Oristano
22 Gennaio 2019
Cari amici,
Ci sono passioni che
possono essere innate, oppure sorgere anche all’improvviso; ma comunque, se la
passione è forte, “vera”, questa ci martella dentro, ci preme, ci costringe a
soddisfarla. È quello che è successo a Tino Melis, una persona davvero speciale, colta (con
laurea in Scienze politiche), ex sindaco di Santa Giusta dal 1990 al 2015,
colpito da una passione particolare e impegnativa: portare a casa le spoglie
dei nostri soldati caduti nella Grande Guerra, uno scopo diventato per Lui quasi una
missione.

Ecco dunque la prima motivazione, circa la decisione di intraprendere una ricerca che sarebbe durata anni. Ricerca portata avanti con la consultazione di registri, effettuando lunghi studi e ricerche faticose, ma dopo tanto lavoro una prima risposta è arrivata. Il frutto di
questo certosino lavoro è stato poi portato poi a conoscenza delle Amministrazioni
interessate, in modo che i risultati ottenuti fossero conosciuti e conseguentemente si potessero avviare le pratiche necessarie per riportare a casa le spoglie dei loro caduti.
Per rendere partecipi
le popolazioni interessate, sono state allestite apposite conferenze che hanno
avuto un titolo significativo: “Mancava
ai vivi”, a significare che, oltre il rinverdire il ricordo, poteva dare sollievo alla
Comunità conoscere “il dove erano conservate le spoglie dei loro
caduti”, oltre che, ove possibile, riportare fisicamente a casa i resti mortali dei loro cari rimasti in
terra straniera.
La conferenza che ha
riguardato Oristano si è svolta il 18 gennaio nella Sala Conferenze
dell’Hospitalis Sancti Antoni, promossa dall’Assessorato alla Cultura del
Comune di Oristano guidato da Massimiliano Sanna, e inserito nell’ambito delle
commemorazioni della Grande Guerra. L’incontro, che ha avuto un’ampia
partecipazione, ha messo in luce aspetti spesso poco conosciuti circa il
doloroso e tragico impegno prestato dai soldati oristanesi caduti nella Prima
Guerra Mondiale. A spiegare il certosino lavoro effettuato, Tino Melis, il protagonista delle ricerche
storiche, archivistiche, militari e geografiche, portate avanti in modo approfondito
quanto appassionato; ricerche durate anni, ma che hanno consentito la scoperta e la
ricostruzione di molte pagine tragiche scritte col sangue dei giovani eroi figli delle
nostre Comunità.
Nel corso della serata i
presenti hanno potuto conoscere i nomi dei tredici soldati-eroi di Oristano che
persero la vita durante la Grande Guerra del 1915/18, il primo conflitto mondiale,
e dei quali poco o nulla si sapeva, in quanto di loro si erano perse le tracce.
Tino Melis ha riepilogato la strada seguita per arrivare a scoprire dove le
loro spoglie si trovavano. Un lavoro lungo, certosino, ma alla fine la pazienza
e la determinazione hanno portato a scoprire, finalmente, i nomi e i luoghi di
sepoltura dei caduti oristanesi.
Nel sacrario di
Redipuglia sono stati ritrovati i fratelli Giovanni e Giuseppe Atzori, Giuseppe
Murtas, Antonio Vargiu e Giovanni Battista Zara; a Udine, nella chiesa di San
Nicolò, erano sepolti Salvatore Cadau, Salvatore Cao, Felicino Floris, Daniele
Vargiu e Serapio Vinci. Infine, nel grande sacrario di Oslavia, vicino a
Gorizia, si è scoperto che erano custoditi i resti di Giovanni Murtas, Vincenzo
Pippia e Anselmo Simbula. “Di questi
soldati - ha detto Tino Melis - tre non sono ricordati nel monumento ai caduti di
Oristano. Ma sono sedici in tutto quelli che ancora non hanno il loro nome
nella lapide di Piazza Mariano”.

Tanta la commozione in
sala, ma anche una certa, felice soddisfazione, per aver riportato alla luce
nomi e fatti di nostri giovani eroi rimasti nell'oblio. Il giusto e dovuto completamento sarà
quello di riportare presto a casa le spoglie di chi ha sacrificato la vita per
il futuro dell’Italia, quel futuro che oggi è nostro, e che, non dimentichiamolo,
è frutto anche del loro grande sacrificio.
A domani, amici.
Mario
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