuzia. L'indice è il dito che segna la direzione da prendere e quindi la determinazione e l'ambizione. Anche in questo, l'indice della mano destra sottolinea la propensione all'organizzazione, mentre quello della sinistra un animo più creativo.

Il dito medio è il dito dell'equilibrio e della responsabilità. Chi porta l'anello a destra è sicuro di sé e trasmette fiducia agli altri, nell'altra la volontà di aiutare il prossimo. L'anulare è portatore di un messaggio d'amore. Riconosciuto come il dito, nella mano sinistra perché più vicina al cuore, della fede nunziale o dell'anello di fidanzamento. Ed infine c'è lui, il mignolo che adornato da un anello segna l'appartenenza a una famiglia aristocratica. Oggi, a destra indica una personalità coraggiosa, a sinistra carisma e allegria.

Cari amici, anche gli anelli usati nelle varie dita delle nostre mani fanno parte di quella “comunicazione non verbale” che spesso sostituisce quella verbale. Gli anelli sono un simbolo, che può indicare un legame, d'amore o d'amicizia, un vezzo che, comunque mette a nudo la tua personalità. Comunicare attraverso il nostro corpo e come lo adorniamo, agli occhi di un attento osservatore, può rivelare moltissimo su di noi!

A domani, amici.

Mario

mercoledì, settembre 07, 2022

ANDARE IN MOTO IN SICUREZZA NEL TRAFFICO CAOTICO E INQUINATO DELLE CITTÀ? CERTO, MA CON UN CASCO CHE SALVA LA TESTA E ANCHE I POLMONI.


Oristano 7 settembre 2022

Cari amici,

Andare in moto in una città altamente inquinata (come Nuova Delhi), se da una parte consente di arrivare molto più in fretta a destinazione, piuttosto che usando l’auto, dall’altra i rischi per la salute aumentano considerevolmente, respirando un mix di sostanze micidiali. Con l'avvicinarsi dell’inverno, la capitale indiana di Nuova Delhi si prepara ad affrontare un periodo di forte aumento dello smog, che da metà dicembre fino a febbraio renderà l’aria quasi irrespirabile; tutto questo a causa del freddo intenso che intrappola le emissioni dei veicoli e il fumo proveniente dalla combustione degli impianti di riscaldamento e dei rifiuti.

Ebbene, questo difficile problema, di recente, è stato non solo analizzato ma affrontato da una intelligente startup, la Shellios Technolabs, che ha studiato e costruito un particolare casco antismog, che è risultato in grado di filtrare le pericolose polveri sottili e le emissioni nocive che avvelenano le città. Non è, infatti, un caso che quest’idea vincente sia nata proprio a Nuova Delhi, una delle città più inquinate al mondo.

Chi si muove in mezzo al traffico di una qualunque città, in moto o in scooter, in particolare in una megalopoli fortemente inquinata, è forzatamente e costantemente esposto ai gas di scarico, in particolare dei veicoli. Da qui la necessità di studiare una casco che, in qualche modo, potesse proteggere il sistema respiratorio del malcapitato motociclista. Ed ecco l’idea di inventare un particolare e innovativo casco, capace di filtrare l’aria con un particolare sistema di ventilazione interna, che riesce a "soffiare" davanti al viso del pilota aria continuamente filtrata; ventola, batteria e filtri sono situati nella parte posteriore del casco in modo tale da non influenzare visibilità e bilanciamento.

La startup Shellios Technolabs, per la sua felice idea è stata sostenuta e finanziata anche dal Dipartimento di Scienza e Tecnologia dell'India e dallo Science and Technology Entrepreneur Park (STEP). Come succede spesso con le nuove invenzioni salutari, il prezzo di vendita è stato alquanto calmierato (il prezzo di vendita appare alquanto esiguo: solo 56 dollari), in considerazione del fatto che, essendo un prodotto che "sulla carta" in grado di salvare da sicure malattie, ha ottenuto i pubblici finanziamenti. Il peso del casco arriva a 1,5 kg e dai test risulta essere capace di trattenere l'80% delle PM 2,5.

I filtri HEPA di cui è dotato sono già ampiamente utilizzati in India e il mercato dei purificatori d'aria vale circa 75 milioni di dollari ed entro il prossimo anni dovrebbe superare il mezzo miliardo. La purificazione dell'aria è solo il primo passo. Nel futuro verranno implementate anche l'aria condizionata e il collegamento Bluetooth con gli smartphone.

Cari amici, indubbiamente la vita in molte città ormai sommerse dallo smog non è certo facile! Questa innovativa idea, ne sono certo, servirà a salvare molte vite, e l’azienda destinata ad un futuro certamente di successo.

A domani.

Mario