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giovedì, gennaio 28, 2016

IL "BRAGHETTONE" È TORNATO: DOPO 400 ANNI RIAPPARE L’OSCURANTISMO! IL “PASTICCIACCIO BRUTTO” DEI MUSEI CAPITOLINI PER LA VISITA A ROMA DEL PRESIDENTE DELL’IRAN HASSAN ROHANI.



Oristano 28 Gennaio 2016
Cari amici,
Com'è noto, il Giudizio Universale, dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina, venne parzialmente coperto nel 1564 dopo il Concilio di Trento per incarico di Papa Pio IV, che fece dipingere dei veli e delle foglie di fico su alcune figure ritenute oscene. L'incarico di dipingere i panneggi di copertura, le cosiddette braghe, fu affidato a Daniele da Volterra, che da allora divenne più noto al pubblico come “il Braghettone”.
Dopo oltre 450 anni possiamo dire che la storia si ripete: la cervellotica decisione di ricoprire, con degli anonimi pannelli bianchi, alcune statue nude del nostro Museo Capitolino per non offendere la sensibilità del presidente iraniano Rohani in visita ufficiale a Roma, assomiglia molto a quella storica di Papa Pio IV. C’è da domandarsi in primo luogo come ciò sia potuto accadere, considerato che ora, a posteriori, nessuno degli "autori colpevoli" si sente in dovere di assumersi la paternità di quest'atto sconsiderato, tremendamente servile, che scredita enormemente la nostra cultura. All’indomani dell’ignobile gesto, è iniziato il classico gioco dello “scaricabarile”: tutti, ovviamente, negano di aver autorizzato l’operazione (forse è stato un intervento divino?)! Ora, dopo la scontata negazione di colpa, si parla dell’avvio della classica “indagine interna”: formalmente a pagare sarà un anonimo alto funzionario (l’anello più debole della catena), che, coprendo così i potenti, farà da parafulmine in cambio di chissà che cosa.
L’oscurantismo è tornato, direbbe qualcuno! Anche l'arte all’occorrenza diventa vittima del potere, se all’orizzonte sembrano balenare accattivanti luci di guadagno. Tuttavia questa “morte bianca” patita dalla nostra cultura non è passata inosservata, sotto silenzio. La censura posta sulle opere dei Musei Capitolini ritenute offensive per la sensibilità del Presidente iraniano Rohani, ha suscitato grande clamore internazionale e grandi polemiche politiche in Italia. Strali numerosi, sono stati lanciati: diretti in primis verso il Primo Ministro Matteo Renzi e verso il Ministro della cultura Franceschini, ma l'autore ancora latita. E dire che lo stesso Renzi, recentemente, aveva parlato dell'importanza del ruolo della cultura nella lotta al terrorismo!
Cari amici, i secoli passano ma l’uomo non sempre fa tesoro degli errori del passato. Coprire le opere d’arte che sono la testimonianza tangibile della nostra cultura, davanti a chi, guarda caso, in casa propria pretende il massimo rispetto delle proprie usanze, è un segno di sudditanza, significa svilire la propria identità, perdere autonomia e rispetto, in una parola “vendersi”. Non esiste giustificazione neppure se si è fatto per l’ottenimento di contratti d’affari, che, anche se lucrosi, non possono mai costringere a perdere la dignità, il rispetto di se stessi e della propria storia.
Sicuramente qualcuno, come ho detto prima pagherà: l’opinione pubblica ha bisogno del colpevole, chiunque esso sia, per scaricare la sua rabbia, anche se il “vero colpevole” resterà impunito. Chi ha dato ordine di mettere quelle coperture, credetemi, si è macchiato di una colpa grave, che mette in luce un’Italia succube, una nazione che “elemosina”, inchinandosi in casa propria a chi non ricambia, a casa sua, lo stesso identico rispetto. Fino ad oggi pensavamo che i tempi dell’oscurantismo del passato fossero finiti, mentre invece ci sbagliavamo!
Per il Presidente Rohani le polemiche sorte sull’oscuramento delle opere d’arte al Museo Capitolino sono solo “una questione giornalistica”. In conferenza stampa ha detto di non avere niente da dire, aggiungendo però: "So che gli italiani sono un popolo molto ospitale, che cerca di fare di tutto per mettere gli ospiti a loro agio". Un modo elegante, ancorché sibillino, di uscire dall’imbarazzo.
Partita l’indagine interna messa in atto dal segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti, la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali ha già smentito un suo ruolo nella decisione di coprire le statue, rinviando al cerimoniale della Presidenza del Consiglio. Lo stesso Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha detto: "Io penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue ". Aggiungendo, poi: "Né il sottoscritto né il Presidente del Consiglio erano stati informati di quella scelta di coprire le statue".
Cari amici, da questa brutta storia l’Italia ne esce proprio malconcia. La stampa internazionale ha tuonato e continua a tuonare: Tra i titoli più espliciti quello della tedesca BILD che parla senza mezzi termini di "vergogna di Roma", mentre il COURIER INTERNATIONAL la mette sull'ironico: "Quando Rohani va al museo le statue nude sono messe in scatola". Per lo spagnolo EL PAIS "Roma copre le sue statue nude per non turbare la delegazione iraniana", mentre TIME non ha dubbi: la scelta italiana "porta il ridicolo su Roma". Altre importanti testate come il TELEGRAPH, l'INDEPENDENT, LE MONDE e il NEW YORK TIMES hanno usato parole forti, ironizzando in vario modo sui "pudori" iraniani, collegandoli espressamente con la firma di importanti contratti tra Italia e Iran per oltre 17 miliardi di euro.
Chiudo senza aggiungere altro che un mio commento, che è anche un interrogativo: ma, per mangiare, dobbiamo perdere la nostra dignità? Se si, allora questa non è altro che un’operazione di prostituzione culturale.
A domani.
Mario


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