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domenica, gennaio 10, 2016

TENTARE LA FORTUNA CON LE LOTTERIE: UN DESIDERIO CONTAGIOSO CHE SI PERDE NELLA NOTTE DEI TEMPI! ANCHE QUEST’ANNO IL 6 GENNAIO, MILIONI DI ITALIANI INCOLLATI ALLA TV.



Oristano 10 Gennaio 2015
Cari amici,
credo che nessuno sia talmente soddisfatto della propria condizione economica da non desiderare di cambiarla in meglio! Tutti, anche quelli appartenenti ai ceti più abbienti, sono attratti dall’idea di "tentare la fortuna" partecipando alle varie lotterie, sperando di essere ancora più fortunati e incassare premi miliardari, e migliorare ancora di più il loro tenore di vita. Sono, però, i meno fortunati, quelli che lottano ogni giorno per la sopravvivenza e che stentano ad arrivare a fine mese, a “tentare la fortuna”, capace, almeno in teoria, di cambiare d’un colpo la loro vita grama e poco appetibile. Sono questi, sopratutto, a ingrossare quel grande esercito di giocatori che tutti i giorni dilapida i pochi spiccioli posseduti al banco del lotto o nei vari “punti vendita della fortuna”, dove una miriade di tagliandi colorati promettono vincite miliardarie in cambio di qualche euro.
La passione per il gioco d’azzardo nel mondo è sempre esistita. A cercarne storicamente le origini risulta che in Cina, tra il 205 e il 187 a.C., durante la Dinastia Han, si svolgessero già delle lotterie destinate a finanziare le grandi opere pubbliche della nazione. Anche in Italia la passione per il gioco è scoppiata in tempi antichi. Risulta, per esempio, che a Milano il 9 Gennaio 1449 si tenne in piazza Sant'Ambrogio una lotteria che, si presume, sia stata la prima lotteria della storia italiana; lo scopo era quello di aiutare le esangui casse della Aurea Repubblica Ambrosiana, allora in guerra contro Venezia. L'idea venne a certo Cristoforo Taverna, un banchiere milanese, che la mise in atto.
In Francia nel 1520 il re di Francia Francesco I legalizzò ufficialmente con un editto le lotterie, autorizzando la loro organizzazione in cinque "ruote" (nome con il quale venivano denominate le urne contenenti i biglietti da estrarre) nelle città di Parigi, Lione, Strasburgo, Bordeaux e Lilla. In Inghilterra, invece, le lotterie "sbarcarono" nel 1566, e nel 1567 vennero autorizzate dalla regina Elisabetta I, che diede il via ad una lotteria allo scopo di raccogliere fondi per la riparazione di cinque porti inglesi.
Inizialmente, dunque, le lotterie si diffusero con un fine ben preciso: sostenere opere di pubblica utilità o, comunque, con scopi benefici. Come, però, spesso avviene, gli organizzatori una volta accertato che gli introiti derivanti erano consistenti, le trasformarono in buona fonte di lucro e iniziarono ad affiorare i sospetti che si trattasse di operazioni truffaldine. Da queste prime ‘lotterie sociali’ nacque successivamente quel gioco, straordinariamente contagioso, che ancora oggi affascina e incanta: il gioco del Lotto. Napoli, in particolare, era e rimane la capitale incontrastata di questo gioco.
Tornando alle nostre lotterie, in particolare quelle più recenti, la più famosa è certamente la Lotteria Italia. Anche quest’anno, il 6 di Gennaio (volutamente la scelta è caduta sul giorno dell’Epifania, tradizionalmente simbolo di festa e di doni) la trasmissione dei “Pacchi”, condotta da Flavio Insinna, ha calamitato sul piccolo schermo milioni di italiani. Il primo premio da 5 milioni di euro è andato quest’anno a Veronella, in provincia di Verona (il numero del tagliando vincente è il G 050111), mentre il secondo premio, da 2 milioni di euro, è stato venduto a San Nicola La Strada (in provincia di Caserta (il numero del tagliando è Q 146948); venduto invece a Roma il biglietto E 367077 abbinato al terzo premio da un milione e mezzo di euro, mentre il quarto premio da un milione di euro è andato a Varese, dove è stato venduto il tagliando N 235789. A seguire i premi minori: da 500 mila euro fino a 20 mila e così via.
Se la passione per il gioco degli italiani è davvero forte (credo che non abbiamo niente da invidiare ai cinesi), altrettanto forte sembra anche la “distrazione” dei tanti che, pur in possesso del biglietto vincente, non sono così solleciti a presentarsi per la riscossione! Insomma c’è chi, pur avendo vinto, non si presenta ad incassare. “I dati forniti dai Monopoli – si legge nel quotidiano La Stampa di Torino - raccontano che dal 2002 a oggi oltre 23 milioni di euro di montepremi non sono mai stati reclamati. Il caso più eccezionale nel 2009: non è mai stato presentato all’incasso il biglietto del primo premio da cinque milioni di euro venduto a Roma”!  Nel 2014, invece, sono rimasti nelle casse dell’Erario quasi due milioni, tra cui il quarto premio da un milione di euro, finito all’Aquila e mai reclamato; a questo bisogna aggiungere sei premi da 60 mila e diciannove da 20 mila.  Una delle cause della ‘dimenticanza’ potrebbe essere il fatto che i biglietti della lotteria di Capodanno sono venduti con molto anticipo rispetto al momento dell’estrazione, e questo certamente aiuta il possessore a dimenticare.
La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è: che fine fanno i soldi che non vengono reclamati? Il denaro resta nei forzieri dei Monopoli, a disposizione per i futuri concorsi. Le regole della lotteria, infatti prevedono che “per poter riscuotere il premio è necessario, entro i 180 giorni, presentare il tagliando integro e in originale agli sportelli della Banca Intesa Sanpaolo o all’ufficio Premi di lotterie nazionali dei Monopoli”, come si legge nel quotidiano di Torino prima citato. Quest’anno le vendite dei biglietti sono cresciute del 13,5%: sono stati staccati 8 milioni e 700mila tagliandi. Ma nel 1988 furono quasi 38 milioni. Più di uno a testa. Il motivo del calo è abbastanza semplice: la gente preferisce i giochi dall’esito immediato: Slot, Bingo, Gratta e Vinci.
Cari amici, per chiudere questa riflessione voglio ricorrere non tanto alle mie considerazioni ma a quelle di uno studioso ben più importante, uno dei padri della moderna economia: Adam Smith. Nel suo famoso libro “La Ricchezza delle Nazioni”, nel capitolo "Dei salari e dei profitti nei diversi impieghi del lavoro e dei fondi" (libro I, capitolo X), dedica un paragrafo anche alle lotterie. Eccone alcuni tratti:
«Non è mai esistita e mai esisterà al mondo una lotteria perfettamente equa, tale cioè che il guadagno totale compensi la perdita totale, poiché il gestore non ne ricaverebbe niente [...] La vana speranza di guadagnare uno dei grandi premi è la sola ragione [...] Anche le persone più equilibrate difficilmente considerano una follia pagare una piccola somma in cambio della possibilità di guadagnare dieci o ventimila sterline, perché non sanno che quella somma, pur piccola, è superiore del venti o trenta per cento al valore della probabilità che rappresenta».
Penso che ogni ulteriore commento sia superfluo.
Grazie, amici, a domani.
Mario


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